Ascoli in bilico tra il difficile addio di Bellini e un futuro nebuloso


La situazione dello stadio, le aspettative elevate e i costi di gestione rendono complicata la vendita secondo Bellini. Che evidenzia anche le difficoltà di un territorio sempre più povero e svela che nessun imprenditore o investitore ascolano è interessato ai bianconeri

Se dovessimo scommettere un centesimo sul futuro dell’Ascoli, lo punteremmo sulla permanenza di Bellini alla guida della società bianconera. Al di là delle parole pronunciate dal presidente, questa è la sensazione che ci ha lasciato la conferenza stampa di venerdì scorso. “Con Bricofer abbiamo accordo su molti punti ma c’è ancora un oceano da superare” ha confessato Bellini.

Probabilmente andremo controcorrente, rispetto la maggioranza dei tifosi bianconeri. Ma, in tutta sincerità, riteniamo che la sua permanenza ancora per un altro anno alla guida dell’Ascoli (in tal caso il presidente continuerebbe comunque a cercare un nuovo acquirente) non sarebbe certo una cosa negativa, senza con questo voler esprimere alcun tipo di giudizio sul possibile acquirente. Lo abbiamo già sottolineato più volte, non siamo mai stati dei grandi fans di Bellini, anzi siamo stati praticamente gli unici (almeno per quanto riguarda la stampa) ad aver sollevato qualche perplessità al suo arrivo alla guida dei bianconeri nel 2014. Ed è indiscutibile che in questi anni di errori ne ha commessi.

Ma è troppo comodo ed è assolutamente ingiusto ora dimenticare innanzitutto in che condizioni il presidente ha preso l’Ascoli 4 anni fa e in quali eventualmente la lascerebbe. Soprattutto, però, bisogna essere ciechi per non rendersi conto di una serie importante di fattori che forniscono un quadro della situazione completamente differente rispetto a quello, surreale e per nulla aderente alla realtà, vaneggiato e descritto da tanti.

Ascoli a “debiti zero”

Quello visto in conferenza stampa ci è sembrata un uomo sincero, anche piuttosto emozionato per il fatto che la sua avventura alla guida dell’Ascoli potrebbe essere arrivata al capolinea. Al punto da voler a fianco, in questo momento particolare, tutta la sua famiglia, compreso suo figlio (oltre alla moglie Marisa). “E’ una decisione molto sofferta, non è facile” ha ribadito più volte, in qualche circostanza anche con gli occhi lucidi. “Se avverrà il passaggio la società verrà venduta senza debiti, tutti i creditori saranno pagati. Venderemo l’Ascoli a debiti zero, è la prima volta che accade” ha ricordato Bellini. E chiunque ha un minimo di memoria dovrebbe ricordare cosa è accaduto, invece, negli ultimi 20 anni, dal momento della scomparsa di Costantino Rozzi in poi. Anzi, per onestà bisogna dire che già qualche anno prima che il presidentissimo si ammalasse c’erano problemi di carattere economico.

Considerando anche le operazioni Favilli e Orsolini dal 2014 al 2018 ho subito una perdita di circa 10 milioni di euro” ha rivelato Bellini. Naturalmente c’è chi non crederà al fatto che il presidente abbia perso milioni con l’Ascoli. Ma pensare che possa addirittura averci guadagnato in termini economici è pura follia, anzi, significa avere una visione assolutamente distorta della realtà. Non fosse altro per il semplice fatto che, se davvero così fosse, non si capirebbe per quale ragione Bellini ha così tanta premura di vendere.

Al di là di ogni considerazione economica, i fatti parlano chiaro. Quando è arrivato l’Ascoli era in Lega Pro (e non rischiava la retrocessione solo perché, con la riforma dei campionati semiprofessionistici, erano state bloccate le retrocessioni), non aveva una squadra, non aveva strutture dove allenarsi, non aveva un settore giovanile degno di tal nome.

Quattro anni dopo i bianconeri sono in serie B, dove hanno disputato (salvandosi) tre campionati, hanno un patrimonio tecnico e di strutture, hanno un settore giovanile che in questi anni si è fatto apprezzare. E, soprattutto, hanno una società sana, invidiata e portata come esempio in serie B. Si poteva fare di più? Sicuramente, si può sempre fare meglio e certamente si poteva e si doveva soffrire di meno in questi anni di serie B.

Il problema dello stadio e l’assenza del comune

Ma ci sono degli aspetti che si continuano ad ignorare (o si fingono di ignorare) e che lo stesso Bellini, con estrema lucidità, ha sottolineato in conferenza stampa. Partendo dal fatto che tutto ciò il presidente bianconero l’ha fatto senza avere il minimo aiuto di nessuno, men che meno delle istituzioni locali. Che, anzi, come dimostra l’imbarazzante situazione del Del Duca, addirittura hanno e stanno mettendo, si spera involontariamente, “i bastoni tra le ruote” all’Ascoli.

Dopo la sfuriata del post Entella, il presidente non ha voluto rinfocolare le polemiche. Ma quando gli è stato chiesto quali fossero i principali ostacoli, ciò che maggiormente rischia di allontanare dall’acquisto della società chi è potenzialmente interessato, non ha avuto dubbi a citare come prima cosa la situazione del Del Duca. “La situazione dello stadio è un fattore molto negativo”. Dovrebbe essere ovvio e scontato, invece c’è il bisogno di ribadirlo. I tifosi, sempre più critici nei confronti di Bellini, negli ultimi tempi hanno e stanno sottovalutando quello che, invece, è un autentico macigno per la società bianconera, cioè non avere uno stadio in condizioni quanto meno decenti.

A tal proposito le responsabilità dell’amministrazione comunale sono gravi ed evidenti. Da 4 anni si attende la nuova tribuna est (che non sarà pronta neppure per l’inizio del prossimo campionato), c’è da rifare anche la curva sud (la struttura attuale, pagata dall’Ascoli,  è comunque provvisoria), per non parlare dell’indecente situazione della tribuna coperta dove, per giunta, l’intervento affrettato e discutibile del Comune ha vanificato anche gli investimenti fatti dall’Ascoli stessa.

Non bisogna essere dei geni per comprendere come questa imbarazzante e difficile situazione sia un grave handicap per l’Ascoli, per la società attuale e, ancora più, fonte di grandissimi dubbi per chi comunque sarebbe interessato ai bianconeri. “Le esigenze e le aspettative molto alte dei tifosi, il costo elevato di gestione”. Sono questi gli altri fattori che, a detta di Bellini, rendono difficile la vendita dell’Ascoli. Già i tifosi, è innegabile che spesso sono impareggiabili e possono essere l’arma in più, sarà difficile dimenticare lo spettacolo del Del Duca nella notte dello spareggio con l’Entella.

Ma molti di loro continuano a vivere di ricordi, continuano a rinvangare la gloriosa storia dei bianconeri, in un certo senso pretendendo che si possano se non rivivere quanto meno avvicinarsi a  quei fasti. La situazione, però, è completamente differente. La storia, straordinaria e unica nel suo genere, dei bianconeri resterà indelebile e nessuno potrà mai scalfirla.

“Ascoli agli ascolani”, un sogno irrealizzabile

Ma il calcio attuale è praticamente un altro sport e non c’è spazio per “favole” come quella dell’Ascoli di Rozzi. Non ci si vuole rendere conto che già anche la serie B è praticamente un lusso per una realtà come quella del capoluogo piceno, che i costi di gestione di una società di serie B oggi sono elevatissimi e non facilmente alla portata di tutti. “Delle 3 cordate con cui abbiamo avuto contatti – ha confessato Bellini – il gruppo romano era quello che a nostro avviso dava maggiori garanzie. Però si sono tirati indietro di fronte ai costi di gestione eccessivi. E’ quello il problema, non certo il costo d’acquisto (meno di 3 milioni di euro)”.

E lo è a maggior ragione perché, come ha sottolineato giustamente il presidente, “il nostro territorio in questi anni si è di molto impoverito, sotto ogni punto di vista. Nel nord Italia una squadra come l’Ascoli avrebbe un valore economico più elevato”. Un territorio sempre più povero, un bacino d’utenza e un mercato di riferimento assai limitati, inevitabile che poi i costi di gestione spaventino. Un dato, su tutti, dovrebbe essere sufficiente.

Nella stagione appena conclusa l’Ascoli è al 13° posto nella classifica degli spettatori, con un dato complessivo di poco superiore ai 110 mila e una media di poco più di 5 mila spettatori a partita. Il Bari che è al primo posto ha un dato complessivo (330 mila) e una media a partita (quasi 16 mila) triplo rispetto a quello dei bianconeri, Cesena, Foggia, Parma hanno il doppio degli spettatori (e, di conseguenza, il doppio degli incassi). Eppure proprio Bari, Cesena e Foggia sono fortemente a rischio, potrebbero addirittura non iscriversi al prossimo campionato per problemi economici. In un simile contesto mantenere la serie B, per giunta mantenendo sana la società, è un piccolo miracolo.

In un certo senso legato a questo c’è, infine, l’ultimo, e per certi versi il più significativo, aspetto che emerso con chiarezza dalla conferenza stampa di Bellini (e che inspiegabilmente è stato sottovalutato dai media). “Ascoli agli ascolani”, il ritornello che da sempre sentiamo ripetere come una sorta di must, in un simile contesto è qualcosa di assolutamente improponibile.

Abbiamo ricevuto tantissime proposte ma nessun investitore o imprenditore locale si è fatto avanti – ha dichiarato Bellini – come da statuto prima di tutto abbiamo chiesto agli altri soci ma la risposta è stata negativa. Nessuno che sia espressione del territorio è interessato all’Ascoli”. La situazione è chiara ed evidente (e, almeno per noi, non c’era certo bisogno che lo spiegasse Bellini), un territorio così impoverito e così in crisi da decenni non è pensabile che possa esprimere qualcuno che ha la possibilità e la voglia di imbarcarsi in un’avventura così costosa.

E, a togliere ogni ulteriore dubbio, se mai alla fine la trattativa per la vendita dell’Ascoli andrà a buon fine, chi verrà gestirà la società (come è normale che sia) con uomini di propria fiducia e non ci sarà spazio a figure locali (se non, eventualmente, molto marginalmente).

So chi saranno i dirigenti che eventualmente verrebbero con la nuova società ma ovviamente non sarebbe ora corretto rivelarlo” ha detto Bellini, facendo però ampiamente capire che tra essi non ci sono figure di spicco che rappresentino la città.

Altro che “Ascoli agli ascolani”, se la trattiva con Bricofer dovesse andare a buon fine, per la prima volta dopo decenni avremmo una proprietà che non è in alcun modo legata alla città e al territorio che, per giunta, non avrebbero alcun proprio rappresentante all’interno della società, almeno in ruoli o con funzioni importanti. Con tutte le conseguenze che poi una simile situazione comporterà.

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.