Sensori e banchi antisismici: da Ascoli un progetto innovativo per la sicurezza delle scuole


Il progetto pilota, presentato dal Comitato Scuole Sicure Ascoli, prevede che in ogni aula ci siano un sensore capace di intercettare le onde primarie del terremoto per dare subito l’allarme e banchi antisismici in grado di offrire protezione e di sostenere un urto di una tonnellata

Ha provocato sensazioni a dir poco contrastanti la conferenza stampa di sabato scorso nella quale il Comitato Scuole Sicure Ascoli ha presentato il progetto pilota “Mettiamoli al sicuro”. Da un lato c’è l’indiscutibile soddisfazione che deriva dal fatto che un simile progetto all’avanguardia, semplice, di facile applicazione e al tempo stesso economico sia frutto dell’impegno civico di un gruppo di cittadini che da oltre 2 anni, dopo il terremoto del 24 agosto 2016, ha preso realmente a cuore (e non solo a parole…) quella che è una vera e propria emergenza nazionale (ancor più nel nostro territorio), la sicurezza delle scuole.

Una soddisfazione e un’ammirazione che cresce nel constatare come tale impegno non sia venuto meno, anzi se possibile è aumentato, con il trascorrere del tempo e di fronte al vero e proprio muro di gomma eretto dalle istituzioni locali (in particolare il Comune, la Provincia una maggiore predisposizione quanto meno all’ascolto l’ha dimostrata).

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Dall’altro, però, è impossibile non provare delusione mista a rabbia. Delusione di fronte all’imbarazzante fotografia, evidenziata da alcuni dati forniti nel corso della conferenza stampa, della situazione delle scuole del nostro territorio. Per chi, come noi, si occupa di sicurezza da anni (ben prima dell’emergenza sismica 2016), purtroppo non è novità. Ma di certo se ne ha piena consapevolezza il Comitato Scuole Sicure è impossibile che non ne abbiano contezza anche Comune e Provincia. E allora la rabbia, inevitabile, scaturisce dal constatare come l’encomiabile lavoro che sta svolgendo questo gruppo di semplici cittadini potrebbe e dovrebbe essere portato avanti, ovviamente con mezzi economici più adeguati e con possibilità di interventi più rapidi, dalle istituzioni stesse.

Il nostro è un progetto strutturale – ha affermato il presidente del Comitato Enrico Gaspari – che mettiamo a disposizione di chiunque voglia accettarlo. Siamo stanchi di aspettare. Con la Provincia abbiamo iniziato una collaborazione che ora si è fermata per il cambio di presidente ma che contiamo di far ripartire immediatamente. Abbiamo, però, dovuto fare i conti con un certo ostruzionismo da parte dei tecnici, non dei politici. Per quanto riguarda il Comune l’assessore Brugni a parole ha manifestato massima disponibilità”.

Dopo tutto questo tempo, però, non ci si può certo accontentare della disponibilità “a parole”, servono fatti concreti e immediati. E da questo punto di vista il comportamento del Comune, sindaco e assessore compresi, è oltre modo imbarazzante. Proprio la necessità di non aspettare ulteriormente è all’origine di questo innovativo e interessante progetto che aspira a diventare un riferimento per il resto del paese.

L’idea che è alla base è semplice ed efficace, non potendo agire in tempi rapidi sulle strutture (che sono di competenza di Comune e Provincia) si è pensato allora di fare in modo che ogni classe possa avere degli strumenti e dei dispositivi per la salvaguardia della vita: sensori capaci di intercettare le onde primarie dei terremoti (e quindi dare subito l’allarme) e banchi antisismici. Il progetto nasce innanzitutto dopo un’attenta analisi dalla situazione dell’edilizia scolastica nel nostro paese e, soprattutto, nel nostro territorio.

L’edilizia scolastica nel Piceno – afferma Gaspari – risale mediamente alla fine degli anni ’50. E le norme di quegli anni non garantiscono una sicurezza adeguata alle conoscenze scientifiche. Ora le cose sono cambiate, le norme sono state adeguate alla consapevolezza del pericolo a cui si è esposti nelle strutture scolastiche. Però gli edifici scolastici sono gli stessi di allora. E, purtroppo, le tragedie degli ultimi anni (dalla scuola di San Giuliano di Puglia del 2002 al terremoto dell’Aquila del 2009, dal sisma in Emilia nel 2012 a quello nell’Italia centrale del 2016) ne sono la più drammatica conferma”.

Come ormai sa perfettamente chi si interessa di questo problema, nel 2003 un’Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri obbligava gli enti preposti (Comuni e Province) ad effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole. Ma, senza alcuna previsione di pena per gli inadempienti, l’esito era praticamente scontato. Non solo, secondo il dossier di Cittadinanzattiva almeno nel 30% delle scuole italiane manca il certificato di agibilità statico-sismico.

Una media che ad Ascoli scende drasticamente” aggiunge il presidente del Comitato. Per questo purtroppo non stupisce più di tanto che nello scorso anno scolastico (2017-2018) si sono verificati ben 50 episodi di crolli e distacchi di intonaci, con una media di un episodio ogni 4 giorni di scuola, un vero e proprio record. “Vista la situazione non ha senso gettare soldi dei cittadini per vulnerabilità sismiche e analisi dei rischi su edifici vetusti di cui si ha praticamente la certezza che non possano rispondere alle normative recenti, essendo stati costruiti quando queste non esistevano” afferma Gaspari.

Con simili presupposti, il progetto presentato dal Comitato Scuole Sicure Ascoli si sviluppa innanzitutto partendo da un’attenta comprensione del problema. “Sappiamo che i terremoti non sono prevedibili ma che ci saranno – prosegue Gaspari – e sappiamo anche che un sisma è composto da onde primarie e secondarie. Le prime sono impercettibili per l’uomo, mentre le seconde sono quelle distruttive e seguono di diversi secondi le primarie. Un ritardo che può essere decisivo”. Infatti il sisma dell’agosto 2016 ad Amatrice ha concesso diversi secondi prima di arrivare nella nostra città. E, addirittura, in occasione della violenta scossa del 30 ottobre 2016 si calcola che siano trascorsi una ventina di secondi dall’epicentro ad Ascoli.

Riuscire ad intercettare le onde primarie in maniera inequivocabile – sottolinea il presidente del Comitato – può aiutarci ad intervenire con qualche secondo in anticipo sulle distruttive onde secondarie”. Per fare ciò è sufficiente inserire in ogni aula un dispositivo di allarme sismico in grado di farlo. E a tal proposito il Comitato Scuole Sicure ha individuato un’azienda italiana i cui brevetti sono stati riconosciuti a livello internazionale.

Si tratta di un dispositivo con tecnologia completamente digitale in grado di rilevare le onde sismiche primarie senza ambiguità. Di dimensioni ridotte, ha bisogno solo di una presa di ricarica per le batterie interne ed eventualmente di una rete internet wi-fi. Può essere installato su parete con semplici viti ad espansione, è riutilizzabile su nuovi edifici (quindi in ogni caso l’edificio non si perde) ed è particolarmente economico (circa 100 euro). Il dispositivo è, inoltre, in grado di dialogare via rete , con tecnologia IoT, con altri dispositivi simili e quindi gestire intelligentemente situazioni altrimenti difficilmente interpretabili.

Inoltre riesce a rilevare e segnalare adeguatamente anche cedimenti o movimenti strutturali di qualsiasi genere, non geologico. “Per fare degli esempi – aggiunge Gaspari – se ci fossero stati questi sensori si sarebbero potuti evitar il crollo del tetto della scuola di Fermo ma anche quello della palestra di Villa Pigna perché si sarebbero registrati segnali premonitori”. E’ importante, però, sottolineare che il preavviso dei sensori non è comunque sufficiente a far evacuare un edificio ma è più che sufficiente per eseguire la manovra per mettersi in sicurezza.

Per una concreta salvaguardia della vita, quindi il sistema dei sensori va necessariamente di pari passo con la dotazione di banchi antisfondamento. Quelli attualmente in dotazione alle scuole sono del tutto inadeguati, ai ragazzi viene detto di mettersi sotto i banchi ma non c’è neanche lo spazio per farlo, senza considerare che si tratta quasi sempre di banchi vecchi che non sono certo in grado di proteggere dallo schiacciamento.

Per questo è fondamentale che insieme ai sensori nelle aule ci siano anche banchi antisismici che consentano ai ragazzi di ripararsi e, soprattutto, che siano in grado di reggere la caduta di un peso fino ad una tonnellata. I vantaggi di un simile progetto sono evidenti e indiscutibili, a partire dal fatto che non richiede grossi investimenti economici. Considerando classi di 25-26 alunni, un’aula antisismica con il sensore e i banchi antisismici costerebbe circa 3.500-3.800 euro.

Inoltre avrebbe un impatto architettonico molto limitato e, soprattutto, è immediatamente realizzabile. Una soluzione di breve periodo, per non lasciare gli studenti esposti al pericolo mentre la politica decide come, dove e quando intervenire, che ha anche il vantaggio che tutte le dotazioni previste possono essere spostate facilmente e riutilizzato nelle nuove scuole che, ovviamente, dovranno comunque essere realizzate.

Chiediamo a tutti la collaborazione per mettere in piedi questa iniziativa che si pone come esempio virtuoso e progetto pilota per tutta l’Italia. Siamo pronti al dialogo con tutte le istituzioni e non ci fermeremo, lo presenteremo ovunque perché crediamo possa essere anche un modo per dare lustro al nostro territorio” aggiunge Gaspari. Che, poi, annuncia l’intenzione di avviare una raccolti di fondi per dare concreta attuazione al progetto.

Vogliamo inaugurare una nuova stagione di collaborazione fattiva e costruttiva per sbloccare la situazione delle scuole del nostro territorio” conclude il presidente del Comitato. Spetta ora a Comune e Province non lasciar cadere questa importante opportunità.

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