Ascoli bello e perdente, servono nuove soluzioni per il salto di qualità


A Frosinone i bianconeri dominano per 45 minuti ma non concretizzano, poi nella ripresa calano, subiscono il gol e nel finale sono anche sfortunati. L’attacco che non segna e gli esterni difensivi i problemi da risolvere, il super centrocampo la certezza da cui ripartire

La premessa, scontata ma è inevitabile, è che quella maturata allo Stirpe è una sconfitta dura da digerire per l’Ascoli che, quanto meno, meritava di tornare a casa con un pareggio. Non è un caso che sui social, che comunque sono un termometro per valutare la situazione, si fatica a trovare tra i tifosi bianconeri un commento negativo sulla prestazione dei ragazzi di Bertotto. I freddi numeri, però, raccontano che alla fine si è imposto il Frosinone per 1-0 e che in 3 partite l’Ascoli ha ottenuto solamente un punto, mettendo a segno un solo gol (subendone 4).

Siamo solamente alla terza giornata, e per altro quella di Frosinone è stata la prima partita dopo la fine del mercato, quindi sarebbe fuori luogo dare troppa importanza a quei dati. Ma non bisogna mai dimenticare che alla fine saranno quei numeri a contare, non tutto il resto. Per questo è opportuno che Bertotto e tutto lo staff tecnico bianconero vadano oltre le comprensibili recriminazioni per un risultato immeritato ma analizzino al meglio cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato sabato sera allo Stirpe, lasciando ai tifosi quel tono a volte esageratamente positivo nel giudicare la prestazione della squadra.

In generale quella di sabato sera è stata una partita che ha vissuto sostanzialmente di tre fasi differenti e che ha visto di fronte una squadra che ha già un’identità e un gioco (ovviamente l’Ascoli), pur palesando ancora alcune carenze, e un’altra confusa e in evidente difficoltà che, però, alla fine si è dimostrata più furba e smaliziata (e anche più fortunata). Nel primo tempo c’è stato un vero e proprio dominio dell’Ascoli, soprattutto nel gioco, che ha costruito alcune buone occasioni ma non in misura adeguata al dominio espresso sul campo e alle enormi difficoltà palesate dalla formazione di Nesta. Sicuramente in parte provocate dall’atteggiamento aggressivo e determinato dei bianconeri ma in parte anche derivanti dalla confusione della squadra ciociara, che sbagliava anche i passaggi più semplici ed elementari.

La “colpa” dell’Ascoli è stata quella di non aver concretamente approfittato di questa situazione, chiudendo sullo 0-0 il primo tempo. Per altro è opportuno anche sottolineare che, nelle uniche due circostanze nelle quali i padroni di casa sono riusciti ad impostare una parvenza di manovra, sono arrivate due potenziali opportunità con la stessa dinamica, cross dalla trequarti destra sul secondo palo a pescare un giocatore abbastanza libero (prima Tabanelli che ha concluso debolmente tra le braccia di Leali, poi Parzysek che ha mandato di pochissimo a lato).

Nell’intervallo Nesta ha cambiato qualcosa, sia in termini di uomini che nel modo di stare in campo, e nella prima parte della ripresa la partita è diventata più equilibrata. L’Ascoli ha perso quella brillantezza che si era vista, almeno fino agli ultimi 20 metri, nel primo tempo e non ha più costruito neppure potenziali opportunità. Il Frosinone non ha fatto nulla di straordinario ma, in ogni caso, ha avuto due clamorose opportunità per passare in vantaggio, la prima su incredibile assist di Chiricò (l’altra con l’unica azione manovrata di tutta la partita da parte degli uomini di Nesta che hanno trovato scoperto l’Ascoli sul centro-destra).

In entrambi i casi è stato miracoloso Leali che, poi, non ha potuto nulla sull’azione personale di Salvi. Immeritatamente in svantaggio, l’Ascoli ha reagito in maniera rabbiosa, magari con minore linearità di gioco rispetto al primo tempo ma per certi versi con più efficacia, visto che per due volte ha messo l’uomo solo davanti al portiere (prima Cavion e poi Pierini). La traversa al 94° di Kragl, con le proteste dei bianconeri sulla respinta per un possibile rigore, è sembrato il sigillo finale su una partita per certi versi “stregata”.

Quello che appare evidente anche solo dalla ricostruzione delle varie fasi della partita è che questa squadra non ha di certo una gran confidenza con il gol. E’ una carenza per certi versi inevitabile, vista la rosa di attaccanti che ha a disposizione Bertotto, per la quale l’allenatore dovrà trovare una soluzione che non potrà che derivare da accorgimenti tattici e schemi di gioco. Perché i giocatori che fanno parte del reparto avanzato bianconero non hanno certo nelle proprie caratteristiche un certo feeling con il gol.

Nessuno degli attaccanti bianconeri ha nel suo palmares qualche stagione con un bottino di reti interessante, le due punte centrali (Vellios per quel poco che si è visto in campo) sono più portate a giocare con e per la squadra, ad aprire varchi per gli inserimenti, più che a trovare con continuità la porta. Bisogna pensare a soluzioni alternative, ovviamente che vengano dai centrocampisti. Ed inevitabilmente il primo pensiero corre a Kragl che, nel suo esordio in bianconero, è stato schierato nel ruolo di esterno sinistro difensivo, non propriamente l’ideale per lui (e per la squadra).

Perché la necessità di coprire e difendere di fatto ha limitato le sue potenzialità offensive che si sono viste solo sui calci da fermo. Per altro la fase difensiva non è certo il suo forte, come purtroppo si è visto. Diligente nel tenere la posizione e nel coprire, nell’unica occasione in cui Salvi l’ha puntato con decisione (in occasione del gol), si è fatto saltare con irrisoria facilità. Naturalmente non può essere un unico giocatore a poter sopperire alle carenze dell’attacco bianconero, ma è certo che già da martedì nel turno infrasettimanale con la Reggiana ci si aspetta di vedere Kragl schierato in altro ruolo, sicuramente più avanti.

Così come è lecito attendersi in quell’occasione anche uno schieramento differente dal 4-3-3, sia in funzione offensiva che in quella difensiva. Perché anche in una partita nella quale gli avversari hanno faticato a costruire gioco, sono comunque emerse alcune pecche in fase difensiva, le solite sulle due fasce. Abbiamo già parlato di quanto avvenuto a sinistra, ma anche a destra le cose non sono andate così bene, nonostante nel complesso la prestazione di Pucino è tutto sommato da considerare sufficiente. Solo che il capitano bianconero ha confermato i suoi limiti quando deve chiudere e stringere al centro.

E’ accaduto nel primo tempo negli unici due cross provenienti dalla fascia destra (la sinistra difensiva dell’Ascoli), con i due colpi di testa di Tabanelli e Parzysek, con Pucino in ritardo nello stringere al centro e chiudere. Così come nel secondo tempo, nell’opportunità avuta da Novakovich sul quale è stato strepitoso Leali. Ci si aspetta un cambio di modulo difensivo con la Reggiana, una difesa a tre che si immaginava potesse essere utilizzata già a Frosinone. Anche perché sugli esterni difensivi di fatto non ci sono alternative, a destra c’è solo Pucino, mentre a sinistra Sarzi Puttini (per altro ora fuori per infortunio) nelle prime due partite non ha per nulla convinto.

Come ampiamente previsto, sono invece arrivate solo conferme positive dal centrocampo bianconero che, soprattutto nel primo tempo, ha dettato legge. Cavion lo conosciamo, Saric ha dimostrato di poter agire bene in diverse posizioni del campo (anche se andrebbe sfruttato meglio per gli inserimenti). Discorso a parte per Sabiri che ha disputato un buon primo tempo, calando nella ripresa, ma che ha confermato di avere qualità e anche corsa.

La sensazione è che potrebbe trovarsi più a suo agio in un ruolo, magari dietro le punte, che gli permetta di esaltare la sua tecnica e la sua rapidità, senza doversi sfiancare troppo a rincorrere gli avversari. Al di là di un diverso utilizzo di Kragl, bisogna sempre ricordare che a quel centrocampo manca un giocatore come Buchel che, se è quello visto all’esordio a Brescia, è un ulteriore bel rinforzo per un reparto davvero formidabile, intorno al quale Bertotto dovrà costruire le fortune dell’Ascoli.

Un discorso a parte merita Chiricò, giocatore di sicuro talento ma che, a giudicare dalle prime partite, abbiamo ritrovato così come lo avevamo lasciato 5 anni fa. Con gli stessi indiscutibili pregi (rapidità, capacità di saper saltare l’uomo, sinistro davvero insidioso) ma anche con gli stessi limiti. Cioè una certa incapacità nel concretizzare quanto di positivo riesce a produrre (non solo in termini di marcature personali, anche in termini di assist, con quella voglia di fare sempre un dribbling in più che spesso gli fa perdere il tempo giusto per un passaggio o per il tiro) e qualche improvvisa leggerezza di troppo. Se Bertotto riuscisse a limare quei difetti, i bianconeri troverebbero un giocatore che davvero potrebbe fare la differenza (e dare un serio contributo a risolvere il problema realizzativo).

L’allenatore bianconero, però, soprattutto dovrà trovare il più in fretta possibile lo schieramento e la formula migliore che permetta all’Ascoli di mascherare un paio di difetti congeniti ed esaltare le notevoli qualità e potenzialità che questa squadra e questa rosa hanno. Magari già a partire dalla partita di martedì sera con la Reggiana nella quale, più per il morale che per la classifica, sarebbe auspicabile che arrivasse il primo successo

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