Minacce, insulti, teorie del complotto: viaggio nel mondo del “tifo malato”


Gli insulti dei tifosi Ferrari a Verstappen, dopo il GP del Canada, sono solo l’ultimo esempio. Ormai le esasperazioni dei tifosi deteriorano ogni rivalità sportiva: Marquez-Rossi, Hamilton-Rosberg, Federer-Nadal. Per non parlare  dei tifosi di calcio e, a livello locale, della storica “guerra” tra Ascoli e Samb

Domenica 11 giugno, gran premio del Canada di F1. Al via la Ferrari di Vettel e la Red Bull di Verstappen si toccano.  Il tedesco ha la peggio, danneggia l’ala ed è costretto ad una sosta ai box che gli compromette la gara. Per un esaminatore attento è chiaro che il contatto sia stato casuale e che nessuno dei due piloti abbia colpe. Ma così non è per la maggior parte dei tifosi ferraristi che, sui  social,  inizia a vomitare offese di ogni genere contro Verstappen. “Coglione”, “bimbominkia, “idiota” sono tra le più diffuse e purtroppo tra le più leggere che si possono leggere.

Piovono anche minacce di morte, si augura all’olandese di schiantarsi in pista. Verstappen è da mesi il bersaglio degli ultrà ferraristi e le offese e le minacce ricevute questa settimana sono solo le ultime di una lunga serie. E se offendere uno sportivo non è mai giustificato, c’è da dire che molto spesso questi insulti sono anche del tutto immotivati.

Tutto è iniziato durante il GP del Belgio 2016. Al via Verstappen tenta un sorpasso impossibile su Raikkonen alla prima curva. Sorpasso che stava clamorosamente riuscendo finchè Vettel, che era all’esterno di entrambi, tocca Raikkonen che a sua volta centra Verstappen. Tutti e tre rompono l’ala e  compromettono la loro gara. Col passare dei giri poi l’olandese si trova di nuovo in pista con il finlandese e difende  la posizione con manovre al limite ma comunque regolari.

Durante e dopo la gara iniziano a piovere insulti contro l’olandese, da chi semplicemente gli da dell’idiota a chi chiede la sua radiazione da ogni competizione sportiva, a chi gli augura di morire nel peggiore dei modi. Eppure è evidente che il contatto del primo giro è stato causato da Vettel.  Ma agli ultras semplicemente non importa che è solo una competizione sportiva, che chiunque può sbagliare e che in questo caso è il proprio beniamino ad aver commesso un errore. Il tifoso vuole solo vedere il suo idolo vincere e se non ci riesce la colpa è sicuramente di qualcun altro, in questo caso di Verstappen che si è trovato coinvolto per caso.

Gli insulti ingiustificati verso l’olandese sono continuati per qualche settimana poi le acque si sono calmate. Fino al gran premio della Malesia, dove la situazione è diventata paradossale. Al via nuovamente Vettel e Verstappen si sono presi, ma in questa circostanza nessuna persona sana di mente si sarebbe sognata di dare la colpa all’olandese. Verstappen stava frenando normalmente per fare la prima curva quando Vettel, che aveva completamente sbagliato la staccata, lo ha centrato. Eppure clamorosamente gli insulti contro Verstappen sono ripartiti, ancora più pesanti e ingiustificati.

Per uno strano scherzo del destino prima dell’episodio di domenica scorsa è capitato altre due volte che Verstappen e le Ferrari si siano incrociate in pista, in Messico l’anno scorso (unico caso in cui l’olandese è stato scorretto, ed infatti è stato sanzionato) e in Spagna quest’anno. Le offese nei confronti di Verstappen si sono fatte sempre più costanti, pesanti e immotivate, tanto che ormai gran parte dei tifosi della Ferrari odiano l’olandese, anche se non si sono fatti problemi ad esaltarlo quando in Australia Verstappen ha fatto perdere tempo ad Hamilton favorendo Vettel. Questi comportamenti sono inaccettabili, fuori luogo, tristi e patetici ma purtroppo sono molto diffusi tra i tifosi di ogni disciplina sportiva.

Il peggio probabilmente si è visto in MotoGP a fine 2015 e ad inizio 2016. I due piloti della Yahama, Rossi e Lorenzo, si stavano giocando il mondiale. Il primo brutto episodio c’è stato dopo il gran premio di Aragon. Lorenzo ha dominato la gara mentre alle sue spalle c’è stato un acceso duello tra il rivale iridato Rossi e lo spagnolo Dani Pedrosa, con quest’ultimo che alla fine ha avuto la meglio. Dopo la gara la parte più ignorante e idiota della tifoseria di Rossi si è lanciata all’attacco sui social, con pesanti insulti e auguri di morte verso il pilota spagnolo, reo di aver sorpassato Rossi e avergli fatto perdere punti.

E, se è paradossale e veramente stupido insultare un pilota che ha solo fatto il suo dovere, solo perchè ha battuto il proprio idolo, arrivare addirittura ad augurare la morte, in uno sport in cui il rischio di morire effettivamente c’è, è davvero becero e testimonia che certi tifosi hanno un livello intellettivo davvero basso. Ancora più pesanti gli insulti verso Andrea Iannone dopo il gran premio d’Australia. L’unica “colpa” dell’ex pilota Ducati era quella di essere arrivato davanti a Rossi facendogli perdere punti preziosi, colpa resa ancora più grave dal fatto di essere italiano. Iannone, sorpassando Rossi all’ultimo giro, è diventato un traditore della patria. In confronto a certe frasi agghiaccianti scritte contro di lui, le minacce a Pedrosa diventano quasi commenti normali. La situazione quindi andava di peggio in peggio ma sembrava impossibile scendere ancora più in basso.

Poi c’è stato il gran premio della Malesia, con la famosa lite tra Rossi e Marquez.  L’italiano ha accusato lo spagnolo di aiutare Lorenzo a vincere il titolo perchè invidioso di lui. In gara i due si sono affrontati in un duello rusticano e Rossi ha steso Marquez, venendo giustamente penalizzato con la retrocessione all’ultimo posto in griglia per la successiva gara, l’ultima della stagione. E la situazione è degenerata ulteriormente.

Tra insulti omofobi e minacce di morte a Marquez e a Lorenzo, sempre più pesanti e sempre più diffuse, gli ultras di Rossi hanno trovato modo di esprimere il loro lato peggiore in due modi differenti: organizzando piani folli per far vincere il mondiale a Rossi e prendendosela con  il suo storico rivale Max Biaggi. Il piano per far vincere lo stesso il mondiale al pilota marchigiano era semplicissimo: Iannone (quello che fino alla settimana prima era il traditore della patria) doveva schiantarsi su Lorenzo alla prima curva dell’ultima gara, mettendo così fuori gioco il pilota spagnolo. E se Iannone nello stendere Lorenzo fosse riuscito a portare con se anche Marquez tanto meglio. E magari chissà, stendendoli poteva anche infortunarli gravemente. E se pensate che la stupidità dei tifosi non possa scendere più in basso purtroppo vi sbagliate, come dimostra il coinvolgimento di Biaggi.

Le accuse di Rossi a Marquez hanno fatto il giro del mondo. Un sito di satira italiano (Lercio.it), scrive un articolo parodistico spiegando come sarebbe nato il complotto tra Lorenzo e Marquez. Ad iniziare tutto sarebbe stato lo storico rivale di Rossi, Max Biaggi, che pur di non vedere il suo avversario di sempre vincere l’ennesimo titolo avrebbe organizzato un incontro segreto ad Andorra con Lorenzo e Marquez in cui i tre si sarebbero messi d’accordo su come “fregare” Rossi. Purtroppo, però, alcuni tifosi non hanno capito che quello di Lercio era un articolo di satira e anche Biaggi ha iniziato a ricevere insulti e minacce di morte. La situazione poi è peggiorata quando lo stesso Biaggi è andato all’ultima gara per sostenere Lorenzo.

Prova dell’evidente complotto? No, semplicemente i due sono amici da moltissimi anni, cosa che evidentemente molti non hanno capito visto che gli insulti e le minacce sono aumentate. Alla fine il titolo lo ha vinto Lorenzo e da allora insulti allo spagnolo e a Marquez sono diventati una triste normalità tra i tifosi rossisti. Il fondo si è toccato al Mugello nel 2016 quando alcuni idioti hanno messo in scena un macabro spettacolo in cui i manichini di Lorenzo e Marquez venivano impiccati e bruciati.

Non che alcuni tifosi anti-Rossi siano meglio, come già dimostra il fatto che esiste un folto gruppo di persone che, invece di tifare per un pilota qualsiasi, tifa solo contro il campione italiano con insulti e auguri di morte che non mancano neanche lì. La specialità degli antirossi è la teoria del “complotto del gommino”. Secondi questi tifosi Valentino Rossi godrebbe di alcuni benefici particolari sin dall’inizio della sua carriera. La casa produttrice di gomme il sabato sera o la domenica mattina prima della gara porterebbe gomme speciali fatte su misura per Rossi per aiutarlo a vincere.

Tutti i nove titoli dell’italiano quindi sarebbero frutto di questo complotto internazionale. Vero è che i gommisti della MotoGP da anni combinano disastri e che ogni scelta del gommista tende a favorire alcuni piloti (ovviamente non volutamente), ma per credere a queste teorie bislacche bisogna avere molta fantasia oltre che poca sportività e un quoziente intellettivo basso.

Parlando di complotti ultimamente sono i tifosi di Hamilton a dare il peggio di loro, fomentati da dichiarazioni davvero infelici e insensate del pilota inglese. Hamilton ha perso per soli cinque punti il mondiale 2016, vinto dal compagno di squadra Rosberg. Nella lotta al titolo ha pesato molto la rottura del motore da parte dell’inglese in Malesia in un momento cruciale del campionato. Per i tifosi di Hamilton il motore dell’inglese è stato fatto esplodere volutamente da quelli della Mercedes, che hanno fornito ad Hamilton motori danneggiati per fargli perdere il mondiale così che Rosberg, tedesco su macchina tedesca, potesse trionfare.

D’altra parte Rosberg, sempre secondo questa teoria, non avrebbe potuto in nessun modo battere Hamilton senza aiuti del team, che dal 2014 cerca in ogni modo di fargli vincere il mondiale. Poco importa che nei tre anni in cui la lotta per il titolo è stata riservata ai soli Hamilton e Rosberg il tedesco abbia rotto in gara cinque volte e l’inglese quattro e che lo stesso Rosberg, dopo la gara in Malesia, abbia corso solo gestendo il vantaggio. C’è stato il complotto e senza di quello il tedesco non avrebbe vinto il mondiale. Lo dimostra anche il fatto che Rosberg si sia ritirato poco dopo la vittoria del titolo: era tutto scritto e la Mercedes ha fregato Hamilton. Questa teoria è molto fantasiosa, del tutto insensata e facilmente smontabile ma molti tifosi dell’inglese ancora ci credono fermamente.

Gettare ombre sulle vittorie degli avversari è diventata una consuetudine in ogni sport. Emblematica la situazione nel tennis. I tifosi si dividono in tre grandi blocchi: i supporter di Federer, quelli di Nadal e quelli di Djokovic. Tutte e tre le tifoserie hanno un grosso aspetto comune: il proprio beniamino è il più forte e vince correttamente mentre gli altri due hanno ottenuto le loro vittorie solo grazie al doping.

“Pererer”, “Dopal” e “Drogovic” sono soprannomi dati dai tifosi idioti che ormai circolano in ogni dove, infangando ingiustamente tre grandi campioni. Ma d’altra parte le tifoserie dei tre sono in aperta guerra da moltissimo tempo e non ci sono segnali di tregua. Minacce di morte, insulti e altre uscite pessime sono all’ordine del giorno anche qui. Eppure Federer, Nadal e Djokovic hanno varie volte mostrato la stima che hanno l’uno dell’altro e si sono sempre augurati il meglio per gli altri due. Di buoni esempi dei tre se ne vedono di continuo eppure sono pochi i tifosi che li seguono e molti preferiscono continuare ad insultarsi tra di loro.

E che dire poi degli antijuventini? La Juventus domina il campionato italiano da sei anni ma secondo molti tifosi “illuminati” è tutto un complotto della classe arbitrale che, pagata dal club di Torino, ogni anno garantirebbe favori su favori alla Juve. Sei anni fa si sfruttò un errore clamoroso a favore dei bianconeri (il gol di Muntari) e si dimenticarono errori altrettanto clamorosi commessi in stagione a sfavore della Juve. Da quel momento in poi ogni anno è stato così. Errore contro la Juve? Può capitare, gli arbitri sono umani e sbagliano come tutti. Errore a favore della Juve? La partita era sicuramente venduta, c’è un complotto pro-Juve.

Quest’anno poi, non trovando errori a favore  della formazione di Allegri, i “tifosotti” sono stati costretti ad inventarsene di sana pianta (nelle partite contro Milan e Inter), cambiando anche le regole del calcio pur di continuare con le teorie del complotto. Patetico poi l’atteggiamento durante la finale di Champions dei tifosi antijuventini.  Molti sono scesi addirittura in piazza per brindare e festeggiare la sconfitta della squadra italiana. Per carità, giustissimo lo sfottò e giustissimo sperare che una squadra rivale non vinca ma addirittura scendere in piazza a festeggiare una sconfitta altrui, non potendo festeggiare una vittoria propria, è patetico e triste. I peggiori da questo punto di vista sono quei tifosi napoletani che per festeggiare la sconfitta della Juve hanno tirato fuori i botti di capodanno. Meglio stendere un velo pietoso poi su quella parte di idioti di tutte le tifoserie, nessuna esclusa, che inneggiano a tragedie come quella di Superga e come quella dell’Heysel.

Non che il tifo a livello locale vada meglio. La rivalità tra l’Ascoli e la Samb ha raggiunto abissi al limite dell’assurdo. Giustissimo supportare la propria squadra e anche avere un’antipatia per la squadra rivale. Giustissime gli sfottò per fallimenti e retrocessioni, cosa che è capitata ad entrambe le squadre. Ma odiare l’altra città solo per la rivalità calcistica è assurdo. Sia Ascoli che San Benedetto hanno moltissime potenzialità e ci sono state in passato moltissime occasioni per fare qualche iniziativa insieme che avrebbe portato benefici ad entrambe le città. Paradossalmente tutto però è saltato proprio per colpa della rivalità calcistica.

Ogni estate poi ci sono notizie di ascolani riempiti di botte a San Benedetto e di sambenedettesi riempiti di botte ad Ascoli per la sola “colpa” di essere dell’altra città. Risse per motivi calcistici francamente sono ingiustificabili ed è triste vedere a cosa porti il tifo esagerato. Per non parlare poi di risse, minacce e insulti durante la Quintana di Ascoli in cui c’è una guerra continua tra i vari quartieri della città e in cui si arriva a situazioni al limite del ridicolo.

Ovviamente a fronte di questo tifo malato, fazioso, violento e patetico c’è anche una parte di tifo più tranquilla, veri appassionati che supportano il proprio beniamino o la propria squadra e che magari hanno in antipatia altri sportivi o squadre ma che li rispettano e che, quando i propri beniamini perdono, ammettono i meriti degli avversari. Ci sono moltissimi appassionati di sport, magari anche tifosi sfegatati, che riescono a non oltrepassare certi limiti e sono sempre pronti a confrontarsi civilmente anche con le altre tifoserie.

Non bisogna mai generalizzare e in ogni sport, in ogni tifoseria, in ogni circostanza, ci sono i tifosi corretti e i tifosi antisportivi. Ho esaminato solo episodi avvenuti in Italia ma ovviamente anche all’estero c’è una situazione molto simile (anche se in alcuni paesi mai si arriverebbe a certi abissi). Purtroppo il tifo malato sta avendo la meglio e i tifosi corretti sono sempre di meno in quasi ogni sport. La speranza è che ben presto la concezione dello sport cambi e che tifosi e appassionati riescano a godersi grandi partite, grandi gare e grandi avvenimenti senza arrivare a sfociare in risse e insulti. (DDS)

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