Cuore e determinazione, da Ferrara segnali incoraggianti per l’Ascoli


Rispetto alla partita di Terni la formazione di Bucchi ha un diverso approccio e, soprattutto, una differente determinazione. E reagisce con orgoglio prima allo svantaggio poi all’inferiorità numerica. Ma servono rinforzi a centrocampo e in attacco per fare il salto di qualità

Si riparte dalla determinazione, dallo spirito di squadra e dalla feroce applicazione difensiva. Dopo la brutta prestazione di Terni e una settimana difficile, tra polemiche e confusione per il mercato, non ci poteva aspettare di più dall’Ascoli. Era importante fare risultato a Ferrara e, al tempo stesso, lanciare dei segnali positivi e in entrambi i casi si può dire missione compiuta.

Perché l’Ascoli porta a casa un pareggio doppiamente prezioso perché ottenuto in rimonta e giocando un intero tempo in inferiorità numerica, al termine di una prestazione dal punto di vista caratteriale molto convincente, con diverse note positive. Senza, però, sottovalutare e dimenticare le carenze fisiologiche confermate in maniera inequivocabile e lampante anche nella partita contro la Spal. Che, soprattutto, ha ribadito più di ogni altra cosa che l’Ascoli al momento, con la rosa che ha a disposizione Bucchi, ha una strada obbligata da seguire per fare risultato, deve fare quello che ha fatto nel secondo tempo. Cioè compattarsi, giocare chiusa con le due linee nei 30 metri, con feroce determinazione e la massima attenzione, chiudendo tutti gli spazi e provando poi a sfruttare qualche ripartenza o qualche palla ferma.

Nella ripresa a Ferrara i bianconeri sono stati costretti a farlo, complice l’inferiorità numerica per la sacrosanta (e ingenua) espulsione di Giovane, e per 35 minuti praticamente non hanno concesso quasi nulla agli avversari, rischiando pochissimo. Poi negli ultimi 10 minuti è successo di tutto, con l’Ascoli che addirittura ha sfiorato il “colpaccio” con il palo di Lungoyi ma che nel finale ha rischiato di perderla, salvata dalla traversa sul colpo di testa a colpo sicuro di Rauti, e dagli interventi decisivi di Leali, soprattutto quello su Moncini che le immagini hanno dimostrato essere in posizione regolare (dopo la parata del portiere bianconero è stato segnalato il fuorigioco che però non c’era), quindi in caso di gol la rete sarebbe stata convalidata.

Tra le note positive della giornata prima di tutto la determinazione e il carattere che la squadra è tornata a mostrare e che erano quasi completamente mancati a Terni. Sin dall’approccio si era capito che i bianconeri erano sul pezzo, poi dopo il gol subito al primo vero affondo dei padroni di casa e con l’errore di Leali non era affatto facile reagire e non farsi prendere dallo sconforto. L’Ascoli invece non si è scoraggiata, ha provato a spingere pur senza riuscire ad esprimere un gioco particolarmente lineare e ficcante, ha anche rischiato qualcosa ma alla fine ha trovato il pareggio.

Poi, nel momento in cui i padroni di casa potevano accusare il colpo, è arrivata l’espulsione di Giovane che ha ridato fiato e, soprattutto, il vantaggio numerico alla Spal, con i bianconeri che però non si sono scomposti e, anzi, nella ripresa hanno raddoppiato l’attenzione. Altra nota lieta la prestazione finalmente convincente, la prima da quando è arrivato in bianconero, di Adjapong. Gol a parte soprattutto nella ripresa è stato molto attento anche in fase difensiva, se è sempre quello visto sabato a Ferrara può essere molto utile alla causa. Senza dimenticare il ritorno in campo di Buchel, ovviamente non ancora al meglio, ma anche la bella reazione di carattere di Leali dopo l’errore commesso sul gol (è umano, qualche volta sbaglia anche lui).

Al tirare delle somme il numero uno bianconero ha compiuto 4 interventi importanti (nel primo tempo su Dickmann e Meccariello, nella ripresa su Tripaldelli e Tunjov), prima del miracolo finale su Moncini ad evitare quello che a quel punto (si era nel recupero) sarebbe stato sicuramente il gol partita. Pesino il tanto vituperato (a ragione) Falzerano, schierato nell’insolito ruolo da centrocampista, ha mostrato qualche timido segnale di vita, con una prestazione comunque dignitosa e volenterosa. La soddisfazione per una prova più che accettabile non deve, però, far dimenticare o passare in secondo piano le lacune, per altro ampiamente note, che questa squadra ha confermato anche a Ferrara.

Partendo dal fatto che, anche quando prova a fare la partita ed è un po’ più intraprendente, l’Ascoli fa comune una fatica terribile a costruire gioco, a creare occasioni, a mettere gli attaccanti in condizione di concludere, di essere pericolosi. Si fa fatica a ricordare l’ultima volta in cui un attaccante bianconero è arrivato a concludere a rete dopo un’azione manovrata. A Terni l’unica conclusione pericolosa di un attaccante era stato il colpo di testa di Pedro Mendes ma da calcio d’angolo. Anche a Ferrara l’unica palla buona capitata ad un attaccante (il palo di Lungoyi) è arrivata da calcio d’angolo, con poi l’errore del difensore di casa.

Quando, dopo il vantaggio della Spal, con volontà e determinazione ha provato a reagire, la formazione di Bucchi è riuscita a rendersi pericolosa solo da calcio d’angolo, prima della splendida intuizione di Falasco, trasformata in gol dal perfetto inserimento di Adjapong. Non è certo una novità, lo ripetiamo da tempo, a questa squadra manca qualità da centrocampo in avanti, non ha un centrocampista o una mezzala che sappia servire in verticale le punte, in grado di fare il passaggio smarcante per gli attaccanti. Il primo tempo di Ferrara, poi, ha confermato che quando l’Ascoli prova o è costretto a fare la partita, concedendo un po’ più di spazio, la retroguardia fatica, è meno impeccabile. La Spal in quella fase non è ripartita spesso. Ma ogni volta che l’ha fatto è poi riuscita ad arrivare alla conclusione, in condizioni potenzialmente pericolose.

Più in generale la partita con la Spal ha confermato che questa squadra così com’è non è assolutamente attrezzata per provare a ripetere l’exploit della stagione scorsa e può solo aspirare ad evitare guai, giocando però tutte le parteti con quell’attenzione e quella determinazione messe in mostra a Ferrara. Servono almeno un paio di rinforzi mirati e di qualità, uno a centrocampo e uno in attacco, per ambire a qualcosa di più. In caso contrario una tranquilla salvezza è davvero il massimo a cui si possa aspirare. Anche perché la classifica e l’andamento del campionato dei bianconeri parlano chiaro. L’Ascoli si trova esattamente alla stessa distanza dai playoff e dai playout, 3 punti, ma con alle spalle squadre che sono in crescita, con un potenziale non da coda della classifica, e la concreta possibilità di essere rinforzate prima della fine del mercato.

Ad allarmare ulteriormente è l’andamento della formazione di Bucchi che nelle ultime 10 partite ha conquistato appena 8 punti, frutto di 4 sconfitte, 5 pareggi e una sola vittoria (con il fanalino di coda Cosenza tra mille difficoltà), con solamente i calabresi stessi e il Brescia che hanno fatto di pochissimo peggio (7 punti). Un’andatura da retrocessione, soprattutto tra le mura amiche dove in 4 partite l’Ascoli ha raccolto la miseria di 2 punti (pareggi contro Como e Genoa). E sabato prossimo si torna proprio al Del Duca contro il lanciatissimo Palermo che di punti, in queste ultime 10 partite, ne ha conquistati il doppio dell’Ascoli (16). E’ il momento di invertire la tendenza in casa, per non rischiare di trasformare la successiva partita a Cittadella nella prima sfida salvezza del campionato dei bianconeri.

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