Gli esami non finiscono mai per l’Ascoli


Dopo il preziosissimo successo di Livorno, contro una squadra in disarmo, i bianconeri devono ora dimostrare che il peggio è davvero alle spalle e che i nuovi arrivati, subito protagonisti in Toscana, possono davvero dare qualcosa di più alla squadra

Al di là del mercato, a prescindere dall’allenatore, era assolutamente necessario vincere a Livorno ed il successo è arrivato. Per la classifica, perché con un pareggio la zona a rischio sarebbe rimasta troppo vicina (ad un punto), ma anche per il morale di una squadra che aveva perso (in malo modo) le prime due partite del girone di ritorno. Senza dimenticare che quella di Livorno era un’occasione unica, da non lasciarsi assolutamente scappare, con di fronte un avversario allo sbando, ormai rassegnato alla retrocessione.

Ma proprio questa sorta di obbligo di vittoria rischiava di rendere più complicata la partita che, invece, i bianconeri hanno indirizzato subito nel giusto modo, grazie allo splendido gol di Trotta (autore poi di una doppietta). Una volta in vantaggio, l’Ascoli ha potuto controllare abbastanza agevolmente la gara, rischiando qualcosa solo nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo quando Leali (come al solito prontissimo) è stato chiamato all’opera in tre circostanze. Poi il raddoppio di Morosini ad inizio ripresa di fatto ha chiuso la gara, con i bianconeri che sono diventati padroni del campo e non hanno concesso praticamente più nulla agli avversari. Ovviamente il fatto che a decidere la partita siano stati Trotta e Morosini, così come la buona partita disputata da Ranieri (per altro come difensore centrale vista l’emergenza) possono essere considerati segnali importanti.

Così come indicazioni positive sono arrivate anche da qualche giocatore che fino ad ora non aveva per nulla convinto. Brlek, al di là di Trotta autore dei due gol, probabilmente è stato il migliore dei bianconeri. Certo, di fronte aveva un centrocampo davvero scarso e in disarmo (il solito encomiabile Luci l’unico a salvarsi). Ma, demeriti degli avversari a parte, sicuramente ha inciso il fatto che finalmente il croato ha giocato nel ruolo a lui più congeniale, quello che gli aveva permesso lo scorso anno in Svizzera (con il Lugano) e in passato in Polonia (con il Wisla) di disputare ottime stagioni.

Non si capisce in base a quale criterio, Zanetti l’ha schierato quasi sempre come trequartista, ruolo che Brlek ha più volte dimostrato di non gradire. Tornato nel suo ruolo naturale, ha subito dimostrato di poter essere molto utile. Ovviamente bisogna aspettare la controprova contro un avversario più competitivo. Così come va aspettata la conferma anche per Petrucci che a Livorno ha disputato una delle sue migliori partite da quando è in bianconero. In questo caso c’entra poco l’allenatore esonerato, perché il centrocampista romano ha giocato sempre nella stessa posizione, ma in Toscana è sembrato molto più lucido e preciso.

Al di là della prestazione dei singoli giocatori, la sensazione che si è avuta sabato scorso è che la squadra finalmente giocasse con meno ansia, più tranquilla. Certo aver trovato subito il gol ovviamente ha aiutato e non poco, ma la sensazione di un clima più sereno si è avuta da subito. Per questo qualcuno, al termine della partita, ha pensato che Abascal potesse essere confermato alla guida della prima squadra. Invece così non è stato e bene ha fatto la società a non lasciarsi condizionare dal risultato ottenuto al Picchi, annunciando poche ore dopo il termine della gara l’arrivo in panchina di Stellone, con lo spagnolo che tornerà alla Primavera per completare l’opera (sta facendo un lavoro straordinario).

Giusto così perché la vittoria di Livorno è fondamentale ma non deve e non può trarre in inganno. Sarebbe deleterio esaltarsi troppo o illudersi perché davvero i bianconeri si sono trovati di fronte una squadra allo sbando, che ha dimostrato sul campo di aver mollato, di non credere più nelle possibilità di salvezza. Ribadiamo che anche di fronte ad una simile squadra non è mai facile vincere, quindi non bisogna sminuire il successo dell’Ascoli.

Ma pensare già di aver svoltato o, peggio ancora, tirare conclusioni affrettate sul mercato di gennaio è del tutto inopportuno. Così come era fuori luogo fino a qualche ora prima della partita in Toscana parlare di mercato disastroso, di squadra palesemente indebolita, allo stesso modo ora sarebbe intempestivo parlare di rosa decisamente rinforzata. Quello dell’Ascoli non è stato un mercato semplice che si è concluso con alcune importanti partenze, con l’arrivo di giocatori di livello ma anche con diverse operazioni che non sono andate a buon fine (in entrata e in uscita). Come più volte ribadito, i bianconeri avevano innanzitutto bisogno di rinforzarsi sugli esterni difensivi e, ancora di più a centrocampo.

Sugli esterni sono arrivati Sernicola e Ranieri (schierato, però, per necessità al centro della difesa dove se l’è cavata egregiamente). Al Picchi a sinistra è stato schierato ancora Padoin (che nel primo tempo ha sofferto), mentre a destra Andreoni. E’ facile ipotizzare che già a partire da venerdì sera con lo Juve Stabia sulla fascia sinistra ci sarà uno dei due nuovi arrivati (impensabile continuare a schierare l’ex Juve e Cagliari) e solo allora inizieremo a capire se davvero la situazione è migliorata, mentre a destra Andreoni è in crescita ma restano dei dubbi sulla sua tenuta difensiva (e le condizioni di Pucino continuano a restare un mistero).

Discorso ancora più complesso a centrocampo, il reparto maggiormente in difficoltà nel girone di andata. All’Ascoli serviva assolutamente un regista basso e un giocatore dinamico in grado di contrastare e ripartire. E’ arrivato solo Eramo (che regista non è) che di fatto ha preso il posto di Gerbo, fortemente penalizzato durante la gestione Zanetti.

Un cambio che sulla carta non sposta molto in avanti il livello del centrocampo bianconero, come invece sarebbe avvenuto se la società fosse riuscita a portare un regista. E nel corso del mercato di gennaio di giocatori che avrebbero potuto fare al caso dell’Ascoli ce ne erano disponibili (Henderson, Mazzitellli, Buchel, Dezi, Greco), solo che si sono tutti accasati in altre squadre di serie B. Il problema della mancanza di un regista, quindi, resta. Poi magari sarà bravo Stellone a trovare una soluzione o un’alternativa, ma al momento il punto interrogativo resta.

Paradossalmente alla fine nel mercato di gennaio il reparto maggiormente rivoluzionato è quello che in teoria non doveva essere toccato perché considerato il punto di forza della squadra, l’attacco. Invece le vicende legate a Da Cruz, la rottura con Ardemagni e la delicata situazione di Ninkovic hanno determinato la rivoluzione. I primi due se ne sono andati, numericamente sostituiti da Morosini (che è giocatore con caratteristiche diverse dell’attaccante olandese) e Trotta (che invece ha caratteristiche simili ad Ardemagni).

L’ex Frosinone si è presentato con una doppietta ma veniva da due anni difficili, con poche partite giocate e senza aver mai segnato. Alla fine potrebbe risultare davvero un valore aggiunto ma è tutto da verificare il suo rendimento, anche e soprattutto in termini di continuità. Anche Morosini si è presentato al meglio (2 gol in 3 partite) ma, più che di Da Cruz, può essere considerato il sostituto di Ninkovic. Che però alla fine è restato, nonostante la società ha provato a venderlo in tutti i modi, e da domenica è tornato anche ad allenarsi con la squadra.

Se ritrova serenità e se ha le motivazioni giuste il serbo non si discute ed è in grado sicuramente di fare la differenza. Nel complesso, quindi, anche se manca un giocatore con le caratteristiche di Da Cruz, dopo la rivoluzione l’attacco bianconero resta un reparto di buon livello. Con, però, alcuni nodi da sciogliere. Che riguardano in particolare la continuità di rendimento di Trotta, le condizioni di Ninkovic, la possibilità di far convivere il serbo, in alcune situazioni, con Morosini dietro ad una punta centrale (Trotta o Scamacca). Nodi che ovviamente dovrà eventualmente sciogliere Stellone che non ha molto tempo a disposizione per plasmare la squadra. Venerdì sera i bianconeri tornano in campo per l’anticipo con lo Juve Stabia e servirà dare continuità al risultato di Livorno.

La classifica è così corta che bissare il successo in Toscana vorrebbe dire quasi sicuramente almeno rientrare in zona playoff. Allo stesso modo, però, un nuovo passo falso inevitabilmente riporterebbe i bianconeri a ridosso della zona a rischio. Con la consapevolezza che, d’ora in poi, avversari arrendevoli come il Livorno di sabato non se ne troveranno più…

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