Disastro Ascoli: società, allenatore e giocatori sul banco degli imputati


La prestazione di oggi non rispecchia le aspettative della Società e del progetto Ascoli Calcio” scrive la società dopo la “figuraccia” di Trapani. Dimenticando, però, le proprie responsabilità per mercato e allenatore e per la pessima gestione di Da Cruz

Non poteva iniziare in maniera peggiore il girone di ritorno per l’Ascoli. I bianconeri escono con “le ossa rotta” dalla partita di Trapani che, al di là della bruttissima sconfitta, ha messo in evidenza tutti i problemi di una squadra molle e senza personalità ma anche le gravi responsabilità dell’allenatore e di una società mai apparsa così in disarmo come in questo momento.

Tutti colpevoli e senza alcuna attenuante, quindi, con la necessità inderogabile ora di fare un serio e attento esame di coscienza per non rovinare e rendere da incubo una stagione che ancora può tranquillamente portare i risultati sperati. Prima di tutti una seria analisi e una sacrosanta autocritica deve farla la società che ha le sue grosse responsabilità per la situazione che si è verificata ieri a Trapani sul campo, per la vicenda Da Cruz e, ancor più, per il modo a dir poco discutibile con il quale ha gestito il dopo partita.

E’opportuno innanzitutto sottolineare che se l’Ascoli si è presentato in Sicilia con problemi di formazione non è stato solamente per la “sfortuna” (sotto forma di infortuni) ma anche e soprattutto per il mercato fin qui incomprensibile della società Che sa perfettamente da tempo di cosa ha bisogno questa squadra (due esterni e due centrocampisti di livello) ed ha avuto più di 20 giorni per trovare le soluzioni migliori. Invece è arrivato il solo Morosini (il migliore a Trapani) che sicuramente potrà essere utile ma che non risolve nessuno dei problemi della squadra (e, anzi, potrebbe addirittura crearne dei nuovi se resta Ninkovic, come ha dichiarato Pulcinelli).

In assenza di acquisti, è stata poi assolutamente intempestiva la cessione di D’Elia al Frosinone. Si sapeva perfettamente che Andreoni era squalificato e che Pucino non avrebbe recuperato dall’infortunio e, di conseguenza, che la fascia destra restava scoperta. Unica possibile soluzione, l’utilizzo a destra di Padoin che, però, è stato utilizzato a sinistra perché, con la partenza di D’Elia e in attesa dell’arrivo di un sostituto (dovrebbe essere Ranieri), si è creato un buco anche a sinistra.

Discorso non molto differente per quanto riguarda il centrocampo, le assenze di Troiano e Petrucci per infortunio non giustificano perché il reparto è stato in grande difficoltà per tutto il girone di andata e il rendimento con loro in squadra non era certo molto migliore. Servivano, servono ovviamente tuttora, due rinforzi di qualità se si vuole puntare a qualcosa di ambizioso. E, considerando un fisiologico momento di adattamento, siamo già in grandissimo ritardo.

Più di qualche responsabilità la società ha anche per il caso Da Cruz, per altro gestito malissimo anche sabato. Che il giocatore olandese avesse qualità tecniche ma un carattere molto difficile si sapeva ampiamente sin da quando è stato preso. Per altro Da Cruz ha subito mostrato il meglio e il peggio già alla prima giornata, trascinando l’Ascoli alla vittoria proprio contro il Trapani (procurando l’autorete del 2-1 e segnando il 3-1), per poi farsi espellere nel finale in maniera a dir poco banale.

La società è stata sempre sin troppo tenera con lui, in particolare in occasione del bruttissimo episodio del rigore conteso con Ninkovic. Il serbo, a differenza dell’olandese proprietà e quindi patrimonio della società, fu giustamente messo fuori squadra ma uguale provvedimento meritava Da Cruz che invece, anche con la “benedizione” di Zanetti, l’ha passata liscia. Bisognava intervenire con decisione e durezza prima nei suoi confronti, non aspettare l’ignobile “sceneggiata” di Trapani. Per la quale il giocatore olandese non ha giustificazioni, anche se risultasse vero che è stato vittima di insulti razzisti da parte di alcuni tifosi bianconeri.

Però anche in questo caso la società ha completamente sbagliato i tempi, doveva aspettare e riflettere, doveva parlare con il giocatore prima di prendere posizione, magari stigmatizzando il comportamento di quei tifosi che eventualmente si sono resi protagonisti di insulti razziali (come Da Cruz, neppure loro sono in alcun modo giustificati), senza per questo ovviamente fornire alcuna attenuante al giocatore.

La cui inevitabile (visto il tenore del comunicato della società) partenza dovrà essere adeguatamente compensata (e non sarà facile). Da Cruz a parte, però, ha sinceramente lasciato molto perplessi il comunicato della società. Che a parole ha preso le distanze dalla squadra (“la prestazione di oggi non rispecchia le aspettative della Società e del progetto Ascoli Calcio”), come se quelli in campo e sulla panchina che si sono resi protagonisti di quella prestazione fossero capitati lì per caso e non perché scelti dalla società stessa. Troppo comodo e troppo facile prendersi i meriti dopo le vittorie e scaricare sugli altri le colpe quando si perde in malo modo. Soprattutto, però, alle parole bisognerebbe fare seguire fatti concreti, cosa che invece non è accaduta.

Senza troppi giri di parole, la società doveva imporre e pretendere dai suoi tesserati (a partire dall’allenatore) di metterci la faccia dopo quell’indecente prestazione, invece di approvare un silenzio stampa che è l’ennesima dimostrazione di debolezza. E, soprattutto, doveva immediatamente annullare i due giorni di riposo, nel caso mandando subito la squadra in ritiro. Invece ha alzato la voce ma in concreto non ha fatto nulla.

Per concludere per quanto riguarda la società è ampiamente arrivato il momento di riflettere seriamente anche sull’allenatore. Anzi, sarebbe stato opportuno farlo nel periodo della sosta. Ma è incredibile che Zanetti non venga messo seriamente in discussione neppure dopo l’indecente partita di Trapani. Dove, al di là delle assenze, l’allenatore ci ha messo molto del suo. Innanzitutto con la follia di schierare Gerbo esterno destro difensivo.

Non bisognava essere un genio per capire che il centrocampista ex Foggia non ha le caratteristiche necessarie per interpretare degnamente quel ruolo. E c’erano possibili soluzioni alternative (l’inserimento di Ferigra o direttamente a destra o anche al centro della difesa, con Valentini, che in passato ha rivestito quel ruolo, spostato a destra). Soprattutto, però, sono bastati 15 minuti per capire che Gerbo non poteva reggere da quella parte, per altro “graziato” anche dall’arbitro che gli ha risparmiato un sacrosanto secondo giallo.

Invece Zanetti non ha cambiato e non l’ha fatto neppure nell’intervallo quando, con l’Ascoli che aveva raggiunto l’immeritato pareggio grazie al numero di Morosini, c’erano tutti i presupposti per portare a casa l’intera posta in palio. Un errore in un certo senso doppio perché, vista la prestazione di chi è sceso in campo, Gerbo avrebbe fatto sicuramente comodo a centrocampo e, di certo, avrebbe garantito un rendimento migliore dei “fantasmi” schierati da Zanetti a centrocampo.

Va, per altro, sottolineato, come la squadra ancora una volta ha avuto un approccio morbido alla partita e ha continuato a mantenere quell’atteggiamento di irritante sufficienza anche dopo aver raggiunto il pareggio e dopo che i padroni di casa sono rimasti in 10. Imbarazzante il confronto con la grinta, la determinazione, la cattiveria agonistica degli avversari. Sin troppo semplice, ma non inopportuno, sottolineare che da una parte in panchina c’era Castori, dall’altra Zanetti.

E se il problema si ripete per più partite è inevitabile pensare che la responsabilità per l’approccio troppo spesso sbagliato e l’atteggiamento troppo molle in campo sia anche e soprattutto dell’allenatore. Che, però, al momento non sembra essere in discussione. Sui giocatori c’è poco da aggiungere, se non che sabato al Provinciale non si è salvato quasi nessuno. E non tanto e non solo per la prestazione, quanto per l’atteggiamento avuto in campo.

Semplicemente imbarazzanti a centrocampo Brlek e Piccinocchi (Cavion non è stato brillante ma ha provato a fare qualcosa), irritante Scamacca, imbarazzanti i due esterni difensivi (con tutte le giustificazioni del caso per Gerbo), male anche i due centrali difensivi. Certo mancavano uomini di spessore, soprattutto caratteriale, come Brosco, Ardemagni, in un certo senso anche Troiano.

In un quadro decisamente fosco, di positivo c’è che la classifica lascia ampiamente spazio ai bianconeri per recuperare e, con il mercato ancora aperto, c’è il tempo per rafforzare la squadra. Ma è necessario che la società non perda tempo e agisca con prontezza, non solo in chiave mercato. Altrimenti il rischio non è solo di non raggiungere l’obiettivo fissato inizialmente ma di trasformare il proseguo della stagione in un lungo incubo.

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