Falsa partenza, 15 giorni per vedere il vero Ascoli


Come prevedibile inizio di stagione difficile per i bianconeri che, dopo il buon pareggio a Brescia, hanno rimediato una “figuraccia” in Coppa e poi hanno perso in casa con il Lecce. Ora la sosta e, con la fine del mercato, finalmente Bertotto potrà lavorare sulla rosa al completo

Un punto in due partite e la “figuraccia” in Coppa Italia contro il Perugia. Inizia in salita la stagione agonistica dell’Ascoli. Tutto come previsto, con una squadra in pratica completamente nuova e giocatori mandati in campo appena arrivati non ci si poteva aspettare nulla di più. Il pareggio di Brescia all’esordio, in una partita che i bianconeri potevano addirittura vincere, aveva un po’ illuso. A riportare tutti con i piedi per terra il mortificante 4-1 con il Perugia in Coppa, a cui ha fatto seguito la sconfitta casalinga con il Lecce.

Al termine di una partita neppure giocata troppo male (almeno nel primo tempo) ma che ha inequivocabilmente evidenziato alcuni preoccupanti problemi. Per questo la sosta per le nazionali giunge quanto mai opportuna, non solo perché permetterà al gruppo di cementarsi meglio ma anche perché finalmente lunedì sera chiuderà il mercato. E queste ultime saranno ore frenetiche per i dirigenti bianconeri che dovranno cercare di risolvere alcuni casi spinosi (Ninkovic e Cavion su tutti), sfoltire una rosa ancora troppo numerosa e, magari, se possibile mettere a segno un paio di colpi necessari per cercare di ovviare ai problemi evidenziati. Lo avevano già sottolineato, per iniziare a vedere il vero Ascoli e iniziare a capire le potenzialità della squadra bisognerà attende la ripartenza del campionato dopo la sosta (ammesso che ci siano le condizioni per ripartire…).

Come detto, però, dalle prime due gare (e dalla Coppa Italia) sono venute alcune indicazioni precise. In positivo il fatto che, a differenza della scorsa stagione, il centrocampo sembra essere al momento il reparto potenzialmente più di qualità. Quello visto a Brescia, ad esempio, nonostante un evidente e comprensibile scarso affiatamento era piaciuto. Buchel, innanzitutto, è sembrato esattamente il giocatore che mancava la scorsa stagione. Buoni piedi, ottima visione di gioco, il centrocampista cresciuto nelle giovanili della Juventus ha lasciato intravedere di avere le caratteristiche giuste per far girare la squadra.

Con il Lecce non c’era e si è visto, anche perché il suo sostituto, il greco Donis, era evidentemente spaesato (e ancora in forma precaria). Al fianco di Buchel a Brescia è molto piaciuto Cavion, non a caso il migliore centrocampista bianconero la scorsa stagione, mentre Saric  ha lasciato intravedere buone qualità. Entrambi hanno fatto peggio contro il Lecce ma in questo periodo può accadere di alternare prestazioni buone ad altre meno positive. Quel che sembra, però, è che quel centrocampo visto a Brescia può davvero fare bene. O meglio potrebbe, perché per quanto riguarda Cavion le prossime ore ci diranno se resterà in bianconero e, nel caso, bisognerà capire con quale spirito lo farà.

Contro i salentini si è rivisto anche Gerbo, reduce dal covid, e per la prima volta è sceso in campo anche il neo arrivato Sabiri. Entrambi torneranno sicuramente utili e rappresentano delle buone alternative. Gerbo è centrocampista di categoria e lo scorso anno a Crotone (da gennaio) ha fatto molto bene, mentre di Sabiri si parla in maniera positiva. Al termine del mercato, poi, si vedrà se anche Eramo e Petrucci completeranno numericamente un reparto comunque di buon livello. Note meno positive, invece, per quanto riguarda il reparto arretrato. Per il quale, più ancora che per gli altri reparti, c’è preliminarmente da sottolineare che c’è bisogno di un po’ di tempo per trovare un minimo di intesa, soprattutto tra i due centrali.

A Brescia Bertotto ha schierato come centrali il giovane Corbo e il greco Avolinitis, riproposto con il Lecce, ma a fianco di Brosco, con il giovane centrale proveniente dal Bologna che poi è subentrato per i problemi fisici (una botta ad un piede) dello stesso Avlonitis. Inevitabilmente in entrambe le partite sono stati commessi alcuni errori, ma la sensazione è che la coppia Avlonitis-Brosco potrebbe garantire una certa affidabilità (naturalmente sempre ammesso che Brosco stesso resti), con alternative che non mancano di certo (lo stesso Corbo, Sini, l’ultimo arrivato Spendlhofer). Decisamente più preoccupante, invece, appare la situazione sugli esterni, sia a destra che, ancora più, a sinistra.

In entrambe le partite Bertotto ha schierato Pucino a destra e Sarzi Puttini a sinistra. Il capitano bianconero lo conosciamo, ha sicuramente ottimi piedi, sa crossare bene (anche se spinge poco) e può tornare utile sui calci da fermo. Ma in fase difensiva non convince affatto. E se a Brescia tutto sommato se l’era cavata, con il Lecce ha molto lasciato a desiderare, corresponsabile in occasione del primo gol (in ritardo sulla diagonale per chiudere su Mancosu). Decisamente male, invece, Sarzi Puttini a sinistra, molto negativo a Brescia e se possibile ancora peggio con il Lecce, in evidente difficoltà per tutta la gara e con l’aggravante dell’errore di posizionamento (ha tenuto in gioco Henderson) sul raddoppio.

Forse è presto per gettargli la croce addosso, ma è innegabile che sarebbe un azzardo non indifferente puntare su di lui, senza neppure un’adeguata alternativa. Che, in realtà, forse non c’è neppure a destra, visto che in Coppa Italia al posto di Pucino è stato schierato Ghazoini che ha combinato disastri (inutile gol dell’1-4 a parte).

Discorso a parte merita, invece, il reparto offensivo che ha il limite, non da poco, di non avere l’attaccante (o gli attaccanti) in grado di garantire un discreto bottino di gol. Bajic, schierato al centro dell’attacco in entrambe le partite, negli ultimi anni ha giocato pochissimo e segnato ancora meno (e nelle due partite giocate ha dimostrato di essere utile per il lavoro che fa per la squadra ma, di fatto, non ha mai concluso in porta). Vellios, entrato contro il Lecce, è tutto da scoprire ma anche il greco negli anni passati non ha certo brillato in fase realizzativa (lo scorso anno 6 gol nella seconda serie greca). Chiricò lo scorso anno a Monza (Lega Pro) ha messo a 6 reti e negli anni passati mai è andato oltre quella cifra, mentre Cangiano di fatto è alla prima stagione da professionista (e da quanto visto nelle prime partite ha altre caratteristiche, non certo quelle tipiche del finalizzatore).

Ci sono, poi, Mallè e Lico, rispettivamente punta esterna e trequartista, tutti da scoprire. A loro dovrebbe aggiungersi Pierini che lo scorso anno a Cosenza ha messo a segno 3 reti, mentre l’anno precedente con lo Spezia ne aveva realizzati 5. E’ vero che il calcio ha più volte raccontato la storia di attaccanti non propriamente prolifici che, all’improvviso, nel corso di un’annata trovano un incredibile feeling con il gol (come non ricordare, ad esempio, l’anno magico di Mirabelli in Lega Pro). Di certo, però, il timore che questa squadra possa faticare non poco a trovare la via del gol è più che concreto. E in qualche modo le prime due partite di campionato hanno rafforzato questa sensazione, con  in aggiunta l’impressione che al momento il reparto offensivo bianconero vive soprattutto delle improvvise accelerazioni di Chiricò che, però, poi spesso manca di lucidità e di freddezza negli ultimi 20 metri.

L’impressione è che in avanti manchi anche un po’ di qualità e di fantasia, qualità che lo scorso anno erano assicurate da Ninkovic che, a poche ore dalla chiusura, resta il grande mistero del mercato bianconero. Che non voglia restare in bianconero è stato chiaro sin dal principio, di fatto però non sembrano esserci grandi trattative intorno al suo nome. Ovvio che l’ipotesi che alla fine possa restare con il passare delle ore diventa sempre più concreta.

Doveva essere la pedina per finanziare il mercato dell’Ascoli, rischia di diventare un peso e un caso non semplice da gestire. Perché le sue qualità non si discutono ma se alla fine dovesse restare bisognerà capire in quali condizioni e con quale spirito lo farà. E quanto realmente potrà essere utile alla causa

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