Ascoli piange la scomparsa del “sergente di ferro”


Se ne è andato Eugenio Bersellini, chiamato da Costantino Rozzi nel corso del campionato 1988-89 per cercare di evitare una retrocessione che sembrava ad un passo. Impresa compiuta, grazie ai gol di Cvetkovic e Giordano e al rientro, negli ultimi turni, di Walter Casagrande

Il “sergente di ferro” se ne è andato. E’ morto nella sua casa di Prato Eugenio Bersellini, allenatore conosciuto che si era meritato quell’appellativo per i suoi metodi rigidi e che è passato alla storia del calcio italiano per aver condotto l’Inter alla conquista del suo 12° scudetto, , più 2 coppe Italia. Un’altra coppa Italia l’ha conquistata, poi, nel 1985 con la Sampdoria.

Nel 2002, poi, alla guida dell’Al Ittihad ha conquistato il campionato libico. L’ultima sua apparizione in panchina risale al 2006 quando fu chiamato dalla Lavagnese per evitare la retrocessione dal campionato di serie D, impresa riuscita nei play-out.  “Devo tutto a Bersellini” ha commentato in lacrime Alessandro “Spillo” Altobelli, leader e goleador di quell’Inter vincente. Anche l’Ascoli calcistica piange il “sergente di ferro” che ha guidato i bianconeri per due stagioni consecutive, pur se in entrambe le occasioni mai per tutto il campionato.

Era la stagione 1988-89 quando il presidentissimo Costantino Rozzi quasi a metà campionato decise di affidarsi a Bersellini per evitare la retrocessione. Sulla panchina bianconera sedeva Ilario Castagner, era l’Ascoli che aveva in avanti l’attacco più forte mai visto in bianconero, il tridente dei sogni composto da Walter Casagrande, Bruno Giordano e Borislav Cvetkovic. In rosa c’erano anche diversi giocatori “ascolani” da Aloisi ad Agostini, da Carillo a Fioravanti.

L’Ascoli era partita con qualche ambizione ma i problemi fisici di Casagrande e le difficoltà iniziale di ambientamento dei due nuovi serbi, oltre Cvetkovic anche Arslanovic condizionarono tutta la prima parte della stagione dei bianconeri. Dopo un avvio disastroso (quattro sconfitte e un pareggio, sia pure prestigioso contro la Juventus, nelle prime 5 giornate), la formazione guidata da Castagner era riuscita a cogliere il primo successo a Lecce. Ma dopo la netta sconfitta casalinga con la Roma (0-3) e la successiva sconfitta a Bologna (1-0) l’ultimo dell’anno, Rozzi decise che era il momento di provare a dare una scossa alla squadra per provare ad evitare una retrocessione che sembrava inevitabile.

Via Castagner  il presidentissimo decise di affidarsi ad Eugenio Bersellini, confidando proprio sui suoi metodi rigidi per ridare nerbo e grinta ad una squadra spenta che, pure, aveva un tasso tecnico di buon livello. L’esordio sulla panchina bianconera, l’8 gennaio al Del Duca contro il Verona, non poteva essere dei migliori. Prima vittoria casalinga della stagione per l’Ascoli con un rotondo 3-0 grazie ai primi due gol italiani di Cvetkovic e al gol di Giordano.  La squadra pian piano cresce, la cura Bersellini sembra soprattutto far bene ai due attaccanti bianconeri (Casagrande è ancora fuori) che iniziano a trovare la via della rete con maggiore frequenza.

La classifica migliora un po’ anche se i bianconeri per buona parte della stagione continuano ad alternare buone prestazioni con brutte cadute. Si arriva a primavera con l’Ascoli ancora in pericolo e con la retrocessione che è qualcosa di più che una possibilità. Ad inizio maggio, però, la svolta. Bersellini ritrova Casagrande e dal fuoriclasse brasiliano arriva la spinta decisiva. L’attaccante carioca guida l’Ascoli alla vittoria in casa con il Bologna e a Verona (in entrambi i casi 1-0, in entrambi i casi suoi i gol decisivi), poi apre le marcature nel 3-1 sull’Atalanta (terza vittoria consecutiva).

Dopo il prezioso pareggio (1-1) a Torino con i granata, i bianconeri compiono l’impresa sconfiggendo al Del Duca 2-0 (Cvetkovic e Giordano) il Napoli di Maradona. La strepitosa striscia positiva porta la formazione di Bersellini ad un passo dalla salvezza, la pesante sconfitta in casa del Milan di Sacchi (5-1 tripletta di Van Basten) non compromette nulla, all’ultima giornata  al Del Duca con il noiosissimo ma fondamentale 0-0 Ascoli e Lazio possono festeggiare la permanenza in serie A, un piccolo miracolo per i bianconeri targato Bersellini. Che, ovviamente, si guadagna la conferma in panchina per l’anno successivo.

La squadra, però, si è indebolita, non c’è più Giordano (capocannoniere bianconero l’anno precedente con 10 reti) e Casagrande va a corrente alternata. Eppure i bianconeri non partono male, dopo la sconfitta casalinga all’esordio con il Napoli di Maradona conquistano un prezioso pareggio a Roma con i giallorossi e il turno successivo ottengono al Del Duca, contro la Sampdoria, il primo successo. Il campionato prosegue non benissimo, tra sconfitte e qualche pareggio. Alla decima giornata arriva al Del Duca il Milan di Sacchi e i bianconeri sembrano destinati a soccombere. Bersellini, però, decide di rischiare e schiera il tridente, con Garlini a fianco di Casagrande e Cvetkovic.

L’Ascoli regge bene il confronto, rischia poco nel primo tempo e crea anche qualche apprensione a Baresi e C. Poi al 41° sale in cattedra Walter Casagrande che, da grande opportunista, si fionda su un pallonetto di Cvetkovic e, anticipando di testa due avversari, deposita la palla in rete. Nella ripresa il Milan carica, le cose si complicano a metà secondo tempo quando Cvetkoivic viene espulso. In superiorità numerica i rossoneri assediano la porta bianconera ma trovano sulla loro strada uno strepitoso Lorieri che para tutto e sigilla il successo dell’Ascoli.  Sembra la svolta e, invece, di fatto il campionato dei bianconeri si chiude li.

Dopo quella vittoria arrivano 4 sconfitte consecutive, poi altre 4 sconfitte intervallate da 3 pareggi. Il 21 gennaio, dopo la sconfitta al Del Duca con la Juventus di Zoff (1-2) finisce l’avventura di Bersellini con l’Ascoli. Al suo posto arriva Agroppi che non riuscirà ad evitare la retrocessione in serie B (poi l’anno successivo Sonetti riporterà in A i bianconeri). Complessivamente Bersellini ha guidato in campionato i bianconeri per 45 partite, al di là dei numeri il suo nome resta legato ad una delle salvezze più sorprendenti ed inattese (per come si era messo il campionato). Di lui resterà, nei tifosi bianconeri che hanno avuto la fortuna di seguire le gesta di quell’Ascoli, anche il ricordo della sua riservatezza, di un allenatore che non ha mai detto una parola fuori posto.

Un “sergente di ferro” in campo ma un gran signore fuori. A livello personale ad Eugenio Bersellini è legato uno dei ricordi più emozionante, la mia prima intervista, proprio dopo quel fantastico Ascoli-Milan 1-0, per il primo servizio giornalistico sull’Ascoli per il giornale con il quale collaboravo allora. La sua espressione seria ma felice, i suoi occhi sorridenti per l’impresa ma la sua straordinaria calma, come se avesse vinto un’amichevole, resteranno un ricordo indelebile.

“I suoi ragazzi dell’Inter, come li chiamava papà, lo avevano soprannominato ‘il tigre’. Ma dietro quella maschera da burbero, c’era un uomo dolcissimo” ha ricordato oggi in lacrime la figlia Laura. A lei e a tutta la sua famiglia va il nostro pensiero.

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