Crisi senza fine, l’Ascoli sprofonda


Al di là della classifica, con l’Ascoli ora in zona playout, preoccupa l’imbarazzante prestazione di Pescara, di fronte ad una squadra che sembrava in disarmo e che, invece, i bianconeri sono riusciti a rianimare. Per il tecnico Stellone un solo punto in 3 partite

Non ce ne sarebbe neppure bisogno, dopo una prestazione così indecente e imbarazzante come quella di Pescara. Ma, come spesso accade, in questo caso i numeri sono emblematici e fotografano con preoccupante chiarezza la crisi in cui è sprofondato l’Ascoli. Appena 4 punti nel girone di ritorno (6 partite giocate), con ben 11 gol subiti e 8 realizzati e solamente il Perugia che ha fatto peggio, con appena 3 punti. Dalla zona playoff in cui erano alla fine del girone di andata i bianconeri sono sprofondati in piena zona playout, anche se con una partita da recuperare (quello che a questo punto è diventato a tutti gli effetti uno scontro diretto, contro la Cremonese).

E’ paradossale, per altro, che l’unica vittoria è arrivata quando in panchina c’era il tecnico della Primavera Abascal, in attesa che la società comunicasse il nuovo allenatore al posto di Zanetti (che aveva perso le prime due partite del girone di ritorno). Alla fine è arrivato Stellone che, però, in 3 partite ha conquistato appena un punto. Il problema è che i numeri, per se emblematici, per certi versi,sono addirittura sin troppo generosi con l’Ascoli la cui crisi va ben al di là e ben oltre i freddi dati. La squadra vista a Pescara è semplicemente impresentabile e, così come si è espressa all’Adriatico, è destinata a fare una bruttissima fine.

Non ha gioco, non ha gamba, non ha la giusta determinazione, praticamente non ha centrocampo, fa acqua da tutte le parti, ha giocatori che sono palesemente fuori condizione e altri che sono altrettanto palesemente inadeguati per il campionato cadetto, ha in panchina un allenatore che, a voler essere magnanimi, ancora ci ha capito poco o nulla. Qualche settimana fa Stellone aveva detto di non avere le idee chiare e di aver bisogno di 6-7 partite per valutare i giocatori a disposizione. E’ evidente che non c’è tutto questo tempo, che la preoccupante situazione in classifica impone immediatamente delle scelte ben precise.

Il problema è che la rosa a disposizione dell’allenatore è quella che è, con degli evidenti e gravi limiti che purtroppo si conoscevano già e sui quali non si è intervenuto come era necessario nel mercato di gennaio. Il problema più grande e di difficile soluzione è il centrocampo. Comunque venga schierato, chiunque Stellone metta in campo il centrocampo bianconero resta il punto debole più evidente della squadra. Anche a Pescara come gli avversari hanno alzato un po’ il ritmo e sono diventati più aggressivi, il centrocampo bianconero è praticamente scomparso. Stellone contro gli abruzzesi ha schierato Eramo davanti alla difesa, con un po’ più avanti Petrucci e Cavion.

L’ex Entella non si trova esattamente a suo agio in quel ruolo, nel primo tempo è rimasto a galla pur senza fare nulla di particolare, nella ripresa è letteralmente naufragato, evidenziando (come gran parte della squadra) una condizione fisica imbarazzante. Di Petrucci ormai è persino superfluo parlare, dall’inizio dell’anno (a parte un paio di prestazioni decenti) è un vero e proprio peso per il centrocampo bianconero. Il solo Cavion continua ad esprimersi su buoni livelli ma da solo può fare ben poco.

Il guaio è che le alternative non sono certo più rassicuranti. A parte il mistero Brlek, che non si capisce per quale motivo continua ad essere relegato in panchina pur dimostrando buona condizione fisica e discrete qualità tecniche ogni volta che viene messo in campo, ci sono Piccinocchi e Troiano (a Pescara squalificato) che fino ad ora non hanno certo incantato. Ora è arrivato anche Sankoh che potrebbe dare un po’ di fisicità in più ma che, ovviamente, rappresenta un punto interrogativo sotto ogni punto di vista.

Lo abbiamo evidenziato più volte, ora purtroppo è evidente il grave errore commesso nel mercato di gennaio e le gravi responsabilità del ds Tesoro, aggravate dal fatto che già dopo poche giornate di campionato si era ampiamente capito che il centrocampo così come era non era adeguato e che bisognava intervenire. Discorso un po’ differente per quanto riguarda l’altro punto debole evidente della squadra, le fasce laterali. A gennaio sono stati presi due esterni difensivi sinistri ma ci ha messo lo zampino la sfortuna che ha messo fuori causa subito Ranieri che sarebbe stato molto utile.

A Pescara a sinistra Stellone ha riproposto Padoin che, come al solito, è apparso in difficoltà. E se Sernicola (l’altro acquisto di gennaio per la fascia sinistra) è peggiore persino di questo Padoin allora Tesoro dovrebbe spiegarlo il senso del suo acquisto. Situazione un po’ differente a destra dove, dopo essere stato fermo a lungo per un infortunio, a Pescara si è rivisto Pucino. Ovviamente in condizione fisica a dir poco precaria, al punto che nel secondo tempo persino Masciangelo è sembrato un fuoriclasse. Sicuramente Pucino, se ritrova un po’ di condizione, può essere molto utile alla causa. Ma schierarlo in una partita così importante in quelle condizioni, avendo per altro a disposizione un Andreoni che ha si dei limiti ma di certo ha buona gamba e in fase di spinta è più che discreto, è sembrato un pericoloso azzardo. Puntualmente pagato a caro prezzo.

Al di là degli evidenti (e purtroppo ormai non più sanabili) carenze di quei reparti, a Pescara sono emerse con estrema chiarezza altre evidenti situazioni poco edificanti. Quella più preoccupante riguarda la condizione fisica, l’Ascoli ha giocato a discreti ritmi per meno di mezzora e, quando nella ripresa gli avversari hanno alzato un po’ il ritmo, non è stato in grado di controbattere. E’ sconfortante constatare come qualsiasi avversario vada ad una velocità doppia dei bianconeri. In un contesto generale imbarazzante, si aggiunge poi la condizione fisica di alcuni giocatori evidentemente ancor più deficitaria.

Abbiamo detto di Pucino ma se possibile ancor più ha impressionato in tal senso Trotta, un fantasma in mezzo al campo. Pensando che in panchina c’era un certo Ninkovic fa ancora più rabbia. Anche perché se poteva avere un senso comunque schierare dall’inizio l’ex Frosinone, dopo l’imbarazzante primo tempo era ampiamente chiaro che non fosse in condizioni di rendersi utili e doveva assolutamente restare negli spogliatoi. A rendere più amara (e al tempo stesso più preoccupante) la sconfitta di Pescara c’è la constatazione che è arrivata contro una squadra non certo irresistibile e che, in particolare ad inizio partita, appariva in evidente difficoltà.

In altre parole quella di domenica sera era un’occasione unica per conquistare una vittoria che di certo non avrebbe risolto i problemi ma altrettanto sicuramente avrebbe permesso di andare avanti con un pizzico di tranquillità in più. Certo poi, pur meritando la sconfitta, il 2-1 finale è il frutto anche di una serie di episodi, come l’erroraccio di Leali in occasione del primo gol, il gol bellissimo ma un po’ casuale di Memushaj e lo sfortunato doppio palo finale. Ma appellarsi alla sfortuna e agli episodi sarebbe sbagliato perché ora è fondamentale che si prenda pienamente coscienza di quanto preoccupante sia la situazione e di come ora c’è bisogno del massimo impegno di tutti per conquistare la salvezza e non trasformare una stagione che è già molto deludente in un autentico disastro.

A partire naturalmente dalla società e da patron Pulcinelli che è arrivato il momento che prenda effettivamente coscienza degli errori (gravi) commessi dalla società e dal ds Tesoro e la finisca con certi inutili proclami. Questo è il momento di pensare e stare vicino alla squadra, non serve altro. Poi al termine della stagione sarà opportuno fare una seria analisi su tutti gli errori commessi. Per quanto riguarda Stellone, invece, deve fare scelte definitive sulla base del materiale che ha a disposizione e della condizione dei suoi giocatori.

Non sarà facile, perché certe carenze sono insanabili, ma spetta all’allenatore cercare in ogni modo di attenuarne le conseguenze negative. Cercando poi di puntare tutto e di sfruttare al massimo quei giocatori, come Morosini, Scamacca e ancor più Ninkovic, che possono risolvere le partite anche con una sola giocata. Bisognerà farlo a partire dalla partita di mercoledì con il Chievo, assolutamente da vincere, in qualsiasi modo possibile.

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