Caos rifiuti e disastro differenziata, sindaco “spalle al muro”


A vuoto il tentativo di spostare l’attenzione su altre vicende, Legambiente e la Provincia riportano al centro del dibattito la disastrosa percentuale di differenziata del Comune e le responsabilità del sindaco. Che, a differenza di D’Erasmo, non risponde alle 10 domande poste dal presidente della Provincia

Contropiede vincente e gol a porta vuota per il presidente D’Erasmo. O, forse, restando in ambito calcistico, sarebbe più corretto dire che sul tema rifiuti il sindaco Castelli ha messo a segno un clamoroso autogol. Un Comune che è fanalino di coda della provincia e della regione per raccolta differenziata, che negli ultimi 15 anni ha collezionato fallimenti e aumenti di tasse in serie, che, quale che siano le eventuali responsabilità della Provincia sulla gestione dello smaltimento dei rifiuti, ha comunque commesso gravi errori e ha gravi responsabilità sull’attuale situazione dello smaltimento stesso e delle discariche, avrebbe dovuto tacere il più possibile, evitando di alimentare polemiche che inevitabilmente finiscono per travolgere l’amministrazione comunale stessa.

Invece il sindaco Castelli, vestiti i panni del novello Don Chisciotte, si è voluto lanciare “lancia in resta” contro i mulini a vento, finendo inevitabilmente per subirne le conseguenze. Forse, sfruttando la sua nota abilità comunicativa, il primo cittadino si era per un attimo illuso di aver messo spalle al muro, in questa stucchevole polemica a distanza, il suo avversario con una conferenza stampa spettacolo, con tanto di slides e, colpo di scena finale, le 10 domande (imitando la famosa provocazione di Repubblica nel 2009 rivolta all’allora premier Silvio Berlusconi) al presidente della Provincia D’Erasmo. Che, però, a differenza di Berlusconi nel 2009 (che perferì non rispondere) ha fatto trascorrere meno di 24 ore per rispondere nel dettaglio, mettendo spalle al muro Castelli, proponendogli a sua volta 10 domande alle quali, però, il primo cittadino ascolano si è guardato bene dal rispondere (quando già sono passati tre giorni), dimostrando di essere chiaramente in difficoltà.

Anche perché poche ore dopo l’affondo della Provincia è arrivato anche quello di Legambiente che, pur senza nominarlo, chiama in causa direttamente il Comune di Ascoli. “Il tempo dell’attesa è passato – si legge in un lungo comunicato stampa – al centro ci siano gli interessi dei cittadini e del territorio. Il Piceno appare oggi un territorio duramente provato dal punto di vista ambientale, sul quale gravano numerose discariche, la maggior parte esaurite, che necessitano di essere urgentemente bonificate prima che il danno ambientale in atto diventi irreparabile, con gravissime conseguenze per tutto il territorio provinciale. Ciononostante la discussione di questi giorni appare ancorata alla questione discariche, come se questa fosse la soluzione del problema rifiuti, e ai cavilli legali che attardano l’avvio di un percorso che ormai è inevitabile, oltre ad essere l’unica via da perseguire per gestire i rifiuti correttamente e in maniera utile per cittadini e territorio. Un percorso fatto di raccolta differenziata spinta e di prevenzione dei rifiuti, per arrivare alle proposte dell’economia circolare e a quella di rifiuti zero”.

E qui arrivano i problemi visto che, come scrive anche Legambiente “secondo i dati ad oggi  disponibili, anche nel 2015 la Provincia di Ascoli Piceno frena il dato regionale con un livello di raccolta differenziata intorno al 57,3%, certamente migliore del 2014 ma molto lontano dalla Provincia di Macerata, che vanta un tasso del 74,35%”. E sappiamo benissimo tutti che a penalizzare il dato provinciale è soprattutto, anzi esclusivamente, proprio il Comune di Ascoli con il suo imbarazzante 44%. E come sanno bene i cittadini ascolani da anni “i Comuni che non raggiungono il 65% di raccolta differenziata pagano l’addizionale del 20% sul tributo previsto. Solo la spinta decisiva sulla raccolta differenziata permette di fare il successivo passaggio fondamentale, quello del passaggio da tassa a tariffa che premia i cittadini più corretti”.

Ben più deciso e diretto l’affondo del presidente della Provincia che, innanzitutto, ricorda al sindaco che i 32 sindaci della provincia non vogliono accollarsi l’onere di spendere 8 milioni per la ricopertura della 4^ e 5^ vasca  di Relluce, con il relativo consolidamento delle vasche in frana, perché ritengono che tale intervento sia “a carico di chi ha incassato il corrispettivo da parte dei Comuni e dei cittadini negli anni passati, ossia Ascoli Servizi Comunali e il Comune di Ascoli. Ricordo a Castelli che il Comune di San Benedetto e quello di Grottammare pagano da anni la gestione “post mortem” delle discariche sul loro territorio sulla base delle risorse incassate quando i siti erano in esercizio. Dopo aver ribadito di essersi insediato quando i volumi della discarica erano esauriti e, quindi, di aver ereditato l’emergenza rifiuti da una “gestione pregressa disastrosa”, D’Erasmo pone al sindaco 10 domande “di cui i cittadini sarebbero interessati a conoscere la risposta:

1- Perché Castelli e Celani non hanno fatto il Piano d’Ambito consentendo di programmare le scelte per la gestione dei rifiuti?  2- Perché Castelli e Celani, nonostante l’obbligo di legge, non hanno mai costituito l’Ata rifiuti? 3- Perche il sindaco Castelli nel nuovo PRG ha dato l’ok alla previsione dell’ampliamento della discarica Geta, soluzione da lui tanto avversata?  4- Perché il sindaco Castelli ha stralciato dal PRG la previsione di ampliamento della discarica di Relluce, se la ritiene la panacea di tutti i mali? 5- Perché Ascoli Servizi Comunali e il Comune di Ascoli hanno acquistato un terreno per oltre 850 mila euro al fine di realizzare la sesta vasca di Relluce quando tutti gli enti hanno espresso parere negativo sul progetto? 6- Perché il Comune di Ascoli non ha pensato ad utilizzare per il terreno le procedure di espropriazione di pubblica utilità?  7- Perché si sono spese somme onerose per l’acquisto di quel terreno, anziché utilizzare tali risorse per la raccolta differenziata? 8- Perché il sindaco Castelli non ha ancora provveduto a mettere in sicurezza l’ex discarica Ipgi? 9- Perché il sindaco Castelli non ha pagato all’Ata 2,5 milioni di euro per il servizio di smaltimento rifiuti? 10- Perché il Comune capoluogo presenta ancora una raccolta differenziata poco sopra al 40%?

Dal sindaco, però, dopo tre giorni non sono arrivate risposte. Un grave errore perché più di D’Erasmo sono i cittadini ad avere il diritto di sapere come stanno realmente le cose su determinate vicende. C’è quindi da augurarsi che il primo cittadino abbia il coraggio di rispondere seriamente nel merito, così come c’è da sperare che finalmente la sua amministrazione comunale si decida a fare meno chiacchiere e più fatti concreti per quanto riguarda la raccolta differenziata.

Comunque siano andate le cose con le discariche al centro dello scontro con la Provincia, la ridicola percentuale di raccolta differenziata, e il conseguente continuo aumento della tassa rifiuti (tari) a carico dei cittadini ascolani, è esclusivamente responsabilità delle scelte fallimentare negli ultimi 15 anni dell’amministrazione comunale. Che, nel caos più completo, è arrivata al punto quest’anno di far pagare agli ascolani un ulteriore aumento della tari per un servizio che non c’è, che l’amministrazione stessa non è stata in grado di far partire e che, nella migliore delle ipotesi, prenderà il via solo il prossimo anno.

Allora di fronte ad un simile sfacelo sarebbe molto più opportuno mettersi “testa bassa” a lavorare per cercare di recuperare il tempo perduto e di far fronte ai danni commessi in questi anni, invece di perdersi in sterili ed inutili polemiche con la Provincia. Che, inevitabile il sospetto, sembra servano soprattutto per sviare l’attenzione dal vero problema (la disastrosa percentuale di differenziata) e dalle gravi responsabilità di chi ha provocato questi risultati.

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