Ascoli a picco, difesa e tecnici sul banco degli imputati


Disarmante prestazione dei bianconeri che a Carpi, con errori e “orrori” difensivi che solitamente si vedono nella partite tra “scapoli e ammogliati”. Discutibili anche le scelte operate dai tecnici Fiorin e Maresca, sia ad inizio gara che a partita in corso

In 7 anni di carriera, trascorsi tra Lega Pro e serie D, Giancarlo Malcore complessivamente aveva segnato 21 reti, praticamente tre all’anno, tanti quanti ne ha fatti ieri in meno di mezzora all’Ascoli. Quello realizzato a Lanni, invece, per Cristian Carletti, proveniente dalla terza categoria, è il primo gol in serie B.

Fino a sabato scorso il Carpi aveva realizzato appena 8 reti e nella sfida contro i bianconeri gli emiliani erano privi del loro miglior attaccante Jerry Mbakogu. Probabilmente non ce ne sarebbe bisogno, ma questi pochi dati contribuiscono a rendere l’idea di quanto è accaduto sabato scorso al Cabassi. Senza troppi giri di parole, quella vista in campo contro il Carpi è una squadra che non ha una sola possibilità di salvarsi. E’ giusto e quanto mai opportuno sottolinearlo con assoluta fermezza perché siamo appena ad un quarto della stagione e, quindi, c’è tutto il tempo per cambiare, invertire la rotta ed evitare il peggio.

Però per farlo il punto di partenza non può che essere la piena presa di coscienza di quella che è la situazione attuale dell’Ascoli. Una squadra che, non l’abbiamo certo scoperto a Carpi, deve convivere con limiti tecnici e difetti strutturali. Però sabato scorso si è andati ben oltre, con una prestazione disastrosa figlia degli evidenti e imbarazzanti errori della coppia di tecnici, dell’atteggiamento remissivo e inadeguato in campo di una squadra che, a tratti, soprattutto nella fase difensiva (ma c’è stata?) è sembrata un’armata Brancaleone. E’ importante prenderne coscienza e non rifugiarsi dietro parziali giustificazioni, come le assenze o l’ennesima direzione arbitrale scandalosa, che possono anche avere un minimo di fondamento ma che in questo momento sarebbero del tutto fuori luogo.

Perché è ovvio che la contemporanea assenza dei due difensori centrali fino ad ora titolari (Padella e Gigliotti) si è fatta sentire. Ma è altrettanto chiaro che quanto visto al Cabassi sarebbe inaccettabile anche per una squadra di dilettanti. Sorvoliamo per decenza sullo slalom di Malcore in versione Messi in occasione del gol del pareggio, ma la rete del momentaneo 2-1 è surreale. Quattro giocatori del Carpi liberi in area, una parte della retroguardia che sale per fare il fuorigioco (con palla scoperta è una follia che neppure nei campetti di periferia avviene), con Mengoni che invece rimane fermo in area per tenere tutti in gioco, mentre Cinaglia passeggia non si sa per quale motivo sulla fascia destra.

Stessa scena in occasione dell’azione che ha portato all’angolo da cui è scaturito il gol del 3-2, tutta la difesa che sale per fare il fuorigioco (sempre con palla scoperta), Mogos che resta fermo e tiene in gioco Malcore. Dilettanti allo sbaraglio, simili situazioni di gioco sono accettabili nelle sfide tra scapoli e ammogliati, già in terza categoria provocherebbero comprensibili reazioni d’ira. Sul successivo angolo, poi, un’intera retroguardia ferma, con Lanni che sembra avere la “zavorra” ai piedi tanto è lento e macchinoso nel gettarsi su un colpo di testa “alla moviola”, che guarda con distacco Malcore avventarsi sul pallone ribattuto dal palo.

Non è solo una questione di assenze, principalmente è un problema di atteggiamento in campo. Il Carpi, reduce da un pareggio esterno non brillantissimo, è sceso in campo con la giusta grinta, la necessaria cattiveria agonistica. Caratteristiche indispensabili nel campionato di serie B, ancor più per chi deve lottare per salvarsi, che sabato scorso sono completamente mancate ai bianconeri. Gli emiliani “mordevano le caviglie”, hanno corso e picchiato, qualche volta anche troppo (“criminale” l’intervento di Nzola su Mignanelli, un arbitro che non sanziona con il rosso un simile fallaccio deve rimanere a casa, non può arbitrare) ma era evidente che avevano l’atteggiamento giusto.

Che invece è completamente mancato all’Ascoli che, pure, aveva tutte le ragioni e tutti i motivi per scendere in campo arrabbiato e determinato a riscattare la sconfitta di Bari. D’accordo, la difesa è stata inguardabile, difficile scegliere il peggiore tra Mengoni e Cinaglia, Mogos sembrava essere tornato (almeno in fase difensiva) quello di inizio stagione e Mignanelli ha sfoderato una delle sue peggiori prestazioni. Ma una simile difesa colabrodo non è certo stata aiutata da un centrocampo che neppure conosce il significato dell’espressione “fare filtro”.

E qui si inserisce uno dei tanti misteri della formazione bianconera di questi tempi, l’ostracismo dei due tecnici nei confronti di Addae. Che, visto che il giocatore continua ad essere ogni volta in panchina e che non ci sono comunicazioni differenti da parte della società, deve necessariamente essere di natura esclusivamente tecnica. Allora è inevitabile porsi dei dubbi sui due tecnici, anche chi mastica poco il calcio capisce che Addae è l’unico vero centrocampista di rottura che i bianconeri hanno in rosa, che con una simile difesa un uomo così bravo a recuperare palloni, a fare filtro, forte fisicamente e bravo di testa, è praticamente indispensabile.

Allo stesso tempo una squadra con una simile difesa e con un centrocampo così non può certo permettersi il lusso di avere in campo per un’ora un fantasma come D’Urso. Le cui qualità tecniche non sono certo in discussione ma che al momento non è in alcun modo in grado di giocare in un campionato duro come quello di serie B. Poca corsa, poca capacità (o voglia) di lottare e dannarsi l’anima, mai un contrasto, mai un passaggio di prima, troppo innamorato della palla. Finchè sarà questo D’Urso è assolutamente inutile e, anzi, deleterio per l’Ascoli. Non è una novità, non andava schierato al posto di Carpani (che comunque il suo lo fa sempre).

Ma anche chi sabato vedeva per la prima volta una partita di calcio aveva capito, dopo i primi 45 minuti, che bisognava togliere D’Urso quanto meno per tornare a giocare in parità numerica. Invece Fiorin e Maresca hanno aspettato di subire il terzo gol per toglierlo, inserendo però Santini e non Carpani. Che ancora una volta ha deluso le aspettative, non incidendo e, anzi, togliendo dai piedi di Clemenza la palla del probabile 3-3. Così come non hanno inciso, quando sono stati mandati in campo, un irriconoscibile Varela e Rosseti.

Le poche note positive della partita sono il primo gol di Parlati, l’ennesima dimostrazione della forza di Favilli (un gol e un assist) e la crescita di Clemenza, sempre protagonista nelle azioni più importanti bianconere. Troppo poco, la situazione è davvero preoccupante e bisogna cercare di arrivare al mercato di gennaio rimanendo comunque nel gruppo. Perché  era già evidente ma ora è chiaro a tutti che senza i giusti rinforzi a gennaio questa squadra ha pochissime possibilità di salvarsi. Però è altrettanto evidente che da qui a gennaio bisognerà comunque a fare un po’ di punti.

A partire dalla difficile partita di domenica prossima in casa con il Foggia, formazione che fino ad ora si è sempre espressa meglio in trasferta piuttosto che in casa (sabato scorso ha perso contro la Cremonese facendosi rimontare da 2-0 a 2-3). E bisognerà farlo senza il nostro migliore giocatore, Andrea Favilli, impegnato con l’Under 21. Un grave handicap per una squadra che ha ampiamente dimostrato che in fase offensiva è aggrappata al talento e alla forza del centravanti di scuola Juve.

Rientrerà Gigliotti al centro della difesa ma non sarà facile per Fiorin e Maresca scegliere con chi farà coppia. Mengoni a Carpi è sembrato irriconoscibile e, per giunta, è mancino anche lui come Gigliotti. Cinaglia francamente appare impresentabile come centrale, né è da considerare più affidabile De Santis che, fino ad ora, ogni volta che ha giocato ha profondamente deluso.

Se poi dovesse mancare anche Mignanelli (messo ko da Nzola) allora sarebbero davvero guai. In un modo o in un altro bisognerà comunque cercare di fare punti, meglio ancora se tre. Perché in caso di ulteriore sconfitta la situazione diventerebbe, sotto ogni punto di vista, quasi drammatica.

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