Ascoli, è il momento delle scelte


La brutta sconfitta con il Pordenone ha confermato le lacune e i limiti di questa squadra e accentua le perplessità sull’allenatore Zanetti. Che, al di là di alcune scelte discutibili, ancora non è riuscito a dare una precisa fisionomia ai bianconeri

Ancora una volta non c’è solo la sconfitta, che contro questo Pordenone ci può anche stare, a lasciare l’amaro in bocca. C’è l’ennesima “stupidaggine” di Ninkovic, che ora è ufficialmente un caso, ma c’è anche la solita mancanza di lucidità nel valutare la partita da parte di Zanetti e dei suoi ragazzi. Perché parlare di partita giocata bene o, addirittura, di primo tempo dominato ma compromesso da due ripartenze è semplicemente ridicolo. E’ vero, infatti, che l’Ascoli era partito meglio, costruendo dopo pochi minuti la prima occasione per passare in vantaggio.

Ma, passati i primi 10 minuti in cui sembravano oggettivamente in difficoltà, i padroni di casa hanno preso in mano la partita aspettando i bianconeri e ripartendo nelle praterie (soprattutto sulla fascia destra, la sinistra difensiva dell’Ascoli) che la formazione di Zanetti ha gentilmente concesso. E se è vero che comunque Leali non ha dovuto compiere interventi di rilievo, è giusto ricordare che prima del decisivo uno-due c’era stato il salvataggio quasi sulla linea di Brosco, un paio di mischie in area e un paio di tiri da ottima posizione rimpallati dai difensori bianconeri.

Poi, subiti i 2 gol, i bianconeri in pratica non hanno reagito, neppure nel secondo tempo quando fino al gol di Cavion giunto al 90° l’Ascoli non ha mai impensierito i padroni di casa. Poi magari, come succede a volte nel calcio, poteva anche accadere l’incredibile nel recupero. Ma se si vuole parlare con serietà della partita di domenica sera bisogna ammettere che l’Ascoli ha giocato molto male, è stata inferiore al Pordenone sotto ogni punto di vista e ha mostrato ancora una volta in trasferta una scarsa personalità.

In realtà, ad essere pignoli, i bianconeri non avevano giocato bene neppure contro il Cittadella ma in quel caso il secondo tempo tutto grinta e determinazione aveva comunque legittimato il successo. Con il Pordenone, invece, è arrivata una sconfitta meritata, forse neppure troppo veritiera nei numeri. Quello che più di ogni altra cosa è balzato agli occhi è che da una parte (i padroni di casa) c’era una squadra, con la sua precisa fisionomia, con una precisa identità e con la giusta personalità. Dall’altra, invece, si è visto un insieme di giocatori, alcuni anche di caratura superiore alla categoria, che però non riescono ancora a formare una squadra con una sua precisa anima, con una sua identità.

Certo il Pordenone in larga parte è quello che ha conquistato lo scorso anno la serie B ma dopo 17 giornate anche una squadra rinnovata come l’Ascoli deve ormai avere una sua fisionomia, una sua anima. Un grave limite che va al di là delle carenze tecniche e dei difetti che questa squadra si trascina dietro e che in Friuli sono apparsi palesemente evidenti. In particolare un centrocampo che fatica terribilmente a creare gioco e che va in difficoltà di fronte ad avversari veloci ed intraprendenti, le due fasce laterali difensive che sono sempre più spesso terra di conquista per gli avversari.

Senza voler concedere alibi a Zanetti che continua a suscitare più di un dubbio, sembra comunque evidente che queste lacune potranno essere corrette concretamente solamente con le opportune operazioni di mercato. Non ci sembra che l’allenatore bianconero possa fare molto per correggerli con i giocatori che ha a disposizione. A centrocampo ha provato diverse soluzioni ma il risultato è stato praticamente sempre lo stesso. Allo stesso modo sulle fasce si sono succeduti diversi giocatori senza grandi benefici (il più affidabile è sembrato Pucino, ora fermo per infortunio).

Carenze a parte, forse è arrivato il momento di fare qualche ragionamento più approfondito sull’allenatore bianconero. Perché le sue scelte continuano troppo spesso a non convincere. Anche in Friuli, con la partita comunque già messa male per i bianconeri, l’inserimento di Da Cruz ad inizio ripresa al posto di un centrocampista come Brlek è sembrata una mossa azzardata. Che, infatti, non ha certo giovato ai bianconeri che da quel momento hanno visto accentuarsi i problemi in mezzo al campo, con il Pordenone bravo a tenere e a far girare palla (tentando ogni tanto qualche sortita in avanti) e l’Ascoli assolutamente incapace di contrastare gli avversari e di proporre un’azione degna di tal nome.

Allo stesso tempo, difficile comprendere il perchè Zanetti non abbia almeno provato a cambiare qualcosa proprio in mezzo il campo, in particolare con quel Troiano palesemente in difficoltà sin dal primo minuto. Poi ci sarebbe da affrontare il discorso su Ninkovic. Il serbo purtroppo quest’anno ha fatto la differenza solo raramente e anche in Friuli non ha fatto nulla. Forse sarebbe stato più saggio inserire Da Cruz proprio al suo posto o, eventualmente, toglierlo prima, inserendo Chajia.

Per completare l’opera Ninkovic ha poi trovato il modo di beccarsi il rosso dopo la sostituzione, con la conseguenza che ora salterà almeno la partita casalinga con il Pisa. Il serbo è di proprietà dell’Ascoli e resta un importante patrimonio. Per questo bisognerà capire se può continuare ad essere utile o se è arrivato il momento di cederlo, prima che il suo valore precipiti definitivamente. Tornando a Zanetti come detto, scelte discutibili a parte, non depone certo a suo favore il fatto che, quando siamo ormai a fine girone di andata, la squadra non ha ancora una precisa identità. E ancor meno il fatto che quella vista con il Pordenone era una squadra che passeggiava e non correva in campo, a differenza degli avversari che hanno giocato a ritmi intensi per tutta la partita.

Alla luce di tutte queste considerazioni è opportuno che la società rifletta seriamente se ritiene opportuno o meno continuare ad andare avanti con Zanetti. Pulcinelli ha ribadito che l’obiettivo è l’ingresso ai playoff, non nascondendo che sogna però la clamorosa impresa. Che, con i ritocchi giusti a gennaio, potrebbe non essere così impossibile, visto anche il livello delle avversarie (Benevento escluso). Però è arrivato il momento di non sbagliare più alcuna scelta, non solo in chiave mercato, se davvero si vogliono inseguire obiettivi così ambiziosi. La sosta di inizio gennaio, inoltre, arriva nel momento opportuno e permetterà alla società di fare le scelte opportuno con un po’ di tempo a disposizione.

Naturalmente prima ci sono le due ultime sfide dell’andata da affrontare, il 26 in casa con il Pisa, partita assolutamente da vincere per poi andare con un po’ più di tranquillità in casa della capolista Benevento.

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