Un ascolano a Wimbledon: Stefano Travaglia più forte anche della sfortuna


Costretto più volte a lunghi periodi di stop per una serie incredibile di infortuni, il 26enne tennista ascolano supera le qualificazioni a Wimblendon e ottiene per la prima volta l’accesso al tabellone principale di un torneo dello Slam

Saranno due i rappresentanti marchigiani che parteciperanno al torneo di Wimbledon, il terzo torneo dello Slam della stagione, che prenderà il via lunedì 4 luglio. Alla presenza già certa della maceratese Camila Giorgi, che al primo turno se la vedrà con la francese Alize Cornet (numero 41 al mondo), si è aggiunta quella per certi versi un po’ a sorpresa  dell’ascolano Stefano Travaglia.

Un traguardo storico per il tennista piceno che per la prima volta accede al tabellone principale di un torneo dello Slam. Un obiettivo che sembrava inimmaginabile un anno fa quando Travaglia, al rientro dopo l’ennesimo infortunio della sua giovane carriera, si è ritrovato oltre la 560^ posizione del ranking Atp. Invece con determinazione e costanza è riuscito a ricostruirsi una buona classifica (attualmente è n. 155) che gli ha permesso di partecipare alle qualificazioni di Wimblendon. Dove, dopo aver superato l’italiano Caruso e il francese Halys, nel turno decisivo è riuscito ad avere la meglio nella maratona contro Polansky, chiudendo dopo 9 match point 6-4 al quinto set.

Così il sogno si è avverato, quel sogno che il piccolo Travaglia ha iniziato ad inseguire ancora prima di compiere 6 anni quando, alla Cartiera di Ascoli, ha iniziato a giocare a tennis sotto la guida dei genitori (in particolare la mamma). A 15 anni, poi, il passaggio nell’accademia di Jesi dove incontra Cinthia Conti e Natalia Grisolia che diventeranno le sue due allenatrici. A 18 anni, dopo il primo infortunio (al polso) il primo torneo del circuito professionistico (a Torre del Greco).

Nel 2011 inizia la sua scalata nel ranking Atp, ottiene qualche buon risultato nei tornei Challenger. Ma in estate, quando è intorno al 300° posto del ranking, è vittima di un incidente che mette addirittura a rischio la sua carriera. Scivolando dalle scale frantuma un vetro e si rompe i legamenti della mano destra. Dovrà aspettare fino all’agosto 2012 prima di scendere nuovamente in campo nei tornei Futures, ripartendo dal 702° posto del ranking. Inizia per lui una lunga e difficile scalata tra Futures e Challenger. Poi  nel 2014 supera le qualificazioni ed entra nel tabellone principale degli Internazionali di Roma, perdendo in tre set al primo turno contro Bolelli. Ad agosto partecipa alle qualificazioni degli Us Open ma non riesce ad accedere al tabellone principale.

Però per la prima volta chiude l’anno entrando in classifica tra i primi 200. Crescono le ambizioni ma la sfortuna è ancora in agguato. Il 2015 si apre già tra qualche problema fiisico, poi a marzo in allenamento si frattura lo scafoide della mano sinistra. Nuovo lungo stop e nuova lenta e difficile risalita, complicata ad inizio 2016 dall’ennesimo  colpo di sfortuna. Infortunio alla schiena e stop per altri mesi, fino a luglio.

Quando riparte dalla 562^ posizione e dal solito “girone infernale” dei tornei Futures. Ne vince un paio a fine stagione, apre il 2017 vincendone altri tre. Riparte la sua scalata nel ranking Atp, favorita dagli ottimi risultati ottenuti nei tornei Challenger. A fine aprile raggiunge la semifinale a Francavilla, a maggio vince il suo primo Challanger a Ostrava. Arriva così al 155° posto in classifica e ora finalmente l’ingresso nel tabellone principale di un torneo dello Slam, probabilmente il più prestigioso (quello di Wimblendon). Dove ad attenderlo ci sarà il russo Andrey Rublev, un ostacolo certo difficile ma non insuperabile, soprattutto se il servizio (una delle sue armi migliori) funzionerà nel modo giusto.

Tra l’altro il tabellone potrebbe essere molto favorevole perché, in caso di vittoria, ad attenderlo ci sarebbe il vincente dello scontro di primo turno tra il n. 22 al mondo (ma per nulla adatto ai campi in erba), lo spagnolo Albert Ramos, e l’australiano Jordan Thompson, n. 86 del ranking mondiale. Naturalmente è il caso di restare con i piedi ben piantati per terra. Ma il tennista ascolano, che ha fin qui pagato un duro conto alla sfortuna, meriterebbe davvero la grande soddisfazione di andare avanti nel suo primo torneo Slam. E, soprattutto, di poter finalmente inseguire i suoi sogni senza dover combattere contro la malasorte

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