Quelli che aspettano… la riapertura del ponte e della piscina


Venerdì 18 novembre è scaduta l’ulteriore proroga di 45 giorni ma il ponte di San Filippo non è stato riaperto. Stessa sorte per la piscina comunale, che secondo il Comune doveva essere pronta entro novembre, dove addirittura i lavori devono ancora iniziare

Chissà se l’amministrazione comunale le prossime ore e i prossimi giorni tirerà fuori  ancora una volta il terremoto per cercare di giustificare gli imbarazzanti e inaccettabili ritardi per la riapertura del ponte di San Filippo e della piscina comunale. Lo ha già fatto per la realizzazione della tribuna est che, dopo quasi 2 anni di rinvii, avrebbe dovuto essere pronta per fine dicembre, per essere a disposizione dell’Ascoli ad inizio del girone di ritorno. Poi il 12 ottobre, in un comunicato stampa che annunciava un inatteso terzo stralcio dei lavori, mai citato nelle varie fasi di approvazione del progetto per l’intervento, il sindaco annunciava l’ennesimo slittamento, con la tribuna est pronta e a disposizione dell’Ascoli a luglio 2017, per il nuovo campionato.

Poi le violente scosse di terremoto prima del 26 ottobre, poi del 30 ottobre, e d’incanto cambiavano  le carte in tavola, con lo slittamento del termine dei lavori che non era più causato dal “misterioso” terzo stralcio dei lavori ma, ovviamente, dal terremoto. Che magari nei prossimi giorni potrebbe diventare l’ultima disperata giustificazione da giocarsi per cercare di giustificare l’ennesimo mancato rispetto dei termini fissati dal Comune stesso per la riapertura del ponte di San Filippo e della piscina comunale.

Il primo, che inizialmente doveva riaprire il 4 ottobre scorso (quello era il termine dei lavori della prima fase, che avrebbe consentito una parziale riapertura, fissato in un primo momento), dopo la proroga (che novità…) accordata dal Comune alla ditta che sta realizzando l’intervento, doveva riaprire venerdì 18 novembre. E, naturalmente, al momento (lunedì 21 novembre) di riapertura non se ne parla. Per quanto riguarda la piscina comunale, invece, l’amministrazione comunale era rimasta piuttosto cauta ma, in un comunicato stampa del 6 settembre scorso, parlava di “progetto molto innovativo che verrà presentato alla cittadinanza nei prossimi giorni” e di “inizio immediato dei lavori che si concluderanno presumibilmente entro novembre”.

In realtà di una conferenza stampa per presentare questo progetto così innovativo e unico se ne era già a parlato ad agosto, quando  scoppiarono le prime polemiche per un bando con tanti lati oscuri e al quale stranamente aveva partecipato una sola società. Naturalmente, neanche a dirlo, la promessa conferenza stampa non si è mai tenuta ma, quel che più interessa agli ascolani e alle società di nuoto cittadine, al centro dell’attenzione c’è comunque la riapertura dell’impianto. E qui arrivano le note dolenti perché, come ormai abbiamo imparato dalla vicenda della tribuna est e delle verifiche sull’agibilità dello stadio, per il sindaco Castelli il tempo è un concetto del tutto relativo.

Quindi quell’affermazione circa ”l’inizio immediato dei lavori” va intesa in questo senso, dove “immediato” può anche significare tra 3-4 mesi (nella migliore delle ipotesi). In effetti dopo quasi tre mesi da quel comunicato i lavori in piscina non sono assolutamente iniziati. Del tutto superfluo aggiungere che per novembre non potranno certo concludersi, sarebbe già un mezzo miracolo se i lavori riuscissero a partire entro la fine dell’anno. Anche perché il progetto definitivo per la riqualificazione della piscina comunale è stato approvato, come sottolinea la giunta comunale “ai soli fini tecnici”, solamente il 19 ottobre scorso con delibera n. 197 e, successivamente, con determina n. 1566 del 15 novembre.

Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, i lavori partiranno prima della fine del 2016 ma non si può certo escludere che prima del nuovo anno nulla si muova. Con buon pace di quanto dichiarava l’assessore Brugni lo scorso agosto quando, cercando di rassicurare tutti, sosteneva che presto la piscina sarebbe stata riaperta e le attività sarebbero riprese regolarmente. Quel che rende più inaccettabile tutta la situazione è che né il sindaco né l’assessore hanno la decenza di spiegare le ragioni (serie, se devono ancora una volta tirare fuori la “favoletta” del terremoto è meglio che stiano zitti) di un simile incomprensibile e inaccettabile ritardo.

Tra l’altro dalla delibera n. 197 e dalla determina 1566 emerge come  la Società Sport Smile (unica partecipante e, quindi, vincitrice del bando per l’affidamento della piscina) il 14 ottobre ha presentato un nuovo progetto, differente rispetto a quello presentato in sede di gara, con un aumento del costo complessivo dell’intervento (da 665 mila a 721 mila euro),  con variazioni sia da un punto di vista architettonico e funzionali, nuove soluzioni per la riqualificazione delle vasche nuovo e differenti scelte impiantistiche per un miglioramento prestazionale e gestionale. Ed è a dir poco singolare che, nel breve volgere di tempo, c’è la necessità di cambiare il progetto originario, quello presentato in sede di bando.

Uno dei tanti misteri di una vicenda che con il passare del tempo diventa sempre più imbarazzante (per l’amministrazione comunale) e che, per il momento, ha una sola certezza. La piscina comunale non riapre nei termini previsti da sindaco e assessore e, sicuramente, resterà chiusa ancora per molto, per la gioia delle strutture limitrofe (ad esempio come quella di Castel di Lama) che in questi mesi hanno registrato un vero e proprio boom di iscrizioni.

Per certi versi ancora più sconcertante la vicenda relativa al ponte di San Filippo, con l’imbarazzante telenovela sulla sua riapertura, sia pure parziale. In realtà, con tutti i problemi conseguenti al terremoto, quasi ci eravamo dimenticati del ponte, la cui chiusura sta provocando non pochi disagi al traffico cittadino (soprattutto in determinati orari).

A ricordarcelo, in una sorta di insensato masochismo, è stata la stessa amministrazione comunale che martedì scorso, su Arengo Tv, ha pubblicato uno dei suoi soliti servizi molto sobri, stile “istituto Luce”, proprio sul ponte. “Proseguono i lavori per la costruzione della pedonale. Ci siamo quasi” si leggeva nel servizio, corredato da foto (riprese dalla parte di San Filippo) che mostravano come i lavori fossero praticamente terminati e dai soliti slogan che tanto piacciono a sindaco e assessori (#sicurezza#ascolinonmolla), assolutamente fuori luogo quando si tratta di interventi che arrivano (quando arrivano…) con 3-4 anni di ritardo.

Si perché il “miglioramento sismico del ponte San Filippo, con adeguamento della sede stradale e pedonale” , per un importo di poco superiore al milione di euro, era uno degli interventi  principali inseriti nel piano opere pubbliche per il 2013. E a fine di quell’anno, con determine n. 1725 , 1999 e 2296 il Comune aveva affidato, ad alcuni professionisti esterni, l’incarico di predisporre il progetto. Esattamente un anno dopo (con un certo ritardo verrebbe da dire), però, l’amministrazione comunale si rende conto che è necessaria avviare una campagna di indagini sperimentali sulle strutture in muratura e, di conseguenza, affida l’incarico all’Università Politecnica delle Marche (determina 2498 del 19 dicembre 2014).

Naturalmente, come è tradizione di questa giunta, l’intervento viene riproposto nel piano opere pubbliche del 2014, poi del 2015 e finalmente a fine 2015 (esattamente il 31 dicembre) con determina n. 2150 viene approvato  il progetto esecutivo (con l’impegno di spesa di 1.016.000 euro, di cui 516 mila euro fondi statali, 440 mila fondi derivanti dall’accensione di un mutuo e 60 mila finanziati con la vendita del patrimonio) e contestualmente viene indetto il bando per la gara di appalto. Che, poi, viene aggiudicato il 7 aprile 2016, con determina n. 415 ad una ditta di Rieti. Bisognerà attendere un ulteriore mese, però, per istituire l’ufficio di direzione dei lavori e nominare il coordinatore della sicurezza (determina n, 608 del 9 maggio 2016), indispensabili prima di poter dare inizio ai lavori. Trascorrerà un altro mese ancora prima che vengano finalmente assegnati i lavori il 6 giugno 2016.

Una procedura di una lentezza esasperante e imbarazzante che, però, dal momento dell’avvio dei lavori, almeno ha i tempi di esecuzione dei lavori stessi scanditi in maniera minuziosa. Il bando prevede, infatti, che i lavori devono essere eseguiti in 300 giorni dalla dal giorno della consegna (quindi entro il 1 aprile 2017), con la prima fase che dovrà terminare entro 120 giorni e la seconda fase entro 180 giorni. Questo significa che entro il 4 ottobre dovevano terminare i lavori della prima fase, con la conseguente riapertura, sia pure parziale del ponte. Ma, 15 giorni prima di quella scadenza (il 20 settembre 2016), l’amministrazione comunale con determina n. 1299 decide di accettare la  proroga di 45 giorni chiesta dalla ditta incaricata dei lavori pochi giorni prima (il 14 settembre).

Motivo della richiesta il fatto che, a detta della ditta, “nel corso dei lavori si sono riscontrate delle criticità legate alla presenza di sottoservizi, posizionati a quote più superficiali rispetto alla quota di imposta dei manufatti da realizzare, oltre alla diversa quota dei timpani del ponte, che essendo più bassi hanno necessitato di interventi di sopraelevazione; – i suddetti imprevisti hanno modificato considerevolmente sia la modalità che la tipologia e di conseguenza la tempistica di esecuzione delle lavorazioni così come nel crono programma di progetto”.

In pratica dopo aver impiegato quasi 3 anni per predisporre il progetto (ed aver effettuato una serie interminabili di studi e indagini sperimentali), emergono degli aspetti che non erano stati considerati o erano stati considerati in maniera non esatta. Una bella dimostrazione di efficienza, non c’è che dire. Ironia a parte, però, con la proroga di 45 giorni la scadenza passa dal 4 ottobre al 18 novembre, giorno in cui finalmente dovrebbe essere riaperto il ponte. E il servizio di Arengo Tv del 15 novembre scorso faceva credere che così fosse.

I primi dubbi, però, sono nati il giorno successivo, quando il quotidiano online “TM Notizie” ha pubblicato un servizio con le foto del ponte, ma visto dal lato di Monticelli, che evidenziava come, almeno da quella parte, i lavori erano tutt’altro che in conclusione. E, a conferma di ciò, venerdì 18 novembre non c’è stata alcuna riapertura e ad oggi (lunedì 21 novembre) il ponte è ancora chiuso e tutto tace. Come se non bastasse nei giorni scorsi, grazie alla determina n. 1503 del 2 novembre  è emerso che come il 1 luglio scorso (meno di un mese dopo l’affidamento dei lavori), il direttore dei lavori e il rappresentante della ditta incaricata di effettuare i lavori si sono accordati per concordare nuovi prezzi unitari aggiuntivi.

Un fatto a dir poco singolare che getta ulteriore ombre su tutto l’intervento. Se, infatti, dopo quasi 3 anni di progettazione, è bastato pochissimo tempo per rendersi conto che alcuni aspetti tecnici non erano stati calcolati in maniera esatta e che anche alcuni prezzi (17 sono quelli che sono stati cambiati) non erano congrui, è più che lecito porsi seri interrogativi su come è stato redatto il progetto stesso. Tra l’altro l’aggiornamento dei prezzi ha avuto come prima conseguenza fondamentale che, il pagamento a titolo di anticipazione contrattuale del 20%, schizzasse da 134 mila euro a 181 mila euro.

Quello che, però, più conta è che la promessa riapertura del ponte di San Filippo, così come della piscina comunale, continua a slittare. E, visto che in questo caso non ci si può neppure appellare al terremoto, sarebbe ora che qualcuno inizi ad assumersi la responsabilità di questi gravi ritardi che penalizzano pesantemente i cittadini ascolani.

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