Rabbia e cattiveria agonistica: ecco l’Ascoli che serve per l’impresa


Dopo un buon primo tempo e il solito gol preso ad inizio ripresa, i bianconeri sembravano spenti. Poi, in 10 per l’espulsione di Mignanelli, è scoccata la scintilla ed il rigore di Monachello ha regalato la meritata vittoria che tiene in corsa la formazione di Cosmi

Se, come continuano a sperare i tifosi bianconeri, a fine stagione l’Ascoli dovesse riuscire a centrare la salvezza (direttamente o attraverso i playout), un sentito e sincero ringraziamento bisognerà mandarlo all’arbitro Abbattista e al suo collaboratore di linea De Troia. Infatti se nella formazione di Cosmi è scattata quella scintilla che, almeno si spera, potrebbe spingere l’Ascoli verso la conquista della salvezza, il merito è indiscutibilmente il loro, delle tante “allucinanti” decisioni che hanno preso nel corso di Ascoli-Ternana.

Avviene spesso nel calcio che una stagione abbia un momento di svolta in positivo o in negativo che poi determina l’andamento successivo. La speranza è che quel momento per i bianconeri sia arrivato a metà secondo tempo, quando Abbattista su segnalazione di De Troia ha espulso Mignanelli. Dopo un primo tempo molto ben giocato dalla formazione di Cosmi e chiuso solo 1-0 (e in parità numerica) grazie alle “prodezze” dell’ineffabile coppia di ufficiali di gara, puntuale come un orologio svizzero era arrivato ad inizio ripresa, per la precisione al terzo minuto, il rocambolesco pareggio della Ternana, un po’ fortunato (un rimpallo ha favorito Gasparetto) ma provocato dall’ormai tradizionale disattenzione difensiva di avvio secondo tempo.

Una “mazzata” dalla quale i bianconeri non riuscivano a riprendersi, un film purtroppo già visto troppe volte nelle ultime settimane. Fortunatamente per l’Ascoli la formazione di De Canio, invece di approfittarne e provare a sferrare il “colpo di grazia”, si era ritirata nella propria metà campo, quasi accontentandosi di un punticino, comunque poco utile per la classifica. In quel contesto l’espulsione di Mignanelli sembrava il “requiem” non solo per la partita ma per tutta la stagione dell’Ascoli.

Però, come ama ripetere spesso Allegri, il calcio è davvero strano. Nel momento peggiore, in inferiorità numerica e con una squadra sbilanciata e priva di qualsiasi senso tattico, nei giocatori bianconeri in campo è scattata la cosiddetta scintilla. Una reazione di rabbia, come mai fino ad ora si era vista nel corso di tutta la stagione. Spinto agonisticamente da Cherubin (grande partita la sua), Mengoni e Addae e tecnicamente da Clemenza (indispensabile per questa squadra), l’Ascoli ha “azzannato” e aggredito la Ternana, trascinandosi dietro (forse per la prima volta in stagione, nel senso che fino ad ora erano stati i tifosi a provare a trascinare la squadra) anche la curva.

D’incanto sono cresciuti e sono saliti in cattedra anche quei giocatori che stavano deludendo. D’Urso è sembrato improvvisamente tonico e determinato a sinistra al posto di Mignanelli, Monachello  per 70 minuti quasi irritante (anche se, a parziale giustificazione, era stato picchiato dai difensori umbri ogni volta che provava a prendere palla) è salito in cattedra. Sembrava davvero che ad essere in inferiorità numerica fosse la formazione di De Canio, assediata nella propria tre quarti da un Ascoli che schiumava rabbia e che nello spazio di pochi minuti ha prima costruito e mancato due clamorose palle gol, poi si è conquistato il rigore decisivo (talmente netto che persino Abbattista non ha potuto fare a meno di fischiare).

Arrivato grazie ad una grande giocata di Monachello (freddo poi nel realizzarlo) e procurato da Varela, praticamente alla prima giocata utile da quando era stato inserito in campo. Determinazione e cattiveria hanno poi permesso ai bianconeri di non rischiare nulla nel concitato finale, “macchiato” da una serie di interventi durissimi e sconsiderati dei giocatori della Ternana (dispiace per Piovaccari ma il suo intervento su Agazzi è stato davvero criminale…). Altre volte l’ambiente bianconero si è illuso, dopo un risultato positivo, che ci potesse essere la svolta, quindi è inevitabile la cautela. Però è indiscutibile che mai prima d’ora in questa stagione avevamo visto una squadra così determinata e agonisticamente cattiva come quella ammirata dopo l’espulsione di Mignanelli.

Quello è l’Ascoli che serve nelle ultime 11 partite per poter agganciare la salvezza o quanto meno i playout, da quei 20 minuti deve ripartire Cosmi. In realtà va detto che anche tutto il primo tempo era stato più che apprezzabile. A parte un grave rischio corso sullo 0-0 (dopo il primo dei due gol annullati), i bianconeri non avevano concesso nulla ad un avversario molto debole in difesa ma con un reparto avanzato molto pericoloso. Anche se ancora c’è qualcosa da limare, la difesa con Cherubin e Mengoni è indiscutibilmente un’altra cosa, con il primo nei panni di leader e trascinatore. L’improvvisato (per le assenze) centrocampo aveva comunque retto bene, mentre Clemenza ha confermato le sue qualità, irrinunciabili per questa squadra.

Poi il solito inspiegabile inizio di ripresa, la tradizionale disattenzione trasformata dagli avversari in gol e una partita che sembrava in mano improvvisamente diventava in salita. Il finale di gara già raccontato ha per fortuna capovolto quello che sembrava il solito scontato esito. Da qui si deve ora ripartire, con il rientro magari di alcune importanti pedine a centrocampo (Buzzegoli, Kanoutè, Martinho e Bianchi), per andare a La Spezia sabato prossimo a fare risultato e dare finalmente continuità al difficile percorso verso la salvezza.

Fare punti in Liguria sarebbe fondamentale perché poi i bianconeri avrebbero due partite casalinghe, contro Bari e Carpi, di certo non facili ma che potrebbero dare un grande slancio nella rincorsa salvezza. Per chiudere non possiamo non tornare sulla direzione di gara di sabato scorso. Non l’avremmo fatto in caso di risultato negativo perché una quasi certa retrocessione (se i bianconeri non avessero fatto risultato contro la Ternana) non poteva certo essere giustificata da un arbitraggio infausto in una singola partita. Senza troppi giri di parole, Abbattista e De Troia devono essere immediatamente fermati, possibilmente per sempre.

Non sono in grado di dirigere una partita, l’hanno dimostrato ampiamente e clamorosamente sabato. Le loro “folli” decisioni non solo hanno condizionato e rischiato di determinare l’esito finale della partita ma hanno prodotto anche dei gravi danni agli stessi giocatori in campo. Non parliamo solo dei due gol annullati. Per altro quello di Padella, pur se le immagini sembrano dimostrare la regolarità, ci può anche stare, viaggiamo sul limite dei centimetri e l’errore è giustificato.

Ma quello di Carpani è paradossale, Gasparetto e Sala si scontrano e Abbattista fischia fallo, un vero “colpo di genio”. Ben più grave, però, è a nostro avviso la conduzione della partita, con il fischietto pugliese che ha concesso e tollerato il gioco durissimo degli umbri, usando per giunta un metro diverso nei confronti dell’Ascoli. Nel primo tempo Gasparetto e Rigione hanno impunemente “randellato” Monachello ogni volta che prendeva palla, senza subire alcuna sanzione disciplinare. Bordin prima e Favalli poi hanno fermato in due circostanze le ripartenze bianconere con evidenti trattenute, senza essere ammoniti.

A Signori, poi, Abbattista nel primo tempo ha perdonato di tutto, con almeno tre interventi durissimi e pericolosissimi che, come solitamente si dice per indicare che erano ai limiti dell’espulsione, sarebbero stati da “arancione” e invece non è arrivato neppure il giallo (solo nel finale, all’ennesima “entrataccia” è arrivato il rosso). Gravissimo, poi, il fatto che l’arbitro di Bari ignori che certe entrate violente, pericolose e scriteriate vanno comunque sanzionate (almeno con il giallo) anche se chi le commette alla fine colpisce anche la palla. L’entrata con cui Piovaccari ha “fatto fuori” Carpani è a dir poco folle, eppure Abbattista addirittura non ha neppure fischiato la punizione.

Un arbitro del genere, al di là del fatto che le sue decisioni possono condizionare il risultato, è pericoloso per la stessa incolumità dei giocatori. Non è un caso che la partita si è conclusa con due infortuni seri. Forse sarebbero accaduti lo stesso, ma c’è più di un sospetto che siano stati determinati anche e soprattutto dal fatto che il fischietto pugliese sin dall’inizio ha tollerato il gioco duro e violento degli umbri. Quanto al suo collaboratore De Troia in tutta sincerità fa quasi tenerezza, alcune sue sviste sono da “Mai dire gol”.

Come il fallo laterale assegnato alla Ternana dopo che un giocatore rossoverde era uscito dal campo palla al piede (quindi non potevano esserci dubbi). Naturalmente questo non giustifica la reazione di Mignanelli. L’azione che ha poi portato al “fallaccio” e all’infortunio di Piovaccari è a dir poco incredibile, la palla al momento del cross era uscita di un buon metro, proprio sotto gli occhi di De Troia, l’unico a non essersene accorto.

E’ fondamentale, per la regolarità del campionato e per l’incolumità dei calciatori stessi, che da qui al termine del campionato né l’uno né l’altro scendano più in campo. In caso contrario sarebbero gravi le responsabilità di chi ha voluto chiudere gli occhi.

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