Ascoli in difficoltà, “stecca” anche Pulcinelli…


Dopo 48 ore di silenzio, con un comunicato ufficiale torna a farsi sentire il patron bianconero. Che, però, ancora una volta scarica le responsabilità senza fare autocritica, non chiarisce in alcun modo le prospettive di mercato e dell’allenatore e chiede sostegno ai tifosi

Profonda delusione ed un pizzico di sgomento. Ha suscitato soprattutto questo genere di reazione tra i tifosi bianconeri il comunicato diramato dal patron bianconero Pulcinelli lunedì sera. Già la reazione della società nell’immediato post partita di Trapani aveva suscitato più di qualche perplessità (per usare un eufemismo). Invece di obbligare i protagonisti (allenatore e giocatori) di quella disfatta “a metterci la faccia” (cioè presentarsi regolarmente in sala stampa), con quel patetico silenzio stampa di fatto ha permesso loro di scappare, di sottrarsi ad una pesante incombenza.

Non era piaciuto per niente, tra l’altro, quello scaricare tutte le responsabilità su allenatore e giocatori, senza un minimo di autocritica (non fosse altro per i problemi di mercato e per la pessima gestione sin dall’inizio dell’eccessiva “esuberanza” da Da Cruz). Si auspicava che, dopo 48 ore di riflessione, finalmente dalla società arrivassero parole chiare, un’analisi seria e approfondita sulla crisi (è giusto definirla così) dell’Ascoli ma anche prese di posizioni nette e decise, con le necessarie chiarificazioni sul mercato.

Invece da Pulcinelli ancora una volta non è arrivata neppure una mezza autocritica, tanto meno chiarezza e posizioni ben definite. Ancora una volta, invece, il patron bianconero ha scaricato ogni responsabilità su chi è sceso in campo (e, si presume, anche su chi è in panchina), come se quell’allenatore e quei giocatori fossero piovuti dal cielo e non fossero, invece, nel capoluogo piceno per una precisa scelta societaria.

A rendere ancora più imbarazzante il contenuto di quel comunicato, dopo aver usato toni durissimi nei confronti di Da Cruz nel post partita, ora le parole di Pulcinelli sembrano decisamente più morbide e, soprattutto, non viene neppure ribadito che comunque la sua avventura in bianconero può considerarsi terminata (ma sarebbe una follia se non fosse così…).

Perdere non mi piace e poco importa se il regolamento sancisce che ogni sconfitta equivale a un’altra. Non è così – scrive Pulcinelli – Perdere come a Trapani, senza appellarsi alle pur evidenti importanti assenze non è accettabile. Senza disconoscere i meriti di una formazione, quella siciliana, che sul campo ha strameritato la vittoria con una partita all’insegna del coraggio e della dignità, credo che sia evidente come l’Ascoli ne abbia facilitato il compito con una prestazione scialba a voler usare un eufemismo.

Inoltre, il clamoroso epilogo, con cui Da Cruz ha posto il sigillo a una giornata da dimenticare, non deve essere un alibi per il resto del gruppo. Quello di Alessio è stato un comportamento inaccettabile nei confronti di una città intera, della Società, della squadra e soprattutto dei tifosi giunti a Trapani per sostenerci, ma quanto si era visto prima è ugualmente censurabile. Ribadisco che non è questo l’Ascoli che ho progettato, ma, al tempo stesso, il ruolo che ricopro mi impone di ragionare, di valutare in maniera più ampia l’accaduto. Il calcio presenta un grande vantaggio: quando si cade ci si può rialzare in fretta. Non è facile farlo: occorrono coraggio, spirito di gruppo, idee e rispetto per i tifosi e per la maglia che si indossa”.

Dopo una simile affermazione sarebbe logico attendersi, vista la situazione, un forte impegno da parte del patron stesso e della società per cercare di risolvere i problemi (tecnici e caratteriali) della squadra, con le indicazioni su come la società stessa intende muoversi in questo momento. Nulla di tutto questo, invece. Pulcinelli, dopo aver cercato di far sembrare più rosea una situazione che in realtà è sempre più grigia, si limita a lanciare un appello ai tifosi bianconeri per chiedergli di fare quello che già fanno da sempre, da decenni verrebbe da dire: stringersi attorno alla squadra.

Contrariamente a quanto si è visto tante, troppe volte in trasferta – prosegue Pulcinelli – il nostro Ascoli ha dei valori che la classifica ancora sancisce. Infatti, nonostante le ultime due sconfitte, siamo in una posizione di classifica che mai era stata raggiunta negli ultimi dieci anni e abbiamo davvero tanti margini di miglioramento.

Per questo chiedo a tutti coloro che amano la maglia bianconera un atto di fede, di stringersi attorno alla squadra per spingerla verso quel riscatto che io reclamo, pretendo. Aiutiamoci senza creare tensioni, che renderebbero ulteriormente pesante il nostro compito. Il Frosinone è un avversario che, per essere superato, richiede appunto lucidità, forza, grande convinzione, “tigna”, rispetto per il nostro ruolo e per la nostra storia. Tutte caratteristiche che abbiamo nel nostro DNA, ma che abbiamo l’obbligo di recuperare e di mostrare”.

Pazzesco, da far cadere le braccia. Più che il proprietario di una società di calcio che si rivolge ai suoi tifosi, Pulcinelli sembra un leader politico che, invece di dire come intende affrontare i problemi, si limita a fare propaganda, chiedendo un atto di fede ai suoi potenziali elettorali. Proseguendo in questo parallelo, il patron dovrebbe sapere che l’atto di fede da parte dei tifosi bianconeri (cioè stringersi comunque attorno alla squadra) come al solito ci sarà e non serviva certo il suo appello.

Però, proprio per le loro ripetute dimostrazioni di viscerale attaccamento ai colori bianconeri, i tifosi avevano diritto di sentirsi dire ben altre cose, non certi inutili proclami. Non siamo mai stati e non saremo mai dei “fanatici” difensori a prescindere delle ragioni di tifosi. Ma la tifoseria bianconera ha da sempre dimostrato la sua fedeltà, il suo attaccamento alla squadra, sempre e comunque, anche nei momenti più bui della storia recente dell’Ascoli. Pulcinelli dovrebbe saperlo e risparmiarsi certi inutili e vuoti proclami.

Anzi, il patron bianconero dovrebbe mostrare maggior rispetto per i tifosi, rivolgendosi loro per spiegare e non per chiedere. Al di là del fatto che, per altro, non è neppure vero che da 10 anni a questa parte non era mai stata raggiunta una simile posizione di classifica (nel campionato 2013-2014 per diverse giornate l’Ascoli di Castori viaggiava tra il settimo e il decimo posto, per poi precipitare dopo la clamorosa sconfitta di La Spezia), se voleva rivolgersi ai tifosi Pulcinelli avrebbe dovuto farlo per chiarire la posizione dell’allenatore e la situazione del mercato. In altre parole, avrebbe dovuto dire se Zanetti gode ancora della fiducia della società, a tempo o illimitata che sia.

Soprattutto avrebbe dovuto spiegare come si muoverà la società in questi ultimi 10 giorni di mercato, se c’è l’intenzione di rafforzare la rosa e di intervenire nei reparti che sono in maggiore difficoltà (esterni difensivi e centrocampo) o se invece si pensa (e sarebbe difficile capire su che basi…) che quella a disposizione dell’allenatore bianconero sia giù una rosa più che sufficiente per centrare l’obiettivo fissato ad inizio stagione (almeno i playoff).

Ancora, sarebbe stato più che opportuno (quasi doveroso) che Pulcinelli chiarisse una volta per tutte cosa succederà in quello che doveva essere il reparto più forte dell’Ascoli, l’attacco, e che rischia seriamente di essere smembrato. Da Cruz, come detto, è impensabile che possa tornare a vestire la maglia bianconera, Ninkovic di fatto era stato “scaricato” dalla società prima della sosta e, anche se ancora non è partito, appare difficile che il suo futuro sia ancora con l’Ascoli.

Anche Ardemagni dovrebbe andarsene (secondo radio mercato è ormai in quasi in porto con il Frosinone lo scambio con Trotta con il quale, in tutta sincerità, non sarebbe certo l’Ascoli a guadagnarci…). In pratica dei 4 “tenori” dell’attacco bianconero sicuro di restare c’è solo Scamacca, con l’aggiunta del nuovo arrivato Morosini. Che, di certo, ha esordito nel migliore dei modi a Trapani ma, ovviamente, deve ancora dimostrare di essere in grado di garantire un rendimento costante (a Brescia questo è stato il suo limite, un rendimento troppo altalenante).

In un simile quadro così incerto e confuso, prima di chiedere  ai tifosi (che comunque l’avrebbero fatto in ogni caso…) di “stare vicini alla squadra”, il patron bianconero avrebbe potuto e dovuto dimostrare a sua volta di stare vicino e di rispettare i supporters bianconeri. Rivolgendosi a loro con chiarezza e concretezza e non, come ha fatto, con vuoti ed inutili proclami.

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