Incubo terremoto, proposta shock per le scuole


Mentre continuano le verifiche nelle scuole in vista della riapertura prevista per lunedì 7 novembre, il Comitato Scuole Sicure chiede “l’utilizzo di tendopoli e/o costruzioni di supporto antisismiche che permettano lo svolgersi sereno dell’attività didattica”

Le violente scosse del 26 e del 28 ottobre ci hanno fatto tornare indietro di 2 mesi, al punto di partenza, sotto tanti punti di vista. A partire dal problema relativo alla sicurezza delle scuole che ovviamente sta particolarmente a cuore a migliaia di genitori. La situazione 2 mesi dopo è, se possibile, ancora più complessa e delicata. Infatti se da un lato le scosse dei giorni scorsi hanno riproposto con forza il problema sicurezza con tutte le sue implicazioni, dall’altro c’è il non meno fondamentale andamento dell’anno scolastico che ha già subito importanti ritardi e che, di questo passo, rischia di essere se non compromesso quanto meno pesantemente condizionato.

Le scuole cittadine sono chiuse da giovedì 27 ottobre e, fatti i debiti scongiuri, riapriranno solo lunedì 7 novembre. Sono in corso gli ennesimi sopralluoghi che, da quanto filtra, avrebbero fatto emergere qualche nuovo problema (soprattutto in un alcuni istituti comprensivi), qualche nuovo intervento da effettuare (in alcuni istituti superiore) ma nel complesso, salvo sorprese, tutti gli edifici scolastici cittadini dovrebbero essere nuovamente dichiarati agibili. Genitori, studenti, insegnanti e tutto il personale scolastico possono quindi stare completamente tranquilli? Assolutamente no, purtroppo, perché il discorso è molto più complesso.

Come ha ammesso lo stesso sindaco Castelli a settembre, dopo i sopralluoghi successivi al 24 agosto, una cosa è la semplice constatazione di agibilità (cioè il fatto che, al momento, l’edificio non è lesionato in maniera tale da essere a rischio), altra cosa è, invece, la certificazione anti sismica (che, appunto, certifica che l’edificio è sicuro anche in caso di forte terremoto).

Un esempio concreto, in tal senso, viene dalla provincia di Macerata dove il terremoto di domenica scorsa ha fatto crollare due scuole, una a Muccia l’altra a Fiastra, che pure appena due giorni prima (dopo le due scosse del 28 ottobre) erano state dichiarate agibili. Significativo, poi, anche l’esempio di Sulmona dove,  dopo il 24 agosto,  il sindaco aveva deciso comunque di chiudere per sicurezza alcune scuole che, pur essendo risultate agibili, erano  state considerate simicamente vulnerabili proprio perché sprovviste di certificazione anti sismica.

Tornando alle scuole cittadine, in altre parole l’attuale agibilità non vuol dire comunque che siano sicure al 100%, soprattutto in caso di terremoto molto forte. Inevitabile, quindi, chiedersi quante scuole cittadine (asili, elementari, medie e superiori) hanno la certificazione anti sismica. Domanda a cui ancora l’amministrazione comunale non ha fornito risposta anche se c’è da pensare che siano in grande maggioranza quelle che ne sono sprovviste. Come abbiamo sostenuto subito dopo la violenta scossa di domenica scorsa, non è questo il momento di alimentare polemiche ma, piuttosto, di cercare soluzioni.

Ma, passata l’emergenza, sarebbe opportuno che sindaco e assessori spiegassero perché non è stata data attuazione agli interventi sulla vulnerabilità delle scuole cittadine inseriti già nel piano opere pubbliche del 2012-2014 che prevedevano nel complesso un investimento di circa 4 milioni di euro da realizzare in quel triennio. Un intervento molto importante, perché riguardava la sicurezza delle scuole cittadine in base al Protocollo d’intesa  Stato-autonomie locali n. 7 del 28 gennaio 2009finalizzato a prevenire e fronteggiare l’insorgere di avvenimenti pericolosi per l’incolumità degli alunni e del personale scolastico mediante l’individuazione delle situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di impianti ed elementi di carattere non strutturale”, che però è stato attuato solo in minima parte, rimandando la maggior parte degli interventi ai prossimi anni (questo, naturalmente, prima che iniziasse l’incubo terremoto).

Altro problema, non meno importante , è quello relativo alla  reazione che si potrebbe avere nelle scuole nel caso si verifichi una scossa di discreta entità durante l’orario scolastico. Quanti istituti sono pronti ad affrontare una simile evenienza?  Soprattutto, quanti istituti cittadini hanno un piano emergenza, un piano evacuazione efficiente e collaudato per  far fronte all’eventuale scossa? Occorre ricordare che il piano emergenza della scuola dovrebbe essere un documento ben dettagliato che prenda in considerazione minuziosamente tutti gli aspetti legati all’emergenza stessa.

Tra le altre cose il piano deve  nominare una squadra evacuazione (e anche una squadra pronto soccorso) all’interno della quale devono essere individuati un coordinatore dell’emergenza, un responsabile area di raccolto, un responsabilità chiamata di soccorso, un responsabile evacuazione classe, un responsabile di piano.  Deve, poi, essere indicato il sistema di comunicazione delle emergenze (avvisi con campanella, a mezzo altoparlante, comunicazioni telefoniche), devono essere indicate le aree di raccolta. Ovviamente fondamentale, per un adeguato piano di emergenza, sono la comunicazione rivolta a studenti e personale scolastico (che dovrebbero essere pienamente a conoscenza di tutto quanto previsto nel piano stesso), l’addestramento dei responsabili e le esercitazioni periodiche. Quanti istituti scolastici cittadini sono pronti sotto questo punto di vista? Da quanto ci risulta e da quanto rivelano studenti e personale scolastico bisognerebbe dire ben poche.

sicurezza-scuolaPer quanto riguarda la comunicazione, poi, basta farsi un giro tra i siti ufficiali delle scuole ascolane per scoprire che le informazioni in proposito latitano, praticamente quasi nessuna delle scuole superiori ha messo in rete il piano emergenza e situazione simile si ha nelle scuole elementari e medie. Emblematico, a tal proposito, il caso dell’Isc Ascoli Centro – D’Azeglio che alla pagina sicurezza non ha ancora inserito alcuna informazione (vedi foto a sinistra). Allora in un simile contesto è davvero difficile pensare di far ripartire l’attività scolastica senza procurare grande apprensione tra tutti gli operatori scolastici, gli studenti e i genitori. Al tempo stesso, però, come anticipato ulteriori ritardi e slittamenti rischierebbero di compromettere seriamente il regolare svolgimento dell’anno scolastico. E allora come bisogna fare?

Una proposta, sicuramente “rivoluzionaria” e provocatoria, arriva dal “Comitato Scuole Sicure Ascoli Piceno”, un gruppo che si è spontaneamente formato attraverso facebook e che in poche ore ha raggiunto oltre 600 iscritti. “Visti gli episodi sismici di rilevante entità degli ultimi giorni che hanno interessato il centro Italia – si legge in una nota –  il Comitato Scuole Sicure Ascoli Piceno, chiede la possibilità di una continuità didattica in sicurezza mediante l’utilizzo di tendopoli e/o costruzioni di supporto antisismiche che permettano lo svolgersi sereno dell’attività didattica. Il ritorno alla quotidianità è il primo obiettivo da perseguire e bambini e ragazzi sono coloro che necessitano di vivere nel modo più tranquillo possibile in questo periodo traumatico e drammatico. Confidiamo nella Vostra comprensione e in un tempestivo intervento”.

Chiariamo non siamo genitori in preda al panico – spiegano poi alcuni rappresentanti del comitato –  siamo genitori che vogliono una scuola sicura e se per sicuro ora s’intende una tenda o un prefabbricato ben venga. Non possiamo sapere quanto tempo ancora andrà avanti questa situazione, certo è che anche chi deve svolgere lavori per la messa in sicurezza o verificare la sicurezza di una struttura deve farlo in tranquillità senza doversi affannare perché le scuole devono riaprire in 48 ore. Vogliamo che i nostri ragazzi tornino a scuola il prima possibile. Vogliamo essere sicuri che nessuna scossa potrà portarceli via!”.

Naturalmente non c’è molto tempo prima del previsto rientro nelle scuole e, quindi, i genitori del Comitato si stanno mobilitando per dare corpo e sostanza alla loro proposta. Nel pomeriggio odierno (alle 15) è previsto un incontro nel parcheggio davanti al centro commerciale Oasi per definire le immediate iniziative che dovrebbero contemplare anche l’indizione di una conferenza stampa. “Per avere un quadro della situazione di ogni scuola – afferma uno dei componenti del comitato – occorre avere: certificato di agibilità, certificazione antisismica, piano di valutazione dei rischi. Va inoltre valutata anche la pericolosità di un’evacuazione in emergenza, dopo questo stress che dura ormai da due mesi. Chi si assume la responsabilità di rimandarli a scuola?”.

Certo la loro proposta appare provocatoria e difficilmente ricevibile da parte dell’amministrazione comunale, ma le loro motivazioni sono assolutamente condivisibili e molto pertinenti. Sindaco e assessori (ma anche il presidente della Provincia e l’assessore provinciale per quanto concerne le scuole superiori) si assumeranno una bella responsabilità nel rimandare a scuola, da lunedì prossimo, gli studenti ascolani in istituti che sono si agibili ma, in gran parte, sprovvisti di certificazione anti sismica (quindi potenzialmente a rischio).

Polemiche a parte, questa dovrà ora essere la priorità dell’amministrazione comunale e per quella provinciale per i prossimi mesi, senza se e senza ma, se necessario tutti gli investimenti dovranno essere concentrati sulla sicurezza delle scuole. Ciò che, invece, si può e si deve fare da subito è di fare in modo che tutti gli istituti scolastici cittadini siano pronti ad affrontare un’eventuale emergenza, se necessario i primi giorni dopo il rientro a scuola dovranno essere dedicati principalmente a questo.

Quanto è accaduto da agosto fino ad ora rende necessario un deciso cambio di passo e rende inaccettabile continuare ad agire con superficialità e pressapochismo come, purtroppo, è stato fatto fino ad ora. C’è in ballo la sicurezza dei nostri figli che hanno il diritto di andare a scuola senza dover convivere con la paura e la sensazione di essere esposti ad un grave rischio.

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