L’insopportabile guerra a Greta e il crescente “odio generazionale” contro i giovani


La battaglia contro i cambiamenti climatici promossa da Greta e la mobilitazione di ragazze e ragazze provoca la violenta (nei toni) reazione di quella parte del paese che negli anni ha coltivato e cresciuto un sentimento di “odio generazionale” nei confronti dei giovani

E’ davvero buffo e paradossale vedere in questi giorni il terribile fastidio (per usare un eufemismo) che una parte dell’informazione e dell’opinione pubblica prova nei confronti di Greta Thunberg, la 16enne svedese con la sindrome di Asperger divenuta famosa per la sua lotta contro il cambiamento climatico, e dello sciopero generale in programma oggi venerdì 27 settembre (“Friday for future”) che coinvolge gli studenti di tutto il mondo (e in Italia sono in corso di svolgimento manifestazioni in 180 città).

Era accaduto già in occasione dello sciopero del marzo scorso, si è ripetuto con puntualità anche questa volta, con l’unico aspetto positivo di tutto ciò che almeno quegli organi di informazione e quei giornalisti per un po’ hanno mollato e deviato l’attenzione ossessiva che riservano al tema dei migranti (per loro l’unica emergenza reale di questo paese…) per concentrare il proprio interesse nei confronti di questa ragazza svedese.

Ironia a parte, il problema è che, come purtroppo accade sempre più di frequente, non lo fanno entrando nel merito, confutando legittimamente i contenuti della battaglia sui cambiamenti climatici ma, nella migliore delle ipotesi, paventando chissà quali ridicoli mega complotti, dilettandosi nel solito insulso giochino di ipotizzare chi muove le fila, chi c’è dietro a Greta. Nella peggiore delle ipotesi, invece, scendendo ai livelli più infimi con ignobili insulti personali e facendo una spregevole ironia sull’aspetto fisico della ragazza e sulla sua patologia (la sindrome di Asperger).

La cosa peggiore è che ormai siamo così abituati a questo genere di nefandezze che neppure ci provocano la necessaria indignazione, vengono archiviate con un pizzico di fastidio e nulla più. Invece bisognerebbe ribellarsi a questo indegno modo di fare, bisognerebbe pretendere di far cacciare a pedate tutti quei giornalisti e quegli opinionisti che in questi giorni, dagli schermi televisivi, hanno “vomitato” questo genere di insulti nei confronti di Greta. Perché la libertà di espressione non può essere confusa con la libertà di insultare.

E’ più che lecito e più che legittimo prendere posizione anche in maniera forte contro la battaglia che sta portando Greta, non dovrebbe esserlo, invece, ridursi semplicemente ad insultare quella ragazza.  “Gli asperger nella migliore delle ipotesi sono ritardati mentali. Nella peggiore fissati psicopatici”. “Sembra la bambina dell’Esorcista”. “E’ una racchia saccente che, per altro, porta sfiga”. “Sembra un manichino creato in vitro”. “Greta e gretini o sono bugiardi o sono assassini”.

Questo è il tenore delle affermazioni ascoltate in tv nei giorni scorsi da (pseudo) giornalisti e opinionisti del calibro di Feltri, Facci, Maglie, Battaglia, Fusaro, ecc. Uno schifo, una vergogna tipicamente italiana perpetrata da personaggi che ormai hanno fatto dell’insulto l’unica forma di contrapposizione nei confronti di chi, per un motivo o per un altro, non risulta gradito. Fanno, invece, sorridere coloro che da settimane si affannano a cercare di spiegare il grande complotto ordito da chissà chi che sarebbe dietro l’emersione della figura di Greta.

Naturalmente non potevano mancare degli “evergreen” come Soros o i soliti non meglio specificati poteri forti, né tanto meno la  puntuale “supercazzola” di Fusaro (“uno strumento in mano all’elite turbomondialista per spostare l’attenzione dal classismo globale all’ambiente inteso in modo superficiale”). E’ quanto meno singolare sentire irridere milioni di ragazzi e ragazzi, considerati degli sprovveduti che si sono lasciati irretire dalla campagna di Greta contro i cambiamenti climatici, da parte di chi (come Fusaro) in questi anni ha dato voce e ha sostenuto con convinzione ogni genere di pseudo “complotto intergalattico”, da quello sui vaccini a quello per la sostituzione della popolazione europea con i migranti.

Non solo Greta, però. Insieme a lei nel mirino sono finiti anche quelli che con sprezzo vengono definiti i “gretini”, cioè tutti quei ragazzi e quelle ragazze in Italia e nel resto del mondo che questo venerdì (come nella precedente manifestazioni) sono scesi in piazza condividendo questa battaglia. E’ davvero triste leggere quei commenti ironici e inaciditi di chi, con il passare degli anni, ha perso anche il ricordo di cosa significhi avere degli ideali, impegnarsi concretamente, con l’ingenua e genuina passione tipica di quell’età, per battaglie magari anche utopiche e probabilmente perse in partenza.

In altre parole, ha perso persino il ricordo di cosa significhi essere giovani. Adulti ormai vecchi, praticamente morti dentro, ingrigiti e inariditi al punto da far pensare che in realtà non sono mai stati giovani. Questo astio e questi toni così velenosi contro Greta e i “gretini”, al di là del legittimo diritto di non condividere quella battaglia, sono la conferma di quanto sia forte nel nostro paese quello che qualcuno ha definito “l’odio generazionale” verso i più giovani che pervade non solo un pezzo dell’establishment , ma anche una larga parte dell’opinione pubbliche.

Leggere quei commenti sprezzanti su quei ragazzi, chiedere a loro di cambiare per coerenza determinate abitudini, come se davvero il problema fossero i comportamenti individuali dei nostri sedicenni, è di una tristezza e di un pressapochismo francamente sconfortante. Ancora più deprimente è accusare Greta e quei ragazzi perché invece di scendere in piazza e mobilitarsi per il clima dovrebbero farlo magari per i bambini che muoiono di fame, che vivono nella più assoluta povertà (abbiamo letto persino un farneticante post nel quale vengono rinfacciati a Greta i 700 bambini morti in Grecia durante questo periodo di crisi…).

Per carità, purtroppo nulla di nuovo, è un film già ampiamente visto in questo paese (in genere nei confronti di chi si preoccupa di salvare le vite in mare…) e messo in scena da chi, non abbiamo dubbi, nella propria vita non ha mai fatto nulla per gli altri e, dalla comoda poltrona di casa, con una notevole dose di arroganza e di “faccia tosta” si sente in diritto di giudicare chi invece porta avanti le proprie battaglie di civiltà.

E’, infine, opportuno sottolineare anche l’incoerenza di chi da anni ripete con pedissequa puntualità i soliti “pippotti” sui giovani di oggi che non si interessano a nulla di concreto, che sono “frivoli” e superficiali, tutti presi nel loro mondo virtuale di social, iphone e cose simili, ma che poi sono subito pronti a scagliarsi contro di loro nel momento in cui fanno esattamente il contrario.

Dovrebbero fare pace con il proprio cervello, ammesso e non concesso che ne abbiano uno. Ironia della sorte, proprio nelle stesse ore in cui infuria questa insulsa guerra contro Greta e i ragazzi che condividono questa battaglia, un’altra notizia ha catturato la nostra attenzione. A Bari è stata riservata un’accoglienza da star a Giulia De Lellis,  con decine di ragazzi e ragazze che hanno fatto la fila per farsi autografare il suo libro “Le corna stanno bene su tutto”, con molti di loro che hanno dichiarato con orgoglio che quello era il primo libro che leggevano.

Lungi da noi la volontà di criminalizzare nessuno, sarebbe però molto più opportuno interrogarsi e riflettere su questo, preoccuparsi semmai per il fenomeno crescente di adolescenti che inondano i social con proprie foto in atteggiamenti e abbigliamento equivoci, piuttosto che prendersela così furiosamente con quei ragazzi che comunque provano ad impegnarsi e a portare avanti determinate battaglie (a prescindere dal fatto che poi si condividano o meno i contenuti di quelle stesse battaglie).

Per questo, per quanto ci riguarda, al di là delle tematiche della battaglia portata avanti da Greta e dai ragazzi che oggi sono scesi in piazza (che comunque riteniamo assolutamente condivisibile), non possiamo che sentirci idealmente vicini, a fianco di quei ragazzi. Sperando che poi, quando cresceranno, non si trasformino anche loro in una schiera di vecchi e ingrigiti adulti che, purtroppo, non ricordano più come erano molti anni prima…

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