“Risorgimarche” e lo scandalo che non c’è


Polemiche e commenti “sopra le righe” per gli 80 mila euro impegnati dalla Regione per le spese tecniche per i concerti di Risorgimarche. Ma dalla lettura della delibera regionale n.682 si scopre come la maggior parte di quelle critiche sia in realtà assolutamente immotivata

Lo scandalo esplode improvviso nel pomeriggio di lunedì  26 giugno, tanto per cambiare sui social. Basta poco, la pubblicazione della delibera regionale n. 682 del 21 giugno scorso inerente “Risorgimarche con la quale vengono impegnati per la manifestazione 80 mila euro.

E’ bastato l’input del post di qualcuno, condito da una sorta di titolo a sensazione come quelli tanto in voga trai i siti di fake news, e subito è partita la “sarabanda”.  “Ma come, non doveva essere gratis?” “ E’ uno scandalo, sprecano i nostri soldi per degli inutili concerti” “Buttano soldi per queste stupidaggini invece di pensare alla ricostruzione”. “Che vergogna, guadagnano sulle disgrazie degli altri” sono solo alcuni della pioggia di commenti buttati lì, a sproposito come troppo spesso avviene, senza avere minimamente l’idea della materia in questione.

E allora cerchiamo innanzitutto di fare un po’ di chiarezza.  Come si legge  nella stessa  delibera n. 682, “Risorgimarche – festival  di solidarietà per la rinascita delle comunità colpite dal sisma” è stato ideato e promosso da Neri Marcorè “per dare un segno tangibile per la rivitalizzazione di queste aree” e vede la partecipazione di importanti nomi della musica leggera italiana. L’iniziativa prevede la realizzazione di 13 concerti gratuiti in altrettanti siti suggestivi dell’area del cratere, “da parte di artisti italiani di fama internazionale che altrettanto gratuitamente hanno deciso di aderire immediatamente alla chiamata di Neri Marcorè”.

Quindi gli artisti che parteciperanno a “Risorgimarche” lo fanno gratuitamente, così come è assolutamente gratuito assistere ai concerti stessi. E’ opportuno ribadirlo anche se dovrebbe essere del tutto evidente, visto che con gli 80 mila euro stanziati dalla Regione nella migliore delle ipotesi ci si potrebbero finanziare un paio di quegli eventi se non fossero gratuiti. E’ altrettanto evidente che quegli 80 mila euro servono per coprire le cosiddette spese tecniche e per tutte quelle necessità previste per legge in queste occasioni. Anche questo aspetto, tra l’altro, viene ampiamente spiegato in delibera.

La Regione Marche – si legge nel documento istruttorio allegato alla delibera –  intende aderire a questa importante iniziativa, contribuendo alle eventuali spese di organizzazione e di logistica quali ad esempio spese per: presidi sanitari, disabili, sicurezza e di protezione civile che dovessero rendersi necessarie ed ipotizzabili in presunti  80.000 euro”. Una spesa, oltretutto, davvero ridotta al minimo, praticamente circa 6 mila euro a concerto, assolutamente minore rispetto a quanto si spende, per le stesse motivazioni, per qualsiasi altro appuntamento simile.

Soprattutto, però, una spesa che non toglie neppure un centesimo agli interventi post terremoto perché si attinge su fondi stanziati esclusivamente per attività culturali nelle zone del cratere che possono essere spesi solo ed esclusivamente per tali eventi. Quindi, trattandosi di un fondo previsto dal ministero dei beni culturali (Mibact), se la Regione non li avesse spesi per “Risorgimarche” non avrebbe certo potuto spenderli per alcun altro tipo di intervento.

Anche in questo caso sarebbe bastato leggere la delibera per scoprire l’arcano, visto che, per l’impiego dei fondi, si fa espressamente riferimento al decreto ministeriale del Mibact n. 218 del 16 maggio 2017 “Criteri di riparto e modalità di utilizzo delle risorse destinate ad attività culturali nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 Agosto 2016. Ancora una volta, quindi, tanto rumore per nulla, si sparano giudizi, si emettono sentenze senza avere la minima cognizione di ciò di cui si sta parlando.

Tra l’altro, a margine di tutto ciò, bisognerebbe anche ricordare  quanto accaduto 5 mesi fa, a fine gennaio, in occasione della messa in onda degli spot della Regione per promuovere il turismo marchigiano. Allora quegli spot (per altro girati nel 2014 e messi in onda grazie ad un accordo con Rai e Mediaset per mandare un segnale dopo il terremoto) provocarono inutili e insensate polemiche perché al loro interno molto spazio era stato dedicato ai luoghi costieri e al Pesarese, neppure sfiorati dal terremoto.

Allora si disse che se bisognava spendere dei soldi per la promozione del territorio marchigiano, si doveva fare in maniera specifica per le zone colpite dal sisma. Ora, però, quelle stesse persone che all’epoca sostenevano questa tesi contestano la Regione per aver fatto ciò che chiedevano…  Altro è, invece, il discorso e il dibattito che si sviluppa da giorni sull’opportunità o meno di svolgere quegli eventi in quei luoghi.

Da un lato si evidenzia il valore non solo promozionale dell’evento ma anche l’opportunità di riconquista e riscoperta di quei luoghi che una simile iniziativa regala. Dall’altro, invece, si evidenzia come quel festival sia uno schiaffo alle popolazioni terremotate, che sia un modo per distogliere l’attenzione sulle inefficienze e sui gravi ritardi accumulati in questi 10 mesi. In tutta sincerità lo spirito dell’iniziativa ci sembra condivisibile, così come ci sembra corretto dare l’opportunità a tutti di riavvicinarsi a quei luoghi.

Con altrettanta franchezza ci sembra davvero insensato pensare che in tal modo qualcuno possa dimenticare tutto quanto non sta andando come dovrebbe nel lungo e faticoso post terremoto, significherebbe credere di avere a che fare con dei dementi che, di fronte ad una bella iniziativa, improvvisamente dimenticano la cruda realtà. Siamo certi che le migliaia di persone (tante famiglie con bambini) che erano presenti domenica a Spelonga al primo appuntamento (il concerto di Nicolò Fabi) non avranno certo cambiato idea sulle gravi carenze e sui gravi errori commessi nel post terremoto solo perché hanno trascorso una bella ed emozionante giornata.

Perché che l’evento di domenica, da questo punto di vista, sia perfettamente riuscito è indiscutibile, nonostante i tentativi di chi, senza essere stato presente, comodamente seduto sulla poltrona di casa, ha provato a sollevare obiezioni di ogni genere. Ne abbiamo lette tante, la maggior parte davvero improponibili: dall’assenza dei bambini e delle famiglie, al fatto che bisognava fare troppa strada a piedi (circa 6 km in realtà), all’assenza di bus navetta ma anche al suo esatto contrario, cioè la presenza inopportuna di bus navetta, fino a improbabili passeggiate in zone rosse senza caschetto e amenità del genere. Diverso, invece, è il discorso su come i terremotati, coloro che hanno vissuto direttamente, sulla propria pelle, la tragedia del terremoto, valutano questo evento.

Domenica a Spelonga erano presenti tantissimi residenti di quei luoghi, emozionati e soddisfatti per l’iniziativa. Abbiamo letto anche i loro commenti entusiastici ma sappiamo bene che ci sono altri “terremotati” che sono meno entusiasti, che guardano a questa serie di eventi con un certo scetticismo. Non sappiamo se sia maggioritaria una o l’altra posizione, di certo è opportuno ascoltare entrambi le parti con la massima attenzione e avere il massimo rispetto per entrambe le tesi.

Ecco, il punto di tutto è che dovremmo sforzarci, in realtà non solo per questa vicenda ma per tutte quelle legate al post terremoto, ad ascoltare di più chi purtroppo vive direttamente questo dramma, invece di voler interpretare, comodamente seduti a casa, a chilometri di distanza da quei luoghi, i loro sentimenti, le loro richieste, i loro desideri.

A tal proposito emblematico è una discussione a cui abbiamo assistito su facebook proprio inerente “Risorgimarche”. Al suo interlocutore iper critico nei confronti dell’evento e dei soldi spesi dalla Regione, Andrea rispondeva sostenendo che a lui sembravano soldi ben spesi, ritenendo importante che finalmente un po’ di soldi venivano indirizzati per riportare turismo ed economia in quei territori massacrati dal sisma.

Lo vada a dire alle persone di quei luoghi che hanno dovuto chiudere le attività per mancanza di fondi, lo vada a dire a chi piange i propri casi e ha perso ogni cosa” rispondeva con la tipica prosopopea di chi pensa di sapere tutto, di poter interpretare i pensieri e i sentimenti di quelle persone, pur essendo lontano chilometri e chilometri. “Allora lo dico a me stesso e alla mia famiglia perché noi siamo proprio di quei luoghi e con il terremoto abbiamo perso tutto, l’attività, la casa e anche diversi parenti e amici” l’emblematica risposta di Andrea.

Che dovrebbe indurci a riflettere un po’ di più e a pensare che, per quanto ci possiamo sforzare e impegnare, non possiamo certo essere noi, che non abbiamo neppure la più vaga idea di cosa hanno vissuto e di cosa stanno passando, a dover interpretare i desideri, le aspettative e le richieste di quelle persone

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2 thoughts on ““Risorgimarche” e lo scandalo che non c’è

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