Ascoli, servono due vittorie per evitare rischi


La vittoria del Cesena complica la rincorsa salvezza dei bianconeri ai quali nelle ultime due giornate potrebbero non bastare 4 punti per evitare i playout. Non sarà facile, anche perché contro l’Avellino la formazione di Cosmi ha confermato i soliti limiti e problemi

La clamorosa vittoria in rimonta (ed in inferiorità numerica) del Cesena contro il Parma nel posticipo di domenica ha reso più amaro il pareggio di sabato scorso dell’Ascoli contro l’Avellino. La delusione inevitabilmente c’è perché una vittoria contro gli irpini avrebbe avvicinato e di molto la salvezza diretta. E, se si aggiunge il rimpianto per la mancata vittoria a Chiavari (nonostante il vantaggio iniziale e, dopo il pareggio dei padroni di casa, la superiorità numerica per oltre mezzora), iniziano ad essere tante le occasioni mancate.

Però è anche giusto sottolineare che questa volta il rimpianto è più teorico, perché per quello che si è visto in campo i bianconeri non hanno certo meritato e neppure mai sfiorato la vittoria. Anzi, ad essere onesti alla formazione di Cosmi è andata di lusso ad aver chiuso un soffertissimo primo tempo sull’1-1, avendo recuperato con il sempre più incredibile Pinto il vantaggio di Castaldo, dopo aver rischiato sia all’inizio che nella fase finale della prima frazione. E’ vero che nel secondo tempo ha sicuramente fatto di più l’Ascoli che, soprattutto negli ultimi 20 minuti, ci ha provato a vincere la partita, chiudendo l’Avellino nella propria metà campo.

Ma i bianconeri non hanno avuto neppure una vera e concreta opportunità di segnare il 2-1 e gli irpini, che per la verità hanno dato l’impressione nella ripresa di non voler rischiare nulla e di accontentarsi del pareggio (il calendario dà loro una grossa mano), non sono mai sembrati in difficoltà. Sarà stata la tensione per l’importanza della posta in palio, sarà stato per gli ampiamente conosciuti limiti tecnici di questa squadra, di certo quello che si è visto sabato al Del Duca non è stato per nulla un Ascoli convincente. Però in tutta sincerità non siamo d’accordo con chi sostiene che non si è vista in campo la giusta grinta, la necessaria determinazione.

Una squadra “spuntata”

Se non è arrivata una sconfitta o, quanto meno, se i bianconeri non sono andati al riposo in svantaggio lo si deve esclusivamente alla rabbia agonistica con cui hanno reagito al gol di Castaldo (per altro arrivato per l’ennesimo errore difensivo, ancora una volta da parte di uno degli esterni). Perché da un punto di vista strettamente tecnico e tattico gli irpini nel primo tempo hanno nettamente sovrastato l’Ascoli. La mossa a sorpresa di Foscarini di schierare Vajushi e Molina esterni offensivi a supporto dello stesso Castaldo ha sorpreso e provocato non pochi problemi ai bianconeri, che hanno molto sofferto nei 45 minuti la velocità dei due.

La vivacità di Wilmots e Gavazzi ha ulteriormente complicato le cose e, pur senza creare clamorose occasioni, il vantaggio alla mezzora degli irpini non è certo arrivato a sorpresa. In quel momento ancora una volta la situazione poteva precipitare, si è sicuramente temuto il peggio ma ancora una volta i bianconeri hanno trovato la forza e la grinta per reagire. Il gol del pareggio di uno straordinario Pinto è arrivato solo ed esclusivamente grazie alla determinazione dei giocatori ascolani, quella di Addae che ha lottato per “spizzare” la palla e quella dell’esterno sinistro bianconero che si è fatto spazio in area e ha concluso in rete.

E’ stato importante, anzi fondamentale agguantare prima del riposo il pareggio perché poi c’era il serio rischio di ripetere nella ripresa il disastro combinato contro la Salernitana. Per giunta la velocità degli esterni offensivi biancoverdi, con un Ascoli che per recuperare avrebbe dovuto inevitabilmente concedere campo, sarebbe potuta risultare deleteria. In tal senso è anche comprensibile che nel secondo tempo, quando l’Avellino si è tirato dietro scegliendo di non rischiare e accontentarsi, i bianconeri abbiano comunque attaccato senza mai rischiare troppo, evitando di esporsi alle pericolose ripartenze degli irpini.

Solo nel finale, quando è sembrato evidente che gli avanti ospiti non ne avevano più, l’Ascoli ha spinto con più convinzione, portando nella metà campo ospite più uomini. Ma non è certo una novità che contro squadre chiuse la formazione di Cosmi fatica a costruire, ancora più con lo schieramento che aveva in campo nel finale di gara. Ancora una volta sono emersi i limiti di questa squadra, quelli ormai soliti di un generosissimo e infaticabile Varela che si è dannato l’anima, ha corso e giocato un’infinità di palloni ma che poi non riesce mai ad essere decisivo e incisivo nei 20 metri finali.

Quelli offensivi di una squadra che troppo spesso lascia isolato, a lottare contro l’intera difesa, Monachello. Quelli strutturali di un centrocampo che, se Buzzegoli non c’è o non è in giornata, fatica a costruire gioco. Quelli fisici di un giocatore sicuramente importante come Bianchi ma che, dopo una lunga assenza dai campi di gioco, non poteva certo avere il ritmo partita e non poteva certo essere pronto.

Non convincono i cambi

Per questo hanno suscitato forti perplessità i cambi operati nel secondo tempo da Cosmi. Buzzegoli non ha di certo brillato ma, nel momento in cui i bianconeri sono stati chiamati ad attaccare una difesa schierata e una squadra chiusa come l’Avellino del secondo tempo, sarebbe servito più di Kanoutè (che, per altro, nel primo tempo non era certo sembrato molto più in giornata di Buzzegoli). In ogni caso sarebbe stato più opportuno inserire D’Urso (che quando è entrato è sembrato molto vivace e in palla), riservandosi poi per il finale un cambio più offensivo (uno tra Clemenza, Ganz e Rosseti) per cercare il colpo finale.

Così come nel momento in cui si è fatto male Pinto forse si poteva osare un cambio più offensivo (magari Baldini) invece che inserire Mignanelli che continua a non convincere. Alla fine, comunque, ovviamente senza entusiasmo si può considerare non negativo il punto conquistato. Che, per quanto può contare ora, intanto riporta l’Ascoli in zona playout (se finisse oggi il campionato lo spareggio salvezza sarebbe proprio contro l’Avellino). Ma nelle ultime due giornate può succedere di tutto. Per l’Ascoli sarà intanto fondamentale fare risultato a Pescara contro una formazione che con un punto praticamente sarebbe al sicuro.

Sperando che Pinto sia recuperabile, che Bianchi cresca di condizione e, soprattutto, che Mengoni sia finalmente disponibile (anche perché mancherà sicuramente Padella squalificato), bisognerà fare una partita attenta e giudiziosa, provando magari a vincere ma senza rischiare troppo.

Confidando, poi, nel fatto che all’ultima giornata i bianconeri possano trovarsi di fronte un Brescia già salvo e, quindi, magari un po’ meno determinato (ma senza illudersi che, in ogni caso, sarà facile conquistare i 3 punti). Ci sono ancora troppi scontri diretti (in particolare nell’ultima giornata) e sono ancora troppe le possibili combinazioni che è impossibile lanciarsi in ipotesi e previsione. Prima della vittoria del Cesena era ipotizzabile che con 4 punti nelle ultime due sfide probabilmente ci sarebbe stata la quasi certezza di conquistare la salvezza diretta.

Ora per essere sicuri bisognerebbe fare 6 punti.  Non sarà facile ma non è neppure un’impresa impossibile, le possibilità di riuscirci sono concrete e non è certo ora il momento di star troppo a pontificare sulla qualità del gioco, sui limiti strutturali della squadra e su tutto il resto. Bisogna solo concentrarsi e cercare di centrare il risultato, tutto il resto non conta.

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