Da Cosmi ai tifosi: i protagonisti dell’impresa dell’Ascoli


Un ruolo decisivo nell’incredibile salvezza strappata dai bianconeri l’hanno giocato anche gli innesti al mercato di gennaio, in particolare Agazzi e Monachello che con i suoi 8 gol ha tenuto a galla la squadra. Che, pur con tutti i limiti, non ha mai mollato, neppure nei momenti peggiori

Non l’avremmo mai immaginato, ma anche a chi come noi segue l’Ascoli da sempre e ha palpitato per i colori bianconeri per ben altri traguardi (la salvezza in serie A, la promozione nella massima serie) non era mai successo di vivere una partita con un tale livello di tensione e di pathos come quella di giovedì scorso contro l’Entella.

Abbiamo ancora in mente e non potremo mai dimenticare quell’Ascoli – Cagliari del 15 maggio 1983, quando Novellino prima e Nicolini poi (dopo un miracoloso salvataggio sulla linea) siglarono quel 2-0 che voleva dire permanenza in serie A. Così come resteranno per sempre nella memoria gli incredibili 90 minuti finali del campionato di serie 1990-91, con il rigore realizzato da Casagrande all’85° che siglava il 3-3 a Reggio Emilia e che, grazie alla sconfitta del Padova a Lucca, significava promozione in serie A.

Un giovedì da leoni

Ma le emozioni e le tensioni che si sono vissute giovedì sera, in un meraviglioso Del Duca, sono qualcosa di unico ed indescrivibile. Soprattutto con il passare dei minuti nel secondo tempo, con il punteggio fermo sullo 0-0 e la salvezza dell’Ascoli ancora in bilico, abbiamo visto intorno a noi espressioni e visi che raccontavano e trasmettevano una sofferenza indicibile, che contribuivano ad aumentare l’ansia già ai massimi livelli.

E più i bianconeri fallivano le occasioni per chiudere il discorso (l’incredibile serie di rimpalli a 20 centimetri dalla porta con Monachello e Addae incapaci di spingere la palla in rete, il clamoroso colpo di testa contro tempo sulla linea di porta di Padella che, probabilmente, ha tolto dalla rete il pallonetto di D’Urso, la deviazione di piede sul palo del portiere sul tiro a colpo sicuro di Clemenza) e più cresceva la sensazione che alla fine si potesse arrivare la beffa.

Che in effetti si è materializzata al minuto 93, quando Aramu dal dischetto di rigore ha avuto sul sinistro la più facile delle palle da spingere in rete. Il peggiore degli incubi di tutti i tifosi bianconeri si stava materializzando, una beffa ancora più atroce perché la formazione di Cosmi avrebbe meritato di essere in vantaggio. L’attaccante dell’Entella, però, ha clamorosamente ciccato la palla che docilmente è finita tra le mani sicure di Agazzi. Era il segnale che gli undicimila del Del Duca (uno spettacolo nello spettacolo, da brividi) aspettavano.

Così alla fine, dopo tanta sofferenza, l’Ascoli ha potuto festeggiare una salvezza che, come ha giustamente sottolineato a caldo Cosmi, ha qualcosa che va oltre il miracoloso per tutta una serie di fattori. Perché più volte durante la stagione sembrava che la retrocessione fosse inevitabile. Dopo l’immeritata sconfitta al 95° a Perugia, che ha segnato la fine dell’avventura sulla panchina bianconera di Fiorin (Maresca aveva lasciato da qualche settimana).

Ancor più dopo la pesantissima disfatta casalinga (1-3) contro la Salernitana e la successiva sconfitta a Venezia, con il desolante ultimo posto e la zona playout che sembrava un miraggio. Ma anche per le troppe “turbolenze” che a lungo hanno lacerato l’ambiente bianconero. Senza dimenticare la malasorte che più volte, anche in occasione dei playout, si è accanita sui bianconeri con una serie di infortuni incredibili. Tutto ciò rende questa salvezza qualcosa di inimmaginabile, una delle più clamorose e inattese imprese sportive della gloriosa storia bianconera. E, passate le tensioni della partita e l’ebbrezza per il miracolo compiuto, è giusto attribuire ad ognuno i giusti meriti.

I meriti di Cosmi, la spinta dal mercato di gennaio

Primo tra tutti mister Cosmi, meritevole già solo per il fatto di aver accettato una sfida che sembrava persa in partenza. Quando è arrivato sulla panchina bianconera l’Ascoli era ultimo, a 6 punti dalla zona playout, con l’ambiente devastato dalle polemiche e la squadra ridotta ai minimi termini per gli infortuni. Il primo capolavoro l’ha compiuto mantenendo i bianconeri nel gruppo fino alla sosta e al mercato di gennaio.

Ma a Cosmi va anche dato il merito di aver recuperato giocatori importantissimi (emblematiche in proposito le parole di Mengoni prima del ritorno con l’Entella) e di aver permesso ad altri che sembravano inutili alla causa (Pinto su tutti ma anche D’Urso) di diventare protagonisti. Soprattutto, però, ha saputo compattare lo spogliatoio e motivare un gruppo che sembrava aver perso fiducia. Non si è mai scoraggiato di fronte alla sfortuna che ha bersagliato i bianconeri ed ha avuto il coraggio anche di prendere decisioni non semplici e non scontate. Vedremo nei prossimi giorni se resterà in bianconero, se così non fosse siamo certi che i tifosi ascolani gli riserveranno un posto d’onore nei loro cuori.

Sappiamo benissimo che ci attireremo gli “strali” di molti tifosi bianconeri, ma qualche merito va dato anche alla società, nel suo insieme. Che, pure, è innegabile che di errori questa estate ne ha commessi non pochi, sia in fase di allestimento della squadra sia, nella scelta degli allenatori (nulla contro Maresca e Fiorin ma non erano i più adatti a questa situazione).

Lo abbiamo sottolineato con forza in tempi non sospetti, all’inizio del campionato e anche dopo la vittoriosa partita casalinga con il Pro Vercelli (vedi articolo “Ascoli, tre punti e poco altro”), sottolineando allora che con simili presupposti quella dell’Ascoli sarebbe stata una stagione difficile (e per questo all’epoca ci siamo attirati le critiche, qualcuno di gran lunga sopra le righe, di molti). A maggior ragione, quindi, non abbiamo problemi ora ad attribuire alla società i meriti che indiscutibilmente ha avuto, innanzitutto per aver creduto che fosse ancora possibile evitare il peggio quando invece in tanti erano già rassegnati.

L’aver puntato su Cosmi nel periodo più buio (quando tra l’altro, non bisogna mai dimenticarlo, un infortunio aveva messo ko per il resto della stagione il giocatore di punta, quel Favilli intorno al quale era stata costruita la squadra) è stato un chiaro segnale che si credeva ancora pienamente possibile raggiungere la salvezza. E la conferma che quella non fosse una convinzione di facciata è arrivata da un mercato di gennaio molto importante che ha portato in bianconero Agazzi, Cherubin, Kanoutè, Martinho, Ganz e Monachello. Si è molto discusso in questi mesi sul valore di quel mercato. Ora, a giochi fatti, si può tranquillamente dire che quegli innesti si sono rivelati determinanti.

In particolare decisivi si sono rivelati Agazzi (portiere di categoria superiore) e Monachello che, pur se in calando di forma nell’ultima fase, con i suoi 8 gol ha tenuto a galla la squadra. Ma un contributo importante, soprattutto nelle ultime partite e nei playout, l’ha dato Kanoutè e qualcosa di buono, quando è sceso in campo, l’ha fatto pure Cherubin. E’ altrettanto innegabile che, invece, gli acquisti di maggior grido (Ganz e Martinho) sono quelli che hanno deluso. Ma non è certo la prima volta che capita e, soprattutto, alzi la mano chi non riteneva importante l’acquisto di Ganz.

Il grande cuore dei bianconeri, la spinta dei tifosi

Naturalmente i giusti meriti vanno anche dati alla squadra, un gruppo sicuramente con dei limiti strutturali ma che, almeno dall’arrivo di Cosmi, si è compattato e non ha mai mollato. Si può dire tutto di questa squadra e giustamente anche sottolinearne le tante carenze. Ma è innegabile che ha sempre dato tutto, ha sempre lottato con grinta e determinazione e ha messo in mostra un carattere insospettabile. Non è stato per niente semplice non mollare quando tutto sembrava finito o compromesso, dopo l’orribile partita casalinga con la Salernitana.

Non solo, dopo il pareggio con mille rimpianti a Chiavari e quello casalingo con l’Avellino, in una partita assolutamente da vincere, non era per nulla facile andare a Pescara a strappare i tre punti. Così come non è stato facile e non era per nulla scontato (anzi, si temeva esattamente il contrario) non subire il contraccolpo della delusione per aver mancato l’occasione in casa contro il Brescia.

Invece la squadra ha subito reagito, non si è abbattuta nonostante gli ennesimi scherzi della sorte (anche prima della decisiva partita di giovedì scorso Cosmi, che già non aveva Buzzegoli, ha perso Bianchi, Varela, Cherubin e Rosseti) e ha giocato due partite con il giusto cuore e la giusta determinazione.  Quasi scontato sottolinearlo, il simbolo di tutto ciò è indiscutibilmente Pinto, passato nello spazio di poco tempo da giocatore inadeguato per la serie B ad idolo dei tifosi. Ma ci piace sottolineare in quest’ottica anche l’incredibile partita disputata giovedì da Mogos, mai visto a questi livelli.

Infine, ma non per questo meno importanti, è giusto tributare il doveroso merito anche ai tifosi bianconeri che nelle ultime giornate hanno letteralmente trascinato la squadra. Lo spettacolo di giovedì sera che ha fornito il Del Duca resterà negli annali, chiunque c’era non lo dimenticherà tanto in fretta.

Ma non da meno è quello ammirato a Pescara, alla penultima giornata e per certi versi ancor più significativa è stata la trasferta a Chiavari nell’andata dei playout, con oltre 600 tifosi bianconeri al seguito (di giovedì sera, in un giorno lavorativo). Loro più di ogni altro meritavano questa soddisfazione dopo un’annata così difficile. Sarebbe bello poter ripartire da qui, daquanto di bello si è visto giovedì sera.

Ma quello relativo al futuro è un altro discorso che sarà opportuno approfondire i prossimi giorni.

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