Omicidio di Fermo: verso il processo tra speculazioni e improbabili scoop


L’ipotesi della presunta presenza di esponenti della mafia nigeriana ai funerali di Emmanuel riaccende la gazzarra intorno a questa drammatica vicenda, tra presunti scoop, titoli ad effetto e strumentalizzazioni di ogni tipo. In attesa del procedimento, che si aprirà il prossimo 25 gennaio, lo stato delle cose secondo gli atti giudiziari fino ad ora noti

E’ sempre più paradossale la schizofrenia che continua a circondare la triste vicenda di Emmanuel , il nigeriano per il cui omicidio, avvenuto a Fermo il 5 luglio scorso, è agli arresti domiciliari il fermano Amedeo Mancini.  Sembra quasi che intorno  a questa vicenda  ciò che è realmente accaduto, il dramma che ha vissuto e stanno vivendo Emmanuel,  la sua compagna ma anche lo stesso Mancini e la sua famiglia contino poco o nulla.

In gioco sembrano esserci altre cose, la “guerra” tra chi, intorno all’omicidio del povero Emmanuel,  vuole dipingere un contorno ambientale a tinte fosche e decisamente esagerato (come se a Fermo gli episodi di razzismo fossero all’ordine del giorno) e chi invece ha il classico atteggiamento che si può racchiudere nella famosa battuta “non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono extracomunitari” e, in virtù di tale logica, va a caccia di ogni giustificazione plausibile (o anche non plausibile) per non parlare di razzismo, per sostenere la tesi che “in fondo se l’è andata a cercare”.

Mi ero ripromesso di non parlare più di questa vicenda, in attesa dell’avvio del processo che farà luce su quanto accaduto (così solitamente avviene nei paesi civili). Ma quanto sta accadendo in questi giorni, le ultime clamorose novità o, meglio, il modo strumentale con la quale si cerca di far passare per chissà quale scoop qualcosa che, probabilmente, alla fine non inciderà in alcun modo sulla vicenda, rende praticamente impossibile non fare alcune puntualizzazioni.

Parliamo, naturalmente, delle notizie  circa la (molto) presunta presenza di rappresentanti della mafia nigeriana ai funerali di Emmanuel  che ha scatenato parte della stampa locale e nazionale, pronte non solo a lanciarsi in ipotesi “fantascientifiche”,  in alcun modo supportate dai fatti, ma anche a far passare praticamente come cosa certa ciò che, invece, è solo un’ipotesi investigativa e, per giunta, probabilmente assolutamente priva di fondamento. Ma non importa, oltre a quelli già citati in questa triste storia ci sono altri interessi in ballo, quelli di tutta quella fascia di “benpensanti” che, seppure non razzisti, non accettano in alcun modo che venga infangato il buon nome della propria città (in questo caso Fermo).

Ma anche quelli di chi, per svariati motivi, da sempre ce l’hanno con don Vinicio Albanesi e con la sua associazione, che in questo caso si sono subito schierati in difesa di Emmanuel e della compagna, e che di conseguenza, pur di screditare il fondatore della comunità di Capodarco sarebbero pronti anche a stravolgere la realtà dei fatti. Per concludere quelli della stampa locale e nazionale, la prima (almeno una parte di essa) schierata spudoratamente da una parte per la vicinanza con alcuni dei soggetti coinvolti nella vicenda, la seconda perché ogni occasione può e deve essere buona per “sparare” a zero contro il governo e i suoi rappresentanti. Che, in questo caso, hanno partecipato ai funerali del ragazzo nigeriano e hanno manifestato la loro solidarietà alla sua compagna.

Quindi, nel folle e paranoico disegno di una parte della stampa, screditando Emmanuel o comunque facendo passare una ricostruzione dell’accaduto dai contorni diversi, si possono automaticamente screditare e attaccare violentemente i componenti del governo. Ma tranquilli, in questo caso non c’è alcun sentimento di razzismo (palese o strisciante) a muovere quella parte dell’informazione, se per caso i rappresentanti del governo avessero preso le parti o avessero per qualche motivo manifestato solidarietà nei confronti di Mancini, state sicuri che l’attuale imputato di omicidio avrebbe subito lo stesso identico trattamento, per gli stessi biechi secondi fini.

Uno squallore infinito, che contribuisce a rendere più deprimente una vicenda che già di per se è decisamente triste. E nella quale a nessuno sembra davvero interessare come siano realmente andate le cose, cosa è accaduto nei dettagli quel tragico pomeriggio, tutti presi, per una ragione o per l’altra, a portare avanti le proprie tesi, le proprie fantomatiche ricostruzioni che avvalorerebbero le proprie posizioni preconcette. E’ stato così sin dall’inizio, in un primo momento, per la verità, con le speculazioni di chi puntava ad enfatizzare l’ambiente fortemente razzista in cui è avvenuto l’omicidio, accreditando, senza preoccuparsi minimamente di attendere le doverose verifiche, una ricostruzione degli eventi particolarmente “pesante” per l’imputato.

Ben presto, però, il vento è cambiato, con diversi organi di informazione che hanno iniziato a pubblicare presunte testimonianze, ricostruzioni più o meno fantasiose, considerate attendibili senza neppure porsi il minimo dubbio, tutte nella stessa direzione, tendenti cioè se non ad alleggerire la posizione dell’imputato, quanto meno a gettare delle ombre sulla vittima e la sua compagnia. Per non parlare, poi, delle continue indiscrezioni sugli esiti dei vari accertamenti disposti dalla procura, ovviamente tutte in una determinata direzione, poi puntualmente smentite dagli atti reali, concreti che, per chi l’avesse dimenticato, sono gli unici che contano davvero.

Fino ad arrivare alla notizia dei giorni scorsi, pubblicata con grande ma ingiustificata enfasi da tutti i quotidiani locali e nazionali, sulla presunta partecipazione al funerale di alcuni connazionali della vittima appartenenti ad un’associazione mafiosa (Black Axe). Naturalmente la notizia ha, come sempre, un fondo di verità, perché c’è un’informativa di un funzionario di polizia che avanza questa ipotesi. Tutto nasce dalla presenza, al funerale di Emmanuel, di alcuni suoi connazionali vestiti di nero con il foulard rosso al collo, abbigliamento che, secondo quel funzionario, sarebbe tipico degli appartenenti a Black Axe.

In un contesto come quello sin qui descritto è chiaro che per diversi organi di informazione tutto ciò è sufficiente per ripartire con una campagna di un certo tipo, non è assolutamente necessario provare a fare le opportune verifiche, cercare di capire come stiano realmente le cose. Ripartono i soli titoli sparati a tutta pagina, che in alcuni casi eliminano anche ogni beneficio di dubbio e certificano, senza ombra di dubbio, l’appartenenza della vittima a quell’associazione mafiosa.

A quegli organi di informazione che in questi mesi hanno sposato, a prescindere da tutti, anche dai fatti, una determinata tesi , non pare vero di poter dimostrare quanto di losco ci fosse nella vittima. Per carità, non parliamo di razzismo, però bisogna capirci, un extracomunitario nigeriano, rifugiato in Italia davvero vogliamo credere che non ha qualche scheletro nell’armadio, che non sia comunque un soggetto poco raccomandabile? Allora se non si può trovare il modo di sostenere che spacciava o che faceva prostituire la campagna, ecco servito su un piatto d’argento lo scoop.

Che in realtà tale non è (e vedremo presto perché), ma cosa importa, tutto serve ed è utile per creare intorno a questa vicenda un sentimento, un’interpretazione delle cose che faccia breccia su un buon numero di persone. E, poi, tanto in un paese come il nostro vuoi che non si trova un buon numero di “ignoranti” (intesi come persone che non conoscono la materia di cui si parla) che non comprende che quelle dei giornali sono solo supposizioni e non i concreti atti giudiziari della vicenda?

In questo imbarazzante circo mediatico ovviamente non poteva mancare, come accennato, chi trova anche da questa vicenda lo spunto per attaccare il governo e i suoi esponenti. Emblematico, a tal proposito, è il titolo (che per decenza evitiamo di commentare) del Fatto Quotidiano che non solo non ha il minimo dubbio ma si spinge ben oltre. “Mafiosi nigeriani ai funerali con la Boschi”. Per il quotidiano diretto da MarcoTravaglio, quindi, è certo (il titolo non lascia spazio a dubbi) che quegli uomini con i foulard rossi sono mafiosi (e per non lasciare neppure un minimo di incertezza nel sottotitolo scrive “Uomini di Black Axe alle esequie di Emmanuel”) e, soprattutto, per come è confezionato il titolo stesso, sembra quasi che ad accompagnarli al funerale sia stato il ministro Boschi. Proprio ieri rendevamo omaggio, su questo blog, al grande esempio di un modo di intendere il giornalismo che ci piace rappresentato da Milena Gabanelli. Ecco, in questo caso siamo all’esatto contrario, siamo al più evidente esempio di quello che definiamo un giornalismo per nulla interessato ai fatti ma solo alle opinioni, da “vomitare” anche senza alcuna attinenza ai fatti stessi.

Al di là di tutto, però, il punto di tutto è se davvero quegli uomini  presenti al funerale fossero o meno degli appartenenti a quel gruppo mafioso.  Al momento, a meno di clamorosi ed improbabili colpi di scena, sembra che quella ipotesi sia assolutamente da escludere. Innanzitutto va detto che quell’informativa è di luglio ma fino ad oggi la procura non ha mai preso in seria considerazione la segnalazione, tanto che fino ad ora i legali di entrambe le parti non ne erano a conoscenza. E ci sono motivi più che evidenti per giustificare un simile comportamento.

A partire dal fatto che è ampiamente noto che in Nigeria, in queste situazioni di lutto, è tradizione indossare un fazzoletto rosso. Inoltre, vista la presenza al funerale di ministri del paese africano e dell’alto rappresentante consolare dell’ambasciata nigeriana, Questura e Prefettura hanno provveduto a controllare e schedare tutti i partecipanti nigeriani alle esequie. E dagli accertamenti non è emerso assolutamente nulla, quei ragazzi erano compagni di Emmanuel. E, d’altra parte, sarebbe stato a dir poco strano e singolare che rappresentanti di un gruppo mafioso fossero presenti, a fianco di ministri e autorità nigeriane. Probabilmente, quindi, tanto rumore per nulla, al punto che qualche organo di informazione già non si fa scrupoli nel definire tutta la vicenda una clamorosa “bufala”.

In un simile contesto il rischio concreto è quello di perdere di vista i fatti, la realtà giudiziaria che fino ad ora è emersa (e che, naturalmente, è passibile di mutamenti in base agli esiti definitivi di tutti gli accertamenti) ed è raccontata dagli atti ufficiali, l’unica a cui sin dall’inizio ho cercato di fare riferimento. E fino ad ora gli atti giudiziari dicono alcune cose chiare e inconfutabili.

La prima è che si è trattato di un omicidio a sfondo razziale (l’accusa nei confronti di Mancini è di omicidio preterintenzionale con l’aggravante razziale). La seconda è che allo stato dei fatti è da escludere la legittima difesa, fino ad ora neppure invocata dalla difesa, come hanno ribadito il Gip di Fermo prima e il Tribunale del riesame poi che hanno respinto le istanze di scarcerazione presentate dai legali di Mancini (che ora è agli arresti domiciliari, quindi ancora oggetto di una misura restrittiva).

Un’altra cosa certa è che, sulla base delle analisi effettuate dai Ris di Roma, sul famoso paletto del segnale stradale, che secondo quanto dichiarato da Mancini la vittima avrebbe prima impugnato e poi scagliato contro di lui, non sono presenti tracce del Dna di Emmanul, mentre ce ne sono del Mancini stesso. Un dato che, almeno su questo punto, confermerebbe la testimonianza della compagna del nigeriano che aveva sempre detto che quel paletto lo aveva preso l’imputato per scagliarlo contro la vittima.

Questo è quanto raccontano gli atti fino ad ora. Poi ci sono le voci e le interpretazioni delle due parti, quindi da prendere con le dovute precauzioni, circa gli esiti dell’autopsia. Entrambi, in realtà, sembrano concordare con il fatto che la morte del nigeriano sia stata provocata dalla caduta all’indietro e dal conseguente impatto violento del capo sul marciapiede, provocati dal pugno sferrato al mento da Mancini.

Secondo l’avvocato che rappresenta la vedova, però, l’autopsia effettuata dal medico legale Alessia Romanelli (consulente della Procura di Fermo) evidenzierebbe che Emmanuel , oltre a quel pugno, avrebbe ricevuto molti altri colpi, alcuni sul volto, altri violenti al polpaccio e all’addome, tali da determinare un’emorragia al polpaccio stesso e contusioni vari al polmone sinistro. Risultanze che, sempre secondo il legale della compagna di Emmanuel, sarebbero perfettamente in sintonia con gli esiti della perizia di parte effettuata dai periti Tagliabracci e Bartolucci nominati dalla legale stessa.

Rimanendo fedele al principio di considerare certi solo gli atti ufficiali della procura,  consideriamo tali dichiarazioni del legale della donna come ipotesi e interpretazioni di parte che andranno verificate nel corso del dibattimento, quando finalmente saranno resi noti gli esiti di tutti gli accertamenti. Fino ad allora sarebbe sensato evitare strumentalizzazioni, interpretazioni più o meno fantasiose, ipotesi destinate poi ad essere smentite.

In un paese civile questo è quanto dovrebbe accadere, in attesa che il 25 gennaio si apra presso il tribunale di Macerata il procedimento (a meno che i legali di Mancini non chiedano un rito alternativo, hanno tempo per farlo fino al 2 dicembre). Poi sarà quel procedimento a stabilire una volta per tutte come sono andate le cose, a sancire una verità che, ovviamente, sarà sempre e comunque la verità processuale (quindi non in assoluto infallibile). Che, però, in un paese civile in cu vige lo stato di diritto va accettata e condivisa, quale che sia.

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