Giallo al Filarmonici, “saltato” senza spiegazioni il veglione di Carnevale


Autorizzato dal sindaco, doveva svolgersi lunedì 4 marzo. “Sono state revocate tutte le feste previste al Filarmonici, sembra per motivi legati al problema di sicurezza” spiega l’ex assessore Aliberti che aveva scritto al ministero per bloccare il veglione a teatro

Alla fine il teatro Filarmonici si è salvato, almeno per ora, dallo “scempio”. Il temuto veglione di Carnevale che doveva svolgersi lunedì 4 marzo (con la benedizione del sindaco Castelli) non c’è stato. Il primo cittadino aveva dato il via libera allo svolgimento del veglione nello storico teatro riaperto da poco più di 6 mesi (dopo un’attesa di 18 anni), scatenando una lunga serie di polemiche e di discussioni, soprattutto sui social. Alimentate anche dalla scoperta che, non appena riaperto, il teatro ha già bisogno di un consistente intervento per la messa in sicurezza (circa 500 mila euro).

Inutili gli accorati appelli delle associazioni culturali locali, inutili le proteste di quanti, memori degli “scempi” del passato (quelli provocati da simili feste allo stesso Filarmonici e al Ventidio Basso), per il sindaco Castelli il veglione di Carnevale al Filarmonici si poteva tranquillamente fare. Tra l’altro nelle discussioni che ne erano scaturite sui social erano intervenuti anche alcuni membri dell’associazione “Il Carnevale di Ascoli” per spiegare, a grandi linee, come sarebbe stato organizzato, mentre qualcuno aveva anche sottolineato come in realtà già alcuni giorni prima al Filarmonici si era già svolta una festa privata (notizia che non è stata confermata ma neppure smentita).

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Poi il 15 febbraio scorso, a 13 giorni dall’inizio del Carnevale, l’ex assessore comunale alla cultura Davide Massimo Aliberti, aveva scritto al ministero dell’interno e dei beni culturali (oltre che alla Prefettura, alla Procura e alla Polizia di Ascoli), chiedendo un immediato intervento per bloccare lo svolgimento del veglione stesso.

Come poi sono andate le cose lo abbiamo visto, al teatro Filarmonici non si è svolto alcun veglione, anche se, come al solito, il sindaco e l’amministrazione comunale si sono ben guardati dallo spiegare le ragioni di questa improvvisa e inattesa marcia indietro. A cercare di fare un po’ di chiarezza ci prova ancora una volta Aliberti. “Ho accertato che sono state revocate tutte le feste previste al Filarmonici per il Carnevale – afferma – la motivazione vera non è ancora nota ma pare che sia connessa al problema di sicurezza. Il ministero, comunque, mi ha informato che, con tempestività, era stato aperto un fascicolo a seguito della mia denuncia e che aveva trasmesso il carteggio agli organi competenti per i necessari accorgimenti”.

Certo bisogna avere una buona (forse eccessiva…) dose di incoscienza per pensare di poter organizzare una simile festa in un teatro che necessita di un così importante intervento per la messa in sicurezza (senza considerare tutte le altre e non certo secondarie considerazioni). Ma al di là di tutto è comunque estremamente positivo che un simile scempio sia stato evitato, quali che siano le ragioni che hanno determinato lo stop.

Quasi superfluo ribadire che sarebbe buona cosa se il sindaco, visto che si era così sbilanciato ed espresso a favore, spiegasse con chiarezza cosa realmente è accaduto, quali sono le ragioni di un così repentino dietro-front. Sappiamo bene che la trasparenza e la chiarezza sono termini e concetti da anni aboliti dall’amministrazione comunale. Che continua a trattare i cittadini ascolani come sudditi che non devono sapere e non devono chiedere nulla.

Nell’attesa (vana) di avere spiegazioni ufficiali è comunque opportuno sottolineare e attribuire i meriti a chi, come appunto Aliberti, si è mobilitato per questa e per altre vicende simili.

Dovrei essere fiero di una vittoria personale – spiega l’ex assessore alla cultura – ma sinceramente, senza retorica, chi mi conosce sa che sono solo orgoglioso d’aver impedito un nuovo scempio ad un luogo sacro per Ascoli, dopo aver ottenuto lo stesso risultato anche per il Ventidio e dopo aver bloccato le cene in Pinacoteca da parte di questa amministrazione che non ha altri interessi che per il ritorno personale sotto ogni profilo”.

Quello che stupisce (ma non sorprende più di tanto, visti i precedenti) in questa vicenda è che non c’è stata in proposito alcuna presa di posizione da parte dell’assessore comunale alla cultura. Che, per quanti non lo sapessero (immaginiamo in molti…) dal giugno 2018 è Piesandra Dragoni. Chiamata a sostituire l’assessore “fantasma” Giorgia Latini che, senza che quasi nessuno se ne accorgesse, per 4 anni aveva ricoperto quel ruolo.

Alzi la mano chi ricorda un’iniziativa di un qualche valore culturale promossa e organizzata dall’attuale parlamentare della Lega, invece molto attiva nell’animare nel capoluogo piceno la protesta contro l’obbligo vaccinale (dall’alto della sua “infinita” esperienza in campo medico…).

Si potrebbe parlare a lungo del perché il sindaco Castelli abbia deciso di affidare una delega così importante per una città come Ascoli ad un’esponente palesemente impreparata e inadeguata (almeno per quel ruolo), si potrebbe ricordare il clamoroso pasticcio sulle biblioteche comunali o, ad esempio, sottolineare come, sarà stato anche un caso, da un’estate all’altra (dopo le sue dimissioni) siamo passati da Pio&Amedeo a Sting, Bregovich, Bollani. Di certo sulla carta la scelta di sostituirla con Piersandra Dragoni sembrava comunque molto positiva.

Però, quasi per non voler far sfigurare troppo chi l’ha preceduta, anche del neo assessore fino ad ora si ricorda poco o nulla. Al di là di ogni altra considerazione, però, il minimo che si potesse chiedere ad un assessore alla cultura era di prendere una posizione precisa, favorevole o contraria che fosse, all’utilizzo del teatro Filarmonici per feste e veglioni. Invece il silenzio più assoluto, come se la cosa neppure la riguardasse.

Naturalmente ora che il pericolo Carnevale è alle spalle, il futuro del teatro resta incerto. E non c’è speranza che un po’ di chiarezza in più (ad esempio su quando inizierà l’intervento per la messa in sicurezza e fino a che punto è condizionante e necessario per la vita stessa del teatro) arrivi dall’amministrazione comunale. Allora sarebbe quanto meno auspicabile che, viste le imminenti (a maggio) elezioni comunali, gli aspiranti sindaci prendessero da subito una posizione precisa sul tema, dicessero con chiarezza se intendono utilizzare il Filarmonici e altri importanti contenitori culturali cittadini per feste e veglioni e, più in generale, quali sono i loro programmi per la città in ambito culturale.

Certo, poi va sembra valutata la credibilità, determinata da fatti concreti, di certi progetti e di certe promesse. Per esempio, visti i precedenti, quando lo stesso Aliberti, nell’anticipazione del suo programma, propone un rilancio della pratica Unesco e una maggiore attenzione per il teatro Romano e il teatro Filarmonici, per la creazione di un “Polo dei teatri”, non ci sono dubbi che possa essere considerato realmente credibile.

Un po’ meno, invece, lo è il candidato sindaco “in pectore” della Lega, Andrea Maria Antonini, quando propone “mirabilie” per il capoluogo piceno, dalla promozione di Ascoli capitale italiana della cultura fino addirittura alla costituzione di una struttura culturale autonoma. Forse in tanti l’hanno dimenticato (la prassi in un paese che non ha memoria su nulla…), ma Antonini è stato per molti anni assessore alla cultura, prima al Comune poi anche alla Provincia. Quindi ha avuto tutto il tempo che voleva per fare quello che ora (guarda il caso in vista delle elezioni…) promette ma che non ha fatto in tutti quegli anni.

E per decenza ci fermiamo qui, anche se ci sarebbero ancora tante cose da dire e da ricordare di quegli anni, tra i più grigi e i più bui degli ultimi decenni per la cultura nel capoluogo piceno…

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