Solo 1 punto in 2 partite, brusca frenata dell’Ascoli


Dopo il pareggio raggiunto al 95° con il Frosinone, non sfruttando la superiorità numerica nella ripresa, l’Ascoli domina, anche in 10, la Reggiana ma paga a caro prezzo le ingenuità di Caligara e Quaranta, oltre al pessimo arbitraggio di Ayroldi

La settimana peggiore dell’Ascoli, da quando è arrivato in panchina Sottil, complica nuovamente la classifica dei bianconeri. Quelle con il Frosinone in casa e a Reggio Emilia potevano essere le partite per la definitiva scalata verso posizioni più rassicuranti. Invece è arrivato un solo punto, ed una “vagonata” di rimpianti, che lascia l’Ascoli al terz’ultimo posto, con la zona playout ad 1 punto e la salvezza a 3. In altre parole c’è poco da illudersi, ci sarà da soffrire fino alla fine per conquistare la salvezza. Ma la certezza che la squadra c’è ed ha tutte la potenzialità per farcela resta immutata, anzi, per certi versi addirittura si rafforza.

Perché, per quello che hanno espresso in campo, i bianconeri nelle due partite avrebbero meritato almeno 4 punti. Invece, paradossalmente, senza il rigore al 95° trasformato da Dionisi contro il Frosinone, addirittura sarebbero rimasti all’asciutto. E’ il bello (o il brutto, dipende ovviamente da quale parte la si vede) del calcio. E se magari in qualche altra partita c’era stato un pizzico di fortuna ad aiutare la formazione di Sottil, ora la sorte ha decisamente presentato il conto (soprattutto a Reggio Emilia). Nella prima delle due sfide l’Ascoli, dopo un discreto primo tempo, aveva gettato al vento il vantaggio di giocare per gran parte della ripresa in superiorità numerica, rischiando addirittura la sconfitta per una distrazione difensiva su calcio d’angolo.

Alla fine il pareggio, trovato all’ultimo assalto, era comunque stato accolto ugualmente con soddisfazione, visto lo scampato pericolo. Quella di Reggio Emilia, invece, è una di quelle partite il cui esito è davvero difficile da digerire. Addirittura persino il pareggio, per i valori visti in campo, sarebbe stato stretto ai ragazzi di Sottil. Ma perdere contro una squadra che ha tirato in porta solo su calcio di rigore, che negli oltre 50 minuti in cui è stata in superiorità numerica si è dovuta difendere con grandissima difficoltà, fa davvero rabbia. Sintetizzando, l’Ascoli ha perso una partita che doveva vincere per le proprie ingenuità, per la poca cattiveria sotto porta, per le parate compiute da Venturi e, non ultimo, per un arbitraggio disastroso e penalizzante per i bianconeri.

Purtroppo che un giovanissimo come Caligara (classe 2000) possa commettere una grave ingenuità ci può stare. E non per questo si può rimproverare Sottil per averlo schierato dall’inizio in una gara così importante, di fatto una sfida salvezza. Anche perché, fino alla doppia sciocchezza pagata a caro prezzo dai bianconeri, l’ex Cagliari non stava certo demeritando. E’ giusto sottolineare che, quando parliamo di doppia sciocchezza, non ci riferiamo ai due gialli, perché la prima ammonizione è sinceramente eccessiva (e per nulla in linea con il metro adottato da Ayroldi durante tutta la partita), ma alla seconda decisiva sanzione (un giocatore ammonito non può commettere un fallo che 9 arbitri su 10 sanzionano con il giallo, per altro a 70 metri dalla propria porta).

E, per certi versi ancora di più, all’episodio accaduto 4 minuti prima dell’espulsione, quel contropiede ben condotto da Caligara che, però, alla fine invece di servire il liberissimo D’Orazio sulla sinistra (che si sarebbe trovato solo davanti al portiere) ha voluto concludere dal limite, con Venturi che ha compiuto una buona parata, non certo la più difficile della serata. Peccato davvero perché quelle due ingenuità sono arrivate nel momento in cui l’Ascoli stava dominando, praticamente prendendo “a pallate” la Reggiana. Come spesso accade per sfide così delicate, nei primi 20 minuti di gara il tatticismo l’aveva fatto da padrone.

L’Ascoli (e ancor più i padroni di casa) faticava ad avvicinarsi in maniera pericolosa all’area dei granata, molto corti in campo. Un atteggiamento contro il quale i bianconeri cozzavano, anche per il fatto che entrambi gli attaccanti schierati da Sottil (Dionisi e Bidaoui) gradiscono tornare indietro a prendere palla ma, se l’altro non prova ad allungare la squadra, inevitabilmente si rischia di non trovare gli spazi. Poi l’infortunio di Bidaoui e l’ingresso di Bajic hanno completamente cambiato lo scenario. Il centravanti bosniaco, con i suoi movimenti, ha messo in difficoltà la formazione di Alvini che si è allungata. E negli spazi lasciati l’Ascoli è andata a nozze, con Sabiri, Caligara e Saric, con le verticalizzazioni di Buchel e anche la spinta sulle fasce, soprattutto a sinistra di D’Orazio.

Nel volgere di un quarto d’ora i bianconeri hanno creato 4 nitide occasioni (e almeno un altro paio di potenziali pericoli): oltre quella citata gestita male da Caligara, due conclusioni da dentro l’area, quasi a colpo sicuro, di Bajic (la prima deviata in angolo con un prodigio da Venturi, la seconda respinta da un intervento alla disperata di Muratore) e quella più clamorosa capitata sui piedi di Sabiri a due passi dalla porta, con l’incredibile deviazione d’istinto di Venturi sulla traversa. La Reggiana sembrava alle corde, poi è arrivata l’espulsione di Caligara e i padroni di casa hanno potuto respirare un po’. In realtà ad inizio ripresa non sembrava certo che ad essere in 10 fosse l’Ascoli, poi dopo 5 minuti l’ingenuità di Quaranta (sullo “smaliziato” Ardemagni) ed il rigore, trasformato dallo stesso ex Ascoli.

Nonostante il duplice colpo che poteva essere da ko, i bianconeri non si sono disuniti e rassegnati ed hanno ripreso ad attaccare con grande determinazione, mettendo alle corde la Reggiana. Nonostante l’inferiorità numerica, la formazione di Sottil nei 40 minuti finali ha creato altre 4 clamorose palle gol (Bajic di testa per due volte, a pochi passi dalla porta, ha incredibilmente mandato alto, Brosco sotto porta ha altrettanto incredibilmente messo sopra la traversa e poi Venturi con un prodigio ha ricacciato dalla porta un tiro deviato di Pucino, con alcuni bianconeri che stavano già per esultare) e altre situazioni di potenziali pericolo, senza dimenticare un paio di mischie nelle quali è mancata la giusta lucidità per concludere in maniera vincente.

Non era mai capitato nel corso di questo campionato che l’Ascoli creasse così tante nitide occasioni da gol, per altro frutto di trame di gioco molto ben congeniate. Un po’ di sfortuna, sicuramente, la bravura del portiere avversario anche, ma è innegabile che è mancata un po’ di cattiveria sotto porta. Bajic, che quando è entrato in campo ha mandato in tilt con i suoi movimenti la difesa emiliana, doveva e poteva fare meglio, soprattutto nelle due occasioni avute nel secondo tempo. Stesso discorso per Sabiri, al netto dei grandi riflessi mostrati da Venturi, mentre Dionisi, sempre prezioso in fase di costruzione, è sicuramente stato meno incisivo. Detto di quelle di Caligara, a condannare i bianconeri è stata anche un’ingenuità di Quaranta, per il resto della partita autore di una prestazione maiuscola.

Si può discutere a lungo sulla reale entità del fallo su Ardemagni, così come sul fatto che l’ex bianconero non aspettava altro e ha decisamente accentuato. Però resta la gravissima ingenuità perché, in una circostanza come quella, il difensore non deve tentare di intervenire ma limitarsi ad accompagnare l’avversario che comunque sta uscendo dall’area (e quindi non può essere troppo pericoloso). Discorso che non cambia in virtù del fatto che probabilmente l’azione da cui è scaturito il rigore era viziata inizialmente da un fallo su Sabiri. Purtroppo Ayroldi era davvero in pessima giornata e, sicuramente per un caso, ha sbagliato solo da una parte. Non tanto sul contatto da rigore (che non è così netto ma ci può anche stare) e neppure sul secondo giallo per Caligara, inevitabile in quel genere di falli.

Ma con il metro di giudizio adottato in occasione del primo giallo al centrocampista bianconero probabilmente la Reggiana, nella migliore delle ipotesi, avrebbe concluso la partita in 9. Non solo, giustamente inflessibile con Caligara, per qualche misterioso motivo Ayroldi si è mostrato incredibilmente indulgente con Rozzio, “graziato” due volte (la prima alla fine del primo tempo, la seconda a metà ripresa) da un più che possibile giallo. Per non parlare, poi, dell’inverecondo show, nel secondo tempo, di Ardemagni a suon di tuffi, falli e ostruzionismo in ogni occasione possibile.

Il problema non è tanto il comportamento dell’ex bianconero (ha fatto quello che serviva alla sua squadra) quanto il fatto che il pessimo fischietto di Molfetta glielo ha permesso, ammonendolo solamente al 92°. Alla fine l’amarezza e il rammarico sono accentuati anche dal fatto che, grazie a questo immeritato successo, la Reggiana ha lasciato ai bianconeri il terz’ultimo posto, portandosi 3 punti avanti. Amarezza che bisogna subito mettersi alle spalle e trasformare in rabbia agonistica per affrontare al meglio la prossima difficile sfida, quella con la Salernitana al Del Duca, che deve necessariamente essere quella del riscatto.

L’avversario è impegnativo, anche se nelle ultime settimane ha rallentato, ma l’Ascoli di Reggio Emilia può battere qualsiasi avversario. A patto di eliminare certi errori ed ingenuità (e naturalmente sperando di non trovare un altro Ayroldi sulla propria strada…).

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