Tutti contro tutti, Ascoli sull’orlo di una crisi di nervi


Il presidente Bellini accusa il Comune, “bisticcia” con i tifosi, porta avanti le trattative per la cessione della società ma, al tempo stesso, si comporta come se dovesse restare. Il sindaco Castelli replica alle accuse ma la situazione del Del Duca è sempre più sconcertante…

Neppure il tempo di festeggiare la soffertissima salvezza che l’Ascoli e i suoi tifosi si trovano nuovamente nel pieno di una vera e propria bufera. Si sperava (o forse ci si illudeva) che il raggiungimento di quell’obiettivo che solo un paio di mesi fa sembrava un miraggio potesse rappresentare un punto di partenza (o di ripartenza) per un futuro più tranquillo. Invece è accaduto (non proprio inaspettatamente) l’esatto contrario.

Come i bianconeri hanno conquistato la salvezza è “saltato il tappo”, quella tregua tacitamente siglata e accettata da tutte le parti per cercare uniti di mantenere la serie B si è bruscamente interrotta e si è immediatamente scatenato un “tutti contro tutti”, con toni che definire accesi è assolutamente riduttivo. Tra evidenti ipocrisie, ambiguità, confusione di ruoli e scarsa trasparenza, società, Comune e tifosi si accusano a vicenda praticamente di tutto, senza riconoscere alla controparte alcun merito.

Tutto ciò determina che al momento la distanza che già c’era tra società e tifosi si è notevolmente accentuata, che c’è la più assoluta incertezza su chi guiderà (a livello societario) i bianconeri il prossimo anno e che il Del Duca, sempre più da rottamare, potrebbe non essere lo stadio che ospiterà le partite casalinghe dell’Ascoli. Non è per nulla facile, ma proviamo a fare un po’ di chiarezza sulle responsabilità e sui meriti delle tre componenti in rotta di collisione.

Lascia o raddoppia, l’ambiguità di Bellini

Sin dal febbraio 2014, quando tifosi e stampa scesero in piazza per acclamare Francesco Bellini, non abbiamo mai nascosto le nostre perplessità sul nuovo presidente bianconero. Che erano nate dal suo comportamento nella precedente trattativa con Benigni e che poi sono cresciute con il passare del tempo, tra scelte sbagliate e grossolani errori. Ma la gestione Bellini ha avuto anche grossi meriti che sarebbe ingiusto non sottolineare. In un modo o nell’altro Bellini è riuscito a riportare l’Ascoli in B e, poi, a mantenere la cadetteria, anche se con qualche patema di troppo.

Dopo le vicende degli anni precedenti, non è assolutamente secondario il fatto che la società bianconera è un modello di gestione da un punto di vista economico, così come non meno importante che calcisticamente Ascoli è tornata ad essere una piazza ambita (anche e soprattutto dai giocatori). Non si può neppure sottovalutare il fatto che comunque in questi anni il presidente ha investito di tasca propria diversi milioni di euro. Che, poi, quest’anno siano state fatte troppe scelte sbagliate nel mercato estivo (a partire da quelle relative alla coppia di allenatori) è fuori discussione, così come è stata gestita nel peggiore dei modi la vicenda relativa a Cacia e Giorgi.

Però non si può neppure negare che la stessa società con decisione, e con quella convinzione che in molti non avevano più, ha cercato ed è riuscita a porre rimedio ai propri errori. Le scelte sbagliate estive (e un pizzico di sfortuna) hanno fatto precipitare l’Ascoli ad un passo dalla Lega Pro. Le scelte successive (quella di Cosmi ma anche il mercato di gennaio, con giocatori come Agazzi e Monachello soprattutto, ma anche Cherubin e Kanoutè che sono risultati decisivi) hanno dato la spinta per raggiungere la salvezza. Molto ci sarebbe da dire anche sulle scelte di mercato di questi anni, diverse sbagliate ma più di una azzeccatissima. Ci si dimentica troppo in fretta, ad esempio, che quando la società bianconera lo ha portato ad Ascoli Cacia (poi determinante nelle due successive salvezze) era seguito da più squadre.

Così come il fatto che diversi giovani di grandissimo avvenire e richiestissimi anche in serie A alla fine sono approdati in bianconero. Parliamo innanzitutto di Favilli ma anche di Cassata, Felicioli, Clemenza, D’Urso, Baldini, Kanoutè. Resta, invece, l’ambiguità e l’assoluta contraddittorietà del comportamento di Bellini in questi giorni. Se davvero vuole vendere o, addirittura, è ad un passo dal cedere la società perché continua a muoversi come se fosse certo che sarà ancora lui a guidare i bianconeri il prossimo anno?

Perché parlare del futuro di Cosmi, della rosa del prossima anno, delle probabili cessioni se vuole andarsene? Perché, pur avendo pienamente ragione nel merito, aprire ora questa “guerra” contro il Comune e il sindaco per lo stadio se non sarà più lui il numero uno bianconero?

La spinta verso la salvezza e le contraddizioni dei tifosi

Non ci è mai piaciuto enfatizzare il ruolo dei tifosi, ma non è esagerato sostenere che un pezzo della salvezza dell’Ascoli è merito dei tifosi bianconeri. E non parliamo solo dello straordinario spettacolo nella partita con l’Entella. La scelta di restare al fianco della squadra, di aiutarla comunque e sostenerla, in casa e fuori, anche nei momenti difficili ha dato quella carica in più. Ed è giusto sottolineare che Bellini avrebbe dovuto evidenziare il ruolo determinante che hanno avuto nel raggiungimento del traguardo.

Ma quando si imputa al presidente bianconero di non averlo fatto sul campo, dopo Ascoli- Entella, si cade nel paradosso. Chi era allo stadio quella sera ha ascoltato distintamente i cori, anche prima della partita, contro la società e contro il presidente. “L’Ascoli salvo e Bellini se ne va” era il tormentone gioioso ripetuto da molti tifosi, soprattutto al temine della partita. Davvero, in un simile contesto, qualcuno poteva pensare che Bellini potesse prendere il microfono in mezzo al campo? Non meno surreale (e non veritiero) è raccontare ora che fino alla partita casalinga con la Salernitana la curva non aveva mai contestato Bellini.

Gli striscioni addirittura all’esordio in campionato, i cori ascoltati più volte sin dalle prime partite (come dimenticare, ad esempio, i cori pro Cosmi alternati a “Bellini vattene” e “questa società non ci merita”, in occasione dell’esordio in bianconero dell’allenatore nella partita contro l’Entella). E’, poi, innegabile che ad accentuare certe divisioni ci hanno pensato anche voci e pettegolezzi, spesso messi in giro ad arte da qualcuno, che per una parte dei tifosi sono diventati verità inconfutabili, anche di fronte all’evidenza contraria.

Come i tifosi avrebbero meritato il giusto riconoscimento da parte della società, allo stesso modo, però, i suppoters bianconeri dovrebbero dare atto al presidente per l’ingente impegno economico profuso che, invece, viene sistematicamente sottovalutato. Così come non si possono minimizzare certi episodi (l’aggressione subita da Venditti e Parlati, le minacce in passato a qualche giocatore, gli sputi a Cardinaletti) che sicuramente saranno opera di pochi “idioti” ma che di certo non aiutano e non possono essere sottovalutati.

Difficile, infine, capire per quale ragione una parte della tifoseria, che pure dice di avere così a cuore le sorti e il prestigio dei bianconeri, sia così morbida nei confronti dell’amministrazione comunale nella surreale vicenda dello stadio. Perché nessuno chiede un confronto in proposito con il sindaco?

La “vergogna” del Del Duca, una macchia indelebile per il Comune

Già solamente per l’incredibile telenovela, divenuta ormai un’imbarazzante farsa, della nuova tribuna est l’amministrazione comunale dovrebbe cospargersi il capo di cenere e chiedere umilmente scusa alla città e all’Ascoli per la “figuraccia” nazionale fatta. A cui si aggiunge l’indiscutibile danno che tutto ciò ha procurato e procura alla società bianconera. Ma tutta la gestione del derelitto Del Duca da anni è a dir poco sconcertante. Bisognava avere il coraggio e la competenza per capire come era meglio muoversi di fronte ad uno stadio che, prima ancora che il terremoto facesse la sua parte, era già in condizioni pietose. D’altra parte il Comune, prima di virare sulla tribuna est, aveva pensato di rifare la curva sud, ben sapendo che anche la tribuna coperta necessitava di interventi.

Ma, allora, non sarebbe stato più logico pensare a qualcosa di diverso? Dopo il terremoto, poi, la situazione è precipitata. L’Ascoli ci ha messo una “pezza” per la curva sud, ma l’intervento del Comune (secondo l’Ascoli non concordato) sulla tribuna coperta rasenta la follia. Il primo cittadino è persona troppo intelligente e preparata per non rendersi conto di quanti clamorosi e “pacchiani” errori sono stati commessi in questi anni sul Del Duca e avrebbe potuto e dovuto comprendere l’esternazione, per altro neppure troppo accentuata, di Bellini nel post Entella.

Invece non ha saputo tenere a freno il proprio smisurato ego e ha voluto rispondere duramente al patron bianconero, un clamoroso autogol subito fatto pagare a caro prezzo dall’Ascoli Picchio con il durissimo e lunghissimo comunicato nel quale la società bianconera inchioda alle proprie responsabilità l’amministrazione comunale, dettagliando in ogni minimo particolare con dati e fatti inoppugnabili.

La successiva risposta vaga e stizzita del sindaco, senza però confutare in concreto quasi nessun passaggio di quel comunicato, è la conferma che il Comune ha molto da farsi perdonare. In un simile contesto l’eventualità che l’Ascoli debba giocare lontano dal Del Duca le partite casalinghe della prossima stagione (non sarebbe una novità, altre squadre cittadine hanno subito e stanno subendo questo affronto, qualcosa dovrà pur significare…) renderebbe il tutto più sconcertante. Sicuramente avrà ragione il sindaco, magari grazie ad una proroga si riuscirà ad evitare questo ulteriore affronto.

Ma se così non dovesse essere forse il primo cittadino farebbe bene a riflettere e a prendere le conseguenti decisioni.

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