La “disinformazione” ai tempi del terremoto


Anche in occasione del terremoto il Tg3 Marche continua ad ignorare Ascoli e il territorio ascolano, duramente colpito dalle ultime scosse, per dare ampio risalto ai pochi danni subiti da Ancona e dal territorio anconetano

Abbiamo già avuto modo di evidenziare l’indegno spettacolo messo in atto da una larga parte dell’informazione italiana nei giorni successivi al terremoto del 24 agosto. Ora come allora se chiedessimo in giro chi sono i veri sciacalli in questo terribile momento la maggior parte delle persone risponderebbe “i giornalisti”. E’ dura ammetterlo, ma è difficile non condividere questo sentire comune. D’altra parte gli sciacalli non sono solamente coloro che cercano di introdursi nelle case distrutte per portar via oggetti di valore. Devono essere definiti tali tutti quei giornalisti e quegli organi di informazione che speculano sul lutto, sulla tragedia, sul dolore, che per “vendere” o conquistare più lettori non si fanno scrupoli di rubare anche l’intimità, la dignità a chi si trova già in una condizione disperata.  Ne abbiamo ampiamente parlato già dopo il 24 agosto (“Sciacalli tra le macerie”) e non ne vale la pena tornarci ora per ripetere le stesse considerazioni di allora.

Piuttosto vale la pena sottolineare un altro aspetto dell’informazione “ai tempi del terremoto”, questa volta che riguarda l’informazione (o forse sarebbe meglio chiamarla la “disinformazione”) regionale. Non è certo una novità che il Tg3 Marche sia decisamente “anconacentrico”, così come non diciamo nulla di nuovo se sosteniamo che il sud delle Marche, in particolare il territorio ascolano, venga sistematicamente ignorato. Ma questa volta, in occasione del terremoto di domenica scorsa, si è davvero passato il limite della decenza. Prima di raccontare cosa è accaduto in questi giorni nelle varie edizioni del Tg3 Marche partiamo da un dato di fatto oggettivo e inconfutabile.

La zona più colpita dalla nuova violenta scossa di domenica scorsa è una larga parte della provincia di Macerata ma gravissima è, purtroppo, anche la situazione che si è verificata nella provincia di Ascoli, già duramente colpita dal sisma del 24 agosto. Nel Maceratese ci sono paesi quasi completamente distrutti (Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, San Ginesio), altri duramente e gravemente danneggiati (Camerino, San Severino, Tolentino) ma la situazione non è molto migliore nell’Ascolano. Arquata e Pescara del Tronto di fatto non esistono più, Acquasanta Terme, Roccafluvione e Force sono in ginocchio, gravi danni sono stati registrati anche a Maltignano, Folignano, Castel di Lama e la situazione è difficile, con diverse abitazioni dichiarate inagibili, migliaia di verifiche da effettuare e chiese e beni architettonici gravemente lesionati, anche ad Ascoli.

I dati, forniti dalla regione, confermano quanto è sotto gli occhi di un osservatore un pochino attento: oltre 20 mila sfollati in provincia di Macerata, più di 2 mila in quella di Ascoli, poco meno in quella di Fermo e poco più di 500 nella provincia di Ancona. Numeri simili anche per quanto riguarda le “zone rosse” (162 nella provincia di Macerata, 33 in quella di Ascoli, 17 in quella di Fermo e 4 in quella di Ancona)  e i comuni che hanno subito crolli e danni gravissimi (50 nella provincia di Macerata, 26 in quella di Fermo, 24 in quella di Ascoli e 8 nella provincia di Ancona).

Al di là di queste deprimenti graduatorie, è altrettanto innegabile e inconfutabile che tra i 5 capoluoghi di provincia marchigiani la situazione più critica è proprio quella che si sta vivendo ad Ascoli dove sono sempre più numerose le abitazioni dichiarate inagibili (in attesa che si completino i sopralluoghi dei vigili del fuoco che devono far fronte ormai ad un migliaio di richieste) ma dove tutto il patrimonio architettonico monumentale è danneggiato o a grave rischio. Palazzo dei Capitani è già stato “imbracato” dopo il 24 agosto ma le ultime scosse hanno portato innanzitutto alla chiusura di tutte le chiese cittadine, con situazioni gravi che si riscontrano anche nella chiesa di San Francesco e al Duomo.

Zone transennate sono un po’ ovunque (anche in piazza del Popolo), la situazione è tale che il Comune ha messo a disposizione per chi non vuole o non può passare la notte a casa 4 aree di ritrovo (fornite di servizi igienici) all’aperto e ben tre palestre (Squarcia, Monticelli, Forlini) dove in queste notti complessivamente sono state ospitate oltre 200 persone. Senza dilungarci troppo, al di là di ogni forma di campanilismo (assolutamente fuori luogo in questa situazione), un’informazione regionale competente e attenta avrebbe dovuto dedicare largo spazio alla situazione del territorio provinciale e del capoluogo piceno. Invece nulla o quasi, vedendo le ultime edizioni del Tg3 regionale sembra quasi che la nostra provincia, il nostro capoluogo siano stati a mala pena sfiorati dal terremoto.

Secondo il Tg regionale – scrive Alberto – la provincia di Ascoli è una zona miracolata. Abbiamo subito meno danni di Ancona. Tant’è che in mezzora di servizi sul terremoto non è stato menzionato un solo comune della nostra provincia. Che cu…!”. Un’esagerazione? Neanche per sogno le due edizioni del Tg3 Marche  possono essere prese ad emblema di cosa significa fare “disinformazione” e di come le accuse, rivolte alla redazione regionale, di essere troppo “anconcentrica” son più che fondate.

Nell’edizione delle 14, dopo aver dato la giusta priorità agli ulteriori crolli nelle zone rosse, l’unico volta che viene menzionato il capoluogo piceno è in occasione del servizio dei danni e alla conseguente chiusura di diversi cimiteri nel territorio comunale. Poi, dopo un servizio da San Ginesio e un altro sulla situazione degli sfollati a Porto Sant’Elpidio, oltre 4 minuti (sui quasi 10 di tutta l’edizione) vengono dedicati alla provincia di Ancona (dove, nella frazione di Fabriano Albacina c’è la prima zona rossa della provincia stessa) e al capoluogo regionale dove 2 palazzine a Vallemiano e un palazzo di via Marconi sono stati dichiarati inagibili. Acquasanta è allo stremo, altri comuni dell’Ascolano sono quasi in ginocchio eppure non meritano non solo un servizio ma neppure di essere menzionati per il Tg3 Marche.

E, fatta salva la massima solidarietà che va alle famiglie anconetane che si trovano a vivere per l’inagibilità delle proprie case, ben più numerose sono le situazioni simili che si vivono ad Ascoli. Dove una redazione seria e attenta avrebbe dovuto quanto meno realizzare un paio di servizi per evidenziare i danni ai luoghi più caratteristici della città, le tante persone costrette a dormire in situazioni provvisorie (palestre ma anche altre strutture di accoglienza). Invece nulla, anzi, nell’edizione serale (quella delle 19:30) la situazione addirittura si amplifica, visto che scompare anche l’unico servizio in cui si cita Ascoli o un qualche comune della provincia (quello sui cimiteri) e, addirittura, quei pochi (per fortuna) sfollati di Ancona entrano di diritto a far parte delle notizie principali del tg.

Caro Sindaco – scrive Enzo sulla bacheca del profilo facebook del primo cittadno dopo il Tg3 Marche delle 19:30 di ieri sera (1 novembre) – ma ti sei accorto che il nostro TGR da due giorni parla di terremoto e quando da nord arriva a Macerata si ferma, come se Ascoli non appartenesse alla Marche? Comunque, per i contenuti sarebbe meglio chiamarlo TGA (Ancona) perché il nostro amato capoluogo di regione assorbe di norma oltre la metà della trasmissione. Inoltre, per i contenuti è forse la cosa più inutile e noiosa che viene trasmessa. Perché non ne chiedi la chiusura o l’accorpamento con altri TG regionali o, almeno, la rimozione in massa dei pagatissimi “giornalisti” della testata? Grazie per l’attenzione” .

Che dire, è davvero sconfortante che in un momento come questo si debba perdere tempo a parlare di queste cose, siamo, per ovvie ragione, per principio sempre e comunque contrari ad ogni intervento della politica e dei politici sull’informazione, ma un intervento in proposito del presidente della Regione Ceriscioli questa volta sarebbe più che gradito, quanto meno come dimostrazione di rispetto nei confronti del nostro territorio, della nostra gente. Per concludere ci sarebbe, poi, da citare il non meno indegno spettacolo andato in onda la domenica del terremoto, sempre su Raitre, in occasione di “In Mezzora”, la striscia di informazione condotta da Lucia Annunziata. Che, abitando a Roma, ha trascorso gran parte della trasmissione a parlare  della paura vissuta a Roma, dei pochissimi danni subiti dalla capitale, mentre migliaia e migliaia di persone tra le Marche e l’Umbria da alcune ore avevano perso tutto quello che avevano.

L’ennesima emblematica dimostrazione di come l’informazione, anche ai tempi del terremoto, sta fornendo ancora una volta un’immagine davvero sconfortante…

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