Caos scuola, anno scolastico e sicurezza a rischio


Slitta ulteriormente la riapertura delle scuole ad Ascoli, cresce la preoccupazione dei genitori ma anche del personale scolastico. Intanto il Comitato Scuole Sicure chiede a Comune e Provincia chiarimenti sulla tenuta sismica degli edifici scolastici e avanza alcune proposte per affrontare l’emergenza

Tra le tante emergenze provocate dall’interminabile sequenza sismica che dal 24 agosto colpisce la nostra regione, una delle più complesse è sicuramente quella legata alla scuola. Con l’incredibile paradosso che le lezioni riprenderanno o sono già riprese molto prima nelle zone più colpite, nei comuni che fanno parte del cratere, rispetto ad altre zone più lontane dall’epicentro ma dove la situazione, per assurdo, sembra essere più complicata. Emblematico è quanto sta accadendo proprio ad Ascoli dove le scuole sono chiuse da giovedì 27 ottobre e in teoria dovrebbero riaprire lunedì 7 novembre.

In realtà, anche se ancora non c’è la comunicazione ufficiale da parte del Comune, è già praticamente certo che, nella migliore delle ipotesi, la chiusura si protrarrà almeno per un’ulteriore settimana, con addirittura qualcuno che paventa il rischio che prima del 20 novembre non si possa tornare tra i banchi. Da quanto trapela il problema è che i tecnici comunali hanno già effettuato i primi sopralluoghi di verifica, riscontrando nuove criticità e la necessità di effettuare alcuni interventi. Ma prima di poter avere il via libera è necessaria la compilazione delle schede Aedes di agibilità da parte dei tecnici della Protezione civile. Solo dopo che sarà completata questa procedura, con la formalizzazione delle dichiarazioni di agibilità (o inagibilità), eventualmente con prescrizioni, si potrà tornare tra i banchi.

Ma, al di là degli aspetti procedurali, il problema è molto più complesso e la situazione rischia di deteriorarsi. Come abbiamo già evidenziato (e come ha ammesso lo stesso sindaco Castelli dopo i sopralluoghi successivi al 24 agosto), la semplice constatazione di agibilità non è in alcun modo una certificazione di sicurezza, un’assicurazione (per quanto sia possibile in questa situazione) che la scuola in caso di forte scossa non crollerà o non metterà a rischio studenti e personale scolastico. Per avere qualche certezza in più è necessario che l’edificio scolastico possegga anche la certificazione anti sismica che, appunto, certifica che l’edificio è sicuro anche in caso di forte terremoto.

I tragici esempi dei giorni scorsi di Muccia e Fiastra, dove due scuole sono crollate per il terremoto di domenica 30 ottobre, due giorni dopo essere state dichiarate agibili, sono l’esempio più lampante. Si sta, quindi, creando ad Ascoli un incredibile e, per certi versi, sconcertante paradosso, le scuole sono chiuse in attesa che i tecnici della Protezioni civile certifichino per gli istituti cittadini un’agibilità che, però, non vuole assolutamente dire che gli istituti stessi non siano a rischio in caso di forte scossa. Naturalmente a meno che non abbiano anche la certificazione anti sismica. Ma quante sono le scuole cittadine che ce l’hanno?

Mistero, è incredibile che da agosto ad oggi non si sia ancora riusciti a sapere quante e quali scuole hanno la certificazione anti sismica, Comune e Provincia (che ha gestione delle scuole superiori) pur in un momento così delicato e difficile continuano a rifiutarsi di rendere pubblici informazioni che studenti, genitori, insegnanti e tutto il personale scolastico hanno il diritto di conoscere. Evidentemente per questi due enti la trasparenza è un concetto sconosciuto, a meno che non si voglia far credere di essere “trasparenti” solo per aver pubblicato on line (prima dell’inizio dell’anno scolastico) le schede relative ai sopralluoghi effettuati nelle scuole cittadine dai tecnici della Protezione civile.

Al di là dell’inaccettabile e incomprensibile censura messa in atto da Comune e Provincia, è chiaro che per come stanno le cose attualmente c’è il concreto rischio che la situazione si trascini ancora per lungo tempo. Basterebbe pensare, ad esempio, a quanto accaduto a Comunanza dove questa mattina dovevano riaprire le scuole. Ma la scossa di 4.8 di questa notte ha imposto un nuovo stop. Cosa che potrebbe tranquillamente verificarsi anche ad Ascoli, pensate cosa accadrebbe se, dopo aver compilato le schede Aedes di tutte le scuole, il giorno prima della presunta riapertura si verificasse una nuova scossa di una certa intensità (ipotesi purtroppo tutt’altro che peregrina visto che tutti gli esperti sono concordi nel sostenere che la sequenza sismica continuerà ancora per diverso tempo, con possibili scosse anche di magnitudo intorno a 5.0). Nuovi sopralluoghi, nuovi slittamenti, un vero e proprio caos improponibile.

E mentre Comune e Provincia sembrano in evidente difficoltà, dopo la scossa di 6.5 di domenica è nuovamente scattato l’allarme tra i genitori che già dopo il sisma di agosto avevano avanzato dubbi e richieste, solo parzialmente accolte dalle due amministrazioni. Ora, come abbiamo sottolineato già ieri, questo folto gruppo di genitori ha costituito il Comitato Scuole Sicure Ascoli Piceno che in breve tempo ha raggiunto quasi 1500 adesioni. Nella giornata di ieri un folto gruppo di loro si è incontrato per concertare le azioni e le proposte da portare avanti. Il punto di partenza è semplice e pienamente condivisibile.

Di fronte ad una situazione così delicata è perfettamente inutile continuare con il “balletto” delle verifiche per stabilire l’agibilità degli istituti scolastici cittadini, fondamentale è possedere o meno la certificazione antisismica. E allora, visto che in ballo c’è la sicurezza dei ragazzi (ma anche di tutto il personale scolastico), è arrivato il momento che Comune e Provincia rendano noto con estrema chiarezza quali sono gli istituti scolastici provvisti di tale certificazione e quali no. Il Comitato nella giornata di domani terrà una conferenza stampa per illustrare le proprie iniziative e le proprie proposte. Che in parte sono state anticipate.

Visti gli episodi sismici di rilevante entità degli ultimi giorni che hanno interessato il centro Italia – si legge in una nota di due giorni fa –  il Comitato Scuole Sicure Ascoli Piceno, chiede la possibilità di una continuità didattica in sicurezza mediante l’utilizzo di tendopoli e/o costruzioni di supporto antisismiche che permettano lo svolgersi sereno dell’attività didattica”.

Riteniamo opportuno che venga garantita la resistenza delle strutture che ospitano gli alunni di tutte le fasce d’età non limitandosi a specificare solo la loro agibilità – aggiungono i rappresentanti del Comitato – il procrastinare continuo della riapertura delle scuole insinua il dubbio che le stesse possano non essere agibili e mettere a rischio gli alunni e l’intero personale docente e non. Vogliamo avere, quindi, certezza che i nostri figli abbiano continuità didattica, (ad oggi messa in discussione), tranquillità nell’apprendere. Riteniamo che la soluzione più immediata e giusta sua la creazione di un’urbanizzazione con tende riscaldate o container in luoghi sicuri del capoluogo. Noi genitori saremmo tranquilli e le istruzioni avrebbero tutto il tempo per valutare e attuare tutte le misure di prevenzione per eventuali nuovi sciami sismici”.

Secondo quanto riportato da diversi quotidiani locali, gli esperti comunali escludono questa possibilità perché, al di là delle difficoltà di ottenere container o tende visto che Ascoli non è nell’area del cratere del terremoto, insormontabile sarebbe il problema di dover urbanizzare le eventuali aree prescelte per l’ubicazione delle strutture, con allacci di acqua, gas  ecc. Secondo questi “presunti” esperti i tempi sarebbero troppo lunghi.

E’ assolutamente inopportuno commentare e discutere di indiscrezioni, sarebbe invece importante che si esprimesse ufficialmente l’amministrazione comunale (e anche l’amministrazione provinciale). Che, però, nel caso in cui decida di farlo, oltre a rendere noti quali sarebbero i motivi che impediscono una simile soluzione, dovrebbe anche spiegare perché ad agosto, quando c’era tutto il tempo necessario per organizzare al meglio l’anno scolastico, ha preferito mostrare i muscoli. Ricordiamo tutti i ripetuti proclami a base di “va tutto bene, non ci sono problemi” ripetuti per settimane, ricordiamo anche i commenti in alcuni ironici e sarcastici di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale di fronte ai dubbi e alle richieste di numerosi genitori. E ora che i fatti hanno dimostrato inequivocabilmente che quelle preoccupazioni, quelle richieste erano assolutamente fondate e pertinenti, non è possibile cavarsela trincerandosi dietro ai presunti “tempi lunghi”. In pratica sarebbe come ammettere di aver agito allora, nonostante le sollecitazioni di tanti, con  imbarazzante superficialità.

Anche perché proprio oggi il ministro della pubblica istruzione Stefania Giannini ha ribadito ciò che, in realtà, già aveva sottolineato a settembre, dopo la prima scossa del 24 agosto. Cioè che sono disponibili container e strutture simili per chi ne ha realmente bisogno. E quel “realmente” dovrebbe significare che non è fondamentale far parte o meno del cosiddetto cratere (i cui confini, per altro, inevitabilmente dopo le recenti scosse dovranno essere ridisegnati). In ogni caso ora è fondamentale che Comune e Provincia dicano una volta per tutte  se davvero si vuole andare avanti così,  con sopralluoghi continui, dopo ogni scossa “importante”, per ottenere di volta in volta l’agibilità (che, come visto, non è certo sinonimo di sicurezza).

E se davvero questa, come sembrerebbe al momento, è l’unica strada percorribile, allora è fondamentale che sindaco e assessore per il Comune e presidente e assessore per la Provincia si assumano la responsabilità, di fronte ai genitori e a tutto il personale scolastico, di assicurare che davvero non ci sono rischi. In caso contrario sarà chiaro a tutti quale sia la reale situazione…

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