La solidarietà del vescovo D’Ercole all’Ascoli: “Non vi scoraggiate, in tanti vi sono vicini”


Mentre le forze dell’ordine presidiano il campo di allenamento dell’Ascoli, si moltiplicano i messaggi di solidarietà nei confronti di Parlati e Venditti e di tutta la squadra. Tra cui anche il vescovo Giovanni D’Ercole

Cronache dal terzo mondo. Dovrebbe iniziare così il racconto di quanto sta accadendo in questi giorni nel capoluogo piceno intorno all’Ascoli Picchio. Invece quasi non ci stupisce che a presidiare il campo di allenamento ci siano le forze dell’ordine, dopo quanto avvenuto al rientro dalla trasferta a Venezia, con l’aggressione da parte di un gruppo di una decina di delinquenti (mascherati da tifosi…) nei confronti di Parlati e Venditti.

Un gesto allucinante, ma ancora più sconfortante è leggere i commenti di chi sottolinea come quei due ragazzi in fondo non c’entrano nulla con la difficile situazione dei bianconeri, visto che Parlati che ha giocato una sola partita e Venditti nemmeno quella. Come se invece chi ha giocato sempre e ha contribuito a far sprofondare in classifica l’Ascoli in fondo potrebbe pure meritarsi certi episodi di violenza. Siamo alla follia, così come folle e insensato è cercare di sminuire l’episodio che è resta gravissimo e ingiustificabile. Naturalmente nessuno vuole e deve criminalizzare un’intera tifoseria ma forse, di fronte a queste vicende, un’attenta riflessione sarebbe opportuna e doverosa.

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Certi toni esagerati ed esasperati non si addicono e non sono conciliabili con quello che, al di là della straordinaria passione che suscita, resta pur sempre uno sport. Tra i tanti interventi di solidarietà nei confronti dei due bianconeri e di tutta la squadra, c’è da segnalare oggi anche la lettera indirizzata dal vescovo Giovanni D’Ercole a Parlati e Venditti e a tutta la squadra e alla società. Questo il contenuto:

Cari ragazzi, cari dirigenti,

anche io come tanti ho appreso con grande dispiacere la notizia della violenta e gratuita aggressione subita dai due giovani calciatori, Samuele Parlati e Vincenzo Venditti. Un gesto che si assomma alla violenza verbale che negli ultimi mesi ha avvelenato il campionato, prendendo di mira dirigenti e atleti. E’ comprensibile l’amarezza per l’insuccesso della squadra, che sicuramente sta attraversando uno periodo poco felice, come pure la passione della tifoseria che non riesce a contenere i propri sentimenti, ma quando questa sfocia nella violenza fisica e brutale è una sconfitta per tutti.

Mi pare ovvio che in questo modo, invece di incoraggiare la squadra a dare il massimo, considerato che non siamo alla fine del campionato, si contribuisce a far crollare il morale agli atleti e ancor più a compromettere la loro indispensabile serenità e sicurezza nella vita di ogni giorno. Non è difficile immaginare che cosa significhi scendere in campo sapendo che fuori puoi essere assalito e colpito come se fossi un nemico da abbattere che ha commesso chi sa quale crimine.  Al momento non si conoscono gli autori dell’attacco che l’altra notte i due ragazzi hanno subito. Da parte di tutti credo sia necessaria una condanna senz’appello, e un invito alla calma.

Con questo messaggio, desidero manifestare la più sentita vicinanza a Samuele e Vincenzo, come a tutti voi, cari amici dell’Ascoli Picchio, e spero poter venire a rinnovare questa mia solidarietà di persona, appena possibile. Se potessi, parlerei all’intelligenza e al cuore di chi si rende responsabile di queste aggressioni verbali, e soprattutto fisiche. Gli vorrei ricordare che i calciatori sono solo persone e che il calcio, come ogni tipo di sport deve essere innanzitutto “gioco” oltre che impegno agonistico. Viviamo in un’epoca dove per poco si sbotta e per piccoli screzi si commettono tragedie. Siamo circondati da un’atmosfera di forti tensioni. Per questo è compito di tutti vigilare per custodire la pacifica convivenza, lavorare per non alimentare tensioni e spegnere ogni istinto di violenza.

E’ uno sforzo importante perché altrimenti la nostra società sarà sempre più segnata da episodi simili, che taluni addirittura sono tentati di giustificare. Sfogare la rabbia che si ha in corpo con i giocatori della propria squadra per le continue sconfitte subite fa inoltre riflettere sul ruolo educativo dello sport e sulla responsabilità che compete a tutti noi nei confronti di genitori e figli. Se si gioisce quando si vince, bisogna imparare anche a soffrire insieme quando si perde senza mai perdere la serenità.

Cari ragazzi non vi scoraggiate perché gli autori del gesto violento sono pochi. Abbiate piuttosto la certezza che in tanti vi stanno vicino e vi sostengono, come conviene a chi ogni settimana si sottopone ad un esame severo e critico quando scende in campo.

Colgo quest’occasione per invitare tutti coloro che deprecano questa aggressione a fare qualcosa insieme per combattere ogni forma di violenza, sapendo che gesti di questo tipo contribuiscono a offrire agli occhi del mondo una pessima immagine della nostra città. E, in verità, in questo momento difficile sotto molti profili, non è di questo che abbiamo bisogno! Saluto con affetto a voi, atleti e dirigenti dell’Ascoli Picchio F.C., e che Dio vi accompagni anche se non può sostituirsi a voi in campo.

Con affetto,

vostro vescovo Giovanni D’Ercole”

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