ll tritacarne dei “mediocri di internet” si abbatte anche su Bebe Vio


Ignobili insulti, battute vergognosamente sarcastiche e allusive, una serie interminabile di cattiverie, odio e rabbia “vomitati” addosso all’oro alle paralimpiadi Bebe Vio, colpevole di aver accettato con entusiasmo di far parte della delegazione italiana guidata dal premier Renzi in visita di Stato da Obama

Ma ci sarà mai un limite alla vergogna, all’ignoranza, alla violenza verbale inutile e gratuita, alla guerra perenne contro tutto e tutti, nella quale chiunque sta dall’altra parte merita ogni genere di insulto, in questo sempre più isterico e rancoroso paese? A giudicare dai quintali di “letame” (impossibile definirlo in altra modo) raccolto in questi due giorni sui social, in occasione della visita e della conseguente cena di Stato a Washington (la quattordicesima e ultima per l’amministrazione Obama) della delegazione italiana guidata dal premier Renzi, evidentemente no, non c’è speranza.

Se non l’avessimo già pensato e scritto più volte negli ultimi mesi, saremmo tentati di dire che si è davvero toccato il punto più basso ma temiamo che ben presto verremo smentiti. Anche se probabilmente sarà perfettamente inutile, sarebbe troppo pretendere che certe “zucche vuote” possano capire, chiariamo subito che non si tratta di essere a favore o contro il presidente del Consiglio né di stare a discutere se è “normale” che anche una semplice situazione istituzionale come questa finisca per trasformarsi nell’ennesimo motivo per scatenare una guerra tra le opposte fazioni.

Certo non possiamo fare a meno di sottolineare che in qualsiasi paese civile un simile appuntamento, il fatto di essere protagonisti dell’ultimo incontro ufficiale del presidente degli Stati Uniti Obama, sarebbe accolto comunque con soddisfazione, con un pizzico d’orgoglio.  Così come dovrebbe riempire d’orgoglio la presenza nella delegazione sbarcata a Washington di alcune “eccellenze” del nostro paese: i premi Oscar Paolo Sorrentino e Roberto Benigni, lo stilista apprezzato e invidiato in tutto il mondo Giorgio Armani, la direttrice del Cern (l’organizzazione europea per la ricerca nucleare) Fabiola Gianotti, la curatrice del dipartimento design del Moma  (Museo di arte moderna di New York) Paola Antonelli, la sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone e la medaglia d’oro alle paralimpiadi Beatrice (Bebe) Vio.

Ma pensare che ciò possa accadere in un paese sopraffatto dai rancori e in preda  ad un sempre più aspro ed estremizzato scontro ideologico, dove sembra essere definitivamente scomparsa qualsiasi parvenza di sentire comune, sarebbe irrealistico. E’ giusto sottolineare che la situazione sarebbe identica se il presidente del Consiglio fosse un leghista, un grillino, un esponente della destra o di Forza Italia.

In un simile contesto ormai siamo abituati a considerare fisiologiche le “sparate” e la pioggia di critiche sui social (ma anche su alcuni organi di informazione) che si sono  scatenati già solo per la visita di Stato stessa (chissà, magari per qualcuno era più giusto declinare la visita e dire no grazie…). Così come erano sin troppo facili da prevedere i commenti sarcastici sui personaggi che fanno parte della delegazione (ovviamente Benigni su tutti), figuriamoci se ultras accecati e rabbiosi possono minimamente pensare che possa esistere una differenza tra ruolo istituzionale e appoggio alle politiche del presidente del Consiglio.

Per la maggior parte di loro chi è a Washington con la delegazione italiana è chiaramente un sostenitore di Renzi, non si pensa che magari possa semplicemente rappresentare il nostro paese. Pazienza, ad un simile basso livello di discussioni siamo ormai ampiamente abituati (da parte di tutte le fazioni, nessuna esclusa). Ma gli ignobili insulti, le battute vergognosamente sarcastiche e allusive alla sua condizione fisica, le cattiverie e tutto l’odio e la rabbia vomitati addosso a Bebe Vio, la diciannovenne oro alle paralimpidi (fioretto) di Rio, sono qualcosa di inaccettabile anche in un simile situazione di degrado culturale e sociale come quella che sta vivendo il nostro paese, non possono che essere definiti vomitevoli.

Siamo davvero alla “frutta” ,  qualcuno, nel commentare questa vergogna, li ha chiamati i “mediocri” di internet, ma forse sarebbe più corretto definirli “le zucche vuote” di internet, che ormai hanno perso ogni senso della ragione e che negli altri vedono solo compagni di lotta o avversari da abbattere in ogni modo, non più semplici persone. Anche di fronte ad una ragazza di 19 anni che, nella sfortuna che le è capitata, non ha perso la forza di reagire, di lottare e, soprattutto, la voglia di vivere.

Per chi ancora non la conosce a fondo, Beatrice Maria Vio, detta Bebe, è una ragazza diciannovenne che all’età di 11 anni, dopo essere stata colpita da una forma di meningite acuta, ha subito l’amputazione delle gambe e delle braccia. Una terribile disgrazia che non ha spento la sua voglia di vivere e, soprattutto, il suo straordinario e contagioso sorriso. Bebe sin dall’età di 5 anni praticava la scherma, la sua passione. Un mese dopo l’intervento di amputazione degli arti era già tornata a scuola, sottoponendosi quasi immediatamente a riabilitazione motoria e fisioterapia.

Un anno dopo l’insorgenza della malattia Bebe riprese l’attività sportiva anche agonistica, grazie ad una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto. Testimonial della scherma su sedia a rotelle e dello sport paralimpico, negli anni ha conquistato diversi titoli, dagli europei ai mondiali. Quest’anno, poi, ha coronato il suo sogno, conquistando l’oro nel fioretto individuale (e bronzo di squadra) a Rio dove ha anche sfilato come portabandiera dell’Italia nella cerimonia di chiusura della Paralimpiade. Insieme alla sua famiglia ha fondato un Onlus di sostegno all’integrazione sociale tramite la pratica sportiva di quei bambini che abbiano subìto amputazioni.

Le sua solarità, la sua voglia di vivere, il suo spirito sempre positivo, ovviamente insieme alle sue imprese sportive, l’hanno portata al centro dell’attenzione. Al punto che Renzi ha pensato a lei come testimonial dello sport italiano nella visita di Stato da Obama. E come avrebbe potuto reagire una ragazza come Bebe di fronte ad una simile opportunità? Naturalmente con il suo solito contagioso entusiasmo, non preoccupandosi minimamente di nascondere (e non si vede per quale ragione avrebbe dovuto farlo) la sua felicità, la sua gioia.

Nei giorni che hanno preceduto la partenza, Bebe non stava nella pelle, non certo perché sia una fan o una sostenitrice “sfegatata” di Renzi (non ha mai nascosto di non essere interessata alla politica), semplicemente perché per lei quell’esperienza era una sorta di sogno. Così quando la nuova boss di Dior, Maria Grazia Chiuri, ha scelto per lei il vestito da indossare per la cena di gala alla Casa Bianca, ecco che Beatrice ha postato sui social la foto con quel vestito addosso e la sua espressione ovviamente raggiante.

E ieri su twitter, a poche ore dalla partenza, eccola pubblicare la foto con la valigia pronta con a fianco il commento “Vestiti, scarpe, accessori, gambe col tacco… ok la valigia è pronta, domattina si parte per Washington, non ci posso credere”. Ma in che altro modo avrebbe dovuto reagire una ragazza di 19 anni in una simile situazione? Per sua sfortuna poco dopo il presidente del Consiglio Renzi riprende quella foto e quella frase, commentando “Questa ragazza è semplicemente un mito. Dai Bebe, si parte!”.

Apriti cielo, per le “zucche vuote” di internet quel breve post del premier non è altro che la conferma che quella diciannovenne è dalla parte di Renzi. E allora fuoco a volontà, in un crescendo di “letame” che non tiene neppure conto del rispetto che, quanto meno, si dovrebbe ad una persona nella sua condizione. I più “sensibili” la definiscono una raccomandata,  l’accusano di mettere in scena delle autentiche pagliacciate, di essere una ragazzina viziata che si “sovraespone”, che fa troppo la “prezzomolina”, che quell’abito con cui si è fatta fotografare è “esagerato, inappropriato, inguardabile” (chissà cosa penserà la direttrice di Dior…).

Pian piano, però, il tono dei commenti sale (o forse sarebbe meglio dire scende e di tanto), con chi spiega che Bebe è preda di “un delirio narcisistico che forse vuole cercare di compensare un passato difficile”. Non manca chi incolpa i genitori che non l’hanno educata adeguatamente, addirittura qualcuno si spinge a criticarla sostenendo che “perché è disabile non le è concesso tutto” citando addirittura una canzone (ironica) degli Skiantos (“Calpesta il paralitico”). Dalla definizione di “fatina della disabilità” all’insulto vero e proprio il passo è, purtroppo, brevissimo.

Si parte con la tradizionale definizione di “puttana”,  poi è un vero e proprio delirio tra chi afferma che Bebe “è l’esempio palese di come la medicina ufficiale non curi un cavolo e al tempo stesso riesca a manipolare la visione della realtà delle persone, facendole credere miracolate dalla stessa”, chi l’accusa di essere oggi famosa grazie al fatto che è “mutilata” (come se la sua fosse stata una scelta…).

Il fondo si tocca nel commento di uno dei sostenitori di Salvini (guarda che sorpresa…) che non critica la visita di Stato né tutti gli altri aspetti della vicenda ma, semplicemente, contesta il fatto che, per lo sport, si sia puntato su un’atleta paralimpica e non su uno sportivo “nomale”. Ci sarebbe anche da aggiungere che qualcuno tira fuori, sempre con “stile”, il fatto che Bebe Vio a settembre ha posato al naturale, cioè senza le sue protesi, per la fotografa Anne Geddes per una campagna a favore della vaccinazione contro la meningite.

Ma sinceramente abbiamo ampiamente superato il livello di sopportazione o, riprendendo una famosa battuta del film “Men in black”, potremmo dire che il nostro “schifezzometro” quotidiano ha raggiunto il massimo. Di fronte a simile pochezza si resta davvero senza parole. Come abbiamo detto all’inizio non è Renzi e il suo governo in discussione, c’è una 19enne che ha vissuto quello che ha dovuto affrontare Bebe a cui si vuole togliere persino il diritto di esternare la propria felicità, la propria gioia per un’esperienza unica.

Senza troppi giri di parole, per noi lei resta un grande esempio per tenacia e voglia di vivere. E chi la critica e la insulta in questa maniera è un grande esempio di demenza incurabile che, purtroppo, potrebbe essere anche contagiosa e pericolosissima. Per chiudere riportiamo integralmente il commento postato dalla 19enne quando ha saputo che avrebbe fatto parte della delegazione italiana a Washington. Non ci illudiamo certo che possa far spuntare un barlume di ragione in certe “zucche vuote”. Ma  ci piace comunque chiudere trasmettendo tutta la gioia e tutta la spontanea innocenza di questa ragazza.

Quando ho ricevuto l’invito per la cena di Obama alla Casa Bianca ho pensato “sono su scherzi a parte”. Mi fa un po’ effetto leggere i nomi delle grande donne che accompagneranno il Premier Renzi e la moglie Agnese da Obama e io sono orgogliosa di essere con loro, di rappresentare lo sport italiano. E nient’altro, niente politica (non mi interessa), nessun partito, nessuna strumentalizzazione. Solo sport, olimpico e paralimpico, finalmente insieme. Ragazze preparatevi, andiamo a farli vedere chi siamo”.

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