L’impronta di Dionigi sulla rinascita dell’Ascoli


L’allenatore bianconero, accolto con comprensibile scetticismo, in pochi giorni ha cambiato l’Ascoli ridando grinta e motivazioni ad un gruppo che sembrava sfiduciato e rassegnato, sistemando la squadra con un paio di azzeccate mosse tattiche

Non si può certo negare che ha suscitato non poche perplessità la scelta della società bianconera di affidare a Davide Dionigi la guida dell’Ascoli dopo l’esonero di Abascal. L’allenatore emiliano non vantava certo un curriculum edificante, diversi esoneri, nessuna esperienza in serie B, in pratica sembrava (e probabilmente in un certo senso lo era) una vera e propria scommessa. Che ovviamente ancora non si può certo definire vinta (nel senso che l’obiettivo, la salvezza, è ancora tutto da conquistare).

Ma di sicuro appare molto meno azzardata di quello che sembrava 10 giorni fa. E’ infatti innegabile che se i bianconeri si sono rimessi in carreggiata e ora hanno concrete possibilità di salvarsi senza dover ricorrere alla lotteria dello spareggio playout il merito in gran parte è proprio di Dionigi. Che ha preso un gruppo che non era più una squadra, con tanti limiti tecnici e ormai sfiduciato, quasi rassegnato al peggio, trasformandolo in pochi giorni. Restituendo ai tifosi bianconeri una squadra che scende in campo con la necessaria grinta, pronta a non mollare mai e a dare il massimo, convinta di poter conquistare il risultato.

Il primo grande merito dell’allenatore bianconero è proprio questo, aver lavorato sulla testa dei giocatori, essere riuscito in così poco tempo a restituire loro determinazione e convinzione. E’ significativo il fatto che anche giocatori che nelle ultime gare con Abascal erano impresentabili ora riescono comunque a dare il proprio importante contributo. Parliamo, ad esempio di Padoin (anche perché schierato in una posizione in campo per lui più ideale) ma anche di Petrucci che sia con il Crotone che a Cosenza quando è stato chiamato in campo ha fatto ampiamente la sua parte.

Allo stesso modo, un po’ anche per necessità, sono stati rispolverati, con risultati più che positivi, giocatori che erano finiti nel dimenticatoio. Come Ferigra, titolare contro il Crotone e a Cosenza. Ma anche come Pinto che è entrato ed ha fornito l’assist per il pareggio a Trotta contro la formazione di Stroppa e ha addirittura sfiorato il gol a Cosenza. Ma l’impronta di Dionigi si vede in maniera marcata anche a livello tecnico-tattico. Naturalmente l’allenatore bianconero non ha certo la bacchetta magica e non poteva comunque risolvere d’incanto problemi e carenze dei bianconeri, determinate da errate scelte di mercato. Però è riuscito ad intervenire nel migliore dei modi per ridurre al minimo le conseguenze di quelle stesse carenze.

A partire dalla difesa, un autentico colabrodo nelle precedenti partite, che Dionigi ha sistemato schierandola a tre. Ottenendo evidenti benefici, per altro nonostante nelle ultime due partite sia stato costretto a fare scelte difficili per via delle assenze. A Cosenza, nella sfida più delicata e importante ai fini della classifica, dopo tanto tempo i bianconeri sono riusciti a mantenere inviolata la porta. Situazione per certi versi simile anche a centrocampo che non potrà mai essere il punto di forza di questa squadra ma che almeno ora assicura un’adeguata copertura e ogni tanto riesce anche a dare un minimo di supporto all’attacco bianconero.

Dove, altro grande merito di Dionigi, è tornato ad essere fondamentale Ninkovic. Due assist in tre partite (a Venezia e a Cosenza, entrambi a Scamacca) ma anche e soprattutto tanta partecipazione al gioco (e questo significa inevitabilmente maggiore qualità) e una predisposizione per certi versi nuova ad aiutare la squadra nei momenti del bisogno. Vedere il fantasista serbo tornare fino al limite dell’area per rincorrere e contrastare un avversario è qualcosa di insolito ma anche l’evidente segnale di come Ninkovic si senta coinvolto e responsabilizzato.

Attribuiti i giusti e doverosi meriti a Dionigi, non possiamo non evidenziare il fatto che, dal modo in cui si è messo a sua disposizione, sorge il sospetto che il gruppo non avesse preso benissimo l’arrivo di Abascal e che il suo esonero sia stato visto come una sorta di liberazione. Non va per altro dimenticato che, pur se è giusto essere soddisfatti per l’evidente inversione di rotta, bisogna comunque essere consapevoli che ancora non è stato fatto nulla e la salvezza è tutta da conquistare. E non sarà per nulla semplice.

Il successo di Cosenza ha permesso all’Ascoli di agganciare la Juve Stabia, con i bianconeri che sarebbero quint’ultimi per via degli scontri diretti. I ragazzi di Dionigi non sono ancora al sicuro rispetto al rischio di retrocessione diretta, con il Trapani che è a 4 punti. La salvezza diretta, invece, è ad un solo punto (i 37 della Cremonese), con la coppia Pescara e Venezia a 3 punti e subito sopra il Perugia. L’Ascoli è ora atteso dalla doppia sfida casalinga con Salernitana ed Empoli, con l’obbligo continuare a fare più punti possibili.

Anche perché il prossimo turno la Cremonese avrà la comoda sfida contro i resti del Livorno e non dovrebbe quindi fallire l’appuntamento con i 3 punti. Più complicate le sfide per Venezia e Pescara, i lagunari in casa del promosso Benevento, mentre gli abruzzesi all’Adriatico sfideranno il Perugia. Sarebbe fondamentale per i bianconeri ottenere i 3 punti contro la Salernitana che sta attraversando un buon momento ma che si presenterà al Del Duca con ben 5 squalificati.

La vittoria consentirebbe all’Ascoli di rimanere a contatto con il sest’ultimo posto che vuol dire salvezza diretta. Un obiettivo non semplicissimo da centrare ma ampiamente alla portata della squadra vista all’opera nelle ultime partite.

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.