Contro il doping, dalla parte di Sara Errani


La tennista italiana “massacrata” dai media e sui social dopo la condanna a 2 mesi di squalifica per l’assunzione di letrozolo. Ma la stessa sentenza della Federazione internazionale tennis la scagiona da ogni accusa di doping e dimostra la casualità dell’accaduto

Non c’è alcuna contraddizione nell’essere assolutamente e convintamente contro ogni forma di doping e, al tempo stesso, essere completamente dalla parte di Sara Errani, la tennista italiana condannata dall’Itf (Federazione internazionale tennis) a 2 mesi di squalifica perché trovata positiva al letrozolo.

Anche perché in questo caso è lo stesso tribunale dell’Itf ha sottolineare che non si tratta di doping ma di un fatto accidentale. Per questa ragione sinceramente ci sembra fuori luogo anche una condanna così lieve, perché una volta che per il tribunale è evidente che si sia trattato di un banale incidente bisognava avere il coraggio di non squalificare la tennista italiana. La lotta al doping è ben altra cosa e, pur comprendendo le enormi difficoltà, in questi anni si sarebbe potuto fare molto di più piuttosto che, poi, fingere di mostrare il pugno duro in circostanze come questa. Cerchiamo innanzitutto di capire di cosa stiamo parlando.

Il letrozolo è un farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori dell’aromatasi, ovvero un’enzima essenziale per la sintesi degli estrogeni (ormoni sessuali femminili). La sostanza, sottoforma del medicinale Femara, viene utilizzata per trattare le formazioni cancerose post menopausa. Il letrozolo fa parte della sostanze inserite dalla Wada (Agenzia mondiale antidoping) nelle sostanze considerate dopanti della classe S4 “modulatori ormonali e metabolici”.

Per rilasciare le proprie capacità dopanti il letrozolo agisce insieme altri stereodi veri e propri, per riequilibrare il livello di testosterone alterato dall’assunzione dello stereoide stesso. Come ha anche sottolineato la stessa Errani nella conferenza stampa non è una sostanza che migliora le prestazioni delle donne se non assunta in maniera continuativa. Secondo le disposizioni Wada per l’assunzione di sostanze che rientrano nella classe S4 sono previsti 4 anni di squalifica in caso di assunzione volontaria, 2 in caso di assunzione inconsapevole.

Ma se l’atleta riesce a spiegare la modalità di assunzione della sostanza, in assenza di colpa o negligenza grave, la sanzione può essere trasformata in un semplice richiamo o in una squalifica più lieve. L’Errani , dalla lettura della sentenza (http://www.itftennis.com/media/267586/267586.pdf), non avrebbe meritato alcuna condanna perché nella stessa sentenza, per come si ricostruisce la vicenda, si avanzano seri dubbi sul fatto che si possa parlare di negligenza. I punti centrali di tutta la questione riguardano il fatto innanzitutto che le pasticche contenenti letrozolo (Femara) le usa la mamma della tennista da ormai 12 anni.

Poi che le stesse analisi hanno riscontrato una presenza di letrozolo, nel corpo della tennista, di gran lunga inferiore a quello contenuto in una sola pasticca, infine sull’evidenza di tutte le analisi (urine e sangue) effettuate in questi anni dalla Errani. A tal proposito la tennista italiana ha anche provato a presentare come prova il test sui suoi capelli e su quelli della madre, per dimostrare la differenza tra uso occasionale e uso cronico, ma il test non è stato ammesso perché presentato in ritardo.

Partendo da questi presupposti e sulla base delle prove presentate dall’Errani stessa e dalle indagini effettuate dai commissari della Wada e dell’Itf (con tanto di sopralluogo anche nella casa della madre della tennista), è emerso con chiarezza come l’Errani abbia ingerito involontariamente il letrozolo attraverso un piatto di tortellini in brodo preparato dalla madre che ha involontariamente fatto cadere una pillola di Femara nell’impasto.

La questione è dunque data se tutte le prove presentate dimostrano l’involontarietà dell’assunzione – si legge al punto 30 della sentenza dell’Itf – Secondo il tribunale il letrozolo entrò nel corpo del giocatore tramite il farmaco della madre, la Femara, contaminando accidentalmente il cibo del giocatore. La signora Errani dispensò il suo farmaco contenente letrozolo sullo stesso piano di lavoro su cui lei ha preparato i suoi pasti di famiglia.

Ha descritto la sua routine quotidiana e come potrebbe cambiare a seconda se stava lavorando la mattina o il pomeriggio, il processo di erogazione delle pillole e come erano in prossimità del cibo e dell’area di preparazione. Il rischio di contaminazione era evidente… Aggiunto a questo il fatto che il giocatore non era di solito a casa, è più probabile che che la signora Errani non abbia fatto considerato il pericolo che questo rappresentava per sua figlia che è un atleta di élite”.

E’ quindi, assolutamente esclusa l’assunzione volontaria, viene fatta propria e confermata dal tribunale la versione su come è stata assunta involontariamente la sostanza proibita,  resta quindi da valutare se c’è sta colpa o negligenza grave, ricordando che (come si legge al punto 33 della sentenza) al fine di valutare se vi sia errore  la normativa ha  rilevato che gli atleti sono responsabili non solo con i propri atti e omissioni, ma anche con gli atti e omissioni dei loro amici, parenti e altri membri del suo entourage”.

Dalla ricostruzione fatta al punto 30 sembrerebbe che si possa escludere colpa o negligenza grave, anche in considerazione del fatto che, più avanti, nella sentenza si legge che la giocatrice era da mesi in giro e non era tornata a casa delle madre da tempo. A sorpresa, però il tribunale opta per la negligenza.

La presenza del farmaco in prossimità della zona di preparazione del cibo – si legge al punto 36 –  era qualcosa che doveva essere identificato e affrontato dal giocatore stesso. Il farmaco era in vista, anche se, come si scopre, la signora Errani non ha dettoal giocatore che cosa è il farmaco. Il giocatore stava vivendo nella Casa e avrebbe dovuto affrontare questa questione. Per questo deve essere imputato anche a lui la colpa e la negligenza della signora Errani che soprattutto, dato il suo background, come un farmacista avrebbe dovuto comprendere i pericoli coinvolti”.

Per questo alla fine si arriva alla decisione di squalificare la tennista italiana per 2 mesi nonostante il tribunale ribadisca che la giocatrice “ha dimostrato di essere stata sempre meticolosa nel prendere precauzioni per assicurarsi in conformità con i Tadp (programmi antidoping)”e che “il livello di colpa è al minimo. In simile contesto non sarebbe stato certo sbagliato limitarsi ad un semplice richiamo, se viene confermata senza dubbi dallo stesso tribunale la dinamica dell’accaduto davvero ha poco senso squalificare la tennista italiana.

Ancora meno senso, però, ha sparare titoli a nove colonne e fare articoli scandalistici urlando ad un presunto doping che è sin troppo evidente che non esiste. Non lo merita Sara Errani di essere accomunata a chi invece fa realmente uso di determinate sostanze e lo fa per migliorare le proprie prestazioni.  Ormai, però, ci siamo abituati e assuefatti a tutto, anche a i titoli scandalistici senza  alcun fondamento concreto di giornali e media, sempre pronti a sparare a zero senza mai preoccuparsi prima di capire realmente cosa sia accaduto.

E, purtroppo, anche alla solita schiera di idioti da tastiera che probabilmente non hanno fatto e non sono capaci di fare nulla di utile e costruttivo nella vita e non aspettano altro che poter dileggiare offendere, senza farsi neppure scrupolo di risparmiare chi da 12 anni lotta contro una grave malattia. Ma di loro non vale neppure la pena perdere tempo a parlarne…

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