Ascoli a picco, autocritica e scelte drastiche per evitare il peggio


La sconfitta con il Foggia relega i bianconeri all’ultimo posto in classifica in solitario, confermando i gravi limiti di una rosa inadeguata per il campionato di serie B. E le difficoltà della coppia di tecnici Fiorin e Maresca che non appare all’altezza della situazione

Chiunque abbia un minimo di competenze calcistiche, non può certo stupirsi dell’attuale situazione dell’Ascoli. Un ultimo posto in classifica annunciato e prevedibile per una squadra inadeguata per la serie B, per giunta guidata da una coppia di tecnici inesperti (per essere magnanimi), che nelle ultime giornate sembrano avere completamente perso la bussola.

Da tifosi (da 40 anni) e appassionati dei bianconeri avremmo preferito, dopo un terzo di campionato, dover ammettere di aver preso una clamorosa “topica”. Purtroppo, invece, avevamo visto giusto quando ad inizio campionato prima (“Allarme Ascoli: squadra indifesa, poche ore per rimediare”) e dopo la vittoria casalinga con il Pro Vercelli poi (“Ascoli, tre punti e poco altro”) avevamo manifestato i nostri dubbi sull’affidabilità della squadra e la competenza dei due tecnici, prevedendo una stagione molto difficile per l’Ascoli. Dopo la rovinosa sconfitta con il Foggia, la terza consecutiva, i bianconeri sono mestamente all’ultimo posto in classifica in solitario.

Certo, è innegabile che per la partita contro la formazione di Stroppa c’è la giustificazione delle assenze, per altro dei giocatori più importanti della squadra (Padella in difesa, Buzzegoli a centrocampo, Favilli in avanti, senza dimenticare Mignanelli). Ma aggrapparsi e cercare alibi sarebbe deleterio e pericoloso. Perché l’unico aspetto positivo di questa drammatica (sportivamente parlando) situazione è che nulla è compromesso, anzi, c’è tutto il tempo per porvi rimedio e cercare di risalire.  Anche perché l’equilibrio del campionato è un aiuto, visto che l’Ascoli, pur ultimo, non è staccato dal resto del gruppo.

Però, se si vuole provare a salvare una stagione difficile ma non compromessa, è arrivato il momento di prendere atto della realtà e non nascondersi dietro alibi e giustificazioni di comodo. Ed è innanzitutto fondamentale mettere subito fine a questo clima di tensione e di scontro tra la società e la tifoseria più calda. Che è comprensibilmente amareggiata e delusa, non solo per i risultati sul campo, ma che ora deve rendersi conto che serve unità e massimo supporto, non certo tensioni e contestazioni. Da parte sua, però, la società e il presidente Bellini devono smetterla di raccontare “favolette”, di “millantare” il valore di una rosa e di una squadra che, lo capirebbe anche un bambino, non sono adeguate alla categoria.

Nel calcio capita di sbagliare, può accadere di fare scelte tecniche e di mercato che poi si rivelano inadeguate. E’successo quest’anno all’Ascoli e ora, con ancora tanto tempo a disposizione per rimediare, è controproducente cercare di far credere altro, come hanno fatto anche nei giorni scorsi Bellini e il ds Giaretta. Un sano e onesto “mea culpa”, magari unito ad un appello ai tifosi e alla promessa di un concreto e robusto intervento nel mercato di gennaio, sarebbe auspicabile e di certo spingerebbe ancora di più i tifosi più caldi ad abbandonare la contestazione e a schierarsi a fianco alla squadra (come, d’altra parte, hanno comunque sempre fatto). Negare l’evidenza, invece, sarebbe un autentico suicidio.

E l’evidenza del campo, dopo 14 giornate, ha dimostrato che questa al momento non è una squadra competitiva per la serie B e che i due tecnici non sono per nulla adatti ad affrontare un momento così delicato. Certo, è vero che in rosa ci sono diversi giovani promettenti che potrebbero prima o poi esplodere. Ma, nell’attesa che ciò avvenga, il rischio che la situazione diventi irrimediabile è troppo altro, senza considerare che di giovani di “belle speranze” che non hanno non sono mai esplosi ne abbiamo visti a centinaia nel mondo del calcio.

Giovani a parte, è del tutto evidente che la rosa dell’Ascoli per questa stagione sia di gran lunga inferiore qualitativamente e caratterialmente rispetto a quella dello scorso anno. E, considerando che lo scorso anno i bianconeri comunque si sono salvati alla penultima giornata, le conseguenze sono inevitabili. In particolare la difesa si è decisamente indebolita rispetto allo scorso anno (quando pure il reparto difensivo non era certo così affidabile), basti pensare che 3 dei 4 difensori schierati contro il Foggia (ma il discorso vale anche per le altre partite perché Mignanelli, quando non veniva schierato esterno sinistro alto, era comunque riserva di Felicioli, molto più affidabile anche in fase difensiva) nella passata stagione erano le seconde scelte. Mogos e Cinaglia, in particolare, il campo lo vedevano solo in caso di assoluta necessità, mentre Gigliotti aveva qualche occasione in più, anche se i titolari erano Augustyn e Mengoni (con Almici a destra e Felicioli a sinistra).

Sicuramente Padella è stato un buon acquisto ma serviva assolutamente altro, a maggior ragione dopo i problemi di Mengoni. De Santis magari diventerà un buon centrale ma al momento non è presentabile in serie B, Gigliotti può andar bene come rincalzo, non certo se deve essere il perno della difesa. Mengoni, purtroppo, è un punto interrogativo, se tornasse quello dello scorso anno sarebbe sicuramente prezioso, ma non ci sono certezze. Sulle fasce, poi, la situazione è se possibile peggiore. Mogos, dopo l’inizio disastroso, tutto sommato regge (e bisogna sperare che non prenda neppure un raffredore), ma a sinistra la situazione è disperata senza Mignanelli (fuori tre mesi). Pinto è impresentabile (ma chi l’ha preso?), Cinaglia ci mette tanta buona volontà ma non è proponibile a sinistra.

Servirebbero (a gennaio) almeno un buon centrale e un terzino di fascia sinistra. Ma servirebbe qualche innesto anche in un centrocampo che, con Buzzegoli, è appena sufficiente. E che si regge ancora su Bianchi che la società aveva messo da parte e su un Carpani sicuramente encomiabile, ma che può essere al massimo un valido rincalzo, non certo un punto fermo. Dal mercato sono arrivati D’Urso, fino ad ora irritante per quanto è evanescente, molle e inconcludente, e l’oggetto misterioso Castellano. Certo, lo scorso anno non avevamo un giocatore come Buzzegoli, ma è innegabile che la qualità e la quantità che assicurava un giocatore come Cassata attualmente non la garantisce nessuno. Poi ci sarebbe da parlare anche del mistero Addae, ma qui entriamo nell’ambito delle scelte “scellerate” dei due tecnici di cui ci occuperemo più avanti.

Decisamente indebolito rispetto allo scorso anno anche il reparto offensivo che ha come punto di riferimento quel Favilli che lo scorso anno era la spalla o l’alternativa di Cacia. Quest’anno insieme a lui c’è Rosseti che sin qui, dopo un buon avvio, ha deluso. Soprattutto, però, lo scorso anno il reparto offensivo bianconero poteva contare su un Orsolini che in diverse partite ha fatto la differenza. E lo stesso Gatto, che pure non era certo un “fenomeno”, qualche gol e qualche spunto lo assicurava. Ora al loro posto c’è Clemenza che sicuramente farà strada e sta crescendo, ma che al momento è decisamente di livello inferiore, e Baldini che è un buon giocatore ma con caratteristiche (e soprattutto propensione offensiva) ben differenti.

Poi ci sarebbero anche Varela, fin qui assolutamente deludente dopo un avvio promettente, e Santini che ci mette tanta buona volontà ma non sembra poter fare molto in serie B. Allora, tirando le somme, se hai una squadra con una difesa e un attacco decisamente inferiori e un centrocampo forse (ad essere magnanimi) all’altezza di quello della formazione che lo scorso anno ha rischiato la retrocessione fino alla penultima giornata, ci vorrebbe un mezzo miracolo per avere una migliore posizione di classifica. Oppure ci vorrebbe un allenatore in grado di fare la differenza in positivo. E qui arriviamo all’altro nodo della difficile situazione dell’Ascoli.

Non vorremmo sembrare affrettati, ma ci pare evidente che Maresca e Fiorin non sono assolutamente in grado di guidare una squadra del genere. Lo temevamo già da tempo, ne siamo sempre più convinti ora dopo le ultime partite. In cui i due tecnici hanno dimostrato di avere poche idee ma confuse, di non essere in grado di mandare in campo una formazione almeno decente e, soprattutto, di non essere pronti a leggere le partite e ad effettuare i cambi azzeccati. A Carpi lo schieramento iniziale, con D’Urso in mezzo al campo praticamente inesistente e una difesa d’emergenza in grave difficoltà, aveva lasciato interdetti.

Nonostante tutto, grazie a Favilli, l’Ascoli aveva avuto la fortuna di andare a riposo sul 2-2 e tutti erano certi che i due tecnici, resosi conto delle difficoltà del centrocampo, avrebbero cambiato qualcosa. Invece nulla, si è atteso il 3-2 per togliere dal campo il “fantasma” di D’Urso, sbagliando comunque scelta e non inserendo Carpani ma il più offensivo Santini. Contro il Foggia, se possibile, i due tecnici sono riusciti a fare addirittura peggio. La formazione iniziale proposta ha fatto sobbalzare i più, la scelta di schierare un giocatore come Parlati (che non è un regista e non è neppure un recuperatore di palloni) al centro di un centrocampo a tre, davanti alla difesa, grida ancora vendetta.

E’ chiaro che l’Ascoli non ha in rosa un sostituto di Buzzegoli, nel caso di sua assenza bisogna pensare a qualcosa di diverso. Soprattutto in una partita come quella contro una squadra come il Foggia, la scelta più logica era quella di schierare Addae davanti alla difesa per dare un po’ di copertura in più alla balbettante retroguardia e per dare fisicità ad un centrocampo troppo leggero. Tra l’altro con una squadra che, come dimostrano le partite precedenti, è sempre andata in difficoltà quando perde palla a centrocampo, schierare un recupera palloni come Addae sembrava la scelta migliore, in assenza di Buzzegoli.

Parlati, che così bene aveva fatto in quel ruolo a Carpi, andava schierato a sinistra al posto del sempre più evanescente Varela, considerando che probabilmente Baldini non aveva i 90 minuti nelle gambe. Palesemente sbagliata la formazione iniziale, completamente sballati i cambi in corsa. In particolare c’è da chiedersi per quale motivo i due tecnici hanno voluto tenere in campo per 95 minuti un irritante Varela, nullo in fase offensiva e svogliato in fase di ripiego. Ancora più difficile comprendere perché il primo ad essere stato tolto dal campo è stato Clemenza, l’unico che aveva provato a fare qualcosa in avanti.

Così come è difficile comprendere perché è stato inserito D’Urso la cui presenza in campo equivale praticamente a giocare con uno in meno (e già c’era Varela di fatto assente). Di fronte a simili “follie”, ci sembra evidente che i due tecnici hanno perso la lucidità e non possono certo essere loro a cercare di condurre la squadra in una situazione di classifica tale da rendere poi fondamentali e determinati gli auspicati innesti di gennaio. Anche perché, ad ascoltare le loro dichiarazioni, appare evidente che Fiorin e Maresca ormai neppure si rendono conto di quanto sta accadendo, continuando a vaneggiare su progressi e gioco frizzante che esistono solo nel loro mondo virtuale.

Per evitare di sprofondare è necessario cambiare radicalmente strada, lasciar perdere per ora il progetto di puntare sul gioco ma pensare solo ed esclusivamente al risultato, mandando in campo una squadra solida, prudente e da battaglia, in grado di non subire così tanto, per poi affidarsi in avanti ai lampi di Favilli, alle giocate di Clemenza, alla velocità di Baldini e Parlati.

Servono scelte drastiche, serve una sana dose di realismo, servono in campo giocatori come Addae che lottano con il coltello tra i denti su ogni palla, serve blindare e rinforzare una difesa che ha ripreso a far acqua da ogni parte. Non crediamo che possono essere Fiorin e Maresca a fare simili scelte, quindi pensiamo che sia fondamentale al più presto cambiare la guida tecnica e affidarsi a qualche allenatore che abbia il coraggio e il buon senso di andare in questa direzione.

Altrimenti c’è il rischio concreto che gli eventuali rinforzi di gennaio siano tardivi e insufficienti.

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