Ascoli, tre punti e poco altro


I bianconeri non brillano ma conquistano la prima vittoria in campionato di fronte ad un Pro Vercelli che è apparso davvero poco cosa ma che contesta alcune decisioni arbitrali. Timidi segnali positivi dalla difesa, difficoltà nel costruire gioco e occasioni

E’ arrivata la prima vittoria del campionato e questa è la prima bella notizia della serata. La difesa finalmente non ha incassato gol, e anche questo è un aspetto positivo. Per il resto non c’è molto altro da salvare nella sfida contro il Pro Vercelli. Per altro con tutta onestà bisogna ammettere che i due aspetti positivi della serata (vittoria e niente gol al passivo) sono soprattutto merito dell’esordiente (in serie B) arbitro Giua.

Perché se il fischietto sardo avesse convalidato l’autorete al 91° di Lanni (davvero fortunato il portiere bianconero, non commette molti errori e quando gli capita, come in questa occasione, trova un arbitro compiacente che annulla un gol apparso a tutti validissimo…) staremmo ora a parlare di una squadra (quella bianconera) incapace di vincere e di mantenere la porta inviolata anche contro un avversario apparso davvero poca cosa. E’, infatti, innegabile che per un Ascoli ancora tutto da costruire non poteva esserci avversario migliore di un Pro Vercelli che sembra davvero il principale indiziato per retrocedere in Legapro.

La squadra guidata da Grassadonia, almeno così come si è presentata al Del Duca, è sembrata davvero poca cosa, lenta e svagata in difesa, sterile in avanti e senza individualità in grado non di fare la differenza ma quanto meno di dare sostanza alla squadra. Eppure di fronte ad un simile docile avversario i bianconeri hanno sofferto, hanno rischiato e alla fine solo grazie alla buona sorte sono riusciti a portare a casa i tre punti. Perché, comunque si vogliano giudicare, i due contestatissimi episodi finali (il rigore chiesto dai piemontesi e il gol annullato) sono davvero al limite e non sarebbe stato certo scandaloso se l’arbitro avesse interpretato in maniera diversa uno dei due.

A rendere più preoccupante il tutto è il fatto che, per giunta, la partita si era messa nel migliore dei modi, con il rigore realizzato da Rosseti dopo 11 minuti. E con un avversario che ha impiegato molti minuti prima di provare a riorganizzarsi, si poteva davvero cercare di dare subito il “colpo di grazia”. Invece dal punto di vista di gioco i bianconeri si sono praticamente spenti dopo il gol del vantaggio e i primi incoraggianti 10 minuti e alla fine l’impressione che scaturisce dai 95 minuti del Del Duca è quella di una squadra ancora indietro, anche come condizione fisica (emblematici i crampi sul finire di partita di diversi giocatori bianconeri), sia nella scelta degli uomini, nell’assemblamento e nella costruzione di gioco.

Ripensando al film della partita, la formazione guidata dal duo Fiorin-Maresca ha costruito molto poco, quasi nulla. Rigore a parte, l’Ascoli di fatto ha avuto un’unica occasione, dopo pochi secondi con Varela e nella ripresa con Clemenza (con salvataggio di Mammarella quasi sulla linea), nata però non da un’azione costruita dai bianconeri ma da un clamoroso svarione del portiere avversario che, fuori dall’area, invece di rinviare con i piedi si è avventurato in un improbabile dribbling. Il generosissimo Rosseti non ha avuto neppure mezza palla giocabile e, rigore a parte, non ha mai tirato verso la porta avversaria.

Da questo punto di vista si può addirittura sostenere che si è verificato qualche passo indietro rispetto a Cittadella dove i bianconeri avevano si subito tre gol (e lasciato diverse altre opportunità) ma sicuramente avevano costruito di più (due gol e altre due-tre buone occasioni). Sinceramente, al di là delle prestazioni dei singoli giocatori, non ci ha per nulla coninvinto la coppia proposta a centrocampo, Carpani-Buzzegoli. Il centrocampista ascolano non ha certo disputato una brutta partita, ha corso,si è impegnato e ha dato il suo contributo.

Ma Carpani è soprattutto un incursore e la sua presenza in campo costringe Buzzegoli ad un lavoro maggiore di copertura, con le conseguenze inevitabili poi in fase di costruzione del gioco. Indicazioni contrastanti anche dal trio di giocatori schierato a supporto di Rosseti, con Clemenza che ha lasciato intravedere buone qualità (ha tecnica, vede bene il gioco, è bravo a giocare di prima) ma deve proporsi e partecipare di più.  Varela, invece, ha confermato, anzi  per certi versi ha amplificato, i dubbi che aveva sollevato in coppa Italia. Indiscutibilmente di buona tecnica, sembra il classico giocatore bello da vedere ma assolutamente inconcludente. Innamorato del dribbling e della “giocata a effetto”, quasi sempre i suoi numeri sono fini a se stessi e non producono risultati per la squadra.

Anzi, spesso questo suo vezzo finisce per essere controproducente, soprattutto in quelle circostanze in cui sarebbe molto più utile far viaggiare velocemente la palla. Come in un paio di potenziali buone ripartenze, sfumate perché, invece di servire subito il compagno libero, Varela si è intestardito in inutili dribbling. Discorso a parte merita D’Urso, elogiato da Fiorin. Sicuramente dei tre dietro la punta è quello che ha più partecipato al gioco. Ma sinceramente non si ricordano giocate particolari, passaggi illuminanti o cose del genere.

Da rivedere Baldini che è entrato in una fase difficile della partita, quando l’Ascoli di fatto aveva già rinunciato a giocare, pensando solamente a difendere il prezioso vantaggio.  Con il ritorno (già sabato con il Novara, ancora al Del Duca) di Favilli, Fiorin e Maresca dovranno riflettere se riproporre il modulo visto in queste due prime partite, rinunciando ad una delle due punte, o se non sia il caso di schierare insieme Favilli e Rosseti. Qualche timido segnale positivo è invece arrivato dalla difesa che sicuramente ha tratto giovamento dall’inserimento di Padella.

Va detto che di fronte la retroguardia bianconera si è trovata un attacco praticamente inesistente a cui, comunque, ha lasciato qualche opportunità di troppo. Resta evidente il problema sulla fascia destra dove Mogos ha provato a spingere con continuità ma ha anche ha confermato che lui e la fase difensiva sono due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai. Spesso fuori posto, il laterale rumeno anche contro i piemontesi ha puntualmente sbagliato i tempi di uscita, si è fatto saltare quasi sempre e non ha mai assicurato la necessaria copertura.

Un po’ meglio a sinistra dove Cinaglia, fuori ruolo, se l’è cavata discretamente. Naturalmente con lui a sinistra di fatto si rinuncia a spingere sulla fascia sinistra. Positivo è invece il fatto che, pur tra le difficoltà (nel finale diversi giocatori faticavano a stare in piedi), la squadra ha dimostrato di saper soffrire e di essere in grado di lottare con il cuore per portare a casa un risultato importante. Che permetterà a Fiorin e Maresca di lavorare con più serenità per far crescere una squadra che, così come è ora, è destinata a disputare un campionato di sofferenza.

Nelle ore precedenti la partita il ds Giaretta prima e il presidente Bellini poi avevano chiesto pazienza ai tifosi, sottolineando che una squadra così giovane e così nuova ha bisogno di tempo per crescere, spargendo comunque ottimismo. Che ci sia molto da lavorare è evidente, così come è chiaro che è più facile farlo dopo aver conquistato una vittoria.

Se, poi, l’ottimismo del presidente e del diesse bianconero è fondato lo vedremo con il passare delle settimane. Al momento sembra più una speranza che una certezza…

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