C’era una volta la Nazionale…


Schiacciata dalle esigenze delle squadre di club e dagli interessi degli sponsor, non più considerata nel giusto modo da molti atleti la maglia azzurra si è ridotta quasi ad una fastidiosa impellenza. E nel solo nel calcio, anche nella pallavolo e nella pallacanestro

La Nazionale non conta nulla”. Era il marzo 2016 quando un infuriato Antonio Conte, allora ct della Nazionale di calcio, lanciava questo atto di accusa. Nelle settimane precedenti aveva dovuto fare i conti con le lamentele degli allenatori delle principali squadre italiane (ad onor del vero anche lui, quando allenava la Juventus si era più volte lamentato della Nazionale che gli portava via diversi giocatori…) e con i diktat delle società.

Nell’estate successiva, dopo aver guidato gli azzurri agli Europei in Francia, Conte avrebbe abbandonato la Nazionale per passare al Chelsea. Nei mesi successivi, probabilmente per cercare di non inasprire lo scontro con le società e di non creare un clima di perenne guerra, aveva cercato di sminuire il senso di quell’affermazione. Che, però, a distanza di oltre un anno, alla luce dei fatti accaduti negli ultimi mesi, in buona parte corrisponde al vero. Forse non proprio nulla, ma ormai la Nazionale, la maglia azzurra contano sempre meno. E, purtroppo, non stiamo parlando solo della Nazionale di calcio.

Gli eventi di questa estate, infatti, hanno ampiamente dimostrato che è così anche negli altri principali sport di squadra, pallavolo e pallacanestro. Schiacciata dalle prepotenti e preponderanti esigenze delle squadre di club (soprattutto nel calcio ma anche nel basket, soprattutto per i giocatori che giocano in Nba), dagli interessi sempre più pressanti e sempre più invasivi degli sponsor, non più considerata da molti stessi atleti l’obiettivo più importante della propria carriera, la maglia azzurra ha finito per essere svilita e umiliata, quasi ridotta ad un’inevitabile e fastidiosa impellenza.

Se ancora qualche romantico illuso credeva che non fosse così, i fatti di questa estate hanno spazzato via ogni illusione. E, conseguenza inevitabile, mai prima di ora, anche da un punto di vista di risultati, le nostre nazionali erano precipitate così in basso. E’ di queste ore, ad esempio, che l’Italia del calcio nel ranking internazionale ha perso addirittura 5 posizioni, precipitando al 17° posto. Il clamoroso scivolone, che potrebbe pesare parecchio in chiave playoff mondiali (al momento gli azzurri rischiano di non essere teste di serie negli spareggi per accedere a Russia 2018), fa seguito alla pesante sconfitta dalla formazione di Ventura in Spagna (3-0).

Detto che le “furie rosse” attualmente sono superiori e che sarebbe servito un miracolo per vincere al Bernabeu, è giusto sottolineare come il ct Ventura, proprio per presentarsi al meglio all’appuntamento decisivo del girone, aveva chiesto un aiuto e un sacrificio alle società di serie A. Il selezionatore azzurro aveva, infatti, chiesto di anticipare l’inizio del campionato di alcune settimane, magari prevedendo poi una sosta più lunga sotto Natale, per fare in modo che i giocatori arrivassero al massimo della forma all’appuntamento. Si sa, infatti, che a settembre, con il campionato ripartito da poco, la maggior parte delle squadre principali (quelle che forniscono più giocatori alla Nazionale) sono ancora in rodaggio, con quasi tutti i giocatori più importanti ben lontani dalla forma ideale.

Le società (e di conseguenza poi la Lega) si sono opposte, hanno concesso solo l’inizio anticipato di una settimana, cedendo però alle richieste delle tv che chiedevano di non fermarsi per le festività natalizie. Così l’inizio anticipato del campionato per aiutare la Nazionale è stato bocciato praticamente all’unanimità ma, di contro, quest’anno per la prima volta dopo decenni la serie A scenderà in campo anche sotto Natale (23 dicembre), Capodanno (30 dicembre) e, questa non è una novità, per l’Epifania. E, in barba alla richieste di Ventura, la sosta natalizia invece di essere allungata è stata di fatto cancellata. Naturalmente, poi, se per caso l’Italia non dovesse partecipare ai Mondiali, la colpa sarà esclusivamente del ct…

Non sta certo messa meglio la Nazionale italiana di basket che mercoledì scorso, perdendo nettamente con la Serbia, è stata eliminata (erano i quarti di finale) dagli Europei. Di per se il risultato non sarebbe neppure così negativo, certo in altri periodi l’Italia, quanto meno a livello europeo, lottava per la vittoria o per il podio. Ora è un po’ più complicato e non bisogna dimenticare che lo scorso anno gli azzurri non sono riusciti a centrare l’ingresso alle Olimpiadi.

Però sulla carta la nostra Nazionale di basket avrebbe gli uomini per competere ad alti livelli, se pensiamo a quello che dovrebbe essere il quintetto base (Gentile, Belinelli, Gallinari, Datome, Bargnani) si può tranquillamente sostenere che non siamo inferiori alle migliori nazionali. Ma di quei 5 giocatori agli Europei c’erano solo Belinelli e Datome. Passi per Gallinari che si è fatto fuori da solo infortunandosi per un’autentica follia (ha rifilato un cazzotto ad un avversario e si è rotto la mano). Ma Bargnani e Gentile si sono chiamati fuori per scelta, tra presunti acciacchi fisici e cose varie.

Qualche anno fa non sarebbe stato neppure pensabile che qualche giocatore rinunciasse alla convocazione in occasione di una manifestazione ufficiale. Qualche anno fa, e passiamo alla pallavolo, non sarebbe stato neanche lontanamente ipotizzabile che chi può o non può giocare con la maglia azzurra lo decide lo sponsor. Per la verità, nonostante la deriva generale, fino a questo punto non si è spinta nessun’altra nazionale, né italiana né (tanto meno) di un’altra nazione.

Purtroppo, però, questo è quello che è accaduto alla Nazionale italiana di pallavolo dalla quale, in vista degli Europei, è stato escluso il giocatore più importante e più noto (oltre che il più amato soprattutto dalle ragazzine): Ivan Zaytsev. E, al di là dei tanti giri di parole, del goffo tentativo da parte della federazione di far credere altro, alla base dell’esclusione c’è semplicemente l’accordo con lo sponsor. Si perché la federazione italiana pallavolo ha fatto quello che per anni si temeva potesse accadere con la nazionale di calcio italiana, ha deciso chi potesse vestire la maglia azzurra sulla base dello sponsor.

I tempi cambiano, quello che qualche anno fa avrebbe provocato indignazione e una sollevazione generale oggi provoca solo qualche articolo di critica. Inevitabilmente il pensiero corre a diversi anni fa, ai mondiali di calcio del 1998 in Francia o a quelli del 2002 in Corea, quando si sussurrava e si sospettava che le convocazioni azzurre fossero influenzate dallo sponsor. Solo voci, sempre smentite, ma tanto bastò a scatenare polemiche per settimane. Ora invece, al di là dei goffi tentativi di mascherare la realtà, cosa è accaduto è sotto gli occhi di tutti.

La Nazionale di pallavolo ha due sponsor tecnici, uno per le divise ed uno per le scarpette da gioco (Mizuno). Ora chiunque giochi o abbia mai giocato a pallavolo (come anche a basket e calcio) sa che le scarpette con cui si gioca e ci si allena non sono un particolare di poco conto. Non a caso nessuna federazione (non solo italiana) ha mai neppure pensato di fare una cosa simile. L’ha fatto la Fipav, siglando ad aprile il contratto con la Mizuno che prevedeva che tutti i giocatori della Nazionale avrebbero dovuto indossare quelle scarpette. Zaystev a gennaio (quindi prima di quell’accordo) aveva firmato un contratto di sponsorizzazione con l’Adidas.

C’è un particolare non di poco conto in questa vicenda. Il giocatore italiano prima che con l’Adidas era in contatto proprio con la Mizuno ma l’accordo non si è chiuso perché Zaytsev ha problemi alle ginocchia e ha bisogno di una scarpa particolare (gioca e si allena con scarpe da basket) che la Mizuno non era in grado di garantirgli. Inevitabilmente il problema si è riproposto in Nazionale, sempre e solo per un discorso di problemi fisici. Perché il contratto di sponsorizzazione siglato con l’Adidas lasciava libertà al giocatore di indossare in azzurro altre scarpe.

Lui ci ha provato, durante gli allenamenti ha provato ad indossare ma immediatamente sono comparsi i soliti problemi fisici, documentati dallo stesso staff medico della Nazionale. Il giocatore ha chiesto nuovamente che gli venisse messa a disposizione dallo sponsor una scarpa da basket, ha continuato a dichiarare la propria disponibilità ma, all’improvviso, è arrivato il comunicato della Federazione che lo ha escluso dalla Nazionale.

Davvero senza parole, sarà difficile ora continuare a parlare del valore della maglia azzurra. Il nuovo presidente della federazione Cattaneo, accolto come una sorta di salvatore dopo i 40 anni di presidenza Magri, non poteva iniziare in modo peggiore il suo mandato, mai come in questo caso vale il detto “era meglio quando si stava peggio…”. A margine di questa brutta vicenda ci sono poi i risultati da decenni mai così negativi della Nazionale stessa che, per la prima volta nella sua storia, è rimasta fuori dalle finali della World League.

Poco male, si è detto, era una Nazionale sperimentale e l’obiettivo dell’estate erano gli Europei. Dove, però, gli azzurri si sono presentati senza i due giocatori che lo scorso anno avevano trascinato la squadra fino alla finale olimpica (persa poi con il Brasile), Zaytsev fuori per problemi di sponsor e Juantorena che si è preso un anno di riposo. Quasi inevitabile il flop, con l’Italia sconfitta ed eliminata ai quarti di finali dal Belgio che ha passeggiato sugli azzurri. E’ chiaro, però, che rispetto al resto i risultati passano in secondo piano. I tempi cambiano e sappiamo perfettamente che anche lo sport ha subito un’evoluzione sotto ogni punto di vista.

Da inguaribili romantici, però, ci piaceva pensare che almeno il valore e il rispetto verso la maglia azzurra potesse rimanere inalterato. Dopo i fatti di questa estate, però, abbiamo aperto gli occhi, scoprendo che non è più cosi, che purtroppo ci sono tanti, troppi altri interessi che rendono sempre più sbiadita la maglia azzurra…

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