Eruzioni, tsunami e nuovi terremoti, rispuntano le “bufale” sul web


Ancora una volta dopo il terremoto il web viene invaso da “bufale” che contribuiscono a diffondere ulteriore panico tra le persone già scosse dagli eventi sismici. Come quelle sulle prossime eruzioni dei vulcani Marsili (sottomarino) e Vesuvio, con conseguenti catastrofi provocate da tsunami e terremoto di “incalcolabile entità”

Puntuali, immancabili, fastidiose come le scosse di assestamento che si susseguono da mercoledì sera, sono arrivate le bufale post terremoto che invadono il web e contribuiscono a diffondere ulteriormente il panico tra le persone già scosse dagli eventi sismici. E non serve a frenare questa “disgraziata” moda neppure il fatto che sono passati appena 2 mesi dall’ultimo terremoto e che, quindi, quelle stesse “bufale” sono state ampiamente pubblicate già dopo il 24 agosto. E’ risaputo, però, che gli italiani hanno troppo spesso “memoria corta” e, tra l’altro, in una situazione simile di smarrimento sono pronti a “bersi”qualsiasi sciocchezza, anche se già proposta e indiscutibilmente smentita appena 2 mesi fa.

Non staremo qui a ripetere cose già scritte dopo il 24 agosto in merito a improponibili teorie sulle trivellazioni o sui gas che provocano simili terremoti, o sulla “stupidaggine” della magnitudo abbassata per evitare risarcimenti, meno che mai per confutare l’idiozia sui palazzi fatti costruire da Mussolini e sui tempi record della ricostruzione all’epoca del fascismo. Piuttosto questa volta ci preme soffermarci su due notizie che vengono ciclicamente riproposte dopo ogni terremoto (era già accaduto dopo quello in Emilia Romagna e dopo quello di 2 mesi fa) che hanno una minima parte di verità di base ma che, poi, vengono gonfiate e trasformate in autentiche bufale. Parliamo delle  previsioni catastrofiche su un prossimo distruttivo tsunami, provocato dal risveglio del vulcano sottomarino Marsili e sull’imminente eruzione del Vesuvio, con conseguente terremoto di incalcolabile entità.

Partiamo dal vulcano Marsili, ieri (giovedì 27 ottobre) alcuni siti online (come rete news 24) hanno nuovamente riproposto la notizia, poi diventata in breve virale sui social, dell’imminente risveglio del vulcano sottomarino Marsili (uno dei più grandi del Mediterraneo), con il conseguente terrificante tsunami che, secondo i geologi, è “in grado di investire Campania, Calabria e Sicilia, provocando danni inimmaginabili e centinaia di morti”. “Il famoso vulcano – si legge in un articolo sempre uguale da 4 anni a questa parte – è tornato a far parlare di sé dopo che qualche settimana fa è stata registrata una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 con epicentro vicino alle coste della Calabria”.

Il Marsili è un vulcano attivo che sta nel mare – si legge ancora nell’articolo – il pericolo di una esondazione è reale. Il vulcano c’è e non è spento. Siamo a rischio” ha spiegato il professor Francesco Dramis, esperto di geomorfologia e professore all’università di Roma Tre, convinto che le coste di Campania, Calabria e Sicilia siano in pericolo ora che il gigante Marsili sembra deciso a risvegliarsi. “La sua natura esplosiva” ha proseguito il professore “e le sue dimensioni potrebbero provocare uno tsunami che colpirebbe in meno di 30 minuti Campania, Calabria e Sicilia”. Della stessa idea il Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli e l’Ingv, secondo cui una eruzione violenta del Marsili non lascerebbe scampo alle tre regioni che verrebbero travolte dal maremoto in brevissimo tempo”.

Ed il riferimento all’Ingv inevitabilmente contribuisce a dare maggiore credibilità ad una notizia che, come detto, parte da un minimo presupposto reale per poi trasformarsi in un’autentica “bufala”. Perché se è vero che il vulcano sottomarino Marsili esiste ed è attivo tuttavia non c’è alcun pericolo di eruzione e tanto meno di conseguente tsunami. E, a differenza di quanto riportato in quell’articolo, non è affatto vero che  è della stessa idea l’Ingv, anzi. “I dati a nostra disposizione non consentono di fornire stime quantitative, ma alcune considerazioni preliminari possono essere fatte. Il collasso laterale di vulcani sottomarini è un fenomeno conosciuto da tempo e, qualora si verifichi, non è detto che produca tsunami. Questi ultimi sono generalmente associati a terremoti e/o frane di isole vulcaniche o di settori della scarpata continentale” si legge infatti sul sito dell’Ingv.

Che, a proposito del Marsili, scrive: “In caso di eruzione sottomarina a profondità di 500-1000 metri sul Marsili, l’unico segno in superficie sarebbe l’acqua che bolle legata al degassamento e galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione per alcune settimane (come accadde per l’eruzione del 10 ottobre 2011 al largo dell’isola di El Hierro alle Canarie). Il rischio associato a possibili eruzioni sottomarine è quindi estremamente basso, e un’eruzione a profondità maggiore di 500 metri comporterebbe probabilmente soltanto una deviazione temporanea delle rotte navali. Nel record storico e geologico degli tsunami che hanno interessato le coste tirreniche non vi sono evidenze di onde anomale ricollegabili a collassi laterali del Marsili. Non è però detto che nel futuro questi non si possano verificare, e quindi una valutazione della stabilità del Marsili deve essere fatta raccogliendo più dati, così come più dati sono necessari relativamente all’attività sismica e deformativa del vulcano sommerso”.

Sistemato (si spera definitivamente) il Marsili, passiamo all’altra notizia che puntualmente spunta fuori dopo ogni terremoto, cioè quella che sarebbe imminente un’eruzione del Vesuvio con conseguente terremoto di portata incalcolabile, con una vera e propria strage. “Gli esperti ci avvisano: “E’ previsto un altro terremoto di potenza incalcolabile, dobbiamo tenerci pronti, siamo in pericolo” riportava un sito web (Tg5Stelle.it) i primi di settembre. All’interno dell’articolo dell’articolo viene citato uno dei massimi esperti di terremoti, il giapponese Nakada Setsuya, vulcanologo e docente di geologia presso la Tokyo University, avrebbe detto, “in un sit-in  mondiale svoltosi nei giorni scorsi  in Campania, che a breve ci sarebbe stata una “devastante eruzione del Vesuvio, di sicuro entro il prossimo mese”.

Ovviamente anche questa volta, addirittura poche ore dopo il terremoto, la notizia è subito riapparsa e condivisa da centinaia di persone sui social. Anche in questo caso una parte di verità c’è ma l’allarmismo e le previsioni catastrofiche sono assolutamente inventate. Innanzitutto va detto che, in realtà, la notizia è di 3 anni fa e quindi già il riferimento temporale (“entro il prossimo mese”) si può di re che è sbagliato. Però la verità è che Setsuya ha si parlato del Vesuvio ma in termini decisamente differenti. Lo ha fatto nel settembre 2013 ad Ascea (Sa) nell’ambito della XII Conferenza mondiale dei geoparchi. Quindi non si trattava ovviamente di un “sit-in”, che è una forma di protesta, ma di una conferenza di esperti.

In quell’occasione il vulcanologo ha semplicemente affermato ciò che in realtà è ampiamente risaputo, cioè che il Vesuvio prima o poi erutterà di nuovo ed ha sollecitato gli italiani a prepararsi, a discuterne e a dotarsi di un piano “per gestire la situazione”. Non si sa quando, ma è sicuro che avverrà. Il problema è che da quando si avranno i primi segnali (come sbuffi del vulcano o rigonfiamenti del terreno) si potrebbero avere a disposizione poche ore prima che il disastro avvenga. Si potrebbe, per altro, aggiungere, che il problema è che in questi decenni intorno al Vesuvio (e peggio ancora intorno ai campi flegrei) si è permesso (o si è tollerato) di costruire di tutto. E’ quindi necessario avere un buon piano di fuga che permetta di avvisare le popolazioni per tempo e consentire loro di mettersi in salvo nel più breve tempo possibile. Ed i rischi che non si faccia in tempo sono concreti.

Ma, come riferisce Paolo Papale dell’Ingv, “il Vesuvio non lancia al momento segnali che lascino pensare ad una imminente eruzione”. Setsuya, però, non ha mai parlato di conseguente terremoto di incalcolabile entità, gli stessi tecnici dell’Ingv confermano che, nel caso, non è ipotizzabile che ciò avvenga, anche se non si possono escludere possibili eventi sismici connessi all’attività vulcanica. Quindi anche in questo caso siamo di fronte ad una parziale bufala e ad un inutile allarmismo che contribuisce solo a creare ulteriore panico in un momento nel quale, nel post terremoto, la tensione e la paura è già largamente diffusa.

Perciò è importante ribadire quale sia la reale situazione e la verità sulla situazione del Marsili e del Vesuvio. Consapevoli, però, che tanto al prossimo evento simile (ovviamente si spera il più tardi possibile) queste notizie spunteranno nuovamente fuori e raccoglieranno ancora una volta grande credito

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