Ascoli indecoroso e irritante, addio alle speranze di salvezza diretta


Dopo la sconfitta nello scontro diretto con il Cosenza, al termine di una partita giocata con spirito da amichevole dai bianconeri, si spengono le speranze di agguantare la salvezza senza passare per i playout. Che restano a soli 2 punti e quindi ancora raggiungibili

La classifica dice che non è affatto finita. Ceto, però, dopo quello che si è visto in campo a Cosenza bisogna fare uno sforzo immane per convincersi che ci sono ancora speranze. I playout restano a tiro, ad appena 2 punti e fa davvero rabbia constatare che vincendo in Calabria si sarebbe davvero riaperta la possibilità della salvezza diretta, con il Pordenone a 3 punti (anche se con una partita in meno) e sempre più crisi (4 gol presi a Brescia, 1 punto nelle ultime 5 partite). Se fosse consentito l’accesso allo stadio ai tifosi ci si potrebbe aggrappare alle prossime due partite di fila al Del Duca, puntando sulla carica e sulla spinta che come al solito nei momenti di difficoltà i tifosi bianconeri sanno dare alla squadra. Invece in queste condizioni quelle in programma lunedì prossimo e il sabato successivo, rispettivamente con Vicenza e Monza, sono solamente due partite fondamentali, anzi decisive, da affrontare contando solo sulle proprie forze. Che, se dovessimo basarci su quanto visto al Marulla, non lasciano sicuramente ben sperare.

Quella contro i rossoblu era la partita fondamentale per quest’ultima parte di campionato, Sottil e la squadra sapevano che non si poteva sbagliare, che bisognava tornare dalla Calabria con 3 punti per puntare ancora alla salvezza o quanto meno con 1 per restare agganciati ai playout. A prescindere dal gioco, ci si attendeva che sarebbe scesa in campo una squadra con il coltello tra i denti, pronta a lottare su ogni pallone. Ed in effetti una squadra con quell’atteggiamento si è vista al Marulla. Purtroppo, però, era la formazione di Occhiuzzi che ha dato tutto quello che aveva, probabilmente anche di più, strameritando (per l’atteggiamento) la vittoria finale. Di fronte ad un simile avversario l’Ascoli è sceso in campo con un atteggiamento che sarebbe stato irritante perfino se fosse stata un’amichevole di inizio o fine stagione. E alla fine non poteva che uscire sconfitto. Anzi, per certi versi si potrebbe dire che i bianconeri la partita l’hanno persa più volte.

Ad inizio gara, con un approccio alla gara semplicemente vergognoso, molle e poco determinato. Dopo il gol di Quaranta, quando i rossoblu sono andati in tilt per una ventina di minuti. Ad inizio ripresa, quando i bianconeri si sono ripresentati in campo con lo stesso indecoroso atteggiamento del primo tempo. Mentre il Cosenza, a volte anche con un po’ di confusione, ha aggredito sin dal calcio di inizio, andando a pressare i bianconeri fin dentro la loro area, cercando di non far giocare la formazione di Sottil, l’Ascoli è apparso subito remissivo, molle, per nulla determinato, distratto come se la posta in palio non fosse così importante. In quei minuti iniziali la sensazione, fortissima, era che quasi inevitabilmente i padroni di casa avrebbero trovato presto il gol del vantaggio.

I bianconeri non solo non giocavano, non proponendo alcuna trama di gioco, ma praticamente neppure difendevano con la necessaria grinta e attenzione, lasciando spesso gli avversari liberi al limite dell’area o anche in area, perdendo ripetutamente palla in maniera banale nei propri 30 metri e, per giunta, collezionando una serie imbarazzante di scivoloni, come se in molti avessero sbagliato la scelta dei tacchetti (cosa gravissima per dei professionisti). In quei terribili 20 minuti si è anche capito perché il Cosenza è comunque in quella posizione di classifica, si sono visti tutti i limiti dei rossoblu in fase realizzativa, anche se l’Ascoli deve ringraziare l’ex Trotta che, poco prima del 20°, ha tolto dalla testa di Giliozzi, liberissimo a due passi da Leali (erano in tre gli avanti del Cosenza liberi dentro l’area), il facile pallone dell’1-0.

Poi, come avviene spesso nel calcio, al primo affondo la formazione di Sottil ha trovato l’inatteso vantaggio, grazie ad una punizione dalla fascia sinistra (conquistata da Bidaoui) ben calciata da Sabiri e trasformata in gol da Quaranta (prima rete in serie B). Un vantaggio immeritatissimo che poteva far girare la partita. Ed in effetti i padroni di casa hanno duramente accusato il colpo e praticamente per il proseguo del primo tempo sono quasi scomparsi dal campo. Anzi, hanno fatto di peggio, lasciandosi prendere dallo sconforto e dall’ansia che li ha spinti a buttarsi avanti disordinatamente, lasciando delle autentiche praterie a disposizione delle ripartenze dell’Ascoli. Che, però, ha continuato a giocare con lo stesso atteggiamento con cui è sceso in campo, senza mettere il necessario nerbo per cercare di andare a chiudere la partita, di approfittare delle difficoltà degli avversari.

Per altro anche così, con quel ritmo e quell’atteggiamento blando, i bianconeri hanno avuto 3-4 ripartenze in superiorità numerica che potevano e dovevano essere sfruttate meglio e che invece sono svanite per scelte o passaggi semplici sbagliati. Cosa che succede quando non si ha la concentrazione giusta. Nonostante tutto la formazione di Sottil stava ugualmente chiudendo il primo tempo in vantaggio quando, da un’iniziativa sulla destra di Corsi (a cui un inguardabile Kragl ha concesso troppo spazio), è arrivato un cross in area sul quale Brosco, come il peggiore dei dilettanti, ha commesso una colossale ingenuità, regalando il rigore ai rossoblu (trasformato da Tremolada). Si sperava che almeno l’intervallo servisse a riordinare le idee e a far capire all’Ascoli che con il giusto atteggiamento quello era una partita che si poteva comunque vincere.

Invece le due squadre sono ritornate in campo dagli spogliatoi con l’identico spirito del primo tempo, determinato e aggressivo il Cosenza, molli e svagati i bianconeri. Che non fosse cambiato nulla si è capito dopo pochi minuti, quando Brosco con un banale passaggio all’indietro dalla tre quarti ha rischiato di provocare uno degli autogol più comici della storia del calcio. Pochi minuti dopo è arrivato, quasi inevitabile, il gol del 2-1 dei rossoblu su una palla vagante al limite dell’area sulla quale Eramo è andato in maniera a dir poco timida, mentre Kone l’ha fatta sua con grande determinazione, trovando poi l’angolo alla sinistra di Leali.

Neppure sotto di un gol l’Ascoli ha cambiato passo, quanto meno mettendo in campo un pizzico di rabbia in più. Solo negli ultimi 15-20 minuti i bianconeri quanto meno hanno provato a raddrizzare la partita, senza però creare grandi pericoli, se non in occasione del gol annullato a D’Orazio (secondo Valeri la palla era uscita sul cross di Bidaoui). Anche questa fase, però è stata sin troppo evidente la mancanza di determinazione dei bianconeri. L’esempio più lampante è rappresentato da due cross molto pericolosi, soprattutto il primo, messi dentro da Parigini dalla destra sui quali nessun giocatore dell’Ascoli si è avventato per cercare di trasformarli in quello che sarebbe comunque stato un pareggio prezioso.

L’indecoroso atteggiamento dei bianconeri in campo inevitabilmente rischia di far passare in secondo piano le questioni tecniche che, però, non sono certo meno determinanti. Questa volta, come è normale che sia, non si salva neppure l’allenatore a cui, ovviamente, bisogna comunque riconoscere il merito di aver evitato che la retrocessione dell’Ascoli si concretizzasse in sostanza con diversi mesi di anticipo. Però a Cosenza le sue scelte hanno suscitate non poche perplessità. Partendo dal fatto che Sottil vede i suoi giocatori tutti i giorni in allenamento e conosce meglio di ogni altro la loro condizione.

Per questo sinceramente non si capisce come si possa schierare un giocatore come Kragl che al Marulla sembrava un pensionato, completamente scarico mentalmente e impresentabile fisicamente. Inevitabilmente, dopo una simile prestazione, torna poi la discussione sul fatto che sembra chiaro che l’Ascoli spesso fatichi con uno schieramento che vede Sabiri e due punte. Sottil ha sempre ribattuto che è una questione di come si sta in campo, dello spirito che la squadra mette. Bene, dopo un simile primo tempo e vista l’importanza della gara, non era forse il caso ad inizio ripresa irrobustire il centrocampo (magari con Caligara che ha dimostrato almeno di avere gamba)?

Poi una volta sotto francamente non si è molto capita la sostituzione di Sabiri. Che, per la verità, fino a quel momento non che avesse brillato particolarmente. Ma almeno metteva un briciolo di fisicità, senza considerare che con un gol da recuperare poteva tornare utile sui calci da fermo (o anche con qualche conclusione del limite). Negli ultimi 20 minuti l’Ascoli ne ha avute diverse, tra punizioni sulla tre quarti e angoli, e le ha calciate tutte in maniera orribile. Se, poi, si pensa che chi l’ha sostituito, Cangiano, praticamente non ha toccato palla… Scelte di Sottil a parte, è quasi superfluo ripetere per l’ennesima volta che questa squadra praticamente non ha esterni difensivi all’altezza della categoria.

Pucino è disarmante, soprattutto in fase difensiva, Pinna che ha giocato al suo posto qualche partita se possibile in copertura ha fatto peggio. A sinistra detto di Kragl in versione pensionato, D’Orazio non ha mai convinto a pieno quando è stato schierato. Ora ci sarebbe anche Cacciatore ma chissà quando sarà realmente in grado di dare una mano. L’altro limite evidente è in avanti dove, senza Dionisi (quanto pesa la sua sciocchezza contro la Cremonese) e con Bajic in giornata nera, in pratica l’Ascoli è senza armi. Pensare che, per cercare di recuperare la partita, ci si debba affidare a Simeri è semplicemente deprimente.

L’ex Bari non è all’altezza della serie B, ci mette tanta buona volontà ma i suoi limiti sono imbarazzanti. Per questo anche se non in giornata, è sempre meglio tenere in campo il bosniaco che anche in altre circostanze, dopo partite non eccelse, ha comunque trovato il guizzo decisivo sul finire di gara. E in realtà il suo sostituto proprio negli ultimi minuti una palla invitante, poco dentro l’area, l’ha avuta, ma la sua conclusione è stata all’altezza della partita dell’Ascoli. Che ora, non c’è neppure bisogno di sottolinearlo, deve a tutti i costi conquistare i tre punti contro il Vicenza il prossimo lunedì.

La speranza è che il ritiro deciso dalla società possa fare effetto e che i bianconeri riescano, visto il periodo, a risorgere esattamente tre giorni dopo essere caduti rovinosamente…

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