Luci e ombre di un Ascoli che non sa più vincere ma non accetta mai di perdere


Come a Bolzano i bianconeri non sfruttano il repentino vantaggio e commettono troppi errori in fase difensiva. Ma reagiscono con determinazione all’inferiorità numerica, recuperando due volte lo svantaggio e sfiorando l’impresa. Conferma per il ritrovato Ciciretti

La partita con il Como ha detto che l’Ascoli non sa più vincere ma, al tempo stesso, non accetta mai di perdere. E questa feroce volontà di non rassegnarsi alla sconfitta, anche quando sembra inevitabile, è una delle note positive della giornata, insieme alla conferma di un ritrovato Ciciretti (al secondo gol consecutivo). Purtroppo, però, non mancano certo le note negative, a partire dal preoccupante “ritorno al passato” in chiave difensiva (5 gol in 2 partite), proseguendo per le solite difficoltà si sviluppare un gioco fluido e sufficientemente incisivo, insieme a quella di riuscire a trovare il giusto equilibrio tra solidità difensiva e pericolosità offensiva. L’impressione, supportata da quando si è visto sul campo, è che non si riesca a trovare un compromesso che consenta di non subire troppo ma di mantenere una certa pericolosità.

Quando la squadra resta molto corta, compatta, attenta a chiudere ogni varco e con il baricentro basso non subisce quasi nulla e per gli avversari è difficile anche solo arrivare alla conclusione, ma inevitabilmente poi in chiave offensiva si produce poco o nulla. Quando, invece, Bucchi abbandona ogni prudenza, magari per la situazione della partita (ma a Bolzano anche ad inizio gara), e opta per uno schieramento più spregiudicato la produzione offensiva dei bianconeri si impenna, ma al tempo stesso si moltiplicano anche i pericoli. In tal senso la partita con i lariani si era messa nel modo migliore, con Bucchi che aveva optato per uno schieramento più equilibrato, con il rientro di Collocolo e Ciciretti di nuovo in panchina.

L’immediato vantaggio, arrivato con un pizzico di fortuna (la deviazione sfortunata nella propria porta di Cerri) ma frutto dell’avvio determinato e cattivo dei bianconeri, sembrava aver messo la partita sui binari preferiti per l’Ascoli. Ma dall’improvviso e inatteso pareggio di Mancuso in poi tutto è cambiato, fino all’incredibile finale di gara. Alla vigilia si era detto che per la formazione di Bucchi era fondamentale tornare al successo, anche in considerazione dei prossimi difficili impregni (giovedì a Pisa, domenica in casa con il Genoa). Alla fine, però, si può accettare un pareggio conquistato in inferiorità numerica, recuperando due volte lo svantaggio, al termine di quasi 100 minuti (90 più 9 di recupero tra primo e secondo tempo) molto emozionanti, nel corso dei quali la partita è cambiata più volte.

Dopo un inizio tutto di marca bianconera, con un ottimo approccio alla gara dell’Ascoli, dal gol del pareggio di Mancuso fino alla fine del primo tempo il Como ha preso in mano il pallino del gioco, con i bianconeri in grande difficoltà a centrocampo e per nulla sicuri in difesa. Nella ripresa i lariani hanno abbassato il baricentro e si sono chiusi nella propria metà campo, con l’Ascoli incapace di creare pericoli ed in chiara difficoltà nella costruzione del gioco.

Almeno fino all’espulsione (sacrosanta) di Gondo che poteva chiudere la partita e che invece ha dato il via ad un finale pirotecnico, con i bianconeri che nella mezzora scarsa in inferiorità numerica hanno creato molto più che nel resto della partita, sfiorando la clamorosa vittoria (ma rischiando anche la sconfitta). Il pirotecnico pareggio che ne è scaturito è indubbiamente il risultato più giusto. Perché nessuna delle due formazioni avrebbe meritato di perdere ma, al tempo stesso, neppure di vincere, alla luce dei meriti ma anche dei demeriti evidenziati da entrambe.

Per quanto riguarda i lariani, ad esempio, indiscutibilmente sono stati bravi a rientrare in partita e a disputare quella seconda parte di primo tempo dopo l’avvio disastroso ma hanno gestito come peggio non si poteva la superiorità numerica. Concentrando l’attenzione sull’Ascoli, invece, è piaciuto molto l’approccio alla gara determinato e con la giusta cattiveria agonistica, così come il fatto di aver provato ad insistere dopo l’immediato vantaggio, pur non riuscendo a creare particolari occasioni per il raddoppio. Allo stesso modo ha convinto la grande reazione della squadra dopo l’espulsione di Gondo, con i rischi presi da Bucchi che alla fine hanno portato i frutti sperati.

Però non si possono concedere 3 gol del genere, per giunta ad una squadra che, prima della partita del Del Duca, era il secondo peggiore attacco del campionato dietro al Cittadella. Non meno preoccupante è il fatto che, fino a che si è stati parità numerica, l’Ascoli nel secondo tempo non ha mai concluso in porta. Certo ora la maggiore preoccupazione torna ad essere la difesa con i 5 gol incassati in due partite e con una serie di errori individuali e di squadra imbarazzanti. Partendo dal gol del pareggio, con l’incredibile “dormita” collettiva ed un errore che non è ammissibile neppure tra i dilettanti.

Per certi versi, però, è addirittura peggiore quanto accaduto in occasione del secondo gol di Mancuso, con un mix fatale di errori individuali e di squadra. Ha iniziato Bellusci, uscito fino alla tre quarti avversaria per seguire Cerri, lasciando sguarnito il lato sinistro della difesa bianconera, con lo stesso Falasco assolutamente fuori posizione (e lentissimo nel rientrare). Lì si è liberato abilmente Cutrone, costringendo Botteghin ad uscire per provare a coprire, lasciando solo in area Simic che, a sua volta, ha perso di vista l’unico attaccante del Como presente nei 16 metri, Mancuso.

A completare la “frittata” ci ha pensato, poi, Guarna che, indeciso tra l’uscire e restare in porta, si è fatto trovare a metà strada, posizionato nel peggiore dei modi. Certo poi è anche giusto dar merito agli attaccanti lariani, Cerri ha fatto un gran lavoro (per tutta la partita), Cutrone ha messo al centro un cross perfetto e Mancuso è stato bravissimo nel concludere di testa in tuffo. Ma gli errori della difesa bianconera sono stati davvero clamorosi. Meno colpe si possono dare alla retroguardia bianconera, comunque schierata malissimo nell’occasione, per il terzo gol, con la squadra chiaramente sbilanciata dopo i cambi effettuati da Bucchi per cercare di recuperare la partita.

Coraggioso e positivo quello di Pedro Mendes per Bellusci dopo l’espulsione di Gondo che ovviamente ha scoperto ulteriormente la difesa bianconera ma ha contribuito a rinvigorire l’attacco dell’Ascoli, sostenuto brillantemente dalla verve di Ciciretti e dalle improvvise accelerazioni di Caligara. Proprio su una di queste è arrivata la doppia clamorosa occasione, con il portiere ospite autore di un doppio miracolo, prima per deviare sul palo la conclusione del centrocampista ex Cagliari, poi per respingere il tap in quasi a colpo sicuro di Pedro Mendes.

Subito dopo è arrivato il pareggio di Ciciretti e poi, dopo il gol di Blanco, il definitivo 3-3 di Simic da calcio di punizione (procurata da una discesa ubriacante di Falasco). Negli ultimi concitati minuti una buona opportunità per il clamoroso sorpasso l’ha avuto Bidaoui, che però ha concluso malissimo, anche se non bisogna dimenticare che per due volte il Como ha sbagliato l’ultimo facile passaggio che poteva mandare in porta prima Blanco, poi Gabrielloni. Alla fine, in una giornata caratterizzata dai pareggi, il punto conquistato lascia invariata la situazione dell’Ascoli in una classifica cortissima, con tutte le squadra a racchiuse in appena 8 punti, ad eccezione di Frosinone e Reggina in testa e del Perugia in coda.

I bianconeri continuano ad essere ad un punto dalla zona playoff ma, al tempo stesso, non troppo lontani dalla zona playout, con un doppio impegno settimanale molto complicato. Con il concreto rischio di dover fare a meno, oltre che di Gondo squalificato, anche di capitan Dionisi, uscito a fine primo tempo per problemi fisici. Sarebbe un handicap importante per la formazione di Bucchi, anche se le ultime prestazione di Lungoyi e la mezzora di Pedro Mendes contro il Como lasciano ben sperare. Senza dimentica il ritrovato Ciciretti che potrebbe diventare, se trova la continuità di rendimento, un’importante arma in più.

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