Occasione persa, Ascoli alla deriva


Frattura insanabile tra parte dei tifosi Bellini, in un “muro contro muro” nel quale nessuno vuole riconoscere i meriti dell’altro ed è capace di ammettere i propri errori. E a gettare benzina sul fuoco ci pensa il sindaco, unico responsabile della vergognosa situazione del Del Duca

Quello che avevamo paventato qualche settimana fa (vedi articolo “Tutti contro tutti, Ascoli sull’orlo di una crisi di nervi”), dopo lo spareggio salvezza contro l’Entella, purtroppo si sta puntualmente verificando. Era stato subito evidente come il raggiungimento della salvezza avesse fatto “saltare il tappo”, scatenando un “tutti contro tutti” alimentato da antichi rancori, evidenti ipocrisie, ambiguità, confusione di ruoli, scarsa trasparenza e opportunismo politico.

La concreta possibilità, dopo la rottura con Bricofer, che anche per l’anno prossimo Bellini sarà ancora alla guida della società bianconera (mai dire mai…) ha poi fatto deflagrare lo scontro. Poteva e doveva essere l’occasione per una ripartenza differente, per confrontarsi, provare a chiarirsi e ad instaurare un rapporto diverso, con l’obiettivo di affrontare la nuova stagione con un minimo di serenità in più. Invece lo scontro si è accentuato e la frattura tra il presidente e una parte della tifoseria (non tutta, solo quella che ha più visibilità) si è accentuata sempre più.

Come se non bastasse, a gettare benzina sul fuoco ci hanno pensato anche il sindaco Castelli e l’amministrazione comunale con un comportamento a dir poco irrazionale e per nulla consono a chi riveste certi importanti ruoli istituzionali. Il primo cittadino ha provato a sfruttare la situazione per rifarsi un’improbabile “verginità”, sperando di far dimenticare, magari a quella parte di tifosi ormai completamente “accecata” dall’astio nei confronti di Bellini, gli inverecondi disastri commessi e lo stato indecente in cui ha ridotto lo stadio Del Duca.

Bellini e tifosi: zero autocritica e feree certezze

Sullo sfondo c’è l’Ascoli che rischia di deragliare, di restare stritolata da questa “guerra”, con la concreta possibilità che la prossima stagione si possa trasformare in un calvario senza fine. Il problema è che in questo muro contro muro si confrontano due parti (società e parte più calda dei tifosi) che non conoscono il significato del termine “autocritica”, che vedono tutto con i rispettivi “paraocchi”, che non sono mai capaci di mettere in discussione le proprie ferree certezze (anche di fronte all’evidenza contraria dei fatti), che neppure sotto tortura ammetterebbero mai che ci sono meriti, oltre che colpe, da riconoscere all’altra parte.

L’origine di tutti i problemi risale proprio a quel 24 febbraio, quando Bellini fu accolto da un’intera città come una sorta di nuovo “messia”, con l’insensata illusione che Ascoli e l’Ascoli avessero trovato un nuovo Rozzi. Una favola irripetibile per svariati fattori: il calcio oggi è un altro sport rispetto a 40 anni fa, il nostro territorio rispetto ad allora attualmente è agonizzante.

Soprattutto, però, Bellini viene da un mondo e ha una visione di determinate cose anni luce distante da quella solamente sognata dalla maggior parte dei tifosi. Non ci si può e non ci si deve stupire, quindi, se, perfettamente in linea con la sua visione, ha gestito e sta gestendo la società come fa con le sue aziende. Cioè prendendo personalmente, senza farsi condizionare, tutte le decisioni importanti (comprese quelle relative allo staff tecnico).

E’ indiscutibile che nel farlo ha commesso diversi errori, alcuni anche clamorosi, in parte per la sua inesperienza nel mondo del calcio. Ma è folle anche solo pensare che non dovesse essere così, che potesse farsi imporre decisioni e scelte da altri. E’ lui che paga, è lui che tira fuori i soldi per mantenere viva l’Ascoli, non può che essere lui a prendere tutte le decisioni importanti.

I meriti e gli autogol di Bellini

Ha sbagliato molto, sicuramente, ma anche ottenuto risultati importanti. Anche dal punto di vista tecnico perché, in un modo o nell’altro, ha riportato i bianconeri in serie B e, tra mille sofferenze, è riuscito a tenerli in cadetteria. Ma soprattutto a livello d’immagine, trasformando quella che era diventata la squadra “zimbello” del panorama calcistico italiano in una società ammirata, invidiata e portata ad esempio per correttezza e buona gestione. Un indiscusso grande merito che, però, gli viene riconosciuto quasi esclusivamente fuori da Ascoli.

Non è una novità, ci si dimentica in fretta delle cose e molto velocemente una buona parte dei tifosi ascolani hanno dimenticato le imbarazzanti e surreali vicende  degli precedenti al 2014, che facevano pensare più alla caricatura farsesca, una specie di quel Borgorosso Football Club così straordinariamente descritto da Alberto Sordi, piuttosto che ad una vera squadra e ad una società di calcio credibile.

Un evidente e per certi versi clamoroso salto di qualità, fatto per giunta senza l’aiuto concreto di nessuno. Anzi, con l’amministrazione comunale che, di fatto, ha “remato contro” e invece di aiutare ha posto (e continua a porre) ostacoli quasi insormontabili sulla strada dell’Ascoli.

Sicuramente meno ammirevole è l’atteggiamento che il presidente da sempre ha avuto nei confronti dei tifosi. Un rapporto difficile dopo l’iniziale innamoramento, con tante, troppe dichiarazioni inopportune e quasi mai il doveroso riconoscimento che spesso meritavano. Pur se umanamente si possono anche comprendere certi sfoghi, espressioni come “torno ad Ascoli e smonto la curva” o le accuse generalizzate di comportamenti violenti (che, se ci sono stati, sono comunque stati opera di pochi pseudo tifosi) non hanno certo contribuito.

Anche la lettera di sabato 23 giugno della moglie di Bellini, Marisa, pur se in parte condivisibile in alcuni contenuti, è apparsa totalmente sballata nei toni. Per certi versi discorso analogo si può fare per quanto riguarda i tifosi (o una parte di loro).

Quanto siano importanti, l’attaccamento che hanno mostrato in casa e fuori (erano in tantissimi a Chiavari per l’andata dello spareggio salvezza, nonostante la giornata lavorativa), la spinta che hanno dato nel raggiungimento della salvezza è indiscutibile e meritavano ben altro tipo di considerazione da parte della società e del presidente.

Non meno importante il fatto che negli ultimi anni è sensibilmente migliorato anche il loro comportamento, si sono ridotte le multe subite, rarissimi i casi di intemperanze (e comunque sempre casi isolati).

Il mondo “virtuale” dei tifosi

Si potevano evidenziare e sottolineare questi meriti, così come era lecito attendersi una reazione differente da parte della società alle comprensibili critiche e a qualche altrettanto comprensibile contestazione.  Ma è semplicemente folle (e anche un po’ da presuntuosi) pensare di avere il diritto di imporre le scelte tecniche e dirigenziali al presidente, di poter mettere il veto e decidere chi può o chi non può venire o deve restare ad Ascoli. Anche perché gli Ultras, coloro che maggiormente esternano e vorrebbero influenzare certe scelte, sono solo una parte della più grande famiglia della tifoseria ascolana.

E, allora, cosa dovrebbe fare ogni volta Bellini, indire un referendum per sapere se la maggioranza dei tifosi approva o meno le sue scelte, se questo o quel componente dello staff tecnico deve restare? Follia pura, così come è folle e molto presuntuoso continuare a mettere in discussione, senza alcun dato reale e concreto, determinati fatti.

E’ sinceramente imbarazzante continuare ad ascoltare e leggere (sui social) chi mette in discussione, per partito preso, ciò che ha affermato, dati alla mano, il presidente Bellini in merito al fatto che in questi anni ha perso diversi milioni per mantenere in salute l’Ascoli. Chi vaneggia addirittura di guadagni milionari da parte del presidente, sulla base di una presunta pioggia di milioni che arriverebbero da Lega e diritti tv, sproloquia senza cognizione di causa.

L’Ascoli, come tutte le altre squadre di serie B, grazie ai diritti tv ottiene ogni anno poco meno di un milione di euro (21 milioni di euro complessivi, di cui il 75% viene suddiviso in parti uguali tra le 22 società e il restante 25% sulla base di criteri che tengono in considerazione del seguito che ha ogni squadra). Di numeri e cifre reali se ne potrebbero fornire tantissime ma rischieremmo di finire con l’annoiare chi ci legge. Però un paio di dati ci sembra giusti ricordarli.

I conti non tornano

Il primo riguarda il fatto che, secondo le annuali indagini di “Calcio e finanza”, l’Ascoli negli ultimi due anni solo per gli ingaggi (esclusi parte dei primi che incidono circa per ulteriori 1,5 milioni di euro) ha speso poco meno di 6 milioni all’anno. Secondo “transfermarket” nella stagione precedente (2016-2017) per il mercato complessivamente l’Ascoli ha speso poco meno di 6 milioni di euro, mentre ancora “Calcio e finanza” ci dice che i bilanci (riferiti al 2017) delle 22 società di serie B complessivamente fanno registrare perdite per quasi 50 milioni e debiti per quasi 360 milioni di euro.

Già solo di fronte a simili dati pensare che un presidente si possa arricchire nella gestione di una società è pura follia. Che una parte della tifoseria, immersa in questa “guerra” a Bellini, abbia perso il senso della ragione è confermato dal fatto che, addirittura, si sarebbe preferito rivedere ad Ascoli uno come Lovato (ferocemente avversato dai tifosi stessi quando era in bianconero) o personaggi che, in altre sedi, hanno ottenuto risultati a dir poco disastrosi.

Del tutto puerile e quasi al limite della paranoia, poi, continuare a vaneggiare un “Ascoli agli ascolani” che i fatti dimostrano non è al momento neppure ipotizzabile. Al di là del fatto che, in teoria, Bellini sarebbe ascolano, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Con la società in vendita, nessun imprenditore o gruppo di imprenditori del territorio si è fatto avanti, così come mai, quando c’è stata la possibilità di prendere l’Ascoli, qualche imprenditore locale ha quanto meno manifestato l’interesse.

D’altra parte la situazione del nostro territorio dovrebbe essere evidente a tutti ed è ampiamente chiaro che non c’è nessuno che potrebbe imbarcarsi in una simile avventura. E, comunque, se anche ci fosse qualche imprenditore locale che avesse la possibilità economica, non sarebbe certo così folle da imbarcarsi in un’avventura che, Bellini (e non solo) docet, magari inizialmente porta consensi e lustro ma, inevitabilmente, poi crea solo un mare di problemi.

Sempre riguardo l’atteggiamento dei tifosi, da ultimo è giunto il momento di sottolineare che gli Ultras o coloro che hanno deciso la “guerra continua” contro Bellini non possono avere la presunzione e l’arroganza di ritenersi gli unici depositari del “sacro amore” verso l’Ascoli, di credere stupidamente che chi non condivide la loro personale battaglia non abbia comunque a cuore le sorti dei bianconeri.

C’è una larga fascia di tifosi bianconeri, tra cui anche tanti che hanno davvero vissuto l’epopea Rozzi (a differenza di molti di coloro che ne vaneggiano solo per sentito dire…), che proprio per il loro amore profondo nei confronti dell’Ascoli non ritengono giusta questa posizione estrema, pur non lesinando critiche anche a Bellini.

La vergogna del Del Duca e il disprezzo verso gli ascolani

Poco altro, invece, c’è da aggiungere sull’amministrazione comunale e sul sindaco Castelli. Che, visto quello che ha combinato e sta combinando con lo stadio Del Duca, dovrebbe avere la decenza di non parlare. O, se proprio non può fare a meno di farlo, dovrebbe prima di dire qualsiasi altra cosa chiedere mille volte scusa ad Ascoli e agli ascolani (non solo ai tifosi bianconeri) per la vergogna del Del Duca e per la farsa della nuova tribuna est che sta facendo ridere tutta Italia.

Da comportamenti e dalle dichiarazioni rese dai coniugi Bellini in questi ultimi giorni traspare un profondo quanto incomprensibile disprezzo verso Ascoli, gli ascolani e la storia dell’Ascoli” ha dichiarato nei giorni scorsi il sindaco. I fatti, però, dicono che qualcun altro da anni a questa parte sta dimostrando disprezzo per gli ascolani e per la storia dell’Ascoli, umiliati da chi dopo oltre 4 anni non è riuscito neppure a mettere a disposizione una semplice tribuna, senza parlare dei tanti problemi che dalla stagione 2019-2020 metteranno ancora più a rischio il Del Duca (ma tanto per quella data sarà un problema del nuovo sindaco e della nuova amministrazione…).

In un simile contesto è chiaro che la nuova stagione che è già alle porte (il 14 luglio dovrebbe partire il ritiro, c’è una squadra da fare e ancora non si ha la certezza se sarà ancora Cosmi a guidare i bianconeri) rischia di trasformarsi in un calvario senza fine.

Che, però, si potrebbe ancora evitare se le parti in causa (Bellini e una parte dei tifosi) “rinsavissero” e facessero un passo indietro per provare a scongiurare il peggio. In caso contrario il destino dell’Ascoli sarà praticamente inevitabile. E, a quel punto, nessuno sarà esente da responsabilità…

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