Allenatore confuso, squadra molle: l’Ascoli precipita


Nello spareggio salvezza a Vercelli Cosmi ha confermato i tre nuovi arrivati che, pure, secondo lo stesso allenatore non sono ancora pronti (soprattutto Ganz e Martinho). Dubbi anche sul cambio del modulo ma è la mancanza della necessaria cattiveria agonistica a lasciare interdetti

Bisognava vincere a tutti i costi, per dare concretezza al progetto salvezza, e invece è arrivata una pesante sconfitta (la seconda consecutiva). Basterebbe questo semplice dato di fatto per far comprendere quanto drammatica (in senso sportivo) sia la situazione dell’Ascoli.

Come se non bastasse all’orizzonte c’è un calendario da “far tremare i polsi” ad una squadra in buone condizioni, figuriamoci a quella cosa (definirla squadra sarebbe offensivo) senza capo né coda e senza neppure la giusta cattiveria, fatte un paio di eccezioni, vista in campo a Vercelli. E, per completare il quadro, c’è un allenatore che, dopo essere stato un fattore per la parziale risalita e il recupero delle speranze, ora sembra completamente nel pallone, autore di scelte incomprensibili e puntualmente controproducenti. Sbagliare, come si sa, è umano, perseverare oltre ad essere diabolico non è un segnale di lucidità.

Sembra quasi che fino a che non ha avuto scelta, fino a che ha avuto a disposizione una rosa largamente incompleta, Cosmi sia stato in grado di fare le scelte migliori, di trovare le soluzioni adeguate per mandare in campo una squadra comunque competitiva e battagliera. Poi, ironia della sorte, una volta che sono arrivati i rinforzi tanto attesi e tanto richiesti, l’allenatore umbro sembra aver perso la bussola. Quella vista in campo con il Cittadella e con il Pro Vercelli è una squadra impresentabile, squinternata, fiacca, priva anche di quella rabbia e di quella cattiveria agonistica che deve avere una formazione che lotta per salvarsi.

E se contro i veneti c’era almeno la parziale (molto parziale) giustificazione di aver trovato di fronte una formazione molto ben organizzata e solida, non a caso tra le migliori per rendimento esterno, a Vercelli davvero non ci si può appigliare a nulla. Di fronte i bianconeri si sono trovati una squadra che definire scarsa è riduttivo, lo avevamo visto al Del Duca e ne abbiamo avuto la conferma sabato scorso. Magari ora gli innesti di mercato faranno fare un salto di qualità ai piemontesi, ma la formazione che si è trovata di fronte l’Ascoli farebbe fatica anche nel campionato di Lega Pro. Il risultato finale di 2-0, neppure troppo immeritato, la dice lunga sulla prestazione dei bianconeri. Che, in quello che è sembrato più un anticipo di Lega Pro che uno spareggio salvezza, hanno disputato la peggiore partita della stagione.

L’ultimo posto in classifica, conseguenza della sconfitta, è l’inevitabile e giusta posizione che merita attualmente la squadra nel suo insieme, allenatore compreso. Che con il Cittadella aveva ammesso, a fine partita, di aver azzardato nel mandare in campo subito, dall’inizio, tutti e tre i nuovi. Compreso l’errore c’era da aspettarsi un conseguente cambio di direzione. E invece anche in Piemonte i tre nuovi sono scesi in campo dal primo minuto, con la conseguenza che per quasi un’ora l’Ascoli praticamente ha giocato in 9, vista l’assenza sostanziale di Ganz ma anche di Martinho. Che, purtroppo, si è fatto notare solo per l’errore clamoroso (dopo un calcio d’angolo calciato in maniera orrenda da Buzzegoli) nell’azione che poi ha determinato il vantaggio dei padroni di casa.

Nella ripresa il brasiliano si è almeno fatto notare per due conclusioni dal limite, una molto pericolosa ma terminata di poco fuori, un’altra violenta ma centrale (respinta con i pugni). Per il resto un pianto, proprio come Ganz che l’unica cosa decente della sua partita l’ha fatta a gioco fermo. Farli partire ancora una volta dall’inizio è stato un azzardo (e non a caso Ganz è stato sostituito dopo 50 minuti, Martinho poco dopo). Ma ancora più azzardato è stato schierare una squadra così sbilanciata in avanti con due punte, Varela trequartista e Martinho (che resta un giocatore molto offensivo) sulla fascia sinistra. Lo sarebbe stato anche in condizioni normali, con due giocatori che sono ancora molto indietro è stata una vera e proprio follia.

Anche in considerazione del fatto che nei due di centrocampo è stato schierato Bianchi, bravo negli inserimenti e tatticamente utile, ma di certo non così dinamico come richiederebbe un centrocampo così ridotto all’osso, e che lo stesso Martinho di fatto doveva fare tutta la fascia. Un vero e proprio suicidio tattico ingiustificabile e inspiegabile. In settimana Cosmi aveva detto che i nuovi avevano bisogno di giocare per trovare la condizione. Comprensibile, ma in una partita che di fatto era uno spareggio da non fallire non si può azzardare, non si possono dare minuti a due giocatori per farli crescere. Bisognava portare a casa il risultato a tutti i costi, scendendo in campo con l’atteggiamento “cattivo” che ha avuto per 95 minuti il Pro Vercelli.

Naturalmente, poi, come accade spesso nel calcio contano anche gli episodi. L’Ascoli non aveva iniziato malissimo la partita, anche se sin dai primi minuti si era notata la differente cattiveria in campo. Poi è arrivato l’orribile calcio d’angolo di Buzzegoli (ha giocato un’infinità di palloni ma ha sbagliato una quantità industriale di passaggi, anche molto semplici), l’erroraccio di Martinho e il mancato recupero della squadra, infilzata da una ripartenza neppure troppo veloce e ficcante dei piemontesi. La lentezza con cui, ad eccezione di Addae e Gigliotti, buona parte della squadra è rientrata è stata a dir poco imbarazzante.

Il proseguo della partita ha confermato come le due squadre avessero un passo diverso ma anche una rapidità differente, con i padroni di casa che arrivavano prima su ogni rimpallo, su ogni palla “sporca”. E questo mette in luce l’altro aspetto inquietante. L’Ascoli dopo la sosta, con il Cittadella e ancor più con il Pro Vercelli, è una squadra in condizioni fisiche imbarazzanti. Lenti, macchinosi, pesanti, i bianconeri sembrano correre con una zavorra addosso. Dopo la partita con il Cittadella qualcuno sommessamente aveva parlato di pesantezza dovuta ad un richiamo della preparazione. Non sappiamo se è corretto, ma se davvero così fosse sarebbe una vera e propria follia.

L’Ascoli non è la Juventus che deve far il “pieno” per il periodo in cui riparte anche la Champions League. Non solo, i bianconeri sapevano dell’importanza delle prime due partite dopo la sosta, sapevamo che bisognava cercare di portare a casa almeno 4 punti per dare un senso completamente diverso al proseguo della stagione. Bisognava presentarsi alla ripartenza del campionato pronti e nella migliore condizione possibile. Così non è stato (al di là delle scelte discutibili di Cosmi) e non solo da un punto di vista fisico. Della vergognosa prestazione di Vercelli c’è poco da salvare, gli unici che davvero in campo hanno dato l’anima sono sembrati Mogos e Addae. Che, in occasione del gol del vantaggio piemontese, era nell’area avversaria a saltare. Eppure con un recupero prodigioso è andato ad un passo dal salvare la situazione.

Questo è lo spirito che bisognerebbe vedere nei bianconeri che scendono in campo, a prescindere delle scelte di Cosmi. Purtroppo ora la situazione si è fatta davvero complicata. Mancano ancora troppe partite (e comunque la zona playout è a 3 punti, quella salvezza a 4) per rassegnarsi e per pensare che non ci sia più nulla da fare. Però ora serve l’immediata svolta, da subito e a prescindere da chi sarà l’avversario. Perché in caso contrario la parte finale della stagione potrebbe trasformarsi in un lungo e penoso calvario…

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