La “stangata” rifiuti e il gioco delle tre carte


Per giustificare l’ennesimo aumento della tari, il sindaco si nasconde dietro il terremoto, cita l’elevata evasione ed evidenzia che la tassa non aumenta o addirittura diminuisce in quei comuni che hanno una discarica. Eppure Folignano, Monteprandone, Ripatransone , che per il 2017 hanno abbassato la tari, non risulta che abbiano una propria discarica…

E’ proprio vero che non si finisce mai di scoprire cose nuove. Nei giorni scorsi, ad esempio, grazie al sindaco Castelli abbiamo scoperto che Folignano, Monteprandone, Ripatransone e tanti altri comuni piceni hanno una propriadiscarica. Sembra impossibile ma è così, parola del primo cittadino ascolano. Che, tra i vari tentativi di giustificare l’ennesimo (il terzo consecutivo) aumento della tassa rifiuti, ha sostenuto che l’aumento è dovuto alla chiusura della discarica e chela tari diminuisce in quei comuni che hanno la fortuna di averne una. Quindi quei tre comuni, dove per il 2017 la tari non solo non aumenta ma, addirittura, diminuisce, avranno sicuramente una bella discarica a loro disposizione. Per quei pochi che non lo sapessero la raccomandazione è quella di non perdere tempo ad andare a cercare in quei luoghi, non esiste alcuna discarica a Folignano, a Monteprandone o a Ripatransone.

L’unica vera e inconfutabile differenza è che in quei comuni esistono delle amministrazioni comunali che, almeno in questo specifico campo, hanno dimostrato efficienza e hanno messo in campo interventi concreti ed efficaci che hanno permesso da tempo di avere una percentuale di raccolta differenziata ben oltre il 65%, limite al di sotto del quale è praticamente inevitabile aumentare la tassa rifiuti (tari). E’ questo l’unico segreto, è questa l’unica seria discriminante. A differenza di quella e di altre amministrazioni comunali marchigiane, la giunta comunale ascolana (quella attuale e quelle degli anni precedenti) si è dimostrata assolutamente incapace, almeno in questo campo, non è riuscita in oltre 10 anni a mettere in campo un serio ed efficace sistema di raccolta dei rifiuti, nonostante annunci e proclami praticamente anno dopo anno, puntualmente sempre seguiti da imbarazzanti flop e risultati disastrosi.

Così oggi Ascoli è ferma al 44% di raccolta differenziata, numeri da paese del terzo mondo, e per questo ogni anno sindaco e assessori sono costretti ad imporre nuovi aumenti di tassa e ad inventarsi qualche spiegazione, qualche giustificazione vagamente plausibile per motivare la tradizionale “stangata”. Due giorni fa (nell’articolo “Beffa senza fine sui rifiuti, aumenta ancora la tari”) ci chiedevamo curiosi quale sarebbe stata la giustificazione nuova propinata dal sindaco, che lo scorso aveva spiegato l’aumento del 13% con la necessità di coprire i costi del nuovo servizio che, poi, non è partito. Avevamo auspicato che almeno questa volta il primo cittadino evitasse di fare riferimenti a quel terremoto che ormai è diventato per lui una sorta di coperta di Linus, un comodo paravento dietro al quale nascondere ogni fallimento, ogni errore della sua amministrazione.

Non ce l’ha fatta neppure questa volta, come il famoso personaggio della striscia di fumetti di Schultz, di fronte all’evidente difficoltà, non ha potuto fare a meno di coprirsi dietro alla comoda e rassicurante coperta che è diventata da mesi il terremoto, anche se in questo caso quello legato al sisma è solo uno dei vari paraventi dietro ai quali ha cercato riparo il sindaco. Che nell’intervento nel corso dell’infuocato Consiglio comunale di giovedì 30 marzo ha sfoderato le sue indiscutibili qualità da affabulatore, mettendo in campo tutti i tradizionali artifizi retorici per cercare di spiegare ciò che non ha bisogno di alcuna spiegazione (perché le ragioni dei ripetuti aumenti sono sin troppo chiare).

In una sorta di gioco delle tre carte, Castellli ha provato a spostare l’attenzione parlando della chiusura della discarica di Relluce, dei mancati introiti provocati dall’elevata evasione della tassa, ha evocato il solito atteggiamento persecutorio nei confronti di Ascoli, questa volta non ad opera del governo o della Regione ma da parte della Provincia, ha invocato un’unità di intenti tra i comuni del territorio che, in realtà, già c’è (il problema è che tutti gli altri Comuni sono uniti nella stessa direzione insieme alla Provincia, l’unico che diverge e perciò è isolato è proprio il Comune di Ascoli).

Fino a qualche anno fa Ascoli era un paradiso fiscale sul fronte della Tari, non è un caso che nel 2014 la tassa pro capite nel nostro Comune era pari a 165 euro. Oggi, con questo nuovo aumento siamo al livello delle altre città analoghe alla nostra” ha aggiunto nel corso del proprio intervento Castelli, chiudendo poi con l’atteso e immancabile riferimento al terremoto. “E’ vero che gli aumenti del 2015 e del 2016 erano finalizzati ad attuare il progetto della raccolta porta a porta in tutta la città ma gli eventi del 24 agosto e quelli successivi ci hanno imposto lo stop”.

Ora, considerato che già diversi giorni prima della scossa del 24 agosto si era stabilito che il nuovo progetto non sarebbe partito prima del 2017, le cose sono due: o il sindaco non la racconta giusta oppure ha doti da veggente, una sorta di mago Otelma, al punto da prevedere in anticipo il verificarsi di certi eventi (e allora dovrebbe proporsi come collaboratore dell’Ingv e della Protezione civile…). Ai pochi che non lo ricordano rammentiamo cosa scrivevamo il 19 agosto scorso, 5 giorni prima del terremoto, a proposito della situazione della raccolta differenziata (“Disastro rifiuti, il Comune scarica le colpe sui cittadini”): “inizialmente doveva avvenire nel corso di questo anno (l’avvio del nuovo sistema di raccolta), poi visto i ritardi che si sono verificati è stato spostato ad inizio del nuovo anno, sperando che il riferimento è al 2017…”.

Nel suo inarrestabile e ormai anche un po’ patetico “Truman Show de noantri”, il sindaco Guido Castelli continua a manipolare incredibilmente la realtà dei fatti considerando gli ascolani capaci di credere anche all’asino che vola” si legge in una nota del gruppo consiliare del Pd. “Il 44% di raccolta differenziata di Ascoli rappresenta il fallimento politico del Comune. Le colpe politiche del mancato raggiungimento del 65% sono decennali e a queste si aggiungono le continue liti con la Provincia” sottolinea Giacomo Manni del Movimento 5 Stelle che evidenzia anche come “l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata appartiene già al passato perché la Regione ha fissato un nuovo obiettivo che è il 72%”. Che ovviamente è assolutamente fuori dalla portata del Comune di Ascoli che, dopo aver avuto un aumento di differenziata di appena il 19% in 15 anni (nel 2002 era al 25%) in pochi mesi dovrebbe compiere un balzo del 28%.

Manca una politica complessiva dell’ambiente, la nostra paura è che stiamo ancora guardando al passato senza volgere lo sguardo al futuro” afferma Giancarlo Luciani Castiglia del Pd. “Le parole che sentiamo dal sindaco sono le stesse pronunciate lo scorso anno, senza che però si sia fatto nulla. Se vogliamo risolvere una volta per tutte la situazione dobbiamo mettere al primo posto l’ambiente” aggiunge Francesco Ameli del Pd. Sappiamo che ad un sindaco come Castelli, così innamorato del palcoscenico, delle telecamere, con il desiderio di essere sempre e comunque al centro dell’attenzione, consigliare in certe circostanze un religioso silenzio è praticamente inutile. Però non si può non sottolineare che, se già l’ennesima “stangata” rifiuti è di per se difficile da mandare giù, lo è ancora più ascoltando le improbabili giustificazioni del primo cittadino.

Che di certo sa bene che il nuovo progetto di raccolta porta a porta, che gli ascolani hanno già pagato dallo scorso anno, non è slittato al 2017 a causa del terremoto ma semplicemente per i soliti ritardi che caratterizzano questa amministrazione in ogni intervento (il progetto definitivo è stato approvato solo a metà luglio 2016 e a quel punto ovviamente non c’erano i tempi tecnici per farlo partire prima della fine dell’anno). Così come sa bene che, se ora Ascoli non è più quel “paradiso fiscale sul fronte tari” che era nel 2014 rispetto agli altri comuni, è solamente perché qui la raccolta differenziata è rimasta a percentuali da terzo mondo, a differenza di quanto accaduto negli altri comuni.

Dove, a differenza di quanto sostenuto dal sindaco, la tassa pro capite è praticamente ovunque più bassa di quella di Ascoli (203,76 euro). E non solo a Fermo, dove la differenza è davvero clamorosa (132,89 e.), ma anche a Pesaro (191,49 e.), Fano (200,49 e.), Ancona (199,23 e.) Civitanova (181,76 e.), Macerata (176,54 e.). Solo San Benedetto e Senigallia, tra i principali comuni delle Marche, hanno un dato pro capite più elevato di Ascoli (rispettivamente 212,57 e 228,74 euro). E allora forse è arrivato il momento che sindaco e assessori parlino di meno e si mettano seriamente al lavoro per colmare questo enorme e clamoroso gap che, almeno in questo settore, separa Ascoli dai principali comuni marchigiani.

Con la consapevolezza che sarà difficile ottenere risultati particolari nel corso del 2017, visto che il nuovo sistema porta a porta partirà a maggio ma solamente dopo l’estate entrerà a regime praticamente in tutta la città. Questo significa che ci vorrà del tempo prima di arrivare a quel del 65% di raccolta differenziata che, come  ha spiegato Manni, era il traguardo di ieri per il resto delle Marche (la Regione ha fissato il nuovo obiettivo del 72%). Ma che, per un Comune in così grave ritardo e così fermo al passato come il capoluogo piceno, è l’unico obiettivo possibile da perseguire…

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