Lo spettro di dr. Jekyll e mr Hyde incombe sul centro sempre più deserto


Il sindaco Castelli raccoglie l’appello dei commercianti del centro cittadino, alle corde per le conseguenze del terremoto, e chiede l’intervento di Regione e Parlamento. Ma appena 3 giorni dopo cambia improvvisamente opinione e condivide un post, dichiarandosi “perfettamente d’accordo”, molto critico con i commerciati stessi

Il terremoto sta producendo grandi difficoltà a carico dei commercianti, soprattutto del centro storico, di Ascoli ed è necessario che governo e Regione intervengano con una serie di misure a sostegno. Anzi no, non è vero che il terremoto ha creato problemi, i commercianti invece di lamentarsi si “ricorcino le maniche” senza accampare tante scuse. Capisco che sia davvero difficile crederlo, ma le due considerazioni sulla situazione delle attività commerciali cittadine (in particolare del centro storico), in perfetta antitesi tra loro, vengono dalla stessa persona: il sindaco di Ascoli Guido Castelli. E, peggio ancora, non sono state fatte a distanza di mesi l’una dall’altra ma nel giro di pochissimi giorni.

Detto che è assolutamente lecito cambiare opinione, farlo nel giro di così breve tempo inevitabilmente provoca non poche perplessità. Soprattutto se il protagonista di questo repentino cambio di opinione è una figura istituzionale, in questo caso il sindaco, che solitamente alle parole, alle dichiarazioni deve far seguire fatti concreti. Nel primo caso, quando ancora era convinto della situazione di difficoltà, lo ha fatto chiedendo l’intervento del Parlamento e della Regione.

Ora siamo curiosi di vedere se avrà la coerenza di farlo di nuovo, magari facendo marcia indietro proprio con Parlamento e Regione, sottolineando che non serve il loro intervento, che i commercianti possono e devono cavarsela da soli. Prima di ricostruire questa che è l’ennesima imbarazzante vicenda legata in qualche modo al terremoto, una doverosa precisazione. Quale sia la situazione del centro storico dopo il terremoto è sotto gli occhi di tutti, a parte qualche rara eccezione, solitamente da un certo orario in poi il centro, già non particolarmente popolato nelle ore pomeridiane, si svuota.

Basta uscire qualche sera dopo cena per rendersi conto dello sconfortante deserto che è diventato il centro cittadino che, con le tante transenne presenti (che ricordano a tutti cosa sia capitato in questi ultimi mesi) e la discutibile illuminazione, a tratti ha un aspetto davvero spettrale. Ci sono alcuni video in proposito che circolano da giorni sui social e che sono sin troppo eloquenti. E’, quindi, innegabile che il problema esista e che, ovviamente, soprattutto si ripercuote sulle tante attività commerciali (in particolare su bar e locali) presenti nel centro cittadino che inevitabilmente dal 24 agosto in poi hanno via via visto diminuire la propria clientela.

E se le attività commerciali del centro vanno in difficoltà ed iniziano a chiudere il problema non è solo dei titolari delle attività stesse e dei dipendenti che perdono il lavoro. Anche per l’immagine di Ascoli, già a messa a dura prova dal terremoto, sarebbe un problema non da poco, soprattutto per una città che continua ad avere velleità (lecite e condivisibili anche se ancora molto c’è da lavorare) turistiche. In un simile contesto più che comprensibile e assolutamente pertinente l’appello-allarme lanciato da Paride Vagnoni, titolare di due locali nel centro storico (Boccascena e Il Desco) pubblicato venerdì 18 novembre dal Corriere Adriatico.

Giù le tasse o chiudiamo” sosteneva Vagnoni, sottolineando come “dopo il 24 agosto per paura delle scosse i locali del centro sono deserti”. Il suo naturalmente era anche e soprattutto un appello rivolto al Comune che, dopo non esser stato inserito nel cosiddetto “cratere” in seguito al terremoto del 24 agosto,  ci era finito per il terremoto del 30 ottobre ma solo dopo una lunga trattativa con il commissario straordinario Errani e con delle particolari limitazioni. In pratica l’inserimento nel cratere per Ascoli ha comportato l’uscita dai vincoli del patto di stabilità ma non la sospensione a tutti i cittadini e a tutte le attività delle tasse comunali (cosa che probabilmente avrebbe comportato il dissesto del bilancio comunale).

In altre parole nel capoluogo piceno hanno diritto alle misure di sostegno fiscale solo “i soggetti effettivamente danneggiati che comprovino il danno subito mediante adeguata documentazione”.  Nessun sostegno e nessuna agevolazione, quindi, per le attività commerciali cittadine (a meno che non abbiano subito danni materiali dimostrabili) che, però, di certo stanno ora pagando duramente le conseguenze del terremoto. Più che giustificato, quindi, l’appello di Vagnoni, raccolto subito, sia pure in maniera un po’ strumentale, dal sindaco Castelli. Che, il pomeriggio dello stesso 18 novembre, pubblicava sul profilo facebook del Comune un lungo intervento proprio su questo argomento.

Il terremoto sta producendo una grossa difficoltà anche a carico dei commercianti di Ascoli Piceno, in particolare nel centro storico” si legge nella nota del sindaco che, poi, sottolineava come, a suo dire, il centro storico era stato rivitalizzato ed era diventato un luogo di incontro e intrattenimento. “Purtroppo il sisma ha creato problematiche psicologiche limitando la propensione al consumo – continuava il primo cittadino – la paura che ancora domina la comunità è tale per cui ci rendiamo conto in maniera tangibile di come le attività commerciali del centro storico siano in difficoltà. E’ necessario trovare subito delle soluzioni“. Che, naturalmente, per il sindaco dovrebbero venire dal Parlamento e dalla Regione, non dal Comune. “La prima strada è rappresentata dalla previsione – scriveva il sindaco – secondo la quale una parte delle provvidenze previste dal decreto sul terremoto possano andare anche a favorire il commercio. Questo dovrà essere il Parlamento a deciderlo e formulo sin da ora un appello affinchè i parlamentari possano disporre nell’iter di approvazione del decreto misure specifiche di sostegno ai centri storici di quelle zone del cratere che avevano rilevanti presenze legate ad attività turistiche e culturali”.

Dopo l’appello al Parlamento, ecco quello alla Regione. “La Regione ha la competenza specifica al commercio con fondi ad hoc – spiega Castelli-. è  necessario che si cominci a ragionare ad un piano straordinario di sostegno delle unità commerciali dei paesi e della città del cratere. In tal senso ho scritto una nota al governatore Ceriscioli affinchè agisca in questa direzione”.

Certo, si potrebbe discutere sul fatto che il sindaco abbia aspettato, pur nell’evidenza della situazione, una sollecitazione esterna prima di muoversi. Però è innegabile che è positivo e pienamente condivisibile l’impegno e l’interesse del primo cittadino per cercare di trovare soluzioni ad una situazione oggettivamente delicata. Peccato, però, che appena 3 giorni dopo ecco arrivare l’improvviso e inaspettato cambio di opinione da parte del sindaco. Che, sempre su facebook, ha condiviso un discutibile post di un ex consigliere comunale del Pdl che accusa i commercianti del centro cittadino di lamentarsi senza ragione e, in sostanza, ritiene che non debbano essere aiutati e agevolati, proprio come è accaduto dopo il terremoto del 26 novembre 1972.

Ci sarebbe molto da dire su quel post, innanzitutto perché dovrebbe essere chiaro ed evidente che non si possono neppure lontanamente paragonare le due situazioni. Sono trascorsi da allora oltre 40 anni, il contesto è completamente differente, già prima del terremoto Ascoli e l’ascolano stavano vivendo una profonda crisi (mentre nel 1972 aprivano le grandi fabbriche sul territorio ora, invece, pian piano stanno chiudendo quasi tutte) e, soprattutto, lo stato del centro storico attuale non è neanche lontanamente paragonabile a quella di allora (basterebbe pensare che nel 1972 in piazza del Popolo c’erano appena due bar mentre ora, tra bar e locali, ce ne sono ben 8).

Per non parlare dell’evidente livore dimostrato nei confronti di quei commercianti che “dopo il terremoto si lamentano per i cali nei guadagni” ma “fino al 23 agosto hanno denigrato l’amministrazione comunale perché non faceva nulla per il centro, che il centro era vuoto, che non c’erano turisti” (quindi, secondo questa tesi, chi ha criticato prima l’amministrazione comunale, a torto o a ragione che sia, ora non avrebbe il diritto di evidenziare una situazione oggettiva di difficoltà provocata dal terremoto? ).

Quel che più conta, però, è che il sindaco non si è limitato a condividere quel post ma ha aggiunto che si trova “perfettamente d’accordo con quella analisi lucida e concreta”. Che, però, è in palese contraddizione con il suo comunicato del di 3 giorni prima. Da non crederci, il primo cittadino che smentisce se stesso in appena 72 ore. Al di là di ogni facile ironia, questo improvviso dietro front lascia di stucco, convinti come siamo che la situazione del centro storico, dopo il terremoto, sia davvero molto delicata e critica. Però, al di là delle nostre considerazioni, sarebbe ora opportuno che il sindaco decida quale delle due posizioni condivide e si comporti di conseguenza.

Perché se ha cambiato idea e condivide davvero la posizione di quel post , allora scriva di nuovo ai parlamentari e al presidente della Regione Ceriscioli per dirgli di non farsi premura per le attività commerciali del centro cittadino…

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