Squadra da costruire e tante incognite: parte l’anno zero dell’Ascoli di Pulcinelli


Sono 29 i giocatori convocati da Bertotto per l’inizio del raduno ma circa un terzo di loro hanno concretamente la possibilità di fare parte della rosa che affronterà il prossimo campionato. Difesa e attacco da ricostruire, servono innesti anche a centrocampo

Inizia in queste ore, con il ritrovo all’Hotel Villa Picena, la nuova stagione dell’Ascoli calcio. Un’avventura che nasce tra mille incognite e alcune certezze non pienamente rassicuranti. La prima è che, è del tutto evidente, quello che inizia questo venerdì 28 agosto è indiscutibilmente il raduno più paradossale della storia dell’Ascoli. L’altra è che sono decisamente cambiati gli obiettivi, lo scenario e le prospettive dei bianconeri rispetto ai programmi iniziali sbandierati da Pulcinelli al suo arrivo nel capoluogo piceno.

Niente più progetti ambiziosi, niente più voglia di inseguire (magari anche come prospettiva a lunga scadenza) il sogno serie A ma un deciso e complessivo ridimensionamento degli obiettivi stessi, con l’unico intento di cercare di mantenere la categoria. Partiamo da quello che abbiamo definito un raduno paradossale.

Realisticamente non più di un terzo dei 29 giocatori convocati da mister Bertotto ha concretamente la possibilità di fare parte della rosa che affronterà il prossimo campionato di serie B (e se fossero in numero maggiore forse sarebbe il caso di preoccuparsi…). Partiamo dalla difesa, dove oltre al portiere Leali c’è sicuramente Pucino all’altezza del campionato di serie B, mentre da valutare la posizione di Brosco che ha chiesto di andare via.

Qualche giorno fa il ds Bifulco aveva affermato che la società non aveva alcuna intenzione di trattenere chi voleva andarsene. Ma nella conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore (giovedì 27 agosto) ha corretto il tiro, sostenendo che l’Ascoli non ha intenzione di rinunciare al capitano bianconero (così come a Cavion, che come Brosco aveva chiesto di partire, e a Ninkovic). Passando al reparto offensivo, oltre Ninkovic (la cui permanenza non è comunque certa anche perché una sua partenza potrebbe portare nelle casse societarie gli euro necessari per fare mercato), forse uno tra Beretta e Rosseti potrebbe restare a completare la rosa degli attaccanti.

Discorso più complesso, invece, è quello che riguarda il centrocampo, con Eramo e Pinto che sembrano destinati a restare. Possibilità concrete di restare in bianconero ci sono anche per Gerbo di ritorno dal prestito al Crotone (dove ha giocato molto e bene). Da valutare, invece, la posizione di Padoin, Petrucci e Chajia. L’ex Juve, dopo una prima parte negativa, nel finale di stagione con Dionigi è cresciuto e ha fornito il suo apporto. Decisamente deludente, invece, l’annata di Petrucci, così come di Chajia che non ha per nulla brillato con l’Entella.

Forse il primo, per l’esperienza e per la possibilità di ricoprire più ruoli, potrebbe tornare utile per completare la rosa di centrocampisti, difficile pensare ad una conferma anche degli altri due. Resta, poi, Cavion per cui vale lo stesso discorso fatto per Brosco. Nel complesso, quindi, non più di 9-10 di quei 29 giocatori dovrebbero far parte del nuovo Ascoli. Gli altri convocati sono giocatori di ritorno da prestiti in attesa di nuova destinazione e giovani di “belle speranze” che probabilmente poi verranno mandati a fare esperienza altrove.

In altre parole, è evidente che a poco meno di un mese dall’inizio del campionato di fatto l’Ascoli ancora non esiste, neppure come ipotesi di squadra e di rosa, con la conseguenza che almeno per la prima parte sarà un ritiro a dir poco anomalo. D’altra parte, però, nella citata conferenza stampa anche il ds Bifulco e il nuovo direttore generale Ducci si sono dichiarati consapevoli della particolare situazione e delle difficoltà di dovere in così poco tempo di fatto costruire quasi da zero una squadra, una rosa in grado di affrontare in maniera adeguata un campionato che si prospetta molto delicato e difficile.

In concreto praticamente c’è un’intera difesa da ricostruire (anche nel caso restasse Brosco servono almeno altri 5 elementi, tra centrali ed esterni, di livello) e discorso analogo va fatto per il reparto offensivo che, pur con la permanenza di Ninkovic, avrebbe bisogno di almeno 4 innesti di categoria (naturalmente anche sulla base di come poi Bertotto vorrà fare giocare la sua squadra). Infine, quali che saranno le scelte relative ai giocatori che sono attualmente in rosa, almeno 2 centrocampisti di spessore sono necessari.

E’ evidente che il poco tempo a disposizione, con la contestuale necessità da parte di Bertotto di avere prima possibile a disposizione la rosa il più possibile completa per iniziare a costruire il nuovo Ascoli, rende tutto estremamente complicato. Certo è innegabile che l’anomalia di un intervallo di tempo così breve tra una stagione e quella successiva, ovviamente conseguenza del lungo stop imposto dal covid, non condiziona solamente i bianconeri. Ma è altrettanto evidente che proprio l’Ascoli, considerando che la rosa dell’ultimo anno, tra fine prestiti e contratti in scadenza, è stata quasi azzerata, è tra le formazioni che avrà le maggiori difficoltà perché in così poco tempo dovrà prima fare un mercato importante (sia per i numeri che, possibilmente, per la qualità) e poi sperare che mister Bertotto in pochi giorni riesca a dare subito un’impostazione e una fisionomia alla squadra, per farsi trovare pronti all’inizio del nuovo campionato.

Che, per altro, si annuncia molto difficile e di livello superiore alla passata stagione, con tante squadre che non nascondono ambizioni e altre che, pur preferendo tenere un profilo più basso, hanno comunque una rosa molto competitiva. Il calcio non è certo una scienza esatta e a volte capita che, proprio nelle difficoltà, si riesca poi a creare un gruppo e una rosa vincente. Ma è chiaro che al momento è giusto pensare che quello che inizierà tra meno di un mese sarà un campionato molto difficile per l’Ascoli e i suoi tifosi. Anche in questo caso ne sono pienamente consapevoli anche il direttore generale e quello sportivo.

Il nostro obiettivo sportivo è quello di salvarsi, è la prima verità senza fare proclami” ha dichiarato Ducci nel corso della conferenza stampa. Il cambiamento rispetto ai due anni precedenti è evidente, niente proclami ambiziosi, nessun particolare obiettivo se non quello di mantenere la categoria. Il cambio di strategia e il ridimensionamento è evidente, basterebbe ricordare che appena arrivato Pulcinelli non aveva nascosto che “sarò soddisfatto solo quando avrò portato l’Ascoli in serie A”. Non solo, un paio di mesi dopo, a dicembre 2018, in una lunga intervista dichiarava che “lavoriamo per portare l’Ascoli in serie A nel giro di 2 o 3 anni”. E il sogno serie A era sempre presente nelle dichiarazioni del patron bianconero anche ad inizio della scorsa stagione, quando si parlava di playoff come obiettivo minimo per i bianconeri.

Ora tutto è cambiato, niente più sogni ambiziosi (almeno dichiarati) e lo stesso direttore generale che parla di “anno zero in un nuovo progetto”. La speranza è che produca risultati più soddisfacenti di quelli non all’altezza delle aspettative del progetto iniziale. C’è un dato che, meglio di ogni altro, fotografa l’andamento dei bianconeri da quando è arrivato Pulcinelli.

Valerio Bertotto è il settimo allenatore dell’Ascoli da quando c’è il nuovo patron bianconero. Che, appena arrivato, ha sostituito Cosmi con Vivarini, poi a sua volta mandato via a fine stagione, con il contestuale arrivo di Zanetti. Il resto è storia recente, l’esonero a metà stagione, con la squadra ad un passo dai playoff, l’arrivo di Stellone, sostituito, per i disastrosi risultati ottenuti, nel corso del lockdown, con il giovanissimo Abascal, rimasto solo per due partite sulla panchina bianconera, dove è poi approdato Dionigi. A cui non è bastato compiere una piccola impresa, salvando una squadra che sembrava allo sbando e con il destino segnato, per continuare l’avventura con i bianconeri.

Sette allenatori in 2 anni, una media alla Zamparini che, ovviamente, dimostra che le cose non sono certo andate come si sperava. D’altra parte anche i risultati di questi due anni non sono stati certo esaltanti. Salvezza abbastanza tranquilla il primo anno (con Vivarini), stagione disastrosa quella appena conclusa, con i playout evitati grazie al “miracolo” targato Dionigi ma anche grazie alle disgrazie di Pescara e Perugia che, perdendo all’ultima giornata di campionato, hanno permesso all’Ascoli di evitare la lotteria dello spareggio salvezza.

Erano ben altre le aspettative, della stessa società ma anche dei tifosi. Una parte di loro (gli ultras) nonostante le delusioni ha ribadito la fiducia in Pulcinelli. Non tutto l’ambiente bianconero, però, nutre identica fiducia nei confronti del patron. Naturalmente chi ama i colori bianconeri non può che augurarsi che questo nuovo progetto finisca per sorprendere in positivo. E, magari, che Bertotto, una scommessa esattamente come Abascal e Dionigi, riesca a sorprendere in positivo, ripetendo la parabola bianconera di quest’ultimo.

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