C’era una volta l’Ascoli


La parole di Bellini, la sua ostinazione a non voler cambiare una coppia di tecnici ormai “nel pallone” fanno pensare al peggio. E con la sfortuna che ha tolto di mezzo (per tutta la stagione) Favilli e (per un po’) anche Rosseti il rischio di sprofondare è sempre più concreto

Bisogna rassegnarsi al peggio. E’ questa la prima cosa che abbiamo pensato ascoltando le parole del presidente Bellini dopo la partita di Parma. Se, infatti, il patron bianconero terrà fede a quanto detto, la “sgangherata” coppia di tecnici che non si sa bene chi ha portato ad Ascoli siederà sulla panchina bianconera almeno fino al termine della stagione.

E già solo questo fa sensibilmente precipitare le possibilità di salvezza dell’Ascoli, già abbastanza basse in questo particolare momento. Le sconfortanti notizie del giorno dopo (Favilli ko praticamente per il resto della stagione, fermo per un infortunio anche Rosseti) hanno se possibile rafforzato questa sensazione. Al momento l’Ascoli è una squadra allo sbando, praticamente senza guida tecnica (i due allenatori sono completamente “nel pallone”), senza una difesa presentabile e ora anche senza più un attacco. E chissà, anche senza una guida societaria perché in una situazione così difficile servirebbe ben altro, servirebbe un intervento forte, il coraggio di ammettere gli errori commessi per provare ad invertire la tendenza. Servirebbero decisioni coraggiose, scelte radicali.

Invece nulla, il solito ritornello sul progetto triennale, sull’intoccabilità di allenatori e dirigenti. L’unico “guizzo” il presidente lo ha quando deve parlare degli arbitri e del designatore Morganti. Che, però, alla fine si concretizza con un’affermazione a dir poco ambigua. Perché, al di là del fatto che ci sono più che fondati motivi per prendersela con l’impresentabile squadra di arbitri che calca i campi di serie B (ma il problema è generale), quella frase sibillina inserita in mezzo alle sacrosante proteste per l’ennesimo indecoroso arbitraggio (a proposito, Giua non deve essere fermato per qualche settimana, deve proprio smettere ad arbitrare, non fa per lui…) insinua più di un dubbio.

Ha senso rinforzarsi se il designatore che conosco bene ci manda questi arbitri?” si interroga Bellini. Che, a voler essere maliziosi, potrebbe far venire in mente che, se ci sarà qualche altro arbitraggio discutibile (cosa più che probabile perché la maggior parte degli arbitri di B sono impresentabili) a gennaio Bellini avrà già pronta la giustificazione per non intervenire, per non spendere per rafforzare la squadra. Un’ipotesi che potrebbe diventare sempre più probabile se da qui a gennaio i bianconeri dovesse crollare e staccarsi in classifica.

Cosa, purtroppo, tutt’altro che improbabile vista la pochezza della squadra (e dei suoi tecnici) che ora dovrà far fronte ad un’emergenza senza precedenti. Detto del reparto avanzato, problemi seri anche a centrocampo dove sabato contro la Cremonese non ci sarà sicuramente Addae (nonostante l’ingiusta espulsione inevitabilmente verrà squalificato) e probabilmente neppure Buzzegoli, ancora infortunato. Se a ciò aggiungiamo che in difesa Padella è in forte dubbio (e Mignanelli è out per almeno altri 2 mesi), il quadro è davvero desolante. Fiorin e Maresca dovranno inventarsi qualcosa per affrontare i grigiorossi con una formazione presentabile, cosa che in realtà non sono riusciti a fare neppure nelle ultime settimane, quando non c’erano tutti questi problemi.

Ormai le incomprensibili scelte tecniche dei due tecnici sono una costante che si ripete partita dopo partita, gli unici che non sembrano rendersene conto sono il presidente Bellini (che, però, si sa non è certo un gran esperto di calcio) e il direttore sportivo Giaretta (che, evidentemente, non ne capisce molto di più del presidente di calcio). Già solo aver nuovamente presentato in campo Pinto (che forse potrebbe giocare in serie D, non di più) e il sempre più irritante Varela basterebbe per dire al più presto “arrivederci e grazie” ai due tecnici (senza contare la “chicca” della sostituzione di Baldini, uno dei pochi con Addae a fare qualcosa). Che, per giunta, sembrano davvero non rendersi conto di quanto sta accadendo alla propria squadra.

Fiorin, prima della partita di Parma, ha sostenuto che “rivedendo la partita con il Foggia posso dire che l’abbiamo affrontata nel modo giusto”, mentre Maresca dopo Parma ha parlato di buon Ascoli fino al gol del 2-0. Allucinazioni di chi non ha più la lucidità per guidare una squadra in un momento così difficile e non si rende neppure conto che, al di là degli sconfortanti limiti tecnici, la formazione bianconera è scesa al Tardini senza quella rabbia agonistica, senza quella cattiveria che è indispensabile per chi deve lottare per salvare. Solo in qualche giocatore (Addae, in parte Baldini e Mogos) abbiamo visto almeno la volontà di lottare, gli altri sembravano lì per un’amichevole.

Ovviamente a rendere più complicate le cose c’è ora un ambiente che ha finito la pazienza e che è sul piede di guerra, soprattutto contro il presidente e la società. Più che comprensibile ma occorre riflettere sul fatto che così si rischia di far ulteriormente precipitare una situazione già al limite. Perché con una squadra dimezzata, due allenatori nel pallone e i già gravi limiti congeniti di questa rosa, se aggiungiamo pure lo scollamento con i tifosi, la possibilità che si arrivi alla sosta con la situazione già quasi compromessa è più che concreta. Cosa che, per assurdo, faciliterebbe il compito del presidente Bellini che così avrebbe un’ulteriore giustificazione per non spendere, risparmiando molti soldi.

Perché, quel che è certo, dopo gli ultimi infortuni il mercato di riparazione a gennaio, per dare una speranza di salvezza alla squadra, dovrebbe essere molto oneroso, visto che servirebbero almeno 4-5 buoni giocatori (un paio di difensori, tra cui uno di fascia, almeno un buon centrocampista e due attaccanti, almeno uno in grado di garantire un buon numero di gol). Detto che non sarebbe comunque facile trovare elementi in grado davvero di rafforzare la rosa, si tratterebbe comunque di dover investire una discreta somma.

Per questo, pur comprendendo e condividendo quasi al 100% le ragioni dei tifosi, riteniamo che in questo momento sarebbe deleterio e controproducente aprire una feroce contestazione contro squadra e, soprattutto, società (presidente in primis). Bisogna invece stringersi intorno ai bianconeri e cercare in ogni modo di aiutarli ad arrivare a fine girone di andata almeno ancora in corsa per la salvezza. In tal modo si metterebbe “spalle al muro” il presidente Bellini che, se non investisse per rafforzare la squadra, a quel punto non avrebbe più alcun tipo di giustificazione.

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