L’Ascoli che serve per la salvezza


Contro il Bari si è vista una squadra agonisticamente cattiva, aggressiva sin dal primo minuto, concentrata e attenta che non ha concesso quasi nulla agli avversari. I 7 punti conquistati nelle ultime tre partite consentono ai bianconeri di tornare prepotentemente in corsa

 “Serve un’impresa, una vittoria contro una squadra come il Bari per alimentare le speranze salvezza”. Cosmi l’aveva invocata alla vigilia e, per magia, l’impresa è puntualmente arrivata. E nel migliore dei modi possibili, visto come è arrivata la vittoria contro la formazione di Grosso. Cioè al termine di una partita impostata e giocata da vera squadra, brava a colpire nel momento opportuno e poi a lottare su ogni pallone per difendere il prezioso successo. Una squadra che, fatti tutti gli scongiuri del caso, sembra finalmente aver capito come bisogna giocare per salvarsi.

Lo aveva fatto in casa con la Ternana nell’ultima mezzora, sull’1-1 in inferiorità numerica in una partita che aveva un unico risultato. Lo aveva ripetuto, sia pure in maniera arruffona e confusionaria, negli ultimi 20 minuti a La Spezia, evitando così al 91° una sconfitta che sarebbe stata devastante per il morale della squadra. Lo ha fatto mercoledì scorso per tutti i 97 minuti di gara, al termine di una partita che dovrebbe diventare il manifesto di come affrontare le prossime 9 decisive sfide. Squadra cattiva e determinata sin dal primo minuto, subito aggressiva, brava a sorprendere l’avversario e, soprattutto, efficace nel concretizzare immediatamente il buon avvio (gol di Buzzegoli dopo 3 minuti ma poco prima già Varela aveva avuto un’ottima occasione).

Attenta, nel primo tempo, in fase di chiusura ma sempre pronta a ripartire in velocità e a sfruttare le indecisioni dei pugliesi, creando i presupposti per il possibile raddoppio. Che non è arrivato (e questa è l’unica pecca dell’incontro) e che quindi ha costretto i bianconeri a giocare un secondo tempo sul filo del rasoio. Diciamo la verità, in molti nell’intervallo hanno temuto di pagare a caro prezzo il non aver concretizzato le tre opportunità create per il raddoppio (una, clamorosa, con Varela e due con Monachello). E in effetti nel secondo tempo si è assistito ad una partita differente, con l’Ascoli che faceva fatica a ripartire (e di fatto non si è quasi mai reso pericoloso) e il Bari che ha preso saldamente le redini della partita. Ma, e questa è la grande e più importante novità, i bianconeri sono stati bravissimi a non concedere praticamente nulla ai biancorossi che, in effetti, le due occasioni migliori per raggiungere il pareggio le avevano costruite nel primo tempo (trovando sulla propria strada un prontissimo Agazzi).

Nella ripresa di pura sofferenza, più per il risultato comunque in bilico che per quanto stava avvenendo in campo, l’Ascoli è stata bravissima a chiudere tutti gli spazi e a non concedere neppure una vera occasione per il pareggio alla formazione di Grosso. Qualche brivido per alcuni pericolosi cross, un paio di conclusioni da lontano. Tutto qui il fatturato offensivo del Bari, formazione che, tra l’altro, ha proprio nel reparto offensivo il punto di forza. In altre occasioni da un punto di vista spettacolare i bianconeri avevano magari fatto anche meglio, ma sul piano dell’attenzione, della concentrazione, della determinazione quella con il Bari è di certo la prestazione migliore del campionato.

Comprensibile qualche rimpianto, perché se avesse avuto sempre questo spirito la formazione di Cosmi ora sicuramente si troverebbe con qualche punto in più. Ma è inutile guardare indietro, meglio pensare a mantenere questo tipo di atteggiamento per lo sprint finale. Al quale i bianconeri si presentano sulla spinta positiva di 7 punti nelle ultime tre partite e con la giusta carica e la giusta unione. Cosmi ha sempre sostenuto che la squadra era unita ma mercoledì sera questa unione è sembrata davvero molto forte. L’abbraccio collettivo dopo il gol di Buzzegoli, la dedica di quest’ultimo a Carpani (al Del Duca con le stampelle), la partecipazione appassionata di tutta la panchina e l’esplosione al triplice fischio, la festa finale e l’abbraccio in campo tra giocatori e staff tecnico.

Sono segnali inequivocabili dell’unione e della volontà di una squadra che, come già nell’ultima mezzora con la Ternana (ma questa volta con maggiore partecipazione), è riuscita a coinvolgere e trascinare una curva inizialmente non propriamente “calda”. Tra le tante buone notizie della serata di mercoledì ci potrebbe essere anche questa, una ritrovata unione ferrea tra squadra e tifosi che, per il bene dell’Ascoli, dovrebbe durare e mantenersi solida fino alla fine del campionato. Solo dopo ci sarà tempo per discutere ed eventualmente contestare certe scelte della società. Ora sarebbe importante restare uniti, a maggior ragione nel momento in cui la squadra ha dimostrato di poter davvero realizzare l’impresa.

Tornando agli aspetti più strettamente tecnici, della positiva serata del Del Duca restano alcune istantanee oltre modo significative. La prima riguarda Pinto, giocatore che fino ad ora non aveva certo convinto. Dopo la partita con lo Spezia anche noi avevamo sottolineato, con durezza, la sua prestazione. Sinceramente non l’avremmo riproposto nella sfida contro il Bari, Cosmi l’ha fatto e ha avuto pienamente ragione. Fino a che è rimasto in campo (è uscito intorno all’80° per qualche problema fisico) è stato tra i migliori, praticamente non ha sbagliato una palla e, soprattutto, in fase difensiva ha disputato una partita straordinaria, annullando il pericolosissimo Improta.

La seconda riguarda Lores Varela che, prima di dover lasciare il campo a metà ripresa per le conseguenze di un brutto fallo subito nel primo tempo (ma per le squadre che vengono al Del Duca c’è una qualche dispensa che consente di picchiare senza problemi?), ha disputato una partita di un’intensità pazzesca. Soprattutto nel primo tempo sembravano esserci tre Varela in campo, tanto pressava a infastidiva i difensori e centrocampisti baresi quando iniziavano ad impostare l’azione. Non a caso da alcuni suoi recuperi sono nate un paio di occasioni, mentre un’altra (la più clamorosa) se l’è procurata facendo a spallate e sovrastando l’avversario.

Certo poi in un paio di occasioni ha difettato un po’ in concretezza, però un Varela così agonisticamente cattivo (con la tecnica e la rapidità naturale che possiede) è davvero un lusso. La terza, invece, riguarda D’Urso, arrivato ad Ascoli con la fama di essere un giocatore particolarmente tecnico ma caratterialmente da formare. A lungo è stato una sorta di oggetto misterioso, a parte lo splendido gol nella partita casalinga con lo Spezia ogni volta che era stato mandato in campo aveva deluso, soprattutto da un punto di vista caratteriale. Vederlo rincorrere ogni avversario, entrare in scivolata, contrastare con decisione e in qualche caso anche fare a spallate con gli avversari per recuperare palla ma anche solo per spezzare l’azione è un segnale chiarissimo non solo della sua crescita caratteriale ma anche e soprattutto di quell’atteggiamento che ci piace avuto dai bianconeri mercoledì.

L’ultima non può che riguardare Agazzi, al momento l’acquisto più azzeccato e più importante di gennaio, decisivo nelle due occasioni in cui il Bari avrebbe potuto pareggiare. Naturalmente ci sarebbe poi da sottolineare l’importanza del rientro di Mengoni in difesa (che ha dato giovamento anche a Padella, da un paio di partite sempre sugli scudi), della crescente sicurezza in fase difensiva di Mogos, del solito immenso Addae, del ritrovato Buzzegoli (non solo per il gol), della partita di straordinario sacrificio di Monachello (magari prossimamente da premiare con qualche palla giocabile in più).

Ora la cosa più importante è riuscire a mantenere questa determinazione, quest’attenzione, questa cattiveria agonistica anche per le prossime partite. A partire da quella tra 10 giorni contro il Carpi, ancora al Del Duca. Sarà fondamentale non abbassare la guardia e non distrarsi in questa pausa che, di contro, potrebbe risultare molto utile per far recuperare alcuni giocatori importanti come Bianchi e Cherubin.

Aspettando sempre l’auspicata crescita di Martinho e Ganz che potrebbero davvero dare la spinta decisiva verso la salvezza.

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.