Sfortuna e scelte tecniche folli spingono l’Ascoli sul baratro


A Perugia i bianconeri non sfigurano ma le solite scelte discutibili di Fiorin non consentono all’Ascoli di sfruttare le paure dei padroni di casa, per 70 minuti in evidente difficoltà. Poi le mosse dei due allenatori diventano decisive e indirizzano la partita verso la beffa finale

Quando si perde, subendo gol al 91°, è inevitabile imprecare contro la malasorte. Ed è indiscutibile che l’Ascoli di motivi per prendersela con la sorte avversa quest’anno ne ha non pochi. Ma credere davvero che l’amara sconfitta del Curi, che rende ancora più difficile la situazione dei bianconeri, sia solo frutto della sfortuna significherebbe non rendersi conto di ciò che (purtroppo non da ora) è sotto gli occhi di chiunque abbia la voglia di vedere.

Anzi, l’andamento della partita con il Perugia è probabilmente la migliore esplicazione di quello che da tempo andiamo ripetendo: senza un vero allenatore in panchina le possibilità di salvezza dell’Ascoli sono praticamente ridotte a zero, a prescindere dagli eventuali rinforzi di gennaio. Lo ripetiamo da settimane, nulla di personale e, anzi, massima comprensione per FIorin e assoluto rispetto per il suo impegno. Ma non è lui l’allenatore che può cercare di salvare il salvabile, sperando poi che la società e il presidente Bellini compiano il proprio dovere a gennaio.

Certo le assenze in avanti sono pesanti, poi lunedì sera ci si è messo anche il forfait dell’ultimo minuto (attacco influenzale) di Padella. Ma le lacune, gli errori e le scelte sbagliate dell’allenatore bianconero sono sin troppo evidenti e, purtroppo, questa volta sono state pagate care. Quella andata in scena al Renato Curi lunedì sera è stata una sfida che ha messo di fronte due squadre, per differenti motivi, in evidente difficoltà. La differenza, purtroppo non di poco conto, è che una ha in panchina un allenatore, l’altra invece ha una persona di buona volontà che, però, non ha ancora la capacità di guidare una squadra.

Una squadra (il Perugia), probabilmente ancora scossa dagli 8 gol presi in Coppa Italia ad Udine, per 70 minuti è stata in evidente difficoltà, molto per le proprie paure ma in parte anche per la dinamicità, l’applicazione e la grinta dei giocatori bianconeri. Detto che è innegabile che Fiorin non ha a disposizione tantissime frecce nel suo arco, viste le assenze, in quei 70 minuti in cui erano in evidente difficoltà i padroni di casa sono stati aiutati da una squadra che, pur nell’impagabile buona volontà, non ha saputo sfruttare le evidenti lacune dei grifoni.

Serviva più cattiveria e più incisività in avanti, serviva qualcuno che aiutasse un Santini che non è e non sarà mai un bomber ma che con il suo movimento e la sua velocità  ha dato molto fastidio alla difesa umbra. A fianco a lui, però, ancora una volta è stato schierato l’evanescente Varela, inutile e inoffensivo. L’uruguagio, per la verità, ha fatto qualcosina in più rispetto alla partita con la Cremonese (anche se era difficile fare meno…), ci ha messo un pizzico di determinazione, ha provato a farsi vedere un po’ di più. Ma ancora una volta è stato assolutamente inconcludente, al di là di un buon cross a metà primo tempo la sua produzione offensiva è stata praticamente nulla.

Non solo, come al solito Varela spesso ha rallentato e frenato l’azione, ritardando il passaggio al compagno libero, non restituendo quasi mai triangolo a Santini quando il suo compagno di reparto cercava il dialogo. Impossibile comprendere per quale dannato motivo l’uruguagio debba continuare a partire dal primo minuto, nonostante la serie impressionante di prestazioni deludenti, mentre giocatori offensivi come Baldini e Clemenza (che quando sono scesi in campo qualcosa, anzi, molto di più rispetto a Varela hanno fatto vedere) per la seconda partita consecutiva non hanno neppure messo piede in campo.

In quei primi 70 minuti, poi, come già con la Cremonese sulla fascia sinistra offensiva l’Ascoli ha avuto degli spazi incredibili. Il Perugia da quella parte praticamente non difendeva e Cinaglia ha più volte avuto l’opportunità di affondare e fare molto male. In qualche circostanza l’occasione è sfumata per il mancato rifornimento nel momento adeguato. Ma quando l’opportunità si è concretamente creata lo stesso Cinaglia (che non può certo essere rimproverato per questo) ha dimostrato tutti i limiti tipici di un difensore, con scarse, quasi nulle, attitudini offensive. Clamorose, in particolare, due grandi opportunità, una per tempo, non sfruttate al meglio.

Si poteva e si doveva rischiare qualcosa di diverso su quella fascia, c’è a disposizione un giocatore come Baldini che ha già dimostrato di poter svolgere anche funzioni difensive sulla fascia sinistra (a maggior ragione con una difesa a tre) e che di certo in fase offensiva avrebbe potuto far molto più male. Dopo quei primi 70 minuti, con la prospettiva di un nuovo 0-0, si poteva già pensare di tornare a casa con un punto e con il rimpianto per un’occasione persa. Invece il peggio doveva ancora arrivare, purtroppo.

Dopo quei buoni (sia pure sterili) primi 70 minuti, un inevitabile calo fisico unito alle mosse dei due allenatori hanno fatto precipitare la situazione. Breda,  vista la minore dinamicità del centrocampo bianconero (in particolare di Buzzegoli e Bianchi) ha deciso di rischiare, inserendo tre giocatori con spiccate caratteristiche offensive come Falco, Terrani e Cerri. Fiorin, invece, ha operato un doppio cambio difficile da decifrare. Perché Santini sembrava ancora in discreta condizione, con il suo dinamismo aiutava anche il centrocampo e in quel momento non aveva alcun senso inserire Perez. L’altro cambio, quello di Varela, ha lasciato di stucco non certo per il giocatore uscito (comunque sempre troppo tardi) ma per l’inserimento di De Feo (e non Baldini e Clemenza come ci si attendeva) che, per giunta, da diverso tempo non scendeva in campo.

Inevitabili le conseguenze, i due nuovi entrati praticamente non hanno azzeccato nulla, D’Urso è riuscito a sbagliare ogni passaggio, Perez non ha tenuto una palla e quando, dopo un rimpallo, ha avuto una grande opportunità, ha clamorosamente sbagliato il facile passaggio a Cinaglia (che avrebbe potuto concludere tutto solo da ottima posizione dentro l’area), confermando tutti i suoi limiti tecnici. Il Perugia timido e inoffensivo dei primi 70 minuti, viste le difficoltà dei bianconeri, ha preso coraggio e nell’ultima fase della partita è andato con convinzione alla ricerca della vittoria.

I bianconeri hanno vacillato, salvati miracolosamente per due volte da Lanni, fortunati in un paio di pericolose mischie in area, con i grifoni che hanno gettato al vento anche un paio di pericolose punizioni dal limite. A quel punto lo 0-0 era diventato un risultato più che accettabile, visto che le occasioni per i padroni di casa nel finale compensavano i primi 70 minuti non sfruttati meglio dall’Ascoli. Invece al 91° il doppio errore di Cinaglia (cosa ci faceva così avanti, perché non era dietro sulla fascia a coprire viste le difficoltà di quei minuti dei bianconeri) e di Gigliotti (lentissimo e in ritardo nell’andare a chiudere su Falco) hanno determinato il patatrac. E la conseguente sconfitta che rende la situazione ancor più difficile, anche se non ancora disperata.

Ora però servono assolutamente i tre punti sabato in casa con l’Entella, non ci sono alternative. Servirebbe anche una società che agisca tempestivamente, affidando la squadra ad un vero allenatore che non ripeta in continuazione gli errori commessi in queste due giornate da Fiorin. Ma, sperando di sbagliare, ormai sembra chiaro che la posizione dell’allenatore bianconero non sia neppure in discussione. Con la possibile conseguenza che, fatti tutti gli scongiuri del caso, a gennaio potrebbe non porsi il problema se rinforzare o meno la squadra….

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