La sindrome di Tafazzi


Nel momento di maggiore difficoltà della squadra, alla vigilia della delicatissima e importantissima sfida contro il Foggia, esplode la polemica tra i gruppi della curva sud e il presidente che rischia di creare un pesante clima di tensione deleterio per i bianconeri

La sindrome di Tafazzi (il mitico personaggio di “Mai dire gol” interpretato da Giacomo Poretti caratterizzato da un innato masochismo che lo porta ad auto flagellarsi con una bottiglia di plastica nelle parti intime) sembra aver colpito l’Ascoli.

Come se non fossero già sufficienti la brutta classifica, gli evidenti limiti tecnici della squadra, le assenze per infortuni (Padella e Mignanelli) e per impegni con la nazionale (Favilli) a rendere terribilmente complicata e delicata la situazione ci si è messo anche il duro scontro, con il “botta e risposta” di mercoledì, tra i gruppi della curva sud da una parte e il presidente Bellini dall’altra. Le due parti si sono scambiate non propriamente delle carezze (“Società e dirigenti indegni, abbiamo dato il nostro appoggio a chi ha tradito la nostra fiducia” accusano i tifosi, “vogliono creare zizzania in una Società sana e forte, la politica e le chiacchiere devono restare fuori dal calcio” ha replicato il presidente) e lo hanno fatto probabilmente nel momento meno adatto.

Domenica c’è la delicatissima sfida contro il Foggia al Del Duca, una partita assolutamente da vincere per non rendere più difficile la situazione in classifica dopo le due sconfitte esterne, e di certo non si sentiva il bisogno di creare intorno all’Ascoli questo difficile clima. E poco conta che i tifosi hanno comunque assicurato massimo appoggio alla squadra per questa importantissima partita, il clima di tensione che si è creato rischia comunque di influenzare un gruppo e una formazione già in difficoltà. In realtà lo scontro tra tifosi e presidente non arriva certo a sorpresa, che l’idillio iniziale fosse pian piano svanito è da tempo sotto gli occhi di tutti.

D’altra parte l’ala più calda della tifoseria e il presidente Bellini sono due mondi completamente opposti, due modi di intendere lo sport e il calcio assolutamente differenti, quasi in antitesi. Molto più passionale, istintivo, quasi “di pancia” quello dei tifosi, più distaccato e manageriale quello del presidente. Però in parte il nocciolo della questione è anche questo (oltre alla gestione tecnica). La differente visione, il differente modo di vivere il calcio è naturale e non per questo devono generare un simile contrasto. Il problema nasce nel momento in cui oltre alla poca passione non si vede neppure quella gestione manageriale della società che tanto si sbandiera.

Perché è innegabile che in questi tre anni troppo spesso si è avuta più la sensazione di essere di fronte a dei “dilettanti allo sbaraglio” che ad una gestione di tipo manageriale. E questo sia per quanto riguarda l’assetto societario, sia per quanto riguarda l’aspetto prettamente tecnico. In questi tre anni in società abbiamo assistito ad un vero e proprio valzer di dirigenti, non sempre e non tutti con la necessaria competenza nel settore, ripetuti cambi di assetto societario, progetti e programmi annunciati e poi, dopo poco tempo, smentiti dai fatti e da decisioni in assoluta antitesi con quanto annunciato.

Non solo, abbiamo assistito attoniti al passaggio di vere e proprie meteore, personaggi annunciati con enfasi e che, secondo le dichiarate intenzioni del presidente, avrebbero dovuto dare un’impronta alla società stessa ma che, poi, dopo brevissimo tempo sono praticamente scomparsi (l’ultimo caso del genere, in ordine di tempo, è quello dell’avv. Valori). Discorso per certi versi simile per quanto riguarda l’aspetto tecnico. In tre anni sono già passati in bianconero tre differenti direttori sportivi e cinque allenatori, segno evidente di una certa confusione e di una difficoltà di programmazione.

I risultati sul campo non sono certo stati esaltanti, dopo la promozione in serie B avvenuta grazie all’illecito commesso dal Teramo sono arrivate due salvezze stentate e quest’anno la situazione, come detto, è già abbastanza critica. “Siamo stati costretti ad assistere a continui teatrini, cambi dirigenziali improvvisi seguiti sempre da successive dichiarazioni di positività e fiducia poi smentite sistematicamente dai fatti” si legge nel comunicato della curva sud che poi ironicamente chiede dove sia finito “il progetto triennale ambizioso tanto millantato”.

Ad aggravare il tutto, secondo i gruppi della curva, la situazione della squadra ultima in classifica (e con gravi limiti tecnici) e tutta una serie di clamorose “figuracce” (la mancata partecipazione al funerale della moglie di Rozzi, l’anniversario dei 119 anni completamente dimenticato). In effetti, pur se con qualche parziale giustificazione (la società è comunque molto giovane, il presidente Bellini è nuovo nel mondo del calcio e c’era da aspettarsi qualche difficoltà iniziale), è difficile non condividere nel merito la maggior parte delle critiche sollevate dai tifosi. Che, però, arrivano assolutamente nel momento più sbagliato, sia perché rischiano di minare la già scarsa tranquillità della squadra, sia perché lo stesso Bellini le settimane passate aveva annunciato che presto sarebbe tornato in Italia per occuparsi più direttamente della situazione dell’Ascoli.

D’altra parte quelli che i tifosi della curva definiscono “i continui teatrini” erano chiari ed evidenti già nei mesi scorsi, le perplessità dell’ambiente c’erano già questa estate quando il presidente aveva annunciato l’ennesima rivoluzione societaria. Così come  erano evidenti e noti ancor prima che iniziasse il campionato i limiti e le carenze di una rosa sulla cui affidabilità per un campionato difficile come quello di serie B da più parti erano stati sollevati dubbi. Allora sarebbe stato molto meglio e più opportuno porre queste questioni all’epoca, quando il campionato non era ancora iniziato, e non ora con la squadra in difficoltà e con l’ambiente che avrebbe bisogno di compattezza e unità di intenti per cercare di evitare il peggio.

Va anche detto che, al di là dell’inopportuna ed errata menzione della situazione dello stadio (per la quale i tifosi dovrebbero chiedere conto al Comune e al sindaco più che al presidente Bellini e alla società) i gruppi della curva sembrano dimenticare gli aspetti positivi che pure ci sono (e non sono certo secondari) di questi tre anni di gestione Bellini. Basterebbe guardarsi intorno (Ancona, Macerata ma anche San Benedetto dove Fedeli sembra già essere ai saluti) ma anche ripensare alle tribolate vicende degli anni precedenti all’arrivo di Bellini per rendersene conto.

Quando ho acquistato il club – scrive il presidente rispondendo al comunicato dei tifosi – non esisteva una squadra, non esistevano infrastrutture e l’Ascoli non aveva più dignità e immagine. In pochissimo tempo, mattone dopo mattone, abbiamo costruito una Società solida e senza debiti, che oggi viene riconosciuta all’avanguardia da tanti. Abbiamo realizzato un centro sportivo, il Picchio Village, abbiamo quasi tutti calciatori di proprietà”. Da parte sua Bellini non può pensare che ha a che fare con ingenui sprovveduti che si “bevono” affermazioni del tipo “abbiamo una squadra giovane che, secondo tanti addetti ai lavori, gioca un calcio che è uno dei migliori della serie B”.

Il presidente dovrebbe essere obiettivo e rendersi conto dei problemi e dei limiti di una squadra che, se non verrà adeguatamente rinforzata a gennaio, rischia davvero tanto. “Questo è un gruppo che costituirà la base di una squadra che in futuro andrà molto lontano” scrive Bellini nella sua replica. E, però, del tutto evidente che il possibile futuro radioso di questo gruppo passa inevitabilmente e in maniera imprescindibile dalla permanenza in serie B dell’Ascoli che, così come è attualmente la squadra, è tutt’altro che scontata. E senza la serie B il gruppo su cui poggiare per il futuro inevitabilmente si disgregherebbe. Allo stesso modo certi toni sprezzanti che caratterizzano il comunicato di risposta il presidente francamente se li poteva risparmiare.

La politica e le chiacchiere devono restar fuori dal calcio” scrive Bellini con una palese provocazione nei confronti dei tifosi della curva. “Se qualcuno intende influenzare o cambiare le scelte della Società può diventare se vuole e ne è capace finanziariamente azionista di maggioranza dell’Ascoli” aggiunge il presidente, reagendo in maniera esageratamente stizzita il presidente. Sullo sfondo, tra la dura protesta comprensibile ma fuori luogo dei tifosi e la reazione di orgoglio ma eccessivamente stizzita di Bellini, c’è una squadra che, in un simile clima, rischia davvero di deragliare.

Per questo sarebbe opportuno in questo momento mettere da parte le diatribe e non avventurarsi in una lunga disputa tra le due parti che rischierebbe di risultare deleteria. E’ fondamentale per il futuro stesso dell’Ascoli (a cui sicuramente presidente e tifosi tengono in egual modo) che ora si resti uniti per difendere quella permanenza in B senza la quale tutto diventerebbe più complicato. Poi, eventualmente, ci saranno tempi e modi per confrontarsi, anche duramente.

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