Camila Giorgi, quando il talento non è sufficiente


A 9 anni la tennista marchigiana era stata notata e cercata da Nick Bollettieri, tutti pronosticavano per lei una carriera da top ten. Invece, dopo qualche sparuto exploit, continua a navigare intorno al centesimo posto in classifica e ad inanellare sconfitte e delusioni

La storia dello sport è piena di campioni mancati. Il talento, soprattutto in uno sport individuale, da solo non basta. Ne sa qualcosa la 26enne marchigiana Camila Giorgi, tennista maceratese  divenuta famosa da piccolissima per l’interesse mostrato nei suoi confronti da NickBollettieri (probabilmente il più famoso coach di tennis al mondo). “Diventerà la numero uno  al mondo” aveva sentenziato il padre Sergio quando ancora Camila aveva 14 anni e già iniziava ad affacciarsi nel circuito professionistico.

Magari non proprio numero uno, ma chi l’aveva vista giocare non aveva dubbi sul fatto che avesse le potenzialità per diventare una top ten. Nata a Macerata da padre argentino (ma di origini italiane) e da madre italiana (una fashion designer che disegna i completini  con cui gioca la figlia), Camila inizia a giocare a tennis all’età di 5 anni e a 9 anni, nel 2000, viene notata da Nick Bollettieri che le offre un contratto con IMG per andare ad allenarsi alla Nick Bollettieri Tennis Academy in Florida (dove è cresciuto anche Andre Agassi). Dopo una breve riflessione la famiglia Giorgi decide di rinunciare per le troppe trasferte che avrebbe dovuto sostenere ancora così piccola ma intanto il nome di Camila è già noto, tanto che ottiene i primi contratti con gli sponsor (Lotto Sport Italia addirittura Nike e Babolat).

I primi successi tra le junior confermano le sue potenzialità.  Ma la carriera juniores di Camila dura pochissimo perché il padre, che è anche il suo allenatore, preferisce orientarla subito, pur se giovanissima, sui tornei professionistici per accumulare punti per la classifica Wta. Per l’adolescente Giorgi la vita nei circuiti inferiori della Wta è durissima, il suo indiscutibile talento si scontra con l’esperienza di chi è nel circuito da anni. La strada per lei è in salita, qualche squillo, qualche segnale importante ma Camila guadagna posizioni nel ranking molto lentamente. Finalmente, però, nel 2011 il primo importante passo.

A maggio, a Carson, vince il suo primo titolo Itf (il circuito minore della Wta) e arriva al 170° posto della classifica, posizione che le permette di giocare le qualificazioni di Wimblendon. Che passa brillantemente, entrando per la prima volta nel tabellone principale di un torneo del Grande Slam. Viene , poi, sconfitta al primo turno dalla bulgara Pironkova ma finalmente la sua carriera tra i professionisti sembra avviata. Non così velocemente come si spera perché bisognerà attendere l’anno successivo, ancora a Wimblendon, per sentir tornare a parlare di lei. Ancora una volta supera le qualificazioni e accede al tabellone principale ma questa volta non si ferma qui. Al primo turno fa scalpore la sua vittoria nel derby con Flavia Pennetta, supera poi anche la Tatisvili e, al terzo turno, la russa Petrova.

Viene fermata agli ottavi dalla Radwanska numero 3 al mondo ma per la prima volta l’Italia sportiva inizia a parlare della “predestinata” Camila Giorgi. Che, però, fatica ad ingranare come dovrebbe. Per sentir parlare ancora di lei bisogna attendere il 2013, questa volta in occasione di un altro torneo del Grande Slam, gli Us Open. Anche in questa occasione parte dalle qualificazioni ed arriva al quarto turno dove, nella sezione serale (la più vista negli Stati Uniti), ha l’onore di sfidare sul centrale l’ex numero uno al mondo e all’epoca numero 6 della classifica Caroline Wozniacki.

Camila gioca una partita straordinaria, incanta non solo il pubblico americano che da metà partita si schiera dalla sua parte, e alla fine coglie un prestigioso successo. Poco conta che agli ottavi viene poi fermata da Roberta Vinci. Quasi nessuno ora ha dubbi sul fatto che presto sarà nel gotha del tennis femminile, anche se ancora una volta la sua ascesa è più lenta del previsto.

Nel 2014, però, sembra arrivare la svolta. A marzo ad Indian Wells, ancora una volta in prima serata, al terzo turno è protagonista di un altro straordinario match con un’altra ex numero uno (e in quel momento numero 5 al mondo), Maria Sharapova, insieme a Serena Williams la tennista più famosa del circuito. Arriva un altro clamoroso successo e, come agli Us Open, nel turno successivo è ancora un’altra italiana (Flavia Pennetta) a fermarla.

Ma stavolta a quell’exploit seguono nuovi risultati. Ad aprile a Katowice arriva la prima finale nel circuito maggiore, persa dopo una maratona di oltre tre ore con la francese Cornet. A giugno ad Eastbourne sconfigge un’altra ex numero uno, Victoria Azarenka. A fine stagione conquista un’altra finale, a Linz, perdendo dopo un’altra maratona (e mancando un match point) con la Pliskova. Il 2015 sembra l’anno della definitiva consacrazione. Parte bene nel primo Slam, agli Australian Open, sfiorando l’impresa al terzo turno con Venus Williams.

Arriva anche l’esordio, con vittoria sulla francese Cornet, in Fed Cup. Conquista la terza finale, ancora a Katowice, ma, dopo aver preso “a pallate” in semifinale la numero 3 al mondo Radwanska, perde a sorpresa con la Schmiedlova. Il primo successo, però, arriva qualche mese dopo, ad Hertogenbosch (sull’erba) in una splendida finale contro la svizzera Bencic. Camila arriva al numero 30 nel ranking Wta, suo miglior piazzamento. Sembra iniziata la scalata verso la top ten e, invece, inizia un lento ma inesorabile declino. Arrivano sconfitte ai primi turni, spesso con avversarie decisamente inferiori.

Il 2016 è un anno del tutto negativo, litiga anche con la Federazione e se ne va dalla squadra di Fed Cup, perdendo così la possibilità di disputare le Olimpiadi. Anche l’anno in corso è al momento molto negativo, a parte qualche squillo. Come il successo a contro la numero tre al mondo, Karolina Pliskova, a Praga. Giovedì scorso a Birmigham (sull’erba) ha sconfitto la numero cinque Svitolina, poi ai quarti si è dovuta fermare per un problema fisico.

Attualmente è scesa al 102° posto, forse grazie al risultato di questa settimana tornerà tra le prime cento ma la delusione è tanta. Perché tennisticamente Camila ha talento da vendere, colpisce di diritto e di rovescio in maniera fantastica, è brava anche nel gioco a rete, ha piedi rapidissimi, in altre parole ha tutto per essere tra le migliori. Vederla giocare come ha fatto giovedì scorso con la Svitolina fa quasi rabbia, d’impatto il primo pensiero che viene è che se l’altra è numero cinque allora la Giorgi è potenzialmente da numero uno.

Però, ad un attento osservatore, anche un incontro così positivo fa capire perché la maceratese non è arrivata così in alto come potrebbe (e, di questo passo, mai ci arriverà). Il suo è un modo di giocare “primitivo”, senza alcun accorgimento tattico, senza alcuna valutazione dell’avversaria che ha di fronte. Camila gioca allo stesso modo, lei tira ogni palla, senza alcun accorgimento. Mai o quasi mai una rotazione, anche quando è lontana dal campo o è in difficoltà, mai una palla intermedia per riprendere posizione, mai un taglio particolare per mettere in difficoltà l’avversaria.

Le sue partite, quando gioca bene, sono costellate da un numero incredibile di vincenti ma da un altrettanto incredibile numero di errori non forzati. Stesso discorso per il servizio, di buon livello ma con il grave problema dei doppi falli. Anche con una giocatrice poco aggressiva, che risponde molto indietro, lei la seconda palla la tira quasi come la prima. Risultato, negli ultimi due anni la Giorgi è la giocatrice che ha commesso più doppi falli.

Anche in risposta, che la sua avversaria batta forte o no, Camila è sempre al massimo sulla riga di fondo, se non con i piedi dentro il campo. E se così fatica a rispondere, mai una volta prova a fare due passi indietro, per concedersi qualche attimo in più per colpire la palla. Il suo tennis era così quando si è affacciata nel circuito professionistico, è così anche ora, senza alcuna minima variazione, dopo tanti anni. Quando scende in campo contro qualsiasi avversaria Camila non ha mai un piano tattico, lei pensa a tirare forte e basta. Spesso nel corso della partita in molti scambi strappa applausi, raccoglie ovazioni per alcuni punti molto spettacolari. Ma alla fine, quasi sempre, è l’avversaria ad avere la meglio.

I suoi limiti tecnici (difficoltà in fase difensiva e problemi sulle palle molte tagliate che rimbalzano poco) sono gli stessi di diversi anni fa. Non ci vuole un genio o un grande esperto a capire quale sia il suo vero problema. Camila avrebbe bisogno di un vero allenatore, che curi e lavori sui suoi difetti e che le insegni un minimo di tattica, di osservazione dei punti deboli delle avversarie. Non a caso il suo momento migliore è coinciso con il periodo nel quale si allenava al centro federale, sotto la supervisione di Corrado Barazzutti.

Però da questo punto di vista le sue certezze sembrano inattaccabili, lei vuole il padre come allenatore e papà Sergio non ha alcuna intenzione di mollare la figlia e neppure di farsi aiutare. Un peccato perché ad un talento come lei basterebbe davvero molto poco per spiccare il volo. Invece, di questo passo, è destinata ad entrar a far parte della folta schiera di atleti inespressi che hanno avuto una carriera e successi decisamente inferiori rispetto alle proprie potenzialità

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