Sosta di riflessione per l’Ascoli con il futuro di Bertotto in discussione


Senza il rinvio per i tanti positivi al covid, quella contro il Pisa all’Arena Garibaldi sarebbe stata la partita decisiva per decidere le sorti di Bertotto. Ora tutto è rinviato alla sfida contro l’Entella dopo la sosta. Ma se Pulcinelli non si fida più del suo tecnico non ha senso rimandare…

A prescindere dal fatto se sia stato meglio per l’Ascoli non disputare la partita con il Pisa (per l’alto numero di contagiati nelle fila dei bianconeri), è indiscutibile che il rinvio ha allungato almeno di 15 giorni l’avventura di Bertotto in bianconero. Non è, infatti, un mistero che quella in programma sabato 7 novembre all’Arena Garibaldi contro il Pisa doveva essere per l’allenatore dell’Ascoli l’ultima possibilità per restare alla guida della squadra. Già dopo Salerno Pulcinelli aveva espresso qualche perplessità per i risultati non all’altezza delle aspettative.

E dopo la sconfortante prestazione contro il Pordenone i dubbi del patron bianconero inevitabilmente sono aumentati. Comprensibile, perché quella vista con i friulani è sembrata una squadra confusa e rassegnata, quasi allo sbando. E, per quanto conta dopo appena 7 giornate (6 per i bianconeri), la classifica è già preoccupante, con l’Ascoli mestamente al penultimo posto, con solamente la Cremonese dietro. In realtà Pulcinelli aveva detto che avrebbe guardato la classifica solamente dopo le prime 10 partite ma è la situazione complessiva che preoccupa il patron bianconero. E d’altra parte i risultati e i numeri dell’Ascoli sono decisamente deludenti.

Una sola vittoria in 6 partite (per altro contro una Reggiana in una situazione di difficoltà e di emergenza per il coronavirus), appena 3 gol realizzati e 7 subiti, senza contare la “figuraccia” in Coppa Italia contro una formazione di categoria inferiore (1-4 al Del Duca contro il Perugia). Ma, al di là dei numeri, sono le ultime prestazioni ad aver fatto suonare l’allarme. E non solo per la sterilità offensiva della formazione di Bertotto che, addirittura, contro il Pordenone non ha mai tirato in porta, con il portiere ospite che ha trascorso al Del Duca un pomeriggio di assoluto riposo.

Perché, è inutile negarlo, le cose non sono certo andate meglio in fase difensiva. A Salerno, al netto delle condizioni difficili del campo (che però c’erano per entrambe le squadre) e per le giuste recriminazioni per l’episodio del mancato rigore nel finale, i padroni di casa avrebbero potuto segnare molto più dell’unico decisivo gol. Complessivamente 20 conclusioni verso la porta, con 2 legni colpiti, tre miracoli di Leali e due opportunità clamorosamente fallite dagli attaccanti campani a due passi dalla porta.

Ancora peggio contro il Pordenone, con la formazione di Tesser che addirittura ha concluso 28 volte verso la porta, con 2 pali, un rigore sbagliato, un miracoloso salvataggio sulla linea e almeno 4 prodezze di Sarr, di gran lunga il migliore il campo tra i bianconeri. I numeri non sempre nel calcio sono particolarmente indicativi. Ma in questo caso sono emblematici e decisamente significativi. E dimostrano che, se è vero che l’attacco è a dir poco sterile, di problemi ce ne sono anche nella fase difensiva.

Già il fatto che in due partite le formazioni avversarie hanno concluso verso la porta bianconera quasi 50 volte è oltre modo significativo, così come il fatto che il portiere bianconero (Leali a Salerno, Sarr contro il Pordenone) è sempre risultato il migliore in campo tra i suoi. E nonostante tutto, senza un pizzico di fortuna (4 legni in due partite) e senza gli errori clamorosi sotto porta degli avversari (compreso un rigore calciato alle stelle), il passivo sarebbe stato decisamente più pesante. I problemi, quindi, ci sono sia nella fase offensiva sia in quella difensiva.

In altre parole la squadra è in difficoltà nel suo complesso e probabilmente, al di là della classifica dopo così poche giornate, è questo quello che preoccupa Pulcinelli. Che è certo di aver messo a disposizione di Bertotto una rosa competitiva, di certo non da penultimo posto in classifica. D’altra parte lo stesso allenatore, al termine del mercato, aveva promosso l’operato della società, dichiarandosi decisamente soddisfatto della rosa che gli era stata messa a disposizione.

Quindi, se la convinzione comune è che la rosa è valida e competitiva, è del tutto evidente che la responsabilità dei risultati e delle prestazioni non soddisfacenti in questa prima fase di stagione inevitabilmente ricadono sull’allenatore. Che sicuramente qualcosa ha sbagliato, a partire dall’intestardirsi su un modulo e uno schieramento che non sembrano essere l’ideale per i giocatori che ha a disposizione, proseguendo per la scelta di schierare alcuni giocatori in ruoli non propriamente adatti alle loro caratteristiche. Parliamo naturalmente di Kragl come terzino sinistro, una iattura sia per gli evidenti limiti difensivi mostrati dal giocatore tedesco, sia per il fatto che, schierato così dietro, non può sfruttare le sue qualità migliori che indiscutibilmente sono nella fase offensiva.

Ma anche l’azzardo di aver schierato Spendlhofer terzino destro, in un ruolo nel quale il difensore austriaco ha dimostrato chiaramente di non essere a suo agio. E, probabilmente, per cercare di dare un po’ di pericolosità in più ad un attacco fino ad ora spuntato, forse sarebbe più opportuno provare uno schieramento differente da quello proposto fino ad adesso. Però, al netto delle responsabilità di Bertotto, forse una riflessione sul reale valore della rosa dell’Ascoli andrebbe fatto. Già a mercato concluso avevamo sottolineato come in realtà la rosa dei bianconeri fosse decisamente numerosa (troppo numerosa…) ma non completa.

Era chiaro sin da allora che c’erano evidenti problemi sugli esterni difensivi e che mancava almeno un attaccante che avesse confidenza con il gol. E il campo ha confermato e amplificato quelle lacune. Emblematico, ad esempio, il fatto che contro il Pordenone i due esterni difensivi erano due giocatori adattati (con i risultati sconfortanti di cui abbiamo già parlato) a quei ruoli. Adattamento reso necessario dall’assenza di Pucino a destra e dalla consapevolezza che Sarzi Puttini a sinistra non è all’altezza della categoria. In altre parole nonostante una rosa così abbondante, l’Ascoli come terzini ha solamente Pucino e Sarzi Puttini, con il primo che ha evidenti limiti difensivi il secondo che, come detto, semplicemente non è all’altezza.

Un “buco” grave in una rosa così numerosa che ormai bisognerà attendere gennaio per coprire. Naturalmente nel frattempo spetterà all’allenatore trovare soluzioni differenti per ridurre le difficoltà, visto che quelle adottate fino ad ora non hanno certo dato risultati positivi. Discorso un po’ differente per l’attacco, numericamente molto affollato ma senza un vero bomber in grado di garantire un discreto bottino di gol. Come per gli esterni difensivi, anche in questo caso è chiaro che spetta all’allenatore trovare soluzioni adeguate. Ma è chiaro che, se c’è un “buco” in difesa (sugli esterni) e una carenza in attacco, allora così completa e soddisfacente la rosa non deve essere.

Al di là di ogni considerazione tecnica, è importante capire se quelli espressi da Pulcinelli sono semplici dubbi o un chiaro segnale che il patron non ha più la necessaria fiducia nei confronti di Bertotto. Perché in quel caso non avrebbe senso continuare a perdere tempo, rimandare, visto il rinvio della partita con il Pisa, la decisione finale a quando ripartirà il campionato, alla delicatissima partita con l’Entella. Se è venuta meno la fiducia anche l’auspicabile eventuale vittoria contro i liguri non cambierebbe le cose e alla prima prestazione poco convincente poi saremmo di nuovo daccapo. Allora forse è opportuno che Pulcinelli rifletta ora, a “bocce ferme”, per capire se ha ancora fiducia o meno in Bertotto.

E, in caso di risposta negativa, non attenda oltre ma sfrutti al meglio l’opportunità che gli offre la sosta. Altrimenti potrebbe maledettamente complicarsi una stagione partita non nel modo giusto ma che può (e deve) essere immediatamente raddrizzata…

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