Scuole sicure, occasione persa per Comune e Provincia


Il Comitato Scuole Sicure chiede di rendere pubblici gli indici di vulnerabilità degli edifici scolastici cittadini, mentre l’obiettivo del sindaco è di “ripristinate le medesime condizioni in cui i plessi si trovavano alla data del 23 agosto 2016”. Intanto, però, chiudono le scuole di Monticelli e Villa S. Antonio, dichiarate agibili solo due mesi fa

Una grande occasione persa per dimostrare concretamente, e non con i soliti slogan ad effetto scritti comodamente in poltrona, di comprendere e tenere nella giusta considerazione le sacrosante esigenze dei cittadini. E’ questa la sensazione più forte che ci lascia la conferenza stampa del Comitato Scuole Sicure che si è svolta venerdì 4 novembre. Al di là dei contenuti, comunque di assoluta rilevanza e decisamente pertinenti, quella di venerdì era un’occasione unica, forse irripetibile per gli amministratori locali (Comune e Provincia) di smentire il sentimento popolare sempre più diffuso che ritiene i politici, anche quelli locali, sempre più distanti dai cittadini.

Il terremoto che da mesi sta martoriando la nostra zona, creando problemi e paura a non finire, nella sua drammaticità poteva almeno essere l’occasione per riavvicinare due mondi sempre più distanti, quello dei cittadini fatto di quotidiani problemi e ostacoli da affrontare concretamente e quello dei politici, un mondo virtuale quasi sempre avulso dalla realtà concreta. Poteva essere un’occasione e, invece, almeno ad Ascoli (a giudicare da quanto è accaduto e sta accadendo con l’emergenza scuola), il terremoto ha finito per ampliare la distanza tra i due mondi.  E la conferenza stampa di venerdì ne è la più evidente dimostrazione.

Di fronte ad un Comitato nato spontaneamente, che nel giro di un paio di giorni ha superato le 1700 adesioni, composto da genitori che pongono delle questioni importantissime, rilevanti e, soprattutto, pertinenti sulla sicurezza delle scuole (per altro anche in base a dichiarazioni e affermazioni fatte dagli stessi politici locali nel post terremoto del 24 agosto), il minimo che politici e amministratori locali potessero fare era almeno ascoltare e prendere in seria considerazione le loro ragioni, le loro obiezioni, le loro proposte. Poi, naturalmente, in un confronto civile tra persone che hanno solamente a cuore la tranquillità e la sicurezza dei ragazzi e di tutto il personale scolastico, i nostri amministratori avrebbero potuto spiegare le ragioni (se ce ne sono…) per cui non è il caso di preoccuparsi, avrebbero potuto difendere le proprie scelte e, alla fine, avrebbero potuto anche non cambiare di una virgola le proprie decisioni. Almeno, però, avrebbero dimostrato il giusto rispetto, la giusta considerazione che quei genitori, quei cittadini meritano.

Invece hanno preferito chiudersi a riccio, decidendo che non era neppure il caso di degnarsi di venire ad ascoltare ciò che il Comitato aveva da dire, dimostrando ancora una volta che per loro quei genitori non sono dei cittadini ma dei semplici “sudditi”. Così a quella conferenza stampa non erano neppure presenti il sindaco Castelli e l’assessore alla pubblica istruzione Brugni (o loro rappresentanti) per il Comune (solo una fugace e rapida apparizione dell’assessore Lattanzi che è scappato quasi subito), così come erano assenti il presidente della Provincia D’Erasmo e l’assessore provinciale alla pubblica istruzione Bellini (o loro rappresentanti).

Erano, invece, presenti i consiglieri comunali Ameli (Pd), e Manni (Movimento 5 Stelle) e il consigliere regionale Giorgini (Movimento 5 Stelle), oltre ad un assessore e ad un consigliere comunale di Castel di Lama. “Un vero politico deve innanzitutto saper ascoltare i cittadini e, poi, confrontarsi con loro” sosteneva Alcide De Gasperi. Per i politici di Comune e Provincia, invece, l’ascolto e il confronto sono considerati dei veri e propri tabù. Il presidente della Provincia D’Erasmo e l’assessore provinciale Bellini, per la verità, dall’inizio dell’emergenza terremoto si sono trincerati dietro un incomprensibile silenzio, limitandosi a fornire poche e scarne informazioni sulla situazione delle scuole di competenza provinciale (le scuole superiori) ed evitando accuratamente qualsiasi confronto con i cittadini, con i genitori.

Il sindaco Castelli e l’assessore Brugni, invece,  dal 24 agosto sfornano comunicati stampa a ripetizione e inondano i social con messaggi, tutti basati sullo stesso “mantra” (siamo forti, siamo bravi, siamo ascolani, nulla ci fa paura, non molliamo mai), che di giorno in giorno, con l’evolversi della situazione e l’accrescersi dei problemi, diventano sempre più paradossali al limite della farsa. Naturalmente tutto rigorosamente da dietro la tastiera, senza alcun reale confronto con i cittadini, chiusi nel loro mondo virtuale nel quale non sono ammessi cedimenti e paure, problemi difficili da affrontare, situazioni complicate d risolvere e, semmai ce ne fossero, comunque alla fine l’happy ending è assicurato da impavidi superuomini che non sbagliano mai.

E’ questo il quadretto da favola che il sindaco si è costruito sin dalla prima scossa del 24 agosto (come dimenticare il video su Arengo Tv, domenica 28 agosto dopo una nuova scossa di magnitudo 5.0, nel quale un  trionfante Castelli annunciava che Ascoli aveva risposto alla grande, che non c’erano particolari problemi). Quasi tre mesi dopo la situazione è completamente differente da quella descritta dal primo cittadino, il capoluogo piceno è duramente colpito dal sisma e, se non in ginocchio, di certo traballa. E non ha certo bisogno di proclami da “supereroi” ma di una reale presa di coscienza della gravità e della difficoltà della situazione.

Prima tra tutte quella relative alle scuole di cui, per altro, il primo cittadino è pienamente a conoscenza. Lui stesso, in una risposta orale ad un’interrogazione in Consiglio comunale  presentata dal Movimento 5 Stelle, ha evidenziato quale sia la differenza tra l’eventuale agibilità di un istituto scolastico, la sua vulnerabilità sismica e il possedere o meno la certificazione anti sismica. E in una risposta scritta ad un’interrogazione presentata dal consigliere comunale Ameli (Pd), ha messo nero su bianco quale sia la situazione degli edifici scolastici cittadini (almeno quelli di pertinenza del Comune), con, nella migliore delle ipotesi, appena 12 su 29 istituti che potrebbero essere considerati sicuri, tra quelli realizzati con criteri antisismici e quelli in cui sono stati effettuati interventi di miglioramento sismico.

L’amministrazione comunale, quindi, è pienamente a conoscenza della reale situazione dell’edilizia scolastica cittadina (si spera che lo sia anche l’amministrazione provinciale) e, quindi, sa perfettamente quanto fondate e motivate siano le preoccupazioni del Comitato Scuole Sicure. Per questo è ancora più grave l’aver snobbato un’iniziativa che, per altro, non aveva e non ha nulla di polemico ma che invece ha proprio l’intento di sollecitare e promuovere possibili soluzioni per assicurare la massima sicurezza di studenti e personale scolastico.

D’altra parte in quella conferenza stampa non abbiamo assistito ad urli e improperi lanciati contro questa o quella amministrazione, ma semplicemente ad una serie di richieste e di proposte assolutamente ragionevoli e condivisibili che, anzi, Comune e Provincia dovrebbero sottoscrivere e fare proprie. “Chiediamo al Comune e alla Provincia – hanno affermato i rappresentanti del Comitato nel corso della conferenza stampa – di rendere pubblici gli indici di vulnerabilità delle scuole cittadine, l’unico dato concreto che ci può dire quanto sono sicure le nostre scuole. E se, come temiamo, gli edifici non sono così sicuri si devono prevedere delle alternative per riprendere l’attività scolastica”.

Per chi non lo sapesse la vulnerabilità sismica indica fino a che grado può resistere un edificio. Naturalmente è differente per ogni edificio in base non solo al tipo di materiali utilizzati per la sua realizzazione ma anche in relazione al territorio sul quale poggia. Dal 2013 la legge impone l’obbligo di avere il dato sulla vulnerabilità sismica, quindi tutte le scuole cittadine devono averlo. Per quale motivo Comune e Provincia continuano a rifiutare di rendere pubblici simili dati? Non stiamo parlando di segreti di stato o di segreti militari ma di dati su strutture pubbliche (in questo caso scuole) che i cittadini hanno tutto il diritto di conoscere, soprattutto in un momento così delicato come questo. E non c’è alcuna valida ragione che possa giustificare questa incomprensibile forma di censura che, inevitabilmente, fa sorgere grandi sospetti.

C’è qualche istituto che non ancora il dato sulla vulnerabilità sismica (in questo caso sarebbe una gravissima carenza)? Oppure la situazione è tale da “sconsigliare” i due enti dal renderli pubblici? “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina” diceva Andreotti. Per questo se Comune e Provincia continueranno a censurare quei dati, sarà inevitabile “pensare male”. Anche perché, a far crescere i dubbi, sono le notizie di questi giorni che non possono non aprire gli occhi (semmai fino ad ora ce l’avessero avuti chiusi) al sindaco Castelli, all’assessore Brugni, al presidente D’Erasmo, all’assessore Bellini.

Infatti i nuovi sopralluoghi in corso nelle scuole cittadine, ad opera dei professionisti della protezione civile, stanno dando risultati a dir poco allarmanti. Due scuole (al momento) sono state dichiarate inagibili (la scuola media di Monticelli e quella di Villa Sant’Antonio), su altre (compresi alcuni istituti della scuola superiore) sono stati riscontrati problemi che necessitano nuovi lavori. Questo, lo capisce anche un bambino, significa che le scosse del 28 e del 30 ottobre hanno provocato danni  su  scuole che, pure, erano state dichiarate agibili. La fortuna è stata che le scosse si sono verificate di sera e di domenica, cioè quando le scuole erano chiuse.

Se fossero accadute durante l’orario scolastico, cosa sarebbe accaduto? Vengono i brividi solo a pensarlo, è andata bene ma è il caso di continuare a sfidare il fato? Di cos’altro hanno bisogno i nostri amministratori per uscire dal loro mondo virtuale e scendere tra gli altri cittadini per affrontare e cercare di trovare insieme soluzioni ad una situazione così seria e delicata, che non si risolve certo a colpi di slogan ad effetto sui social?. Se la tenuta delle scuole cittadine è, naturalmente, il problema più grave, l’altra questione non meno importante è legata alle conseguenze che una forte scossa durante l’orario scolastico potrebbe determinare e il panico che ne scaturirebbe. E’ pronto il personale scolastico ad affrontare adeguatamente una simile situazione? La risposta è ovviamente no. Per questo nel corso della conferenza stampa il Comitato ha avanzato una precisa richiesta.

Se le istituzioni ci dicono che le scuole dei nostri figli sono sicure, naturalmente prendendosi tutte le responsabilità del caso – aggiungono i rappresentanti del Comitato – noi chiediamo che il sindaco chieda a personale preparato, come ad esempio quello della Protezione civile, di stare nelle scuole in modo che se dovesse esserci un’emergenza siano loro a gestirla e non bidelli o professori che non sono in alcun modo preparati”.

Per concludere il Comitato ha chiesto al sindaco di convocare con urgenza un Consiglio comunale aperto con all’ordine del giorno la sicurezza delle scuole ad Ascoli. Richieste concrete, molto pertinenti e, soprattutto, assolutamente condivisibili per chiunque abbia realmente a cuore la sicurezza dei ragazzi e di tutto il personale scolastico. Proprio per questo è ancora più inaccettabile l’assenza di Comune e Provincia a quella conferenza stampa, un gravissimo errore che ha ampliato (e di molto) le distanze già esistenti tra i politici e gli amministratori locali e il mondo reale dei cittadini.

Distanze che ora dovrebbero essere il sindaco Castelli e il presidente D’Erasmo a provare ad accorciare, aprendo rapidamente un rapporto di collaborazione-confronto con il Comitato di genitori e favorendo in ogni modo l’incontro con il Comitato stesso, magari spendendosi in prima persona per accelerare la convocazione del richiesto Consiglio comunale (magari con il coinvolgimento anche della Provincia) aperto sulla sicurezza delle scuole. Purtroppo, però, i primi segnali che arrivano dopo la conferenza stampa non lasciano per nulla ben sperare. In particolare il comunicato stampa del Comune di venerdì pomeriggio sembra scritto da chi non si rende minimamente conto della serietà della situazione.

“Dopo una prima serie di sopralluoghi condotti dal personale tecnico del comune – si legge nel comunicato –  da ieri i professionisti incaricati dalla porzione civile stanno effettuando le verifiche “Aedes” sui plessi scolastici di ogni ordine e grado della nostra città. Per doverosa informazione e vista la legittima richiesta di chiarimenti da parte delle famiglie e della comunità studentesca, si anticipa che in ogni caso le attività didattiche saranno sospese almeno sino a sabato 12 novembre. La suddetta decisione, condivisa con l’amministrazione provinciale, riguarderà anche gli istituti scolastici superiori. La nostra ferma volontà è quella di riaprire le scuole solo dopo che ne sarà certificata la piena agibilità e, dunque, quando saranno ripristinate le medesime condizioni in cui i plessi si trovavano alla data del 23 agosto 2016”.

L’obiettivo del Comune , quindi, sarebbe quello di riportare le scuole cittadine nelle condizioni, che le successive scosse che si sono susseguite hanno dimostrato essere assolutamente inadeguate, in cui si trovavano prima della scossa del 24 agosto? Non ci credo, anche in un momento così difficile il sindaco non ha perso il suo proverbiale buon umore, presto arriverà qualcuno a dirci che stiamo su “Scherzi a parte”. Altrimenti bisogna credere che quando  l’assessore Brugni, su facebook, definiva gli ascolani “leoni” in realtà pensava a qualcos’altro che fa rima con quel termine…

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